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Sanità nel bresciano, ecco cosa va chiesto a Maroni

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La riforma della sanità e l’Ospedale Civile

sanitàIl Consiglio Regionale  ha approvato questo ordine del giorno, di cui sono il primo firmatario. Sia chiaro non significa che sull’Ospedale Civile viene riconosciuto lo stato di Azienda Ospedaliera, significa che da qui al 31 ottobre si approfondirà questa auspicata possibilità. Di più in questa fase era impossibile ottenere.
Come è chiaro che vi è l’obbligo politico e morale della Giunta di aprire in modo chiaro questo approfondimento e non far finta di nulla e dire che la riforma rimane così com’è e non si tocca.
Ora spetta a noi, a Brescia, ai bresciani, trovare il modo di superare steccati ideologici, appartenenze politiche e capire, approfondire, proporre e questa volta pretendere che vadano fatte scelte che tutelino la nostra storia, la nostra capacità, i nostri diritti.
L’Ospedale Civile è stato ed è un esempio di buona sanità al mondo, un’eccellenza assoluta. Dobbiamo pretendere che continui ad esserlo riconoscendogli ruolo, finanziamenti, opportunità.

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Sanità: il diritto del cittadino al primo posto

La sanità, un diritto del cittadino, sancito dal l’art. 32 della nostra Costituzione, deve rappresentare uno dei più grandi impegni per le istituzioni e la politica. Ha bisogno di conoscenza, di approfondimento, di competenza nell’essere normata.
L’esatto opposto di quanto la Giunta e la Maggioranza in Regione Lombardia ha finora fatto vedere nella stesura della riforma in atto. Un vero mercato, un tira e molla tra forze politiche, l’assoluta ignoranza nel merito, il trionfo delle sciocchezze,  é quanto hanno saputo mostrarci.

Da qui un’opposizione forte, dura, senza sconti. Un’unica possibilità vera di dialogo: rimettere il diritto del cittadino al primo posto, parlare di merito e competenza, abbandonare un uso partitico della gestione sanitaria. Nessuno pensi di tenerci buoni con l’accoglimento di qualche emendamento o  qualche concessione di facciata. Più che mai è nel merito, nell’idea di sanità, di diritti dei cittadini, di ruolo e metodi della politica che vogliamo marcare la differenza, caratterizzare il centrosinistra, PD e Gruppo Ambrosoli, in Regione Lombardia.

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Riforma sanitaria, il convegno a Brescia

Questo è il metodo che secondo noi andava adottato per affrontare la riforma sanitaria. Conoscere, approfondire, analizzare per poi scegliere. Con una nuova idea di sanità legata al benessere – non solo alla cura – con il territorio non solo l’ospedale protagonista, con  il cittadino al centro dell’azione politica, specie se in difficoltà.

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Sanità: pretendiamo trasparenza e certezza di finanziamenti

Sanità: dobbiamo pretendere trasparenza e certezza di finanziamenti.  Basta con la discrezionalità! Vi segnalo gli articoli di oggi della stampa di Brescia

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Sanità vogliamo una riforma per i cittadini, non per i partiti!

sanitàDi sanità molto si è parlato, molto si parla e molto si parlerà. E’ un servizio/diritto fondamentale, coinvolge prima o poi ogni famiglia, ogni persona, impegna risorse ingenti, consegna potenzialità sempre più grandi.
In Lombardia è necessario metterci mano. NON come sta facendo la maggioranza che prima  nomina una commissione di saggi, poi il Presidente di Commissione presenta una sua “personale” proposta, poi lo fanno alcuni consiglieri in ordine sparso, l’assessore ne prende in gran parte le distanze, così come il Presidente del Consiglio e, sia pur in forma sfumata, il Presidente della Giunta. Basta! È ora di riportare il confronto nei luoghi deputati a farlo (commissione e consiglio regionale e consiglio) uscendo dagli scantinati e dai solai dei partiti o delle correnti dei partiti. È evidente che quella in atto è una lotta per accaparrarsi il controllo di un settore strategico come la sanità, più che la volontà di riformare un sevizio nell’interesse dei cittadini.

A mio parere due sono le necessità preliminari:
- chiarire gli scandali avvenuti, evidenziandone le responsabilità e rimuovendone le origini. Che fine farà la Legge “Daccò”? Come recupereremo le risorse indebitamente erogate? Che criteri intendiamo adottare per indicare i nuovi manager? Che regole  di trasparenza vogliamo introdurre? Come vogliamo regolamentare in modo corretto il rapporto pubblico-privato?
- Partire  da un’analisi dei bisogni sociosanitari di una Lombardia che nel corso di questi anni è profondamente cambiata, per età e composizione della popolazione, per patologie, per mutamento socioeconomico.

Così come fondamentale è fissare alcuni principi:
- È ora di parlare di benessere, più che di pura sanità. Accanto alla “cura” bisogna infatti puntare sulla prevenzione, da sempre non sufficientemente sviluppata in Lombardia, non solo in senso classico di screening, ma anche come educazione a stili di vita corretti.
- Bisogna riscoprire la medicina di territorio da affiancare a quella ospedaliera. Implica rivedere il ruolo delle ASL, riscoprirne la vocazione di erogatrici di servizi più che di controllori della burocrazia, ripuntare sui distretti, investire sui medici di “famiglia”.
- Riorganizzare la rete ospedaliera è necessario, ma va fatto rispettando i territori e i cittadini, anche quelli delle “periferie”. Questo rende indispensabile il coinvolgimento degli Enti Locali nella programmazione e nella scelta delle priorità.
- Dobbiamo guardare in modo diverso alla netta separazione tra sanità e sociosanitario, divisione molte volte incomprensibile e fonte di confusione e dispersione di risorse.
Il PD ha espresso una proposta chiara al riguardo che voglio  riassumere in un messaggio di sintesi: si pensi alla riforma sanitaria nell’interesse delle persone, non delle ambizioni dei parti e dei loro esponenti.

