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In Regione serve un cambio di passo

Il testo del mio intervento nell’Aula del Consiglio regionale martedì 20 ottobre, in occasione della discussione sulla mozione di sfiducia a Maroni presentata da tutte le opposizioni in seguito all’arresto del vice presidente Mario Mantovani

lombardia_pirelloneNella vita di un Consiglio regionale vi sono momenti che necessariamente assumono un significato particolare, escono dalla normale dialettica, dal confronto che in un modo o in un altro porta all’assunzione di responsabilità legislativa. Uno di questi, sicuramente é rappresentato dalla mozione di sfiducia, sia essa presentata nei confronti di un’assessore che del presidente. Significato particolare dicevo, perché impegna da un lato l’opposizione ad assumere un atteggiamento di forte contrapposizione, portare alla massima espressione il proprio dissenso dalla guida dell’istituzione, la maggioranza a rispondere con puntualità a quante le viene  cosí pesantemente contestato, ma non solo.

Ora noi possiamo vivere questo momento caricandolo solo dell’inevitabile peso politico-mediatico che necessariamente porta con se. Possiamo farlo mettendo in campo valide argomentazioni, capacità oratorie, a onor del vero quasi mai ascoltate in quest’aula, persino la frutta e verdura a disposizione, come in altre occasione gli amici del m5s ci hanno mostrato. Fare insomma, ciascuno per la propria parte, la recita di un copione già scritto, dal finale non certo a sorpresa, ma anch’esso già noto, dato che la recita, la richiesta di sfiducia a seguito di fatti di una  certa gravità, rischia di diventare un classico nella vita del consiglio regionale lombardo.

Oppure possiamo, accanto a questo, affiancare una serie riflessione che riguardano la nostra istituzione, il modo di intenderla, di viverla, sia da parte di chi ha la responsabilità della guida che da chi ha invece ha quella del controllo, oltre che della proposta alternativa. Ed entrambi, badate bene, abbiamo il problema di vincere, o meglio sconfiggere, l’opinione che le persone, i cittadini, hanno della politica, di chi fa politica e di conseguenza delle istituzioni. Io non so, o meglio so benissimo, come questa mattinata si concluderà. Spero però che da domani si possa affrontare con piglio deciso e un sostanziale cambio di passo il contrasto alla corruzione, il cammino verso una sempre maggior trasparenza di ogni atto, cominciando ovviamente dalla gestione degli appalti, di regione lombardia. Alcune segnalazioni  ci erano già state date dall’osservatorio sulla trasparenza, altre dai lavori della commissione di indagine sul san raffaele, altre ancora dall’iniziativa in atto a brescia proprio riguardo il trasporto dializzati, per restare nel merito.

Ora non spetta a noi trasformarci in accusatori o in difensori. Tocca a noi chiedere chiarezza e creare le condizioni affinché sempre meno vi siano situazione che potenzialmente possono portarci a rivivere momenti come questo. Si tratta di evitare fin dall’origine situazioni di palese conflitto di interesse nelle nomine, cominciando da quelle degli assessori, si tratta laddove si manifestino chiari comportamenti eticamente  censurabili, prima ancora che penalmente rilevanti, intervenire con la necessaria fermezza, si tratta laddove non vi é chiarezza di sospendere procedimenti e atti in corso. Si tratta di affrontare presto e con la dovuta fermezza il tema della autoregolamentazione dei gruppi regionali.

Ora la legge 17/2015 prevede molto di tutto questo. Dobbiamo darne attuazione al più presto. Come da subito dobbiamo far scattare importanti azioni di prevenzione. Un esempio? Abbiamo un’idea di quanti appalti in questi giorni i direttori generali di Asl e AO stanno bandendo e affidando? Ne conosco alcuni che al di la del merito, in alcuni casi discutibili, sono perlomeno inopportuni in questo momento di passaggio da un sistema sanitario ad un altro.

Infine vorrei sperare che in ogni caso da oggi vi sia anche una vera riscossa etica nel modo di concepire la vita della nostra istituzione. Potremmo infatti da parte della maggioranza dare prova di grande compattezza politica, anzi per assurdo usare questa difficoltà per superare tensioni e difficoltà  in atto da tempo, da parte della minoranza rimarcare ulteriormente la gravità di quanto avvenuto.

Spero non sia solo così. Che qualcosa va cambiato è evidente, come è evidente a chi tocca farlo ciascuno per la propria parte, tocca a noi.

