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Assicurare continuità ai finanziamenti per la vita indipendente dei disabili in Lombardia

disabiliNon è passata sotto silenzio la forte provocazione di Cinzia Rossetti. Oggi è nato un gruppo di lavoro (che coordinerò con il collega del Pdl Giulio Gallera) che si occuperà di predisporre lo strumento più idoneo per portare all’attenzione del Consiglio regionale la richiesta di linee guida e certezza di finanziamenti per la vita indipendente dei disabili gravi in Lombardia. E’ quanto si è stabilito oggi in Commissione Sanità e Assistenza, a seguito dell’audizione con il Comitato Lombardo per la Vita Indipendente dalla quale sono emerse le difficoltà quotidiane di soggetti e famiglie che quotidianamente affrontano questa condizione di non autosufficienza facendo i conti con una continua mancanza di risorse.
È necessario dare continuità ai finanziamenti per ora legati alla sperimentazione spot o al puro trasferimento delle risorse del fondo nazionale per le disabilità. E’ fondamentale garantire l’opportunità di un progetto di vita in conformità con quanto previsto dalla nostra Carta costituzionale. Questo implica la necessità o di promulgare una legge specifica come hanno già fatto altre regioni o di prevederlo come intervento da inserire nella programmazione dei piani di zona.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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La società cambia e la politica non deve restare indietro

Vi segnalo il mio intervento al convegno organizzato dal Gruppo PD Lombardia su “Invecchiamento attivo. Come conciliare l’invecchiamento attivo, il lavoro, il welfare familiare e il volontariato“.
Il nostro primo compito? Una rilettura del contesto socio-economico, in Italia e anche in Lombardia. Dobbiamo prendere atto di una società diversa rispetto a quella del passato e questo riguarda le politiche socio sanitarie, ma anche il lavoro, i servizi, le infrastrutture.

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Diretta web: situazione politica e legge di contrasto alla violenza sulle donne. IL VIDEO

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I sacrifici vanno chiesti a chi ha di più, gli aiuti dati a chi ne ha bisogno

Questa mattina erano molti in piazza Duca d’Aosta, quella della stazione, a Milano. Persone disabili, loro familiari e le associazioni di rappresentanza. (Le foto qui). Quest’anno, come già avvenuto lo scorso anno. Con il medesimo risultato: un ulteriore stanziamento regionale di 30 milioni di euro, questa volta individuati un po’ prima dell’iniziativa di piazza e non dopo come precedentemente avvenuto.
Rimane l’imbarazzo. Come può una Regione come la nostra far scendere in strada a protestare persone con serie difficoltà provenienti da tutte le provincie lombarde? Può se quando approva i bilanci di previsione non tiene conto dei reali bisogni e soprattutto del diritto di queste persone non a sperare nella buona volontà della Giunta regionale nello stanziare fondi a loro favore, ma ad avere la certezza di cosa l’Ente voglia fare.
Certo i tagli nazionali nel sociale pesano, in molti casi NON li condivido, ma Regione Lombardia a maggior ragione deve intervenire. Rendere il più possibile autonome le persone in difficoltà è un obiettivo che non può vedere titubanze o omertà. È chiaro che bisogna fare scelte di bilancio diverse. Tagliare alcune spese è possibile, non è questo il tempo dell’esteriorità. Come non recuperare risorse dalla sanità? Sugli oltre 17 miliardi di euro spesi ogni anno non è possibile eliminare definitivamente lo scorretto utilizzo di ingenti finanziamenti come avvenuto dal Santa Rita alla Maugeri passando attraverso il San Raffaele? Penso di si. Ma soprattutto, non è oramai ora di unificare la Sanità e il Sociale in un’unica idea di Salute e Benessere, con annessa sinergia e risparmio?
Questo significa riscrivere un modello di welfare, più vicino alle necessita dell’oggi, ma comunque capace di risolvere anzi evitare alle persone con difficoltà problemi. L’idea di Lombardia più che mai in questo momento di difficoltà deve essere di rigore e di solidarietà. I sacrifici vanno chiesti a chi ha di più, gli aiuti dati a chi ne ha veramente bisogno.

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riflessioni sulla commissione sanità

L’assessore alla Sanità Luciano Bresciani ha risposto oggi in
Commissione all’interrogazione del Pd sugli interventi di edilizia
sanitaria previsti dal V e dal VI Accordo quadro, sui quali non c’è,
all’oggi, totale certezza di realizzazione.
Bresciani ha ammesso, in particolare, per quanto riguarda il VI
Accordo quadro, i cui fondi sono stati messi a disposizione dalla
Finanziaria 2007, che non risulta alcuna conferma di attivazione di

alcun procedimento, poiché tale accordo si trova ancora al vaglio del

Ministero dell’Economia e della Finanza.

Anche per quanto concerne il V Accordo tuttavia, non mi soddisfa né mi
tranquillizza la riposta dell’assessore, poiché per i 3 interventi
rimanenti, ossia quelli sull’ospedale di Varese, sul Poliambulatorio

di Como e sulla clinica Mangiagalli di Milano, il finanziamento non è,
all’oggi, deliberato dato che non è stato recepito dalle casse

regionali. Non risultano nemmeno avviate le procedure per l’avvio dei
lavori. Temo perciò che possano essere sospesi anche questi, a causa
della mannaia della Finanziaria.
A mio avviso la voce di Regione Lombardia verso il Governo dovrebbe

essere ben più forte e perentoria per vedere tutelati gli interessi
del sistema sanitario lombardo e la sicurezza delle strutture
ospedaliere pubbliche.
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