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Sanità: un diritto da garantire a tutti, con trasparenza, efficenza, efficacia

221556_bambino_ospedale_1Sulla sanità molto si è dibattuto nella passata consigliatura regionale. Se non si fosse abbattuto lo tsunami “ndrangheta” sarebbe stato questo (con l’aiuto di cave e discariche) a far traballare il totem Formigoni. San Raffaele, Santa Rita, Maugeri, “legge Daccò”, e molto altro, gli argomenti oggetto di indagini, di avvisi, di garanzia, di arresti, di processi e condanne. Il tutto in un contesto di un servizio che per onestà intellettuale va definito di qualità rispetto alla professionalità degli operatori, all’adeguatezza di gran parte delle strutture, in generale alla percezione che si ha della sanità lombarda. Ma questo non può in alcun modo giustificare quanto avvenuto, anzi a maggior ragione bisogna riflettere sul futuro. Già il futuro. Molto si sente parlare di riforma. Lo fa il Presidente Maroni, il Vicepresidente, nonché Assessore, Mantovani, il Presidente di Commissione, qualche solerte Commissario. È stata persino istituita una apposita commissione di esperti. Di fatto escono indiscrezioni varie, a volte contraddittorie fra di loro.
Ora credo sia tempo di ricondurre il confronto in un corretto percorso istituzionale.
Esiste un Consiglio Regionale, democraticamente eletto, che si è dotato di una Commissione dove tutti i Partiti sono rappresentati, è li che si deve aprire un percorso condiviso.
Esiste la necessità di confrontarsi con i territori. Razionalizzazioni, riconversioni, ricollocazioni di servizi, non sono decisioni da prendere al di fuori del contesto sul quale incidono. Confrontarsi è faticoso, ma si chiama “politica”!
Esiste l’esigenza di conoscere le idee e le proposte della Giunta. Ridurre il numero delle ASL, delle AO? Chiudere alcuni presidi ospedalieri? Riprendere l’idea del country hospital? Cosa significa nel concreto? Affrontare l’emergenza riabilitazione e lungodegenza che scelte e tempi prevede?
Esiste, fatto di per sé fondamentale, la necessità di aprire un serio confronto sulla sanità del futuro, in Lombardia.

Per noi significa garantirne l’accesso a tutti abbattendo i ticket per i redditi più bassi, razionalizzando i servizi, ma senza creare territori e cittadini di serie B, pensare sempre più alla prevenzione come priorità e sostituire l’idea di salute con quella di benessere, tornare ad una presenza sui territori, riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato.
Per farlo bisogna riscrivere i termini della spesa, rivedere la ripartizione tra sanità e sociale, abbattere i tanti, troppi sprechi che hanno caratterizzato e rischiano di condizionare tutt’ora la sanità lombarda.
Su tutto bisogna reintrodurre un principio di trasparenza, nelle scelte, nella gestione, nell’esercizio quotidiano del servizio. Trasparenza, la cui mancanza ha stigmatizzato negativamente gli ultimi anni di Regione Lombardia.

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PD e sanità: le nostre proposte nella lettera di Bersani agli operatori

Sanità in molti ne parlano, più per slogan che per competenza. Per noi il riferimento è l’art. 32 della Costituzione, poi si discute di costi e di razionalizzazioni!

Lettera di Bersani agli operatori della sanita

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Gioco d’azzardo: la legge per la prevenzione e il contrasto fra i primi impegni nella “nuova” Regione

Con altri colleghi consiglieri ho presentato la scorsa primavera il progetto di legge “Norme per la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”. Si tratta dell’unico progetto presentato da una regione italiana per prevenire e contrastare un grave fenomeno nazionale che da tempo è anche presente nella provincia bresciana.
La chiusura anticipata della legislatura non ci ha permesso di trasformare la nostra proposta in legge regionale, ma sarà un mio impegno ripresentarla all’avvio del nuovo Consiglio regionale.
La stampa nazionale e pure i nostri quotidiani provinciali hanno più volte denunciato la continua ascesa di questo fenomeno – i cui costi umani e sociali sono rilevanti -  che impoverisce le famiglie e dove usura e criminalità si approfittano della fragilità del giocatore compulsivo.
Le associazioni di volontariato, gli operatori dei servizi sociosanitari per le dipendenze e i Sindaci hanno individuato strategie e politiche per contrastare la droga del gioco tra i ragazzi e, paradossalmente, tra le persone più fragili economicamente (lavoratori precari, disoccupati) in una spirale perversa che genera ancor di più povertà, ma è necessario anche un intervento legislativo sia dello Stato che della Regione.
Ritengo dunque molto importante sostenere i servizi pubblici e le associazioni di volontariato che presidiano il nostro territorio ma che hanno bisogno di essere sostenute dalle istituzioni regionali.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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