E non dimentichiamo che ad essere in gioco, in modo più che mai serio non é tanto e solo la fortuna di questa o quella parte politica, ma della politica nel suo insieme, della  nostra credibilità e capacità di svolgere il ruolo che siamo chiamati a ricoprire. Non servono prove muscolari, minacce legali o altro. Servono assunzioni di responsabilità in chi evidenzia grandi criticità nel farlo nel merito e non per slogan, ma in chi governa nella pazienza di ascolto e nella consapevolezza di dover fare qualcosa di diverso e di più. Tocca infatti a coloro ai quali la democrazia ha consegnato la maggioranza farsi maggiormente carico di questo compito, non banalizzando quanto avviene, ma dandogli il giusto peso e attivando le dovute contromisure. Credo che in più occasioni il mio gruppo ha dato prova di esserci quando si tratta di costruire soluzioni condivise, ma saprà dare sempre più prova di esserci anche e soprattutto nel portare sempre maggior trasparenza e maggior credibilità nella vita istituzionale della nostra regione, patrimonio non di questa o quella parte politica, ma di tutte le lombarde e di tutti i lombardi.

 

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Dal caso Mantovani una sfida per la politica

mantovani2Vi segnalo una mia riflessioni su quello che sta succedendo in questi giorni in Lombardia pubblicata su l’Unità

L’arresto del vicepresidente della Regione Lombardia, da quanto si apprende dai giornali anche per fatti inerenti la gestione di appalti in sanità, desta forte preoccupazione e sconcerto. Se spetta alle autorità preposte, e solo a loro, procedere a stabilire le responsabilità, è compito della politica mettere in campo fin da subito, e questa volta per davvero, misure adeguate all’emergenza che continuiamo a registrare. Ciascuno per la propria parte e quindi, in prima linea, il consiglio e la giunta regionale lombardi.
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Tra Calderoli e la serietà Maroni sceglie Calderoli

calderoliHo aspettato un po’ a scriverne. Dentro di me speravo che alla fine prevalesse la ragionevolezza  e un ritrovato senso dell’istituzione. Così non é stato, anzi abbiamo assistito ad un crescendo di demagogia, esasperazione e banalizzazione davvero imbarazzanti.
Sì, mi riferisco alle “battute” del senatore Calderoli sul Ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, tanto più gravi dato il suo ruolo di Vice Presidente del Senato. Che l’esponente leghista avesse scarso rispetto  degli altri,  che usasse appellativi insultanti e toni provocatori lo si sa da sempre, è nel DNA del suo partito, è  stato il modo di far politica di tanti suoi esponenti che poi hanno adeguato il loro linguaggio. Lui ne è rimasto, assieme a Borghezio, che riesce ad essere persino peggio, Boso e pochi altri, fedele interprete, quasi a ricordare, in fondo, qual’è il sentimento vero che cova sotto la cenere.
Quanto detto sul Ministro Kyenge è però inaccettabile, perchè è dettato da un rifiuto “dell’altro”, dalla volontà, ancora una volta, di cavalcare il malessere sociale per scagliarlo  contro qualcuno. È tipico di chi fa politica limitandosi ad essere megafono stonato dei disagi invece che cercare di provare a dare risposte. È abitudine soprattutto della Lega mascherare i propri insuccessi dietro slogan e proclami. Su questo bisogna essere duri e intransigenti. Verso Calderoli: avrebbe dovuto dimettersi immediatamente. Verso Maroni e la dirigenza del suo partito: hanno nicchiato sulla gravità del fatto, fortemente minimizzato con la loro base . Non è un interlocutore serio un Presidente di Regione, nonché segretario di partito, che non impone a Calderoli di dimettersi da vicepresidente del Senato. Non lo é verso l’istituzione che rappresenta e persino verso i tanti esponenti Leghisti che in varie sedi  con serietà ed impegno provano  a mettere in campo azioni politiche che, anche se non sempre condivise, nascono comunque dalla volontà di offrire soluzioni.
Di contro anche a sinistra  è ora di smetterla. Berlusconi, Brunetta, Schifani vanno contrastati su base politica e istituzionale, gli argomenti non mancano certo, non sulla base del dileggio personale. A uscirne ridimensionati, anche in questo caso, è chi pronuncia certe frasi più di chi le subisce. Anche Grillo spero capisca che il turpiloquio verso tutto e tutti non può essere usato nel confronto politico con la stessa disinvoltura dello show comico.
Mi preoccupa vedere le giustificazioni qua e là espresse rispetto il motivo che sta dietro la frase di Calderoli. Non c’è lo spazio “culturale” per farlo. Non ci si può confrontare con chi non rispetta principi fondamentali, universalmente riconosciuti, ma che soprattutto cerca di montare in modo strumentale il malessere sociale indirizzandolo contro qualcuno. Nessuno cada nel tranello e si lasci ingannare da questa facile qanto pericolosa scorciatoia.
Caro Maroni, le/i lombarde/i hanno bisogno di risposte concrete, tagli dei ticket, riduzione dell’Irap e dell’addizionale, treni funzionanti (solo per fare esempi), non di “nemici” da combattere, costruiti e usati solo per nascondere le tante  incapacità e inadeguatezze.

