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Salvaguardare la montagna

lombardia_pirelloneSeconda Giornata in Consiglio Regionale per l’approvazione del bilancio: sono stati presentati e approvati alcuni ordini del giorno sul contrasto alla mafia.
Inaspettatamente “passa” anche un emendamento, per un milione di euro, a favore dei territori montani. Il testo, presentato in modo trasversale e poi difeso solo dal PD, raccoglie il voto favorevole, o l’astensione,  di alcuni dissidenti della Lega e del centrodestra. A volte di fronte a problemi concreti anche la maggioranza comprende l’importanza di accogliere le proposte della minoranza.
Salvaguardare la montagna non è una possibilità, ma una urgente e prioritaria necessità!

IL TESTO DELL’EMENDAMENTO

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Sulla metropolitana di Brescia Maroni mantenga gli impegni

Brescia_metropolitanaMaroni mantenga gli impegni e attribuisca il giusto corrispettivo alla metropolitana di Brescia. 1,75 euro al Km è irrisorio. Lo chiediamo con forza dal consiglio regionale con il collega Tomasi, ma soprattutto dal territorio con il segretario del PD di Brescia Giorgio De Martin. (Guarda il video)
Ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: la metro di Brescia, seconda solo a quella di Milano, è l’unica realtà metropolitana sul territorio lombardo. Il successo è indiscutibile lo dimostrano i dati relativi al numero di passeggeri 12 milioni rispetto ai 10 preventivati nei primi 10 mesi. Ma evidentemente questo non basta per l’ottenimento di un adeguato corrispettivo. Al momento per la metropolitana di Brescia è previsto un rimborso di 1,75 euro a chilometro, “troppo esiguo” se confrontato ai 16 euro a Km previsti per le metro di Milano o ai 5,3 euro a Km corrisposti a Bergamo per il tram che collega il capoluogo ad Albino. È evidente la disparità di trattamento tra Milano e Bergamo con Brescia. Noi non rivendichiamo uno spostamento di risorse tra le città, noi chiediamo alla Regione che venga applicato quanto essa stessa chiede a livello nazionale per la definizione dei costi standard per il trasporto pubblico regionale.
Nel tempo ci sono stati diversi passaggi istituzionali che avevano portato ad accordarsi su 8 euro al km. A parole sono stati promessi 10 milioni per la start up della metropolitana di Brescia, ancora adesso visibile sul sito istituzionale, come comunicazione del presidente, però l’impegno di Regione Lombardia per ora è di 6 milioni spalmati 3 nel 2014, 2 nel 2015 e 1 nel 2016. Vogliamo dall’assessore Del tenno risposte concrete e la Commissione Trasporti sarà il luogo opportuno in cui chiederle.
Brescia al di là dei dieci consiglieri presenti in Consiglio regionale, può contare su ben tre assessori in Giunta. Questa non è una questione di appartenenza politica ma di bilancio. Noi chiediamo agli assessori di farsi carico di riequilibrare la situazione. Se infatti Brescia era meritoria nella scorsa legislatura a guida centrodestra di avere un corrispettivo equo deve essere altrettanto meritoria adesso che è cambiato il colore politico della Giunta comunale. Tra i consiglieri vi sono inoltre l’ex vicesindaco di Brescia e la ex presidente comunale il problema esiste ed è conosciuto: adesso è necessario che vi sia un impegno forte di tutti al di là delle appartenenze politiche.

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Il lavoro in Regione in questi anni. Un contributo alla nuova Lombardia da costruire INSIEME

Fare un bilancio di una legislatura finita a metà per chi é stato all’opposizione potrebbe sembrare fin troppo facile. Il lavoro del nostro gruppo, puntuale nel merito dei vari problemi, è stato notevole sia nell’evidenziare le cose che non hanno funzionato che nel denunciare le evidenti distorsioni delle regole. Ma di certo la spallata definitiva a Formigoni e alla sua giunta è stata data dalla autorità inquirente. Questo non deve far venir meno la giusta importanza del lavoro del PD.

Allego una breve relazione della mia attività in Consiglio e nelle Commissioni di cui facevo parte, compreso la rendicontazione del costo delle iniziative promosse in questi anni. È un dovere di comunicazione e di trasparenza nei confronti del mio partito e dei cittadini.

