Archivi del mese: marzo 2011

Il “tema Casa” va assolutamente affrontato

Insieme al lavoro il tema casa è uno dei principali problemi che un Paese moderno come l’Italia ed una Regione come la Lombardia devono affrontare. E’ uno dei settori più in crisi: colpito dalla situazione economica più generale, dai tagli governativi e regionali per l’edilizia pubblica e dal rallentamento economico, soprattutto nel settore delle costruzioni. La Regione ad esempio nel suo piano triennale prevede lo stanziamento di 150 milioni di euro a fronte dei 600 milioni di quello precedente, mentre quello prima ancora ne prevedeva 1 milione e 500 mila. Naturalmente queste cifre, senza tanti commenti, danno l’idea della sofferenza in cui si trova in questo momento il settore. A questo si aggiunge il fatto che è stato pesantemente tagliato, ancora dimezzato  il fondo sostegno affitto a fronte di un forte aumento della domanda. Non ci stancheremo mai di dirlo che la crisi economica e quella finanziaria potevano essere affrontati in termini ben diversi rispetto a quello dei tagli praticati in modo orizzontale, indiscriminato, senza prima mettere mano alla evasione fiscale, all’elusione, alla lotta agli sprechi ed alla tassazione dei redditi più alti. Le Aler e i Comuni inoltre stanno procedendo a rilento all’attuazione dei piani di vendita che potrebbero produrre ossigeno  a favore di un rilancio dell’edilizia pubblica e privata. Esiste poi il problema della riforma delle Aler che ha affrontato peraltro in modo inadeguato solo il tema della governance senza porsi il problema dell’efficienza, della funzionalità, senza aver strutture adeguate ed all’altezza della situazione. Partendo da queste considerazioni stiamo cercando di lavorare come Gruppo Pd ad un pacchetto di proposte e di interventi tesi ad avviare gradualmente ma concretamente il rilancio dell’edilizia:

1)      Dare la possibilità ai Comuni di abbattere fino al 30%  ed alle Aler di abbattere fino al 20% il canone di affitto;

2)      Intervenire sulla manutenzione straordinaria, sulle spese condominiali e di mantenimento istituendo dei fondi di solidarietà, considerando il fatto che in certi situazioni il costo degli oneri aggiuntivi è ancora più elevato dell’affitto;

3)      Dare la possibilità, introducendo criteri di grande trasparenza di elevare il reddito di chi ha diritto dalle attuali 14 mila euro alle 16 mila, anche per non far diventare alloggi pubblici e case in affitto come ghetti che non tengono conto anche delle esigenze di quello che una volta veniva definito il “ceto medio”;

4)      Dare facoltà ai Comuni ed alle Aler di intervenire ed anche di “pescare” fuori dalla graduatoria (applicando anche qui metodi rigorosi e trasparenti) ad esempio per favorire le giovani coppie;

5)      Stiamo lavorando, inoltre, ad una proposta veramente innovativa come quella dell’housing sociale, creando collaborazione tra privato (ad esempio le fondazioni bancarie), pubblico (chiedendo ai Comuni di cedere terreni di loro proprietà o edifici da ristrutturare), terzo settore (cooperative sociali che potrebbero intervenire col lavoro creando così una sinergia veramente virtuosa). Sinergia che potrebbe permetterci anche di intervenire, invece che sulla costruzione di nuovi edifici, sostenendo le famiglie a basso reddito.        

6)      Ripensare a forme di edilizia convenzionata che diventa un problema veramente serio pensando   ad  esempio di agire sulla fiscalità. Occorre inoltre verificare bene le proposte contenute nel federalismo municipale per tentare effettivamente di trarre qualche beneficio almeno da questo punto di vista.

Mi rendo conto  che bisogna delineare un vero e proprio progetto alternativo al Piano Casa della Regione Lombardia che non ha prodotto praticamente nulla. Un progetto che può nascere solo dalla grande collaborazione tra pubblico, privato, terzo settore, enti lo cali e con voi che rappresentate una componente essenziale nel sistema complessivo della politica della casa.

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Il programma nucleare non ha bisogno di moratorie. Va semplicemente cancellato dall’agenda Italia.

