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Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa chi ha imbarazzato Regione Lombardia

Proprio non riesce Roberto Formigoni a rendersi conto che la parola “fine” è quanto mai prossima per lui. La dimostrazione l’abbiamo avuta ieri alla presentazione della sua nuova Giunta: “a tempo, ma altamente qualificata” l’ha definita lui.
Non ha resistito alla consueta enfasi
cercando di nascondere alcune palesi evidenze.
Alla Sanità si è chiamato una persona rispettabile e generosa, ma direttamente partecipe alla gestione del comparto degli ultimi anni. Alla Famiglia la candidata sindaco sconfitta a Rho e quindi “forte” della recente bocciatura elettorale. Qualche professore poi si trova sempre. Così come un generale usato quale sigillo di legalità. Infine qualche ex “salvato”. Fra tutti il vicepresidente leghista, messo li a controllare – ci hanno spiegato Salvini e Maroni – a quanto pare se stesso e tutto quello che fino ad ora NON ha saputo vedere.
Fossi negli altri assessori chiederei al presidente qual’è stato il criterio della selezione. Gli assessori “trombati” sono incapaci, sono “a rischio”, sono meno bravi dei tre confermati? Intanto il presidente Formigoni via twitter ci dice di divertirsi a vedere lo sconcerto dell’opposizione di fronte alla sua capacità di reazione. Mentre il vicepresidente Gibelli dichiara che la scelta della Lega serve a tenere i comunisti lontani dal potere.
Vanno avvisati di due cose. All’opposizione vi sono forze politiche che compongono il centro sinistra. Qualcosa di più, e io dico di meglio, delle vecchie categorie della politica. In piazza ci sono persone talmente esasperate che fra un po’ i nostri due eroi non potranno più scendere dai loro grattacieli e  uscire per strada senza essere pacificamente presi a male parole.
L’unico cambiamento necessario è mandare subito a casa chi ha permesso a corruzione, malaffare e persino alla malavita organizzata di prendere piede in Regione Lombardia. Venerdì (si era detto giovedì, ma figurati se Formigoni riesce a mantenere una promessa) si cercherà di cambiare la legge elettorale. Siamo disponibili a farlo, ma non a coprire un tentativo, l’ennesimo, di rimandare  la caduta. Magari dopo l’approvazione di un bilancio e dopo aver elargito, come abitudine, i soliti finanziamenti a pioggia che, si sa, in campagna elettorale possono sempre essere utili!
Quindi al voto il più presto possibile: gennaio? Il Pd e il centro sinistra stanno lavorando al loro progetto e a candidate/i. Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa un compagine che ha scritto un’imbarazzante pagina della Regione Lombardia e scegliere con forza un nuovo corso per il nostro territorio e i nostri cittadini.

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Per la Lombardia serve una proposta completamente “diversa”