Il lavoro in Consiglio regionale 

 

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Formigoni e Maroni: un patto politico basato sul ricatto. Noi pronti alle dimissioni e al voto

L’accordo raggiunto tra Roberto Formigoni e la Lega di Maroni è la massima esemplificazione del degrado politico nel quale il centro destra ci ha condotto. Due sono gli elementi inaccettabili.
Da un lato un Presidente di Regione, e smettiamola di chiamarli Governatori, che di fronte ad una vera e propria epidemia di reati contestati a Lui e a esponenti della sua maggioranza continua imperturbabile a rivendicare capacità di buon governo. Il solo sospetto di condizionamento da parte della malavita organizzata dovrebbe condurlo a sciogliere immediatamente il Consiglio, cosa che  avrebbe già dovuto fare per la vicenda Daccò e tutti i fatti precedenti. È questa la palese dimostrazione che dopo quasi 20anni di gestione di potere “vero”, Formigoni ha completamente perso il senso del ruolo ricoperto, confondendo se stesso e il proprio futuro con quello di Regione Lombardia. Si tratta di una vera e propria patologia pericolosissima per lui, e mi dispiace, e devastante per l’istituzione, e di questo sono profondamente indignato.
Di contro ci troviamo di fronte ad un patto politico fra PDL e Lega, o meglio in questo tempo di personalizzazione della politica, tra Formigoni e Maroni basato su un evidente ricatto. Il messaggio che si sono scambiati è chiaro:  se cade la Giunta lombarda lo stesso avviene per Veneto e Piemonte e  i possibili accordi elettorali per le politiche passano attraverso un nuovo assetto politico in Lombardia. Il tutto con buona pace di veneti e piemontesi e dei rispettivi Consigli ridotti a semplici esecutori di ordini superiori.
A questo schema come gruppo del PD ci siamo ribellati con forza dimostrando concretamente la disponibilità alle dimissioni, consegnandole nelle mani del nostro capigruppo. È chiaro che senza un sussulto di dignità di parte della maggioranza non sono sufficienti per sciogliere il Consiglio. È però altrettanto chiaro che se questo non avvenisse  è necessario rivedere il modo di fare opposizione. Durissima e senza possibilità di dialogo nell’istituzione  e mobilitazione fra i cittadini nei quali è tempo di far tornare capacità di giudizio e di scelta. Il compito non facile che ci aspetta è convincere le persone che corrotta non è la politica, ma alcuni, ahimè tanti, politici, così come “marcio” non è il sistema, ma alcuni suoi rappresentanti. Sforzo immane, ma impresa doverosa per chi ha a cuore il proprio Paese. L’alternativa è infatti un’involuzione democratica magari poco percettibile e spacciata per necessita,  ma che sarebbe comunque il commissariamento della rappresentatività popolare.

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Acqua: il governo Berlusconi boccia la Lombardia

Dopo l’impugnativa del Governo, mercoledì sera in Consiglio dei ministri, della legge regionale sui servizi idrici siamo intervenuti io e Gianbattista Ferrari.

“La bocciatura da parte del governo di parti sostanziali della legge regionale lombarda sull’acqua è una buona notizia – spieghiamo – Avevamo contestato in Aula quel testo perché toglieva ruolo ai comuni. In particolare il fatto che la società patrimoniale, prevista dalla normativa lombarda, si appropria come soggetto privato delle reti idriche, espropriando le comunità locali che vengono di fatto anche escluse dalle scelte più importanti che riguardano la gestione dell’acqua. La Giunta regionale avrebbe fatto bene ad ascoltare le nostre proposte, perché avrebbe evitato i profili di incostituzionalità che oggi il Governo contesta”.

“L’acqua – concludiamo – è un bene pubblico che ha a che fare con l’alimentazione, la salute e il benessere dei cittadini. Formigoni e i suoi assessori colgano l’occasione per tornare in Aula e modificare profondamente la legge”.

Ecco lo stralcio del comunicato del Consiglio dei ministri:

Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto e su conforme parere dei Ministeri competenti, ha impugnato le seguenti leggi regionali:

2) Su conforme parere del Ministero dell’Ambiente, la legge della Regione Lombardia  n. 21/2010, che detta disposizioni in materia di servizi locali di interesse economico generale e norme in materia di gestione delle risorse idriche. Essa  presenta profili di illegittimità costituzionale poiché stabilisce che gli enti locali, per la gestione del servizio idrico integrato, possono costituire una società patrimoniale di ambito, conferendo la proprietà delle reti, degli impianti, delle altre dotazioni patrimoniali del servizio idrico integrato, e, in caso di partecipazione indiretta, del relativo ramo d’azienda. Tale previsione contrasta con le norme statali di riferimento, contenute nel Codice dell’Ambiente e nell’articolo 23 bis del d.l. 122/2008, che affermano la proprietà pubblica delle reti e delle  infrastrutture idriche. Inoltre illegittima è la norma secondo la quale i nuovi enti responsabili dell’ATO possano assegnare alla società patrimoniale costituita il compito di espletare le gare per l’affidamento del servizio, le attività di progettazione preliminare delle opere infrastrutturali relative al servizio idrico e le attività di collaudo delle stesse. Infatti, la competenza ad aggiudicare la gestione del servizio idrico integrato, in base al codice dell’Ambiente (art.150, comma 2) è dell’autorità d’Ambito, e comunque ad un unico soggetto, non potendosi enucleare una singola attribuzione da devolvere a un soggetto formalmente privato. Le norme regionali invadono quindi la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e della tutela della concorrenza e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, comma 2, lettera e), m) ed s) Cost.