 Il Governo decide la moratoria di dodici mesi al programma nucleare e arriva puntuale, a sostegno la voce di Roberto Formigoni che invoca decisioni dettate da razionalità e non dall’emotività del momento. Cosa ci sia di emotività nell’essere contrari ad un programma nucleare, Formigoni deve proprio spiegarlo. Eravamo contrari prima e lo siamo ora. I fatti di Fukushima sono solo la conferma della pericolosità di una scelta che rischia di provocare danni irreparabili a popolazioni e all’ambiente, alle nostre vite. La scelta della moratoria è per il PD un chiaro tentativo di non parlare del programma nucleare italiano nel momento in cui ci si appresta a votare un referendum. Oltretutto la decisione del Governo arriva in concomitanza con la prevista pubblicizzazione dei siti di possibile insediamento delle centrali in Italia. Le posizioni a favore della moratoria sono in netto contrasto con quanto stanno decidendo i governi occidentali. Proprio ieri il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo aver fermato le centrali più vecchie, ha dichiarato che prima la Germania uscirà dal nucleare e meglio sarà. Un annuncio responsabile che dovrebbe far riflettere i politici di casa nostra sempre pronti ad equilibrismi, questi sì emotivi. E lo dico perché l’emotività di cui parla Formigoni non ha impedito a Regione Lombardia di individuare i presidi ospedalieri per gestire i timori di contagio di una nube radioattiva che arriva da oltre 5000 km di distanza. Un chiaro segnale della pericolosità dell’opzione nucleare che in un Paese responsabile dovrebbe solo portare ad annullare il programma nazionale e pensare piuttosto ad irrobustire le politiche di sostegno alle energie rinnovabili.

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Dissesto idrogeologico: occorre un censimento delle emergenze

Tra mercoledì 16 e giovedì 17 si sono verificate esondazioni ed allagamenti in diversi torrenti dell’Oltrepo Pavese e non solo. In particolare ho  partecipato insieme al vicesindaco ad un sopralluogo alla frazione Bozzi di Torricella Verzate e successivamente ho incontrato la giunta ed i cittadini interessati  Ho constatato di persona che effettivamente non bastano più gli impegni, le vuote promesse ed i cittadini sono stufi che si intervenga solo di fronte alle emergenze. Adesso basta, occorre che si provveda ad un censimento delle situazioni di emergenza da risolvere con il pronto intervento. Occorre poi una progettazione adeguata per affrontare le cause strutturali : situazione degli argini, condizione dei greti, verifica dei ponti. Occorre inoltre che sia attuata la prevenzione attraverso la manutenzione ordinaria che dev’essere svolta almeno ogni anno e continue e costanti verifiche sul posto. Per quanto riguarda la specifica situazione ringrazio l’ingegner Bacicchi e la struttura dello Ster che già stamattina hanno effettuato un sopralluogo  per affontare le prime emergenze. A livello regionale proseguirà il mio impegno per il Verzate e per tutti gli altri corsi d’acqua.

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Dote Lavoro-Che fine hanno fatto i pagamenti delle indennità per i disoccupati pavesi?

Sembrava che fosse la soluzione di tutti i mali della crisi economica lombarda: la dote lavoro doveva favorire la rioccupazione di chi era rimasto senza impiego e accompagnare la persona nell’inserimento o reinserimento lavorativo, dopo un periodo di formazione. Invece a quasi due anni dal suo avvio c’è chi ancora non si è visto liquidare l’indennità che il sistema prevedeva e molti non hanno nemmeno visto realizzarsi lo sbocco occupazionale che aspettavano. Sulla fine che ha fatto per molti pavesi in difficoltà l’indennità prevista da dote lavoro e sugli sbocchi professionali finiti nel nulla, chiedo lumi con un’interrogazione a risposta scritta. Molti lavoratori della provincia di Pavia sono stati colpiti dalla crisi economica e molti di questi si sono avvalsi della dote lavoro, come servizio erogato dalla Regione Lombardia, con il fine di essere inseriti nel mondo del lavoro e di poter ricevere l’indennità prevista. Nel contempo, però, mi sono pervenute numerose segnalazioni di cittadini pavesi per il mancato adempimento del pagamento di indennità di partecipazione, secondo le modalità previste da dote lavoro, e alcuni lamentano che sia trascorso quasi un anno senza aver ricevuto il saldo dell’indennità. Chiedo dunque all’assessore regionale al Lavoro Rossoni di sapere i motivi che impediscono a Regione Lombardia di assolvere l’impegno preso con il sistema della Dote lavoro, evadendo nei tempi stabiliti le indennità di partecipazione e se si è intenzionati a verificare le cause dei ritardi dei pagamenti, affinché questi disguidi non ricadano sui cittadini che hanno più necessità di vedere riconosciuto il loro contributo oltre all’opportunità di uno sbocco occupazionale reale.