In questi giorni ricorre spesso  la frase “cambio epocale” riguardo alla caduta (a onor del vero “al rallentatore”), del Presidente Formigoni e della sua maggioranza.
In molti si stanno attrezzando per l’evento. C’è chi richiama il necessario ritorno al ruolo guida della politica, chi, pensando magari a sé, evidenzia la necessità di mettere in campo le migliori energie e competenze. Modestamente, a mia volta suggerisco alcune idee. Comincerei con il rivendicare il lavoro del gruppo consiliare. Non ci si è limitati ad una semplice opposizione, ma si sono sviluppate proposte alternative all’azione di governo. E lo si è fatto uscendo dal Palazzo e cercando il più possibile di costruire con i territori un dialogo costante e diffuso. Da qui si può partire per costruire un programma innovativo per la Lombardia, compito  che non deve essere affidato a gruppi di lavoro completamente indipendenti, slegati e decontestualizzati. Affrontare una consistente rivisitazione del sistema sanitario, riscrivere un rinnovato patto per il welfare, avere parole nuove e politiche conseguenti in tema di mobilità e trasporti, di ambiente ed energia, tornare a rivendicare con orgoglio il ruolo della Regione, tanto per fare alcuni e importanti esempi, non è compito facile. Ma anche estremamente entusiasmante.
E poi dobbiamo individuare il candidato premier del centrosinistra. Il metodo non mettiamolo in discussione: le primarie. Altre forze hanno già avanzato proposte, tutte rispettabili e significative, ma tocca al PD individuare il nome capace di vincere il confronto. In molti cercano soluzioni pensando a leader nazionali o personalità della società civile. Ragioniamoci. Di una cosa però sono convinto, indipendentemente da chi rappresenterà il centrodestra, ex sindaco o ex ministro/a che sia, noi dobbiamo avanzare una proposta completamente “diversa”. Alla figura di un Governatore, un po’ alla volta diventato la caricatura di sé stesso, distante, avvolto da un’aurea di presunta efficienza, forte di un carisma che si è trasformato in senso di onnipotenza, noi dobbiamo contrapporre un proposta “normale”. Quella di una persona, capace, preparata, ma consapevole che non le consegniamo i nostri destini, ma la responsabilità di mettere insieme persone e idee. Onestà, trasparenza, sobrietà sono le premesse dalle quali partire per innescare un’azione di buon governo. Ridare autorevolezza e riconquistare la fiducia dei cittadini è il principale compito che gli viene chiesto. Abbiamo persone adatte, sia nel gruppo consigliare, sia nel partito, sia “attorno” a noi.
Coraggio lavoriamo al progetto con l’entusiasmo e la serietà che bisogna avere quando si affrontano compiti importanti. É così che possiamo far diventare questo momento un “cambio epocale” e non solo un cambio di chi governa Regione Lombardia.

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Ora nulla potrà essere come prima

Finalmente “sembra” sia finita! Il dubbio concedetemelo perchè sui tempi, vista l’inaffidabilità degli interlocutori, qualche sospetto è più che legittimo.
Certo che l’immagine del Consiglio di martedi è l’esatta fotografia della classe dirigente che in questi anni ci ha “sgovernato”. Un Formigoni che dimissiona il Consiglio invece che dimettersi. Si erge a vittima di un sistema cinico e baro indipendente dalla sua volontà e, a suo parere, anche da quella di Dio. Non una parola su quanto successo sui fondi in sanità, su discariche, su ‘ndrangheta, ecc. Tutte questioni a lui estranee. Tuttalpiù qualche tuffo da una barca e alcune cene di troppo in cattiva compagnia le sue responsabilità. Solo questo, e che è una colpa?
Di contro la Lega con una patetica maglietta “Mafia giù le mani dal nord”. Ma chi ha governato in questi anni? Chi è stato seduto in giunta con gli inquisiti? Chi ha esponenti indagati? Non basta una una scritta per ripulirsi di tante responsabilità. Per non parlare poi del balletto sulle date di scioglimento che evidenzia come l’unico collante nella maggioranza sia il terrore di perdere il potere, che in Lombardia non è di poco conto.
La sensazione è particolarmente sgradevole, pervade il disagio a rimanere in un’Aula che sempre più puzza di marcio. C’è chi sceglie l’uscita teatrale e demagogica. C’è chi, come noi – non rinunciando a un po’ folclore, (cosa sulla quale qualche perplessità la conservo) - decide di incalzare fino in fondo una maggioranza politica regionale che non sa nemmeno andarsene dignitosamente.
Giovedì 25 ottobre è previsto il Consiglio Regionale con all’ordine del giorno la revisione della legge elettorale in particolare per eliminare il tanto vituperato listino. Poi tutti a casa. Sempre che Maroni, Formigoni e il redivivo Berlusconi non ci riservino l’ennesimo colpo di scena. Che in questo caso rischierebbe veramente di scatenare una vera e propria rivolta popolare.
Di certo in questi ultimi giorni è necessario controllare con la massima attenzione ogni atto e ogni delibera adottati. Tutto deve essere controllato in ogni minima parte per impedire gli ennesimi favori, magari giuridicamente ineccepibili, ma politicamente inaccettabili.
Di sicuro più nulla potrà essere come prima perchè all’improvviso tutti, giornalisti in prima fila, si sentono come il bambino della favola: tutti pronti a dire che il Re è nudo!