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Avanti con il popolo

Il risultato delle lezioni regionali può avere due letture. Una desolante: ma come, dopo una legislatura interrotta a metà per scandali e arresti viene rieletta la stessa compagine? Un’altra più analitica: la Lega e il Centrodestra non sono più invincibili, ma riescono a risultare vincenti in un quadro dove rispetto alla proposta prevale l’insofferenza verso l’intero sistema. Questo non deve esimerci dal chiedere anche a noi stessi dove abbiamo sbagliato, perché è evidente che in qualcosa abbiamo sbagliato.
Partirei dalla campagna elettorale. Abbiamo tenuto un profilo alto, richiamato l’importanza della trasparenza e della legalità  nella gestione della cosa pubblica, avanzato proposte concrete e realizzabili. Lo abbiamo fatto  con un candidato credibile e serio, portatore del valore aggiunto di essere “nuovo” e inclusivo  di una parte di Lombardia che nel corso di questi anni si era chiamata fuori dall’impegno politico. Non è bastato. Nelle periferie pedemontane il messaggio non è arrivato: né quello della gravità di quanto successo, né quello dell’effetto delle proposte avanzate. Ha prevalso l’idea che la Lega, o meglio il candidato  Maroni (esemplificativo il successo della sua lista civica), continuasse ad interpretare meglio il malessere di quella parte del territorio rispetto ad un centrosinistra visto molto lontano dalla quotidianità dei problemi.
Col senno di poi è evidente che di più andava fatto nel messaggio. Perché sono  andati a casa? Perché non hanno retto a scandali e arresti? Qual è la nostra proposta? Togliere l’addizionale a chi ha di meno, abbassare i ticket a chi è in difficoltà, ridurre  l’Irap alle imprese. Punto. Così come andava percorsa in lungo e in largo la periferia, con determinazione, convinzione, coraggio.
Esiste poi il tema centrale la nostra offerta politica. È evidente che nemmeno l’intuizione del Patto Civico, già dovrebbe riuscirci il PD, ci ha tolto di dosso la riduttiva etichetta di essere la “sinistra”.
Lo sforzo di rappresentare la discontinuità, il cambiamento, l’innovazione si è scontrato con la percezione di essere la parte politica con attenzione ai lavoratori più che al lavoro, all’assistenza sociale più che allo sviluppo socioeconomico, alla politica del no più che alle risposte ai problemi concreti. Può non piacerci, e non mi piace, ma è quanto avvenuto.

La strada da intraprendere è una. Partire dalla constatazione che Maroni reggerà la Lombardia non più con un consenso maggioritario, solido, ma diverso da quello di Formigoni. Va inseguito con la concretezza e la determinazione. Cominciando con il chiedere chiarezza sulle vecchie vicende, sanità, discariche, infiltrazioni malavitose. Per giungere a confrontarsi sulle nostre proposte fiscali, economiche e di sviluppo.
Va fatto con un PD che una volta per tutte si distingue da vecchi stereotipi, si sdogana da superati slogan, comincia a parlare veramente alla Lombardia nel suo insieme, si interfaccia con i mondi economici oltre che sindacali, mette in campo esponenti che conoscono i temi che affrontano e sanno guardare avanti. Va fatto con un partito che si riorganizza su base territoriale. Ci siamo accorti che perdiamo in periferia? Penso di sì. Vogliamo investire in presenza e attività proprio li, facendo capire alle tante lombarde e ai tanti lombardi che ci considerano “altro” rispetto a loro che é proprio di un modello di regione attento ai territori e ai cittadini quello che abbiamo in testa?
La cosa da evitare è quanto successo nelle esperienze passate. Dopo il voto si resetta il tutto, ci si assesta nei pochi ruoli a disposizione, quasi che l’obiettivo sia il “gestire” il presente più che costruire il futuro. No: bisogna cambiare quello che va cambiato, investire su quanto di buono è emerso. Non è difficile individuarlo, basta sapersi mettere in discussione e agire di conseguenza.
Avanti popolo? No, avanti con il popolo lombardo, fatto di lavoratori e imprenditori, di giovani e anziani, di donne e uomini, di tanti territori diversi fra loro che hanno bisogno di essere rimessi insieme!