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Piste ciclabili: troppi progetti non finanziati per mancanza di fondi

Sono firmatario insieme ad altri consiglieri del PD, di una mozione depositata ieri con la quale si chiede alla Giunta di rifinanziare il bando per le piste ciclabili, includendo i progetti che sono stati dichiarati ammissibili e finanziabili ma non riceveranno il contributo regionale per l’esiguità delle risorse stanziate. Solo 19 progetti sui 252 presentati dai comuni lombardi, infatti, hanno avuto riscontro positivo. In provincia di Pavia solo due progetti su 25 presentati sono stati effettivamente finanziati: quelli presentati dal comune di Borgarello e la Greenway Milano – Pavia – Varzi, tratto Voghera Codevilla, presentato dalla Provincia di Pavia.

Una legge del 2009, nata da una iniziativa del PD ed approvata in modo bipartisan, prevede la definizione di un Piano regionale per la promozione dell’uso della bicicletta in tutta sicurezza dentro e fuori i comuni attraverso una serie di investimenti finalizzati alla creazione di una rete ciclabile regionale con percorsi protetti. I due bandi indetti fin qui dalla Regione hanno riscosso notevole successo sul territorio anche se l’esiguità delle risorse messe a disposizione non ha permesso in molti comuni di completare lavori già iniziati lungo la rete ciclabile e molti interventi sono rimasti incompiuti.

La rete ciclabile regionale  rappresenta una tappa cruciale per lo sviluppo sostenibile dei centri cittadini: interventi strategici in favore del mezzo a due ruote favoriscono collegamenti territoriali tra comuni piccoli e medi e permettono un approccio con la città più flessibile ed ecologico, argomento non da poco se si considera l’emergenza smog che attanaglia la nostra regione. La forte domanda da parte del territorio ne dimostra l’importanza: gli interventi rimasti incompiuti a causa dell’esaurimento delle esigue risorse messe in campo dalla Regione rischiano di rendere vani tutti gli sforzi fino ad oggi compiuti dagli Enti locali e di mettere la parola fine su un gran numero di progetti validi. 

Progetti ammessi e finanziabili in provincia di Pavia in ordine di punteggio (tot 25)

Borgarello (finanziato), Provincia di Pavia Greenway (finanziato), Pinarolo Po, Comune di Pavia, Siziano, Torre Berretti e Castellaro, Lungavilla, Villa Biscossi, Voghera, Gerenzago, Rivanazzano Terme, Frascarolo , Tromello, Torre De’ Negri, Retorbido, Garlasco, Ottobiano, Linarolo, Roncaro, Carbonara ticino, Travacò Siccomario, Bornasco, Valle Salimbene, Belgioioso, Cigognola.

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Dalla parte della Costituzione per la difesa della scuola pubblica

Sabato prossimo sarò in piazza a manifestare per la difesa dei principi di uguaglianza, dignità politica e sociale sanciti dalla Costituzione e per la difesa della scuola pubblica.

Ho deciso di aderire all’appello “MOBILITIAMOCI PER RIDARE DIGNITA’ ALL’ITALIA” considerando questa adesione lo sviluppo logico di tutta l’iniziativa portata avanti in questi mesi: dalla raccolta delle firme contro Berlusconi alla grande mobilitazione delle donne del 13 febbraio e dell’8 marzo.

Di fronte alla volontà di Berlusconi di mantenere il suo potere in ogni caso, incurante del grande movimento che gli chiede di andarsene il Segretario nazionale del PD, Pier Luigi Bersani ha affermato che noi resisteremo un minuto di più. Un minuto di più per ottenere le sue dimissioni e per aprire una fase nuova per l’Italia. Per rimettere in cammino il nostro Paese, rilanciando le politiche del lavoro, la questione ambientale, della solidarietà e della sicurezza. Un minuto di più per rilanciare quei grandi valori etici e morali fondamentali per garantire un futuro al nostro Paese, in particolare ai giovani.

