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Senatori…

sordiRicordate “I Vitelloni di Fellini”? In particolare la scena nella quale un grande Alberto Sordi saluta in modo piuttosto pittoresco un gruppo di lavoratori? Sia pur con stile molto più educato é quanto il Governo sta attuando al Senato: una decisa accelerazione della sua trasformazione. O meglio, il suo sostanziale superamento. In fondo sta avvenendo quello che era stato detto e promesso. Superando a piè pari tutti i tentativi di resistenza, di apertura di tavoli e tavolini di confronto tesi più a rimandare che approfondire le riforme.
Non c’è che dire, Renzi sta tenendo il passo, lo ha fatto con le Provincie, lo sta facendo con il Senato. Quello che dice cerca di attuarlo in tempi certi. In questo si nasconde gran parte del segreto del suo successo!
Certo è scattata un po’ di reazione. Se piuttosto attesa quella dell’opposizione, divertente rilevare i veri e propri “testa coda” di alcune posizioni, un po’ sorprendente, e a mio giudizio inopportuna, quella di alcuni senatori PD. Che all’interno del Partito vi siano alcuni distinguo é noto. Inevitabile direi, e per certi versi persino positivo. Di fronte ad una riforma istituzionale, che di fatto azzera il bicameralismo perfetto, partire da sottolineature diverse é utile e fondamentale per giungere ad una sintesi felice. Meno se i distinguo vengono non esposti e sviluppati in un confronto interno nel partito, ma tradotti in una proposta di legge alternativa a quella del Governo.
Sia chiaro, anch’io penso che il testo proposto possa essere migliorato e mostri alcune palesi semplificazioni discutibili, ma é altrettanto evidente che la volontà di cambiamento é da anni che viene promessa dai partiti, richiesta dai cittadini e costantemente rimandata. Non é più tempo di confronto fra proposte diverse nate in senso al PD, é utile presentare emendamenti da esaminare, in alcuni casi a mio giudizio anche approvare, ma che abbiano un percorso ben definito per modi e tempi. Il Governo Renzi e il Pd su questo si giocano la credibilità del loro progetto politico, l’idea di modernizzazione del Paese e del suo modo di essere, partendo dalle istituzioni per arrivare alle altre forme di organizzazione sociale. C’è chi dice che mettere mani a certi argomenti é pericoloso per la democrazia? Non lo é forse di più far ulteriormente crescere il distacco, se non l’ostilità dei cittadini verso le Istituzioni stesse continuando con un oramai inaccettabile immobilismo?
Nel film di Fellini a Sordi una qualche disavventura capita. Spero proprio non succeda a Renzi, anche perché con i Senatori sono stati usati toni sì decisi, ma pur sempre rispettosi. E inoltre quelli di Sordi erano lavoratori …..

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Attenzione al Gattopardo

pd-urneSi è finalmente conclusa la maratona congressuale. Domenica, con la nomina della direzione regionale, è di fatto terminato un percorso infinito di riscrittura del PD che, a onor del vero, ha incluso tappe fondamentali non previste, come il cambio di Governo.
Ora per quanto riguarda la Lombardia, che ha provveduto anche a cambiare il capogruppo in Consiglio Regionale, manca solo la designazione della Segreteria e  si può partire per un nuovo percorso. Ma diamo un’occhiata al treno e alla sua composizione. Beh un po’ di perplessità nasce. Se si avverte la necessità di un cambiamento è buona cosa proporlo con decisione, senza cadere in troppi e soliti compromessi e contraddizioni. Se guardo al quadro nazionale, continuo a pensare che il problema NON fosse Letta, si è fatto un gran ribaltone per poi leggere, senza bisogno di particolari lenti di ingrandimento, di una certa influenza di alcuni “vecchi” (al di là delle imbarazzanti telefonate di Barca). Spero e voglio pensare che durante il percorso ci si liberi di questo fardello e il giovane Governo sappia trasformare l’inesperienza, e in alcuni casi improvvisazione, in entusiasmo e fiducia, capaci di risvegliare e rimettere in moto il nostro Paese.
Così come mi auguro che a livello regionale si superi questo momento dei grandi, o piccoli, accordi, ancora più insidiosi perché negati, e si inizi a navigare in mare aperto. Di certo più che mai c’è bisogno di un lavoro collettivo, non solo perché manca un Renzi lombardo, ma  perché va recuperata la costante difficoltà ad ottenere consenso in periferia per essere credibili e vincenti in quella Lombardia “minore” che messa tutta assieme ha dimostrato di contare più di Milano. Per farlo non bastano campagne di colonizzazione, servono grandi capacità  di ascolto e di valorizzazione del consenso, dove la classe dirigente non viene scelta a tavolino dalla sublimazione della tattica, ma riconosciuta dalla base che ambisce a rappresentare. Tornare a lavorare pancia a terra dialogando con i cittadini, affrontando i problemi veri è il percorso da intraprendere. Da parte di tutti, indipendentemente dai ruoli avuti, sia attraverso il voto che la “mediazione”. Perché l’unico vero pericolo che corriamo è che si viva la vicenda del GATTOPARDO: dire di cambiare tutto per poi non cambiare nulla.