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa chi ha imbarazzato Regione Lombardia

Proprio non riesce Roberto Formigoni a rendersi conto che la parola “fine” è quanto mai prossima per lui. La dimostrazione l’abbiamo avuta ieri alla presentazione della sua nuova Giunta: “a tempo, ma altamente qualificata” l’ha definita lui.
Non ha resistito alla consueta enfasi
cercando di nascondere alcune palesi evidenze.
Alla Sanità si è chiamato una persona rispettabile e generosa, ma direttamente partecipe alla gestione del comparto degli ultimi anni. Alla Famiglia la candidata sindaco sconfitta a Rho e quindi “forte” della recente bocciatura elettorale. Qualche professore poi si trova sempre. Così come un generale usato quale sigillo di legalità. Infine qualche ex “salvato”. Fra tutti il vicepresidente leghista, messo li a controllare – ci hanno spiegato Salvini e Maroni – a quanto pare se stesso e tutto quello che fino ad ora NON ha saputo vedere.
Fossi negli altri assessori chiederei al presidente qual’è stato il criterio della selezione. Gli assessori “trombati” sono incapaci, sono “a rischio”, sono meno bravi dei tre confermati? Intanto il presidente Formigoni via twitter ci dice di divertirsi a vedere lo sconcerto dell’opposizione di fronte alla sua capacità di reazione. Mentre il vicepresidente Gibelli dichiara che la scelta della Lega serve a tenere i comunisti lontani dal potere.
Vanno avvisati di due cose. All’opposizione vi sono forze politiche che compongono il centro sinistra. Qualcosa di più, e io dico di meglio, delle vecchie categorie della politica. In piazza ci sono persone talmente esasperate che fra un po’ i nostri due eroi non potranno più scendere dai loro grattacieli e  uscire per strada senza essere pacificamente presi a male parole.
L’unico cambiamento necessario è mandare subito a casa chi ha permesso a corruzione, malaffare e persino alla malavita organizzata di prendere piede in Regione Lombardia. Venerdì (si era detto giovedì, ma figurati se Formigoni riesce a mantenere una promessa) si cercherà di cambiare la legge elettorale. Siamo disponibili a farlo, ma non a coprire un tentativo, l’ennesimo, di rimandare  la caduta. Magari dopo l’approvazione di un bilancio e dopo aver elargito, come abitudine, i soliti finanziamenti a pioggia che, si sa, in campagna elettorale possono sempre essere utili!
Quindi al voto il più presto possibile: gennaio? Il Pd e il centro sinistra stanno lavorando al loro progetto e a candidate/i. Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa un compagine che ha scritto un’imbarazzante pagina della Regione Lombardia e scegliere con forza un nuovo corso per il nostro territorio e i nostri cittadini.

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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Formigoni e Maroni: un patto politico basato sul ricatto. Noi pronti alle dimissioni e al voto

L’accordo raggiunto tra Roberto Formigoni e la Lega di Maroni è la massima esemplificazione del degrado politico nel quale il centro destra ci ha condotto. Due sono gli elementi inaccettabili.
Da un lato un Presidente di Regione, e smettiamola di chiamarli Governatori, che di fronte ad una vera e propria epidemia di reati contestati a Lui e a esponenti della sua maggioranza continua imperturbabile a rivendicare capacità di buon governo. Il solo sospetto di condizionamento da parte della malavita organizzata dovrebbe condurlo a sciogliere immediatamente il Consiglio, cosa che  avrebbe già dovuto fare per la vicenda Daccò e tutti i fatti precedenti. È questa la palese dimostrazione che dopo quasi 20anni di gestione di potere “vero”, Formigoni ha completamente perso il senso del ruolo ricoperto, confondendo se stesso e il proprio futuro con quello di Regione Lombardia. Si tratta di una vera e propria patologia pericolosissima per lui, e mi dispiace, e devastante per l’istituzione, e di questo sono profondamente indignato.
Di contro ci troviamo di fronte ad un patto politico fra PDL e Lega, o meglio in questo tempo di personalizzazione della politica, tra Formigoni e Maroni basato su un evidente ricatto. Il messaggio che si sono scambiati è chiaro:  se cade la Giunta lombarda lo stesso avviene per Veneto e Piemonte e  i possibili accordi elettorali per le politiche passano attraverso un nuovo assetto politico in Lombardia. Il tutto con buona pace di veneti e piemontesi e dei rispettivi Consigli ridotti a semplici esecutori di ordini superiori.
A questo schema come gruppo del PD ci siamo ribellati con forza dimostrando concretamente la disponibilità alle dimissioni, consegnandole nelle mani del nostro capigruppo. È chiaro che senza un sussulto di dignità di parte della maggioranza non sono sufficienti per sciogliere il Consiglio. È però altrettanto chiaro che se questo non avvenisse  è necessario rivedere il modo di fare opposizione. Durissima e senza possibilità di dialogo nell’istituzione  e mobilitazione fra i cittadini nei quali è tempo di far tornare capacità di giudizio e di scelta. Il compito non facile che ci aspetta è convincere le persone che corrotta non è la politica, ma alcuni, ahimè tanti, politici, così come “marcio” non è il sistema, ma alcuni suoi rappresentanti. Sforzo immane, ma impresa doverosa per chi ha a cuore il proprio Paese. L’alternativa è infatti un’involuzione democratica magari poco percettibile e spacciata per necessita,  ma che sarebbe comunque il commissariamento della rappresentatività popolare.