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Solidarietà agli studenti del Liceo Foscolo di Pavia

La travagliata vicenda dell’occupazione del liceo Foscolo in occasione delle attività di protesta contro il ddl Gelmini lascia sbigottiti e incerduli noi giovani democratici pavesi.Il triste epilogo della consegna degli avvisi di garanzia a 34 ragazzi del liceo è sintomo del fatto che si è persa un’altra occasione per dimostrare la maturità e la credibilità della nostra società.E’ mai possibile che in un paese democratico e all’avanguardia come il nostro,un gruppo di ragazzi minorenni,non politicizzati e indipenenti,debbano essere denunciati e quindi esposti ad un processo penale a causa della loro genuina e apprezzabile volontà di ribellarsi e manifestare contro un provvedimento che mette seriamente a repentaglio il loro futuro?Il ddl Gelmini è stato oggetto di critiche,proteste e mobilitazioni in tutta Italia e da tutti gli ordini coinvolti,dagli studenti fino ai professori.Denunciare i ragazzi che hanno avuto il coraggio di protestare,di reagire e di non conformarsi a decisioni lesive del loro futuro è un errore pesante,e rappresenta inoltre un segnale chiaro dell’illogicità che ha permeato l’intera vicenda.Forse dovremmo essere capaci di ascoltare i ragazzi che protestano,di non reprimere lo loro iniziative e di condividere con loro le scelte che li riguardano.Usare nei loro confronti il pugno di ferro non avrebbe di certo effetti educativi,ma anzi comporterebbe un’ulteriore sconfitta per una classe dirigente che pretende di risolvere i problemi con la forza,senza tendere la mano ai ragazzi che rappresentano il nostro futuro.Pertanto ci sentiamo in dovere di esprimere ad essi tutta la nostra solidarietà auspicando una risoluzione pacifica e positiva della vicenda,non solo nei suoi risvolti giuridici ma anche sul piano delle relazioni sociali.
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In visita al carcere Piccolini di Vigevano

Si è conclusa attorno alle 12 la lunga visita ispettiva al carcere Piccolini di Vigevano che ho condotto insieme all’ esponente del Partito Radicale Alessia Riniani. L’ispezione era iniziata di prima mattina, quando Emanuele Corsico Piccolini insieme alla direttrice aggiunta dott.sa Tucci ci hanno accolto. Ho riscontrato un grande valore nel lavoro svolto dai dipendenti del carcere, estremamente scrupolosi e qualificati a tutti i livelli, da quelli dirigenziali in poi. Questo carcere sconta purtroppo gli stessi problemi di carattere generale di tutte le strutture penitenziarie italiane. Innanzitutto il sovraffollamento: i detenuti dovrebbero essere 330 ed attualmente sono 470 (è stata raddoppiata la presenza maschile negli ultimi tempi); ma anche gli organici sottodimensionati: i dipendenti dovrebbero essere 270 e ad oggi sono solo 170, quindi cento unità in meno. Per non parlare delle problematiche dovute ai  tagli governativi: si pensi che il carcere non ha più psicologi, n on ci sono più i fondi per pagarli e da un anno non c’è più neppure la figura dello psichiatra. E’ chiaro che i tagli si ripercuoteranno anche sulle attività integrative. Attualmente funzionano corsi di formazione di tipo scolastico che però rischiano di scomparir e. Inoltre questo carcere non  hanno mai avuto accesso ai contributi dovuti dal Piano di zona. A livello strutturale la carenza  sta anche nella mancanza dei condizionatori nella sezione femminile, dove anche il riscaldamento è mal funzionante. Un altro aspetto emerso è la necessità di potenziare il rapporto con le istituzioni esterne da potenziare, mentre una nota positiva è data dall’importante ruolo svolto dalla Caritas all’interno del penitenziario vigevanese. 

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Il “federalismo municipale” peggiora la situazione dei Comuni

I tagli governativi e regionali nei confronti degli enti locali , oltre ad essere profondamente ingiusti mettono fortemente a rischio i servizi sociali, scolastici, ambientali e rendono particolarmente difficile programmare nuove opere. Il “federalismo municipale” in discussione in Parlamento peggiorerà le cose, costringerà i Comuni ad aumentare le tariffe ed ad applicare nuove tasse. Il rischio è che si apra una frattura nei rapporti con i cittadini che dovranno subire la pesante situazione. I comuni, le province insieme alle loro organizzazioni devono farsi sentire di più , occorre aprire un canale di dialogo permanente con i cittadini. Gli amministratori insieme ai rappresentanti della pubblica amministrazione devono prepararsi a fronteggiare la nuova drammatica situazione finanziaria con grande rigore insieme alle popolazioni. E’ fondamentale che si saldi anche questo fronte di impegno all’iniziativa piùgenerale per costruire rapidamente le condizioni per mandare a casa il governo Berlusconi e per costruire una nuova alleanza sociale e politica in grado di imprimere una chiara svolta al governo del Paese.

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