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Se potessi avere cento euro al mese…

renziE mercoledì é arrivato! Il presidente Renzi ha illustrato le volontà del Governo. Certo si tratta di annunci che hanno bisogno di una concretizzazione legislativa, ma tracciano il percorso che si vuole seguire. Ed é nella direzione di intervenire a favore dei redditi più bassi, scegliendo di ridare, oltre a qualche euro, anche e soprattutto qualche speranza in più a quelle persone che vivono un momento di particolare disagio. Scelta possibile, anche per lasciti dell’esecutivo Letta, che raccoglie il consenso del sindacato, con Susanna Camusso, ohibò, in testa. Penso si sia fatta la scelta giusta. Andava smontato il presunto derby Irpef – Irap ed evitato il peggiore dei risultati ovvero un pareggio che avrebbe disperso le risorse, non ingentissime, un po’ qua è un po’ là, lasciando tutto come prima.
Certo non si può rimandare un’azione a favore dell’impresa e del lavoro. Lavoro, cuneo fiscale, semplificazione burocratica, rilancio della ricerca e dell’innovazione, snellimento istituzionale, investimento nella formazione, solo per mettere in fila un po’ di titoli, sono URGENZE da affrontare subito. Al momento più che dei possibili stanziamenti a disposizione (che se spalmati rischiano di essere davvero ininfluenti) hanno bisogno di leggi di riforma. E su questo bisogna davvero mettercela tutta!
La riforma del bicameralismo é positiva, la necessaria ragione di questo impianto istituzionale é oramai superata, la proposta di legge elettorale, e gli  ”incidenti” che ne stanno caratterizzando l’iter, qualche perplessità la suscitano. Non dimentichiamo che quando si deve, e si vuole, trovare una larga condivisione, il risultato é pur sempre una “mediazione”. La riforma, o superamento, delle provincie non si sa che fine farà. Ma altrettanto necessario é l’abbattimento di tutte quelle norme, di quegli iter autorizzativi, di quella sovrapposizione di competenza tra enti ed istituzioni diverse, che per l’impresa rappresentano tempi e costi insopportabili, minandone competitività e sopravvivenza. Penso che il Presidente Renzi lo sappia, e di fatto abbia anche in questo caso si partito da un’iniziativa apparentemente minore – la ristrutturazione delle scuole – ma che in realtà esprime una concreta volontà di intervento cominciando da formazione e GIOVANI.
“Se potessi avere 1000 lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità”, recitava una vecchia canzone di Gilberto Mazzi. Centro euro probabilmente solo la soluzione ad alcuni dei tanti problemi che numerose famiglie vivono. É solo un inizio, in ogni caso un buon inizio.

