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In diretta web con Umberto Ambrosoli: il video completo

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I passi indispensabili per riportare trasparenza e correttezza nell’attività politica

Sono ore difficili per il PD Regionale. Che vi sarebbero state richieste di chiarimento sulla gestione finanziaria  era noto, si trattava solo di aspettare di sapere quando. Ovviamente non mi è sufficiente NON essere tra i Consiglieri soggetti ad indagine per non avere piena coscienza della criticità della situazione. Penso che la risposta da parte del PD e dell’intero centrosinistra non può che essere ferma, responsabile e chiara. Partendo dal ribadire l’assoluta fiducia nella magistratura che ben fa a voler verificare ogni aspetto della vicenda, così come facendo conoscere ogni risvolto del bilancio del gruppo stesso. Confido che per quanto riguarda i colleghi coinvolti presto potranno spiegare ognuna delle voci loro contestate.
Per quanto mi riguarda già dall’ 11 gennaio ho pubblicato le spese di questi tre anni per iniziative politico istituzionali promosse, credendo importante far conoscere a tutti, indipendentemente da eventuali richieste, tali dati. È però indispensabile, più che mai in questo momento, avere la capacità di conoscere e approfondire, prima di giudicare. Vale per noi, come per i consiglieri di altri gruppi. Il rischio, infatti, è che si finisca con il non saper distinguere tra fatti gravi e scorretti e iniziative più che legittime. Bisogna sempre ricordare che dietro “la notizia” ci sono persone che rischiano di essere messe alla gogna ancor prima di sapere cosa viene loro contestato. Dispiace cogliere come a volte anche nel partito vi sia chi usa l’insinuazione  o il “dubbio” per sostenere le proprie posizioni anche contro esponenti del partito stesso. Così come è indispensabile promettere una fondamentale assunzione di responsabilità nel nuovo Consiglio Regionale.
Umberto Ambrosoli  ha chiesto che eventuali eletti, poi rinviati a giudizio, si dimettano. È una giusta richiesta che tutti i candidati della coalizione devono soddisfare. Il nuovo consiglio dovrà dare definitiva attuazione ai tagli delle indennità, vitalizi e altro. Ma dovrà con urgenza anche normare il tema dei rimborsi individuando con chiarezza quantità e qualità degli stessi, togliendo ogni discrezionalità e libera interpretazione. Sono questi passi indispensabili per riportare trasparenza e correttezza nell’attività politica e riconquistare la fiducia  dei cittadini nelle istituzioni.

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Gioco d’azzardo: la legge per la prevenzione e il contrasto fra i primi impegni nella “nuova” Regione

Con altri colleghi consiglieri ho presentato la scorsa primavera il progetto di legge “Norme per la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”. Si tratta dell’unico progetto presentato da una regione italiana per prevenire e contrastare un grave fenomeno nazionale che da tempo è anche presente nella provincia bresciana.
La chiusura anticipata della legislatura non ci ha permesso di trasformare la nostra proposta in legge regionale, ma sarà un mio impegno ripresentarla all’avvio del nuovo Consiglio regionale.
La stampa nazionale e pure i nostri quotidiani provinciali hanno più volte denunciato la continua ascesa di questo fenomeno – i cui costi umani e sociali sono rilevanti -  che impoverisce le famiglie e dove usura e criminalità si approfittano della fragilità del giocatore compulsivo.
Le associazioni di volontariato, gli operatori dei servizi sociosanitari per le dipendenze e i Sindaci hanno individuato strategie e politiche per contrastare la droga del gioco tra i ragazzi e, paradossalmente, tra le persone più fragili economicamente (lavoratori precari, disoccupati) in una spirale perversa che genera ancor di più povertà, ma è necessario anche un intervento legislativo sia dello Stato che della Regione.
Ritengo dunque molto importante sostenere i servizi pubblici e le associazioni di volontariato che presidiano il nostro territorio ma che hanno bisogno di essere sostenute dalle istituzioni regionali.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Costruiamo insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa

Carissime e Carissimi,
come sapete la Direzione provinciale del PD mi ha confermato la propria fiducia inserendomi nella lista di Brescia per l’elezione del nuovo Consiglio Regionale Lombardo in qualità di capolista.
Lo ritengo un onore, un impegno da intraprendere con la massima determinazione e la giusta tensione etica. Non si tratta, infatti, solo di cercare di conquistare il Governo regionale, si tratta di porre fine ad un lungo periodo di gestione molto “personale” che accanto ad alcune scelte condivisibili ha premesso il proliferare di corruzione e malcostume. Non a caso la legislatura ha dovuto interrompersi prima della naturale scadenza.
In questi anni, dove mi sono occupato in particolare di sanità, welfare, agricoltura, territorio e servizi, ho maturato  alcune convinzioni. Vi è la necessità di restituire al Consiglio un ruolo di indirizzo, tornare ad avere un Presidente di Regione, smettere di avere un Governatore. Vi è la necessità di riscoprire il ruolo originario delle Regioni, motori delle energie di un territorio, capaci di valorizzare e far crescere il proprio tessuto sociale. Smettere di essere un insieme di pesante burocrazia. Vi è la necessità di saper guardare con intelligenza e coraggio al futuro puntando su innovazione,  cambiamento, affrontando le difficili sfide del futuro con la consapevolezza della propria capacità. Vi è la necessità di investire sulla fiducia da restituire alle lombarde e ai  lombardi, in particolare ai giovani. In tema di lavoro, di impresa, di scuola, di cultura, di servizi, ritrovare la voglia di crescere, di inventare, di essere protagonisti della propria storia. Vi è la necessità di rimettere in moto i nostri Comuni e la loro grande storia di efficienza e di capacità gestionale. Vi è la necessità di mantenere la grande tradizione solidale delle nostre comunità, dove premiare e valorizzare il merito non significa perdere per strada chi è in difficoltà, ma mettere in condizione tutti di “potercela fare”. Vi è infine la necessità  di tornare ad una politica concepita come rapporto di fiducia tra eletto ed elettore, capace di stare fra le persone, coglierne le esigenze, le aspettative, i problemi e cercare di costruire soluzioni.
Una sfida entusiasmante mi aspetta nel concorrere, insieme alle amiche e agli amici della lista del PD, ad eleggere Umberto Ambrosoli nostro presidente. Ho consapevolezza dell’importanza e dell’impegno, ma ancora di più del limite della mia persona, soprattutto se non sarà in grado di smuovere le cittadine e i cittadini della nostra provincia a mettersi in gioco e diventare protagonisti di un vero cambiamento.
Ecco perché vi invito a votare Umberto Ambrosoli, a votare PD e se riterrete anche ad indicare il mio nome sulla scheda: costruire insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa, più . . .

Grazie per quello che avete fatto e che farete!

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Parliamo di lavoro

È necessario parlare di lavoro in modo diverso. Accanto alla difesa del lavoro per chi è occupato, bisogna offrire opportunità a chi il lavoro lo sta cercando o purtroppo lo ha perso.  Investire su fiscalità agevolata per le imprese che assumono, su formazione professionale, su ricerca per rendere competitive le nostre aziende, sui mercati internazionali per difendere i prodotti italiani ed europei, su “nuovi” lavori che il nostro territorio offre. Penso al turismo, sulla riscoperta di “antichi” lavori, come il comparto agricolo.
Parlare di lavoro per la politica significa mettere insieme le necessità dell’imprenditore con quella del lavoratore, coniugare l’industrializzazione con la difesa dell’ambiente, creare entusiasmo e voglia di fare, premiare il merito ma non perdere per strada nessuno!
Ecco perchè  bisogna partire da chi non ha il lavoro, da chi in nome della flessibilità si trova nella precarietà assoluta, da chi è semplicemente inoccupata/o perchè non ci prova neanche più, da chi ha voglia di mettersi in gioco nelle professioni, da chi vuol continuare a fare piccola e media impresa avendo a cuore la propria famiglia e quella di chi lavora per e con lui.
Cambiare approccio, cambiare linee di finanziamento, mettere in moto anche Regione Lombardia non come erogatore di prebende clientelari, ma come stimolo e aiuto per crescere tutti e insieme!
Le lombarde e i lombari, le italiane e gli italiani hanno sempre dimostrato di essere generosi, solidali, laboriosi, persone per bene insomma. È ora che a rappresentarle ci siano persone altrettanto per bene: ecco perchè sostengo Umberto Ambrosoli Presidente di Regione Lombardia!!!