Il link al testo della legge impugnata

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Caro Pd ritrova la mentalità di governo

Pubblico qui di seguito mia intervista odierna a “Bresciaoggi” a firma del bravo Massimo Tedeschi.

Dopo la buriana per la sfiducia (mancata) al governo Berlusconi, l’opposizione si riorganizza. Nei giorni scorsi è stato a Brescia Enrico Letta, che ha riunito gli amici di sempre. Fra loro Gianni Girelli, consigliere regionale, che muove da una premessa: «Il voto parlamentare – spiega – non è stato una sconfitta per il Pd, ma per una maggioranza che era larghissima e ora si misura su tre voti provenienti da partiti nati come antiberlusconiani». Detto questo, secondo Girelli, anche il Pd «deve rivedere la propria posizione». E riscrivere le dinamiche interne. «Noi della componente cattolico-democratica non abbiamo alcuna intenzione di abbandonare il campo – chiarisce Girelli – Siamo fondatori del Pd non per accordi di vertice ma perchè siamo presenti circolo per circolo, paese per paese. Dentro il Pd serve una maggior capacità di unità e incontro, a partire da chi si rifà a un’ispirazione cattolico-democratica». Girelli non pensa tanto alla Bindi («con lei la pace è già fatta») ma «piuttosto a Fioroni».
ALLARGANDO lo sguardo, il consigliere regionale insiste su una duplice necessità per il Pd: «Da un lato superare le appartenenze fra “ex”, dall’altro evitare il rischio che si instauri una mentalità d’opposizione. Così facendo ci si affeziona al ruolo, si esaspera la protesta, ci si preoccupa di avere con sè la totalità di chi è “contro”. Invece non basta la consapevolezza di essere alternativi a chi oggi è al governo, ma è necessario muoversi da forza di governo». Un partito votato all’opposizione «si logora nelle guerre interne». Un partito (potenzialmente) di governo «parla invece al Paese». Qualche esempio? «Fra la Fiom e Marchionne c’è uno spazio talmente largo che il Pd può occuparlo, rivendicando una presenza dello Stato nelle politiche per il lavoro».
AGLI INGOMBRANTI alleati di sinistra Girelli obietta: «Il Pd deve avere il coraggio di dire a Vendola che è il benvenuto se mette assieme la sinistra-sinistra. Ammesso che ci riesca». Il governatore della Puglia è, per Girelli, «interlocutore affidabile, serio, ma che non può essere certo la guida del processo». La sua insistenza sulle primarie suscita una punta di irritazione: «Con che diritto rivendica lui le primarie? Le primarie sono un’invenzione di partito, è ora di smetterla che le chiedano gli altri, ciascuno a proprio uso e consumo».
Girelli suggerisce un percorso più «classico»: «Prima costruiamo il quadro politico, e solo se non ci saranno le condizioni per individuare un leader, si potranno decidere le primarie». Va evitato un nuovo caso-Milano: «Là – dice il consigliere regionale – è stata scelta una persona degnissima, ma attraverso le primarie si è rischiato di predeterminare alleanze e opzioni politiche».
Oggi lo statuto del Pd stabilisce che il segretario del partito dev’essere candidato premier. Tutto ok? «A me la norma va bene. A meno che sia il segretario stesso a sollevare un problema». Per Girelli il Pd «deve saper parlare ai moderati», ma deve essere capace anche di dialogare «con i partiti che li rappresentano, a partire dal tema delle regole».
A PROPOSITO di regole interne, Girelli torna a chiedere «limiti di mandato e alcune incompatibilità». Reclama il ritorno alle preferenze nel sistema elettorale e, se non sarà possibile, «primarie nella scelta dei candidati, per evitare nuovi casi Lusetti, Binetti e Calearo». Infine, il tema-Loggia: «È tempo di pensare seriamente alla riconquista di Brescia. La persona giusta per farlo va cercata a cominciare dal Pd, ma senza fermarci solo lì. Bisogna spostare il tiro, smettendola con attacchi troppo personali a chi governa ma contrastando fortemente la politica che viene fatta. E che bada soprattutto a smantellare cose positive fatte in passato». M.TE.

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