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Per chi suona la campanella

letta_renzi_campanella_01“È finita la ricreazione”! Vero, caro Presidente del Consiglio, è finita. Ma sono certo che NON ti riferivi al lavoro di chi  ti ha preceduto e che, diciamo in modo particolarmente ruvido, hai di fatto voluto sostituire. Non puoi infatti dimenticare che LETTA ha accettato un incarico non facile in una situazione drammatica, con un PD sbrindellato e umiliato dopo il tentativo di dar vita ad un Governo Bersani e un Parlamento che vergognosamente mostrava tutta  la sua inadeguatezza sull’elezione del Presidente della Repubblica. Se avesse guardato all’interesse personale avrebbe detto NO grazie. Qual era la convenienza in quel contesto a dar vita ad un Governo con un accordo, NON alleanza, con il PDL, incontrare Berlusconi, NON a casa sua, tentare di dar vita ad un Esecutivo capace di affrontare alcuni nodi spinosi, dalla riforma elettorale e istituzionale al rilancio economico? Ma chi ha il senso dello Stato sa che in alcuni casi tocca a te, solo a te, e non puoi dire di no. E così Letta ha fatto. Non è riuscito in tutto, troppe le difficoltà e forse troppo corretto lo stile stante la “qualità” dell’ambiente politico. Però…forse che la nascita del NCD è casuale o frutto del NO ad una sottesa richiesta di immunità? Forse che il “vero” ritrovato ruolo europeo, ben diverso dalla finzione di Monti, non nasce dalla riconosciuta competenza e autorevolezza del Presidente del Consiglio? Forse che il lento segnale di ripresa, guardate alcuni indici di dieci mesi fa e quelli odierni, è frutto dei borbottii di Squinzi o dell’inizio di un percorso diverso? E infine, forse che il tentativo di fare qualche riforma vera, che rappresenta un buon punto di partenza per il nuovo Governo, non è frutto del coraggio di “andar contro” a tanto conservatorismo anche di casa nostra?
Questa determinazione e serietà meritava una maggior considerazione e, per dirla chiara, di rappresentare il nostro Paese e l’intera UE nel migliore dei modi durante il semestre europeo a guida italiana. Così non è stato. E il freddo passaggio di consegne, la serietà contempla anche la sincerità, NON significa una presa di distanza. Ma appunto  ”LA RICREAZIONE È FINITA”, ma per te quale nuovo Presidente del Consiglio e per il NOSTRO PD chiamato, questa volta probabilmente davvero, all’ultima possibilità.
Non è più il tempo dei facili slogan, di efficaci proclami e di sforzi di rinnovamento. È il tempo dell’azione, in un contesto più semplice, grazie a chi ti ha preceduto, ma non facile. Possibile però. Sappi che avrai senza ipocrisia l’aiuto di tutti, almeno me lo auguro. Di certo chi ha sostenuto e apprezzato il lavoro di Letta è rimasto un po’ deluso del tuo comportamento, ma che sa che sei il NOSTRO Segretario e da oggi il NOSTRO Presidente del Consiglio. Ma che soprattutto sa che in gioco c’è il futuro dell’Italia, dei nostri concittadini, in particolare di quelli in difficoltà, e si chiede non come trarre giovamento dall’essere”renziani”, ma come aiutare il Presidente Renzi nella conquista del traguardo che ci ha indicato.

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Direzione nazionale PD: “…e tutto ad un tratto il coro!”