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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Il vero “patto civico” è quello da costruire con tutti i lombardi

UMBERTO AMBROSOLI è il candidato scelto a guidare il centrosinistra alle elezioni regionali. Sabato hanno votato oltre 150.000 cittadini e cittadine.
Netto il risultato, più nelle “provincie” di Lombardia che a Milano, il capoluogo. Dato di buon auspicio perchè è proprio li, nelle valli  e nelle estreme periferie, che nelle elezioni  precedenti sono maturate delle sonore sconfitte! Certo il percorso non è facile, molti sono i nodi da sciogliere, i percorsi da definire, i mondi da convincere. Ma mai come questa volta è importante e possibile riuscirci.
Vincere in Lombardia significa costruire e rafforzare la vittoria nazionale. Ora spetta ad Ambrosoli mettere insieme pulsioni civiche e impegno dei partiti. Raccordare le preoccupazioni di tanti settori sociali, che vivono nella  forte tensione della consapevolezza della necessità di un cambiamento, con una proposta di cambiamento credibile e seria. Spetta ai partiti rimanere fedeli alla scelta del Patto Civico, interpretare con la giusta autorevolezza il momento della composizione delle liste e la stesura del programma, senza però soffocare la forte spinta di novità che ha caratterizzato il successo delle primarie e di Ambrosoli.
In queste settimane il candidato presidente ha detto parole importanti su temi quali la sanità, la scuola, il lavoro, l’economia e la legalità. Ha chiarito con intelligenza il corretto rapporto tra pubblico e privato, ha delineato il ritrovato ruolo degli enti locali, ha descritto la qualità della classe politica di cui vuole avvalersi e ha richiamato i cittadini ad una partecipazione attiva. È quello di cui c’era bisogno.
Mi permetto di aggiungere solo una sottolineatura, forte però. Il vero PATTO CIVICO che Umberto Ambrosoli e il centrosinistra ora devono costruire è quello con TUTTI i lombardi, specie con quelli in difficoltà e che vivono un momento di forte fragilità. Sono tanti, a volte quasi timorosi di manifestare la loro situazione precaria. Partire da loro, far comprendere che esiste un’idea di Lombardia capace di coniugare efficienza, sviluppo, innovazione con solidarietà e inclusione è la sfida più importante che abbiamo davanti, è il motivo per il quale vale la pena di spendersi con impegno ed entusiasmo.