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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Formigoni e Maroni: un patto politico basato sul ricatto. Noi pronti alle dimissioni e al voto

L’accordo raggiunto tra Roberto Formigoni e la Lega di Maroni è la massima esemplificazione del degrado politico nel quale il centro destra ci ha condotto. Due sono gli elementi inaccettabili.
Da un lato un Presidente di Regione, e smettiamola di chiamarli Governatori, che di fronte ad una vera e propria epidemia di reati contestati a Lui e a esponenti della sua maggioranza continua imperturbabile a rivendicare capacità di buon governo. Il solo sospetto di condizionamento da parte della malavita organizzata dovrebbe condurlo a sciogliere immediatamente il Consiglio, cosa che  avrebbe già dovuto fare per la vicenda Daccò e tutti i fatti precedenti. È questa la palese dimostrazione che dopo quasi 20anni di gestione di potere “vero”, Formigoni ha completamente perso il senso del ruolo ricoperto, confondendo se stesso e il proprio futuro con quello di Regione Lombardia. Si tratta di una vera e propria patologia pericolosissima per lui, e mi dispiace, e devastante per l’istituzione, e di questo sono profondamente indignato.
Di contro ci troviamo di fronte ad un patto politico fra PDL e Lega, o meglio in questo tempo di personalizzazione della politica, tra Formigoni e Maroni basato su un evidente ricatto. Il messaggio che si sono scambiati è chiaro:  se cade la Giunta lombarda lo stesso avviene per Veneto e Piemonte e  i possibili accordi elettorali per le politiche passano attraverso un nuovo assetto politico in Lombardia. Il tutto con buona pace di veneti e piemontesi e dei rispettivi Consigli ridotti a semplici esecutori di ordini superiori.
A questo schema come gruppo del PD ci siamo ribellati con forza dimostrando concretamente la disponibilità alle dimissioni, consegnandole nelle mani del nostro capigruppo. È chiaro che senza un sussulto di dignità di parte della maggioranza non sono sufficienti per sciogliere il Consiglio. È però altrettanto chiaro che se questo non avvenisse  è necessario rivedere il modo di fare opposizione. Durissima e senza possibilità di dialogo nell’istituzione  e mobilitazione fra i cittadini nei quali è tempo di far tornare capacità di giudizio e di scelta. Il compito non facile che ci aspetta è convincere le persone che corrotta non è la politica, ma alcuni, ahimè tanti, politici, così come “marcio” non è il sistema, ma alcuni suoi rappresentanti. Sforzo immane, ma impresa doverosa per chi ha a cuore il proprio Paese. L’alternativa è infatti un’involuzione democratica magari poco percettibile e spacciata per necessita,  ma che sarebbe comunque il commissariamento della rappresentatività popolare.

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Ascoltiamo quello che la gente ci “urla” da tempo