Enrico_Letta“…e tutto ad un tratto il coro!” gridava ad un certo punto il grande Carlo Dapporto in una nota pubblicità degli anni…. Beh lasciamo perdere. Temo sia quanto è avvenuto ieri quando la Direzione Nazionale del PD ha di fatto sfiduciato il Governo Letta.
E il coro, composto dai vari Massimo, Dario, Walter, Giuseppe, Piero, Gianni (suvvia, i cognomi metteteli voi tanto li conoscete) ha cantato “….uno di noi, uno di noi, Matteo sei uno di noi!”. Infatti al di là delle possibili considerazioni sulla coerenza,  il grande pericolo che Renzi, e con lui il PD, corre é di essere percepito come uno dei tanti, proclami, promesse e poi alla prima occasione
Non so se la Direzione Nazionale di nominati – rigorosamente e “coerentemente” in Assemblea si è votato una lista bloccata – e i gruppi parlamentari – che hanno dimostrato un vero attaccamento…al Paese? no, alla possibilità di rimanersene a Roma fino al 2018  - hanno bene interpretato il voto delle primarie per l’elezione del Segretario. Di certo NON il mio che era volto a costruire un Partito realmente nuovo,  determinato a sostenere il Governo Letta nel percorso di riforme, capace di mettere in campo una proposta vincente alle elezioni, guidata da un Renzi LEGITTIMATO dal voto popolare, non da una anomala crisi extraparlamentare.
Ma forse sono io ad aver  capito male. Si sa, il toscano è una lingua “da interpretare”. Non mi iscrivo alla lista di quelli che “conviene adeguarsi”,  non ho seggi da difendere, ho un ruolo istituzionale, svolto e legittimato più che altro dal territorio, messo a dura prova più dalla dirigenza romana che dalla rabbia e dal disagio dei cittadini.
Mi sento perciò libero di dire che il cinismo con il quale è stato trattato LETTA sia una brutta pagina per il PD. Soprattutto se usato sia da chi deve ancora dimostrare cosa vale, sia da chi nel giro di pochi giorni è passato all’interno del partito dalla minoranza alla maggioranza, mantenendo del resto viva una “certa” tradizione.
Sia chiaro però che con un po’ di disillusione in più, é oramai a livello polare, sarò comunque come  sempre in trincea a difendere un’idea di società solidale che spero  tanto sia ancora un riferimento per il mio partito.
Un’ultima riflessione. Grazie ad Enrico Letta. Ha retto il Governo in un momento non difficile, ma difficilissimo. Ha ridato una vera dignità internazionale all’Italia. Ha dato esempio di sobrietà e serietà, nonché di normalità nel ricoprire le più alte cariche pubbliche. Lo ha fatto con una maggioranza di “emergenza” e con un PD non certo graniticamente solidale. La politica italiana di questi anni, è vero, è troppo paludosa per cogliere queste potenzialità. Preferisce i proclami e gli effetti speciali.
Speriamo bene. Buon lavoro Renzi, auguri Italia.

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Cambiamento

pd_bandiereE allora?
Sondaggi alla mano, ahimè piuttosto uniformi, se si votasse oggi, applicando la legge elettorale in discussione, il centrodestra vincerebbe. Certo, è un’ipotesi che prefigura una ricostruzione di una coalizione che vede assieme FI, NCD, Fratelli d’Italia e Casini (chissà come deciderà di chiamarsi). Processo che però è velocemente in atto. Bisogna prendere atto che l’elezione di Renzi alla segreteria del PD non é sufficiente a risolvere la difficoltà del centrosinistra a conquistare in modo forte la guida del Paese. L’indubbia crescita del consenso, inferiore rispetto a quanto ci si augurava, difficilmente in queste condizioni basterà per arrivare alla fatidica soglia del premio di maggioranza o alla conquista del turno di ballottaggio.
Allora bisogna mettere in atto, senza ansia perché ci sono tempi e potenzialità per farlo, delle contromisure adeguate.
Comincerei con il messaggio che ha accompagnato l’elezione di Renzi: CAMBIAMENTO. Deve essere mantenuto e rafforzato. Troppe volte viene sacrificato in nome di vecchi riti e di soliti compromessi. Non basta dare un messaggio nazionale se poi sui territori si inseguono altre logiche. Persino imbarazzante rilevare come una classe politica senza consenso “galleggi” in questo modo e cerchi di perpetuarsi. Il problema è che poi ne risente la credibilità della proposta! La stessa vicenda Cuperlo era facilmente prevedibile ed evitabile. Quando mai il leader di un’area può rappresentare un ruolo di garanzia come quella del Presidente del Partito?
Lo stesso iter della proposta di riforma della legge elettorale rischia di essere un appesantimento per il PD. L’aver rinunciato alle preferenze, ma soprattutto aver dato l’impressione di aver assecondato FI, non è stata una scelta particolarmente lungimirante.
Allora va cambiato anche il rapporto con il Governo. Se infatti bisogna chiedere con forza di evitare decreti pasticciati e poi difficilmente difendibili, è altrettanto utile valorizzare quanto di positivo viene fatto. In condizioni difficilissime, ma viene fatto. Ci piaccia o no i cittadini vedono questo esecutivo come espressione del PD, teniamone conto evitando di lasciare il presidente Letta, in alcune occasioni, solo.
Allora dobbiamo riprendere con forza il tema delle alleanze. Sembra quasi che per noi non esista. Invece esiste eccome. Dove governiamo, lo facciamo in coalizione. Alle prossime amministrative è in coalizione che ci presenteremo. Senza alleanze come pensiomo di raggiungere l’ipotetico 37%? Vogliamo riaprire un momento di confronto nel merito e sui problemi, teso a costruire coalizioni vere? Rivendicando il ruolo che ci compete, che non é l’esasperazione di una “magnifica solitudine minoritaria”.
Allora vanno superate tante resistenze interne e tante incoerenze. Va testimoniata la volontà di cambiamento dove tutti gli esponenti del PD si chiedono cosa possono fare per aiutare il Segretario Nazionale, non come possano trarne vantaggio proclamandone l’appoggio.
Allora si tratta di metterci al lavoro, con determinazione perché l’illusione di aver già risolto il problema è già svanita…

