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Pronti al ballottaggio…e al dopo!

Prima che parta la macchina del ballottaggio (e facciamo tutti in modo che mostri il meglio del PD), è necessario fissare alcuni punti che, a mio giudizio, emergono in modo chiaro da queste consultazioni. A partire dalla partecipazione al voto, non scontata in partenza. Anzi in un momento di disaffezione, o addirittura avversione, verso la politica in molti hanno aderito alle primarie come volontà di riaffermare la voglia di decidere. Il dato fra l’altro ha si portato ad un buon risultato di Matteo Renzi, ma non ha messo all’angolo Pierluigi Bersani che in ogni caso ha marcato un certo distacco dal suo maggior competitore. Nichi Vendola ha raccolto il suo voto (dopo aver fatto poesia per un mese fa sorridere il suo richiamo alla concretezza), Laura Puppato e Bruno Tabacci  hanno contributo a dare autorevolezza alla competizione.
Il risultato evidenzia innanzi tutto un aspetto: mai come in questa occasione l’indirizzo di voto dei “maggiorenti” del partito ha avuto uno scarso effetto. Sia perchè alcuni hanno deciso semplicemente di dire pubblicamente per chi avrebbero votato, senza per questo farlo diventare motivo di battaglia quotidiana, sia perchè in queste primarie gli iscritti e i simpatizzanti hanno potuto giocarsela alla pari, anzi in molte occasione con la loro freschezza ed entusiasmo hanno mosso più di un “certo” apparato piuttosto grigio e fiacco. Il voto in determinati territori del Paese lo dimostra con grande evidenza.
Il risultato dà fiducia all’esperienza e alla concretezza della proposta, ma nello stesso tempo chiede ricambio di classe dirigente e coraggio nel programma.
Se il ballottaggio verrà vinto da Bersani, non potrà non mantener fede alla promessa fatta di rinnovamento, anzi in questa settimana dovrà ribadirla con forza, così come non potrà non rispolverare con grande coraggio il miglior Bersani, quello delle liberalizzazioni e dell’innovazione del nostro Paese. Se vincerà Renzi, non dovrà pensare di imbarcarsi, con la squadra dei fedelissimi, in un’avventura  quasi solitaria, ma costruire intorno a sé quell’unita del Pd prima, e di tutto il centrosinistra poi, indispensabile per vincere le elezioni.
È necessario tenere a bada i supporter dalle prime uscite televisive di ieri: alcuni di loro dell’una e dell’altra parte sono stati veramente penosi. Così come sui social network sono comparsi commenti che in alcuni casi, visti gli autori, sono sinceramente imbarazzanti. In gioco non ci sono i posti da ministro o, scendendo di livello, da candidati. Altra sarà la dinamica al riguardo. Perchè se tutto il gran parlare di cambiamento si riducesse alla nascita di due nuove “correnti”, credo che avremmo fatto il primo passo verso la sconfitta. Il voto è stato catalizzato dai candidati, a loro va ascritto il risultato, non a questo o quel sponsor.
A tutti noi spetta il compito di rafforzarli e condurli ad una progressiva convergenza. Essere partito plurale e grande significa sapersi confrontare sul serio, ma anche riconoscersi reciprocamente senza indugi o imbarazzi.
I milioni di italiani che hanno dato vita alle primarie ci consegnano una grande responsabilità, quella di interpretare fino in fondo il ruolo di partito di riferimento del centro sinistra. Da noi dipenderà la vittoria alle prossime elezioni, non possiamo fallire, non per noi, ma per il nostro Paese!

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Ed ora al voto!

Ed ora al voto. È dalla loro “invenzione” che non assistiamo a delle primarie nazionali  del PD dall’esito incerto. Si sono sempre tenute elezioni scontate, dove il risultato si conosceva, eccome. L’unico dubbio era la percentuale ottenuta dai candidati  minori, ai quali spettava più  il ruolo di giustificare le primarie stesse, che di partecipare realmente. La competizione vera l’abbiamo sperimentata in alcune realtà locali, anche importanti come Milano e Genova, registrando a volte  esiti in parte inaspettati. A “perdere” in molti di questi  casi sono stati i candidati del PD, vittime di divisioni e incapacità di presentare una proposta autorevole e unitaria. A sorpresa anche Matteo Renzi vinse le primarie nei confronti di Lapo Pistelli per la scelta del Sindaco di Firenze. Poi le elezioni, quelle decisive, si sono vinte.
Non mi preoccupo quindi dell’esito incerto del voto di domenica, anzi sottolineo anch’io che questo fermento ha fatto bene al PD, riportandolo al centro dell’attenzione e marcando la differenza rispetto ad altri. Se le “nostre” regole sono un po’ barocche, meno male che non bisogna portare le ultime radiografie, come non sottolineare la differenza della serietà di organizzazione rispetto i gazebo volanti della Lega, dove si è animato il sogno di Maroni con una folcloristica messa in scena, o all’approccio “fantozziano” del PDL, dove sembra non si sia capitata la differenza tra candidati ed elettori.
Ma torniamo a noi. Aver aperto alle primarie è stato un modo intelligente di rispondere sia all’antipolitica che ad un’idea “tecnicistica” della politica stessa. Chiamare i cittadini a concorre concretamente nella scelta del candidato premier, uscendo da statuti di partito e discussioni “interne”, è stato un atto di coraggio concreto, un evidente momento di discontinuità vera rispetto al passato. Chiunque perda penso deve sentire il giorno dopo l’obbligo di mettersi al servizio di chi ha vinto, sia per quelli che hanno lanciato la sfida, sia di chi l’ha accettata. Così come si è voluto  riscattare il ruolo dei partiti e del voto. Si è detto un chiaro NO ad una deriva istituzionale dove qualcuno, persino in campagna elettorale, lavora ad una soluzione “tecnica”. Si è ribadito che la guida del Paese va affidata a chi è scelto dai cittadini.
E qui c’è un nodo ancora irrisolto: la legge elettorale. Spero che i parlamentari, anche i nostri, si rendano conto che non cambiare la legge  significa regalare all’astensione e al voto di protesta un altro 10%. Se ciò avvenisse, dovrai, caro PD, inventarti le primarie per la scelta dei candidati, per dimostrare che si fa sul serio (volontari fatevi coraggio!).
Domenica, quindi, al voto. Convinciamo i nostri conoscenti a farlo, facciamo diventare le primarie una grande prova di democrazia partecipativa. Io, come ho tempo fa spiegato, voterò Bersani, ma assieme a tanti lavorerò perché nel PD, accanto all’autorevolezza della guida, si attui un vero rinnovamento in donne, uomini e idee e si sappia fare sintesi di tante sacrosante istanze che i diversi candidati che domenica si confronteranno hanno sollevato e che possono realmente rappresentare l’ossatura di un centrosinistra riformista e capace di reggere la sfida del cambiamento.

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