In fondo la notizia è nuova solo per lui, Formigoni. Tutti, ma veramente tutti sapevano dell’indagine in corso, ne parlavano nelle aule istituzionali come al bar, tra gli addetti ai lavori e tra i lavoratori addetti. Verrebbe da dire qual’è il fatto nuovo?
Che il Re è nudo direbbe il bambino di una nota fiaba. E proprio perchè ora è detto bisogna essere conseguenti. Lo deve essere il presidente Formigoni, “se indagato mi dimetto” mi sembra di avergli sentito dire qualche tempo fa, rendendosi conto che la sua autorevolezza e quella della Regione Lombardia è oramai crollata. Interloquire con il governo, discutere di spending review, di tagli in sanità e trasporti, di riorganizzazione istituzionale con questo peso sulle spalle è difficile se non impossibile per lui. Può non essere giusto che uno strumento di garanzia giudiziaria si traduca in una zeppa ai piedi, ma così è soprattutto quando, come Formigoni ha fatto, si sono da sempre usati i mezzi di comunicazione come grancassa delle cose fatte, o semplicemente annunciate. Chiedere al Presidente di dimettersi diventa indispensabile per ridare trasparenza e credibilità all’istituzione, ma è necessario, anzi indispensabile, per affrontare i “lavori in corso” in campo politico con l’autorevolezza riconosciuta dalla gente. Avere grosse responsabilità significa assumersene gli onori nei momenti positivi e gli oneri nelle difficoltà. Formigoni dimostra in questo sfuggire al proprio dovere la bassa statura del suo profilo politico.
Il PD fa bene ad incalzare. Magari invece di accalcarsi a rilasciare dichiarazioni, pensando di beneficiare per inerzia di quanto sta avvenendo, dovrebbe avere il coraggio di affrontare tre questioni vere.
Come ci comportiamo con gli indagati, con i “chiacchierati” di casa o di condominio? Risulta evidente che non posiamo avere due pesi e due misure, giustiziasti per gli altri e super garantisti per noi. Non ci credono i “politici” figuriamoci i cittadini!
Quali proposte alternative mettiamo in campo per quanto riguarda i settori chiave della politica regionale? Parlare di modello alternativo di sanità, di trasporti, di pianificazione urbanistica, di politica ambientale, significa uscire dai semplici slogan da “opposizione” per proporre modelli seri e “praticabili”. Significa capire e scegliere con chi è possibile percorrere la strada insieme.
Infine è necessario individuare la classe dirigente. Troppe vecchie facce dal nazionale a spiegarci il futuro, molti lo fanno da 20 – 30 anni dopo averci consegnato più sconfitte che vittorie, poco chiaro il quadro regionale. Non potranno essere i giornali o l’apparato di partito a darci la risposta. Dovranno essere i nostri amministratori, i nostri iscritti, i nostri simpatizzanti, insomma la gente che invece di coinvolgere con pseudo primarie sarà meglio ascoltare in quello che da tempo ci “urla”. Mi aspetto un PD meno chiuso nelle segrete stanze, più coraggioso e capace di interpretare la voglia di cambiamento che i cittadini chiedono alla politica.

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Expo 2015, sosteniamo le iniziative spontanee sul territorio lombardo

La giacca bianca, su camicia nera e cravatta verde, una strizzatina d’occhio agli alleati che non fa mai male. Questa mattina Formigoni indossa l’emblema della nuova strategia che intende portare avanti in Regione Lombardia: ricostruirsi un’immagine di efficienza e trasparenza.
In fondo il bianco ricorda la purezza, la pulizia, financo la verginità. Concetti un po’ distanti dall’istituzione lombarda di questi tempi. Distanti anche dall’intervento del presidente su Expo. Infatti si è ben guardato dal dirci che fino ad ora la vicenda si è sviluppata attorno ad interessi di aree, nomine partitiche, dimissioni date o richieste. Ci ha descritto una capacità auto certificata che ci sta portando ad un evento unico capace di convincere e coinvolgere il mondo intero. Di fatto, salvo alcuni principi generali, la vicenda sta mostrando tutti i suoi limiti. Un evento che avrebbe dovuto, specie in un momento di crisi, essere l’occasione di mostrare una Lombardia dinamica, innovativa, capace di reagire con forza ed ingegno alle difficoltà del momento, si sta sviluppando come un’azione di basso profilo e di mera gestione immobiliare presente e futura.
Compito del PD, per dare un contributo comunque positivo, è canalizzare quelle iniziative che in modo spontaneo si stanno sviluppando sul  territorio lombardo e che possono rappresentare lo scatto di qualità che tanto ci serve.  Ma soprattutto risulta evidente che in questo momento ci vorrebbe una Regione autorevole, capace di coordinare le altre istituzioni e di rappresentare un tessuto sociale laborioso, efficiente, preparato e onesto come è quello lombardo.
Non è così, lo sappiamo tutti che non può bastare una giacca bianca, specie se abbinata ad una cravatta verde, a riscattare una credibilità oramai scomparsa.