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La grande responsabilità che tocca a Renzi e a tutti noi

renziPiù che una vittoria, un trionfo. Se si somma poi al risultato, non banale, di Civati e, non nascondiamolo, alla delusione che le primarie hanno consegnato a Cuperlo, quella di Renzi è in assoluto la vittoria più importante e “politicamente” pesante che sia mai stata assegnata ad un leader del centrosinistra in Italia. Si somma la capacità di mobilitazione – i quasi 3 milioni di cittadine/i che si sono recati alle urne fanno arrossire le poche migliaia che hanno eletto Salvini e i non meglio precisati numeri che hanno  incoronano altri leader – al risultato che segna la forte richiesta di CAMBIAMENTO.
Renzi ha ora una responsabilità enorme. Il suo successo può cambiare la storia del nostro Paese, il suo fallimento segnare la fine del PD come forza riformatrice della politica italiana. Dovrà riuscire nell’intento di caricare Letta di quella forza necessaria per imporre alcuni temi cari al centrosinistra fino ad ora impediti da FI e dalla sua corte di cortigiani e ballerine. Dovrà farlo con l’autorevolezza e la pazienza del Segretario del più grande Partito Italiano, che non soffre di gelosie, ma ha principalmente a cuore l’interesse della Nazione e dei cittadini. Dovrà farlo riuscendo a permettere al Governo di completare quel lavoro di “necessita” per il quale è nato, ma anche costruendo senza indugio l’alternativa futura che fra non moto dovremo presentare. Dovrà farlo riuscendo a trasmettere l’entusiasmo di questi giorni al prossimo appuntamento elettorale sia delle amministrative, sia, questo si davvero complicato, delle Europee. Proposte concrete, chiare e attuate è la strada obbligata che si trova di fronte. Aiutiamolo a farlo, rimessando le piccole certezze, i privilegi, le vecchie incrostazioni,  che si nascondo dietro a molti suoi sostenitori, anche della prima ora. Se il passo deve cambiare, cambi per tutti, per davvero. E il primo segnale deve essere nel Partito e nelle Istituzioni. Basta elezioni con il “porcellum” nel PD, lo critichiamo e poi lo applichiamo! Quanti degli eletti nell’assemblea nazionale lo sarebbero con le preferenze? Basta con sedi centrali e funzionari costosi e del tutto inutili. Servono molto meno risorse, semplicemente vanno distribuite in periferia.
Il secondo riguarda le istituzioni. Sulle provincie ci si pronunci in modo chiaro e definitivo, senza rincorrere le velleità dei tanti aspiranti presidenti che molte volte in maniera grottescamente solitaria ne vaneggiano l’assoluta importanza. Sul Senato buona l’idea di una sua radicale trasformazione. E sui parlamentari, davvero interessante la palese NON rappresentatività manifestata da alcuni di loro in queste primarie, basta con i calati dall’alto e con gli impreparati, vecchi, nuovi, seminuovi o rigenerati che siano, competenza e consenso devono essere le loro caratteristiche!
Quante cose deve fare il nostro Renzi. Ha la freschezza e l’energia per porle e portarle avanti. Ha bisogno della forza di un intero partito che lo sostenga con convinzione per concretizzarle. Ricordando che in gioco non vi è la futura fortuna di una persona, ma l’attuazione di una speranza, di un’ambizione che in tanti inseguiamo da tempo.
Buon lavoro Segretario, per quel che riterrai opportuno, ci siamo!