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È il momento delle scelte

Ora è ufficiale in Lombardia si vota il 10 e l’ 11 febbraio 2013. Quali saranno gli schieramenti in campo è un po’ meno chiaro. Maroni o Albertini? Lega e PDL uniti o divisi? Cosa faranno i neo centristi? E nel centrosinistra chi guiderà la competizione il civico: Ambrosoli o un esponente del Pd?
Rivendico con orgoglio il ruolo e il lavoro che il partito al quale appartengo ha svolto in questi anni. Lo ha fatto in condizioni difficili, stando sui territori e incontrando le persone, i loro bisogni, le loro difficoltà. Lo ha fatto mettendoci la faccia dei suoi rappresentanti, anche quando mettere in discussione Formigoni e il suo “governatorato” suscitava più compassione che interesse. Se un ciclo è terminato non è solo per demerito  di chi amministrava, ma anche per merito di chi non ha perso occasione per stigmatizzare comportamenti e ingiustizie, favori e omissioni. Per questo motivo in questo momento non accetto lezioni, ma suggerimenti, apporti, indicazioni. C’è chi ha accusato l’opposizione, e quindi soprattutto il PD, di essere stata troppo timida in questi anni. Lo fa dalle sedie dei Consigli di Amministrazione di Società, Banche, Gruppi Editoriali. Lo fa, nel migliore dei casi, senza aver detto nulla in tutti questi anni, a volte avendo anche convissuto con un sistema in nome del rispetto delle istituzioni o della presunta superiorità dell’interesse dell’economia sulla politica.
Dobbiamo avere il coraggio di rispondere con forza e sdegno a questa accusa, dicendo chiaramente che se si vuole costruire, come spero, un percorso insieme lo si deve fare partendo da una base di chiarezza e rispetto del  lavoro fatto.
Nei prossimi giorni, forse anche nelle prossime ore, ci troveremo davanti a decisioni rilevanti . Non penso che l’importanza della competizione possa giustificare lo stare zitti, o l’accettare qualsiasi decisione. È il momento delle scelte, manifestate con chiarezza, non nascoste dietro documenti di intenti o sigle di rito. Dobbiamo una volta per tutte dire se vogliamo in modo democratico scegliere il candidato presidente di Regione Lombardia per il centro sinistra attraverso delle primarie vere, alle quali il PD partecipa con un proprio esponente in virtuosa alternativa ad altre proposte di partito e di una o più espressione civica, o si allinea a delle primarie di “condivisione” sostenendo fin da subito una forte proposta esterna. Non nascondo che preferirei la prima ipotesi, se non altro per permettere al civismo di poter manifestare tutta la sua capacità di mobilitazione e di coinvolgimento. Ma non mi fermo lì, voglio andare oltre, capire se la seconda può essere parimenti percorsa con eguale determinazione e coraggio. Lo faccio anche perché vorrei ricordare a tutti che anche chi ha scelto di militare nel PD si sente profondamente “civico”, se non altro perché vive, lavora in mezzo alla gente e semplicemente dedica anche tempo ed energia nell’impegno politico, a volte avendo dei riconoscimenti, altre semplicemente mettendosi a disposizione.
Non conosco l’avvocato Ambrosoli. Ho ben presente la “storia” di suo padre e l’esempio di etica civile che ci ha dato. Conosco la sobria caparbietà con la quale ha voluto farla conoscere, come esempio e sprone in un momento di grande crisi morale, specie per i giovani. Penso possa essere una risorsa importante. A condizione però che sappia liberarsi non tanto dai partiti che lo sostengono, ma dalla stessa società civile che lo esprime. Proprio perché in questo momento c’é un estremo bisogno di un presidente di Regione libero da provenienze, anche se nobili, anche se virtuose o semplicemente importanti. C’è bisogno di un lettore della Lombardia, anche la più profonda, che solo il radicamento di chi vive i territori e non semplicemente “opera” sui territori, può dare. In questo senso ha bisogno dei partiti e principalmente del PD. Senza questo riconoscimento, senza questo coraggio si potranno dare vita a varie operazioni, raccogliere importanti adesioni, a onor del vero non sempre “fresche”, ma difficilmente si potrà saldare un progetto politicamente forte e coeso, capace di cambiare in meglio la politica nella nostra Regione, capace di sancire una cesura con il passato, capace di cambiare nel profondo non solo i nomi dei ruoli istituzionali, ma il tessuto lombardo, società civile compresa.
Il PD non è in cerca di posti, non vuole prenotare poltrone, vuole costruire un programma politico e assumersi le responsabilità che competono alla maggior forza politica del centro sinistra che non può essere ridotta a semplice portatrice di voto. Lo deve a chi in questi anni lo ha rappresentato, a chi con fiducia lo ha votato e all’idea stessa che la politica non è una cosa sporca, ma che ha bisogno di essere riscoperta e riconsegnata al controllo vero dei cittadini. Questo sono convinto i partiti lo possono fare molto meglio e con maggior garanzia di un qualsiasi patto civico, proprio perché se vogliono sanno aprirsi ed essere accoglienti.

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