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“Ciò che mortifica è l’ingiustizia e il privilegio”

L’approvazione dell’assestamento di bilancio di ieri mi sembra abbia coinciso con la stabilizzazione della maggioranza in Regione Lombardia. A parte qualche sbavatura è apparso evidente il tentativo di normalizzazione in atto. Sembra che le note vicende giudiziarie siano del tutto archiviate e soprattutto che la netta diversità di prospettiva futura tra PDL e LEGA sia ininfluente sull’attività regionale. Questo non è accettabile e va con decisione contrastato. Si stanno affrontando questioni delicate che molto avranno a che fare con il futuro dei cittadini e dei territori lombardi, non è possibile consentire ad una Giunta sempre più scollegata dal Consiglio e sempre più autoreferenziata di decidere in solitudine per poi imporre all’assemblea l’approvazione dei suoi provvedimenti.
Riscrivere il patto sul welfare, ridisegnare il modello sanitario, parlare di Expo, rilanciare il sistema dei trasporti, fare i conti sulla nuova situazione finanziaria, contribuire a riscrivere il modello di governo dei territori sono temi che hanno bisogno di un confronto chiaro e analitico e devono svolgersi nella massima trasparenza e chiarezza. Il PD e in generale tutte le opposizioni devono scardinare in modo unitario e definitivo questa calma apparente, sfidare il mal di pancia “padano” presente nel tessuto sociale a “ribellarsi” contro i loro rappresentanti in regione, favorire all’interno del PDL un chiarimento e uno smarcamento rispetto all’involuzione giudiziaria di questi ultimi anni.
Per farlo dobbiamo alzare i toni, impedire al presidente Formigoni e alla sua Giunta di rimettere in moto la macchina informativa di annunci senza contenuto, di eccellenze presunte e di efficienze irreali. Costringerli a confrontarsi  con il Consiglio e con i lombardi, portarli  a render conto, in tutti i sensi, con quanto di poco chiaro fin ora fatto. Infine il PD, come sempre più sta emergendo, deve  far conoscere un’idea di Lombardia diversa, più onesta, più trasparente, più solidale, più premiante del merito  vero,  più capace di offrire a tutti pari opportunità.  Il tutto con la serietà e la decisione necessaria sapendo che come diceva Martinazzoli “noi sappiamo amici che non è il rigore che mortifica. Ciò che mortifica è l’ingiustizia e il privilegio“.

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Un’altra predica di Formigoni

Il presidente Formigoni, rinfrancato dal voto di fiducia e come al solito “inconsapevole” sul nuovo penultimatum della Lega, torna a farci prediche. Da un lato sulla capacità Lombarda di essere di esempio al resto d’Italia, dall’altro sull’etica morale.
In particolare bizzarro il richiamo ai cattolici del PD ad uscire per incompatibilità  dei loro valori con le idee del partito. Motivo di questo nuovo rigurgito integralista? Le parole di Bersani sulle unioni tra persone omosessuali. Tralascio le facili ironie, ma esprimo da cattolico che si sforza, senza gran risultato del resto, di essere coerente, alcune considerazioni.
Parto in ogni caso da una premessa: la propria fede è una motivazione all’impegno, non può essere un codice da imporre. Per chiunque sia chiamato a guidare un Paese è necessario dare risposte ai bisogni e alle necessità dei cittadini. Il tutto in un contesto che cambia e pone nuovi interrogativi soprattutto sul tema dei diritti da garantire, come esemplarmente sancito dalla nostra Costituzione, a tutti.  Personalmente penso sia ipocrita non dare risposte al tema delle unioni di fatto, specie tra omosessuali che, al di là degli impropri richiami alle norme già esistenti, non hanno di fatto un riferimento normativo. Non penso sia permesso a nessuno disquisire sui legami che fanno incontrare le persone e le portano a sperimentare un percorso di vita insieme. Credo che per uno Stato questo patto di Unione sia una garanzia della tenuta solidale della società. I passi non possono essere troppo esasperati, ma neanche rimandati, semplicemente con determinazione portati avanti in tempi certi.
Dire questo NON significa essere contro la famiglia, come, Formigoni vorrebbe farci credere. Anzi a maggior ragione è necessario evitare di riempirsi la bocca con questa parola senza poi mettere in campo alcunché di concreto per aiutarla. Sono convinto che l’investimento sulle giovani coppie e sui loro figli sia una delle priorità che dobbiamo darci e che con obiettività dobbiamo riconoscere nella “cattolicissima” Italia non abbiamo saputo fare con coerenza. Basta leggere il nostro tasso di natalità e confrontarlo con quello della “laicissima” Francia.
Ma per quanto riguarda i cattolici, pongo a Formigoni il quesito contrario. È compatibile per un cattolico militare con lui? Non voglio fare lo stesso errore e dare una risposta, ma da Ruby a Daccò, passando per il San Raffaele e il Santa Rita, gestione discariche e mi fermo qui non per mancanza di riferimenti, il dubbio si insinua. D’altra parte, se non ricordo male, su alcune tavole dove erano indicate alcune semplici regole non si parlava di unioni di fatto, ma di altre elementari regole da RISPETTARE. È tempo per i cattolici di ritrovare quella forza di iniziativa che sappia guardare alle persone in difficoltà, ai vecchi e nuovi bisogni e che faccia della solidarietà la caratteristica del nostro modo di uscire dalla crisi. Non voglio suscitare eccessivi dubbi al presidente Formigoni, ma chiedergli di evitare inaccettabili appelli si, se non altro per una questione di pagliuzze e di travi.
Pagliuzze che, ne sono piu che convinto, nulla hanno a che fare con le chiare parole di Bersani.