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Cambia la maggioranza, opportunità anche per il PD

parlamentoCambia la natura del Governo e della Maggioranza. Ci sarà un passaggio parlamentare a suggellare il passaggio di FI all’opposizione, la rottura definitiva del PDL, ma soprattutto il varo di una diversa coalizione che, pur rimanendo provvisoria, appare decisamente  più snella e in grado di fare quello che finora i Brunetta, i Romani, insomma FI, avrebbe  impedito. Ben venga questo momento a suggellare un cambio che deve riguardare non solo il centrodestra, ma anche e SOPRATTUTTO  il PD e il Centrosinistra. FI ha già iniziato una campagna elettorale lunga ed insidiosa. Berlusconi quanto è inadeguato come uomo di Governo (non dimentichiamo le SUE enormi responsabilità rispetto la situazione socioeconomica che stiamo vivendo) tanto è formidabile in campagna elettorale. Demagogia, disinformazione, mobilitazione della stampa  e tv di famiglia, demonizzazione del centro sinistra e del nuovo centro destra quali partiti delle tasse,  l’Europa e l’euro che ci mettono in ginocchio: gli argomenti che verranno usati in abbondanza.
La risposta deve essere FERMISSIMA. Sia da parte del Governo, sia da parte del PD. LETTA deve dare una forte accelerazione nel campo delle riforme: cambio della legge elettorale, effettivo taglio dei costi della politica e snellimento istituzionale NON possono più essere rimandate. Così come deve varare riforme in campo economico e fiscale effettive, basta con le finzioni su IMU e IVA, ci vogliono misure  vere  e concrete. Di mio oserei qualcosa anche sul conflitto d’interessi che in ogni passaggio politico delicato mostra tutta la sua gravità in termini di trasparenza e correttezza di informazione.  RENZI, più che mai mi auguro diventi Segretario, dovrà supportare il Presidente del Consiglio nel cambio di marcia e dovrà saper dare una forte impronta del PD a questo cambiamento. Dovrà soprattutto ricordare, non contro, ma con Letta, ad Alfano che anche noi possiamo  dire basta se vi sarà l’ennesimo tentativo del nuovo centrodestra di intestarsi tutti i meriti e scaricare tutti i problemi.
Importante è non sottovalutare FI e il centrodestra. Lo abbiamo già fatto con Monti, e ne abbiamo patito le conseguenze.

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Rinnovamento, il PD non può mancare all’appuntamento

