Insieme al lavoro il tema casa è uno dei principali problemi che un Paese moderno come l’Italia ed una Regione come la Lombardia devono affrontare. E’ uno dei settori più in crisi: colpito dalla situazione economica più generale, dai tagli governativi e regionali per l’edilizia pubblica e dal rallentamento economico, soprattutto nel settore delle costruzioni. La Regione ad esempio nel suo piano triennale prevede lo stanziamento di 150 milioni di euro a fronte dei 600 milioni di quello precedente, mentre quello prima ancora ne prevedeva 1 milione e 500 mila. Naturalmente queste cifre, senza tanti commenti, danno l’idea della sofferenza in cui si trova in questo momento il settore. A questo si aggiunge il fatto che è stato pesantemente tagliato, ancora dimezzato il fondo sostegno affitto a fronte di un forte aumento della domanda. Non ci stancheremo mai di dirlo che la crisi economica e quella finanziaria potevano essere affrontati in termini ben diversi rispetto a quello dei tagli praticati in modo orizzontale, indiscriminato, senza prima mettere mano alla evasione fiscale, all’elusione, alla lotta agli sprechi ed alla tassazione dei redditi più alti. Le Aler e i Comuni inoltre stanno procedendo a rilento all’attuazione dei piani di vendita che potrebbero produrre ossigeno a favore di un rilancio dell’edilizia pubblica e privata. Esiste poi il problema della riforma delle Aler che ha affrontato peraltro in modo inadeguato solo il tema della governance senza porsi il problema dell’efficienza, della funzionalità, senza aver strutture adeguate ed all’altezza della situazione. Partendo da queste considerazioni stiamo cercando di lavorare come Gruppo Pd ad un pacchetto di proposte e di interventi tesi ad avviare gradualmente ma concretamente il rilancio dell’edilizia:
1) Dare la possibilità ai Comuni di abbattere fino al 30% ed alle Aler di abbattere fino al 20% il canone di affitto;
2) Intervenire sulla manutenzione straordinaria, sulle spese condominiali e di mantenimento istituendo dei fondi di solidarietà, considerando il fatto che in certi situazioni il costo degli oneri aggiuntivi è ancora più elevato dell’affitto;
3) Dare la possibilità, introducendo criteri di grande trasparenza di elevare il reddito di chi ha diritto dalle attuali 14 mila euro alle 16 mila, anche per non far diventare alloggi pubblici e case in affitto come ghetti che non tengono conto anche delle esigenze di quello che una volta veniva definito il “ceto medio”;
4) Dare facoltà ai Comuni ed alle Aler di intervenire ed anche di “pescare” fuori dalla graduatoria (applicando anche qui metodi rigorosi e trasparenti) ad esempio per favorire le giovani coppie;
5) Stiamo lavorando, inoltre, ad una proposta veramente innovativa come quella dell’housing sociale, creando collaborazione tra privato (ad esempio le fondazioni bancarie), pubblico (chiedendo ai Comuni di cedere terreni di loro proprietà o edifici da ristrutturare), terzo settore (cooperative sociali che potrebbero intervenire col lavoro creando così una sinergia veramente virtuosa). Sinergia che potrebbe permetterci anche di intervenire, invece che sulla costruzione di nuovi edifici, sostenendo le famiglie a basso reddito.
6) Ripensare a forme di edilizia convenzionata che diventa un problema veramente serio pensando ad esempio di agire sulla fiscalità. Occorre inoltre verificare bene le proposte contenute nel federalismo municipale per tentare effettivamente di trarre qualche beneficio almeno da questo punto di vista.
Mi rendo conto che bisogna delineare un vero e proprio progetto alternativo al Piano Casa della Regione Lombardia che non ha prodotto praticamente nulla. Un progetto che può nascere solo dalla grande collaborazione tra pubblico, privato, terzo settore, enti lo cali e con voi che rappresentate una componente essenziale nel sistema complessivo della politica della casa.