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Cosa penso di quello che è successo ieri

Vi sono alcune occasioni più di altre che si sente il bisogno di dire quello che si ha dentro, senza troppo preoccuparsi del consenso o dissenso conseguente. La lettura dei giornali di oggi, specie di alcuni, hanno suscitato in me questa necessità.
Ma come? Di fronte ad una discussione su una mozione di sfiducia a Formigoni, si è ritenuto di dare uno spazio enorme all’assenza del capogruppo PD Luca Gaffuri, quasi che mettere in uguale evidenza i due fatti garantisse una sorta di par condicio?
Conosco Luca da anni, sono orgoglioso di essere suo amico
. So con quanto impegno e determinazione ha portato avanti il suo lavoro nel gruppo occupandosi di “tanta cucina” e non manifestando fastidio verso chi invece ha sempre preferito inseguire le luci della cronaca che occuparsi dei doveri del mandato. Non ha potuto partecipare alla seduta di ieri – fra l’altro spostata ad uso e consumo della maggioranza – per motivi che rientrano nella sfera della riservatezza personale, non propriamente opportuni, ma che non possono essere banalizzati come vacanze a basso costo. Trovo inaccettabile l’attacco che alcuni oracoli di tutti i giorni gli hanno mosso su alcune prime pagine e di altri che confondono la redazione del loro giornale con l’ufficio rottamazione del PD.
Questo non è difendere la casta, è dire basta a chi comodamente seduto o distrattamente passeggiante nei corridoi delle istituzioni pensa di distruggere storie personali, oltretutto nel caso delle regioni confortate dal voto esplicito (PREFERENZE) degli elettori, senza nessun pudore e rispetto. Dove erano questi signori quando NOI denunciavamo quanto poi è emerso sulla gestione di Regione Lombardia? Dove erano quando il presidente Formigoni firmava la presenza in aula senza partecipare ai lavori? A fotografare Bossi junior e Nicole Minetti e spiegarci che in fondo erano si ingenui ed inesperti, ma anche simpatici. Risparmio il resto.
Da parte mia non sono disponibile a sopportare che nel partito vi siano furbetti che a certa stampa strizza l’occhio pensando di costruire il proprio “glorioso” futuro. Essere nuovi significa fare cose diverse, non fare in modo diverso le cose di sempre! Così come credo che dopo l’invereconda messa in scena di ieri con una maggioranza regionale che ha mostrato fino in fondo di quanta presunzione, arroganza e attaccamento al potere sia capace, il PD debba cambiare tono, alzare il tiro! Non deve passare giorno senza denunciare come questa presunta eccellenza lombarda nasconda tanta insopportabile schifezza (si uso anch’io un tono poco istituzionale).
E lo faremo con alla guida del gruppo Luca Gaffuri che, come sempre ha fatto con pazienza, costanza, competenza continuerà a impegnarsi al Pirelli e in giro per tutto il territorio lombardo, mi auguro incontrando anche da parte dei mezzi di informazione una maggior considerazione nel merito.

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