primarieQuanto si temeva non è avvenuto. Anche gli iscritti hanno scelto, in modo piuttosto deciso,  di indicare Renzi quale potenziale Segretario Nazionale del Partito Democratico. Si è evitato che il risultato di questa fase di “convenzioni” segnasse un risultato  diverso da quello prevedibile delle  primarie previste per l’ 8 dicembre. Penso sia un fatto importante, che debba far riflettere  sia chi difendeva con Cuperlo l’idea del Partito degli iscritti, da contrapporre al Partito aperto, sia chi ha caldeggiato – a onor del vero assieme all’amico  Civati al quale va riconosciuto un risultato tutt’altro che banale che dovrà a mio giudizio trovare un’adeguata valorizzazione – con Renzi la tesi opposta. Se infatti sono gli stessi iscritti ad essersi espressi al riguardo, ponendo fine mi auguro in modo definitivo ad una inutile discussione, rimane il tema di come attrezzare il Pd a partire dalle primarie prossime. La scommessa per il nuovo Segretario, che più che mai auspico sia Matteo Renzi, sarà quella di tenere assieme la passione, l’impegno, l’organizzazione di una “militanza” fortemente delusa che non ha ancora superato la “discarica dei 101″ e  che rischiamo un po’ alla volta di disaffezionare. Bisogna aprire le porte, e anche le finestre, delle nostre sedi ad energie, contributi, partecipazioni fresche e competenti, capaci di rimetterci in dialogo con la società italiana, da troppo tempo distante dalla politica e dal centrosinistra in particolare. Più che mai emerge in questi momenti l’inadeguatezza di certa classe parlamentare e politica che cerca di decifrare con codici antichi il momento attuale, che cercando spiegazioni si rifugia nella difesa di un passato, sia pur glorioso. Non può più essere così, ce lo dice la base del nostro partito, dagli iscritti, ai cooordinatori di circolo, ai volontari “delle salamine”.
Ma più che mai anche per i sostenitori della linea vincente si manifesta la necessità di essere all’altezza del compito ricevuto. Cominciando dalla capacità  di mettersi in discussione non chiudendosi a riccio, ma aprendosi, vivendo questo momento nel modo più inclusivo possibile. Non è l’indicazione di una nuova classe dirigente, che poi così nuova non è mai, che è stata data, quanto piuttosto l’indicazione di un metodo di individuazione delle persone, donne e uomini, giovani e meno giovani, alle quali vogliamo affidare ruoli di responsabilità. Premiando, questo si è manifestato in modo chiaro, la spinta al rinnovamento, accompagnato però da qualità e competenza. Nella politica italiana, in ogni “casa”,  sono aperti cantieri di rinnovamento, più o meno desiderati, ma comunque aperti. Sarebbe perlomeno strano, per noi imperdonabile, che proprio il Pd che per primo ha saputo mettere in discussione importanti appartenenze per sfidare con coraggio il futuro con una proposta fortemente innovativa mancasse l’appuntamento!

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Con Letta e Renzi lungo la strada del futuro

letta_girelliSi è chiusa la prima  parte dei congressi provinciali del PD. Non mi dilungo nel commentare i risultati. Mi limito a ripetere quanto detto “prima”, ribadendo che è stato un errore non aver aperto la consultazione a simpatizzanti e sostenitori, ma averla ridotta ad una “conta interna”, a volta più “spintanea” che spontanea.
Ora si apre di fatto il mese di confronto che ci porterà all’ 8 dicembre, data nella quale con primarie “aperte” eleggeremo il Segretario nazionale del PD. Non ho dubbi, da sostenitore di Enrico Letta da sempre, voterò e sosterrò Matteo Renzi. Lo farò dopo aver appoggiato, sia pur con qualche tiepidezza a suo tempo non nascosta, Bersani. Lo farò perchè ritengo che proprio quanto avvenuto dopo le  ultime primarie nazionali ci dimostra la necessità di una cesura verso un gruppo dirigente monolitico, verso un modo di concepire la politica superato e ormai completamente incomprensibile per i cittadini. Lo farò perché sono più che convinto che è dalla convergenza tra l’autorevolezza e competenza di Letta e l’energia e capacità di coinvolgimento di Renzi che può nascere la proposta capace, finalmente!, di permettere al centrosinistra di governare con autonomia.
Certo non è una  strada in discesa quella che abbiamo davanti, bisogna fare i conti con nuovi e vecchi vizi, ma è un’opportunità che NON possiamo mancare. Fondamentale è che il Governo possa attuare con decisione alcune azione tese al rilancio economico, ma anche e soprattutto che il PD, eletto il suo segretario, cominci a lavorare ad una  squadra realmente capace oltre che nuova. Riforma elettorale e della giustizia (i tempi di quella civile sono davvero inaccettabili) sono importanti, ma non certo sufficienti a “innovare” il Paese che ha si bisogno di interventi di forte “manutenzione” istituzionale, ma anche di spinte a modificare gran parte delle sue organizzazioni, non solo pubbliche. Renzi, per poterlo fare, dovrà aggiungere all’entusiasmo la capacità, alla comunicazione “che arriva” i contenuti “che cambiano”, agli amici della prima ora, che in politica non sempre sono i più sinceri, i sostenitori e i collaboratori che gli servono per mettere in campo una squadra di qualità. L’ 8 dicembre sarà un giorno importante. Rispetto le altre proposte in campo, ma più che mai penso che l’unica vera opportunità di ricominciare a dialogare con i cittadini sia rappresentato da Renzi.

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