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Equitalia, non dimentichiamo le responsabilità etiche e politiche reali

Equitalia è oramai una delle società più conosciute in Italia. È diventata sinonimo di sopruso, malversazione e profonda ingiustizia. Ma in fondo sappiamo che non è così. Infatti fa quello che le è chiesto di fare è riscuotere sanzioni o imposte di vario genere non correttamente pagate. C’è la necessità di una maggiore elasticità ? Intervengano le istituzioni a normarla, non chiediamo a chi non ha ruolo e autorità di farlo! Ma questa gente così arrabbiata contro l’esattore, lo so molte volte con più che comprensibili giustificazioni, ha altrettanta durezza verso chi per anni ha evaso o eluso le tasse? Ha un giudizio altrettanto duro verso Berlusconi, Tremonti, Bossi e Maroni, seri corresponsabili della situazione nella quale ci troviamo? Non facciamo l’errore di prendercela con uno strumento tecnico, come ci suggerisce un certo Maroni (che é notorio NON avere MAI avuto alcun ruolo di Governo negli ultimi 20 anni!) dimenticandoci le responsabilità etiche e politiche reali. Solo agendo su queste due riusciremo a migliorare in modo vero il nostro Paese.
Nel frattempo però le Istituzioni provvedano a normare le riscossioni, colpendo i soliti furbi  ma aiutando chi è realmente in difficoltà.

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Chi si erge a “Salvatore della Lega” faccia prima mea culpa

Confesso che quando nacque la Lega un certo interesse in me lo suscitò. Certo l’esasperato antimeridionalismo, una forte cultura discriminatoria e l’assoluta mancanza di proposte concrete e praticabili me la rendevano infrequentabile. Ma la precisa accusa ad un sistema ingessato, clientelare e inamovibile rendeva pubblico il sentimento privato che in tanti avevamo.
Poi la storia la conosciamo tutti, dal sostegno a governi fallimentari, a leggi inqualificabili, perfino nei “nomignoli”, a posizioni imbarazzanti in Italia e all’estero. Quella piccola attenzione mi era scomparsa.
Confesso, con altrettanta franchezza, che è tornata, per altri motivi, in queste ore. Non so a voi, ma il Bossi provato fisicamente ormai da anni, il Bossi tradito dagli affetti più prossimi, il Bossi preso in giro proprio dai suoi, a me ha suscitato una spontanea umana compassione, intesa come comprensione di un dramma umano. La sua reazione è stata un abbandono che credo sia dettato più dallo sconforto che dall’istintiva furbizia che ha da sempre caratterizzato il personaggio. Questo lo ha reso più fragile, ma più autentico.
Oggi se non mi sento di fare lo sciacallo verso Lui, l’Umberto, mi sento invece di sollecitare tutti a non cadere nel tranello di chi si erge a Salvatore della Lega, Maroni per intenderci. Chi ha compartecipato, non in ruoli da bidello, ad un sistema e si smarca solo quando si accorge che la nave si è frantumata sugli scogli istintivamente non mi piace, non riesco a riconoscergli l’autorevolezza dell’interlocutore credibile.
Faccia prima l’adeguato mea culpa, si assuma la propria parte di responsabilità, eviti, questo si, un vergognoso chiamarsi fuori.

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