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PD: un cambio di passo

La politica non è mai un’avventura solitaria, ma è un sentirsi parte di qualcosa che va oltre noi stessi. E’ questa la radice fondante del Partito Democratico.
Matteo Renzi insieme a Enrico Letta ora dovrà dare concretezza alla speranza espressa domenica dai 3 milioni di elettori alle primarie.

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La grande responsabilità che tocca a Renzi e a tutti noi

renziPiù che una vittoria, un trionfo. Se si somma poi al risultato, non banale, di Civati e, non nascondiamolo, alla delusione che le primarie hanno consegnato a Cuperlo, quella di Renzi è in assoluto la vittoria più importante e “politicamente” pesante che sia mai stata assegnata ad un leader del centrosinistra in Italia. Si somma la capacità di mobilitazione – i quasi 3 milioni di cittadine/i che si sono recati alle urne fanno arrossire le poche migliaia che hanno eletto Salvini e i non meglio precisati numeri che hanno  incoronano altri leader – al risultato che segna la forte richiesta di CAMBIAMENTO.
Renzi ha ora una responsabilità enorme. Il suo successo può cambiare la storia del nostro Paese, il suo fallimento segnare la fine del PD come forza riformatrice della politica italiana. Dovrà riuscire nell’intento di caricare Letta di quella forza necessaria per imporre alcuni temi cari al centrosinistra fino ad ora impediti da FI e dalla sua corte di cortigiani e ballerine. Dovrà farlo con l’autorevolezza e la pazienza del Segretario del più grande Partito Italiano, che non soffre di gelosie, ma ha principalmente a cuore l’interesse della Nazione e dei cittadini. Dovrà farlo riuscendo a permettere al Governo di completare quel lavoro di “necessita” per il quale è nato, ma anche costruendo senza indugio l’alternativa futura che fra non moto dovremo presentare. Dovrà farlo riuscendo a trasmettere l’entusiasmo di questi giorni al prossimo appuntamento elettorale sia delle amministrative, sia, questo si davvero complicato, delle Europee. Proposte concrete, chiare e attuate è la strada obbligata che si trova di fronte. Aiutiamolo a farlo, rimessando le piccole certezze, i privilegi, le vecchie incrostazioni,  che si nascondo dietro a molti suoi sostenitori, anche della prima ora. Se il passo deve cambiare, cambi per tutti, per davvero. E il primo segnale deve essere nel Partito e nelle Istituzioni. Basta elezioni con il “porcellum” nel PD, lo critichiamo e poi lo applichiamo! Quanti degli eletti nell’assemblea nazionale lo sarebbero con le preferenze? Basta con sedi centrali e funzionari costosi e del tutto inutili. Servono molto meno risorse, semplicemente vanno distribuite in periferia.
Il secondo riguarda le istituzioni. Sulle provincie ci si pronunci in modo chiaro e definitivo, senza rincorrere le velleità dei tanti aspiranti presidenti che molte volte in maniera grottescamente solitaria ne vaneggiano l’assoluta importanza. Sul Senato buona l’idea di una sua radicale trasformazione. E sui parlamentari, davvero interessante la palese NON rappresentatività manifestata da alcuni di loro in queste primarie, basta con i calati dall’alto e con gli impreparati, vecchi, nuovi, seminuovi o rigenerati che siano, competenza e consenso devono essere le loro caratteristiche!
Quante cose deve fare il nostro Renzi. Ha la freschezza e l’energia per porle e portarle avanti. Ha bisogno della forza di un intero partito che lo sostenga con convinzione per concretizzarle. Ricordando che in gioco non vi è la futura fortuna di una persona, ma l’attuazione di una speranza, di un’ambizione che in tanti inseguiamo da tempo.
Buon lavoro Segretario, per quel che riterrai opportuno, ci siamo!

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Una politica che sappia assumersi le proprie responsabilità

parlamentoMa va! La Consulta ha dichiarato la legge elettorale in vigore, il “porcellum” anticostituzionale! Premio di maggioranza e impossibilità per l’elettore di indicare con precisione chi vuole eleggere i principali motivi della pronuncia. Chi se lo sarebbe aspettato? TUTTI!  E allora perchè non si è intervenuti prima? Perchè in Parlamento non c’è una maggioranza capace di affrontare il tema e persino nei singoli partiti, o movimenti, vi sono più scuole di pensiero.
Ora però o si legifera o si torna alla prima repubblica con una legge elettorale di fatto proporzionale con preferenza. Bella sfida per il Parlamento e per il Governo che di fronte ad un eventuale (che eufemismo) impasse delle camere, si troverebbe costretto a prendere un’iniziativa se non altro di ritorno al “mattarellum”. Certo pensare che per ben 3 volte si é votato con una legge anticostituzionale fa riflettere sullo stato della nostra democrazia e non perché  ”…il Parlamento è decaduto ….” come qualche cialtrone stamani ha scritto dimenticando che la Legge l’ha voluta il suo editore, ma perché NESSUNO ha finora affrontato con seria determinazione il tema.
Il PD ora non può fare da spettatore. Scollinato l’appuntamento di domenica 8 è necessario mettere a punto una proposta che mi auguro possa essere approvata già in questa legislatura, cosa che mi auguro avvenga, ma che in alternativa deve diventare parte integrante del nostro programma. Elezione con reale possibilità di scelta da parte dei cittadini, trasformazione del Senato in camera delle regioni quale assemblea di secondo livello, abolizione dei tanti (troppi) privilegi ancora in essere per i parlamentari, possono essere a mio giudizio una base di partenza sulla quale riflettere. Assieme ad un riassetto istituzionale dove i “livelli” vanno razionalizzati e soprattutto le competenze devono essere ben attribuite e non sovrapposte. Ma per favore facciamo un confronto chiaro e comprensibile evitando di dare spazio ai tanti costituzionalisti improvvisati che in queste occasioni diventano più numerosi degli aspiranti allenatori della  nazionale di calcio.
Abbiamo, o meglio avremo, un nuovo Segretario, abbiamo il Presidente del Consiglio? Ebbene spetta a loro avanzare prima al PD e poi al Paese una proposta. Torniamo ad una politica che faccia politica e che sappia assumersi  le proprie responsabilità!

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Al lavoro dunque, parlando di cosa VOGLIAMO fare

primariePrimarie un po’ sotto tono quelle in atto nel Pd. Forse “colpa” del rito delle convenzioni (ebbene sì, il prode Pittella non potrà partecipare al confronto dell’ 8 dicembre) che hanno solo prodotto confusione, spreco di energia e calo di tensione emotiva.
È necessario, in questa ultima settimana, cambiare l’atmosfera, parlare NON fra di noi, ma alle persone che speriamo di interessare “a noi”. Non facciamo l’errore di pensate che l’esito sia scontato e che si possa divagare in distinguo, in dispute, in giudizi, applicando un metodo molto antico. In casa Renzi la si smetta di voler da un lato ironizzare su chi lo sostiene (se non fosse riuscito ad ampliare la sua base la convenzione avrebbe avuto un esito diverso) dall’altro dal voler leggere tutto in funzione del Governo.
Renzi ha detto con chiarezza la volontà di supportare Letta nel rafforzare il ruolo e le priorità del PD, non trovo niente di diverso dal “… non a tutti i costi … ” detto dal Presidente del Consiglio. Da Cuperlo non credo ci sia bisogno di avere un continuo velato richiamo alle future tensioni interne. Certo c’è in atto un confronto vero fra due modi diversi di intendere il Partito e, probabilmente, il governo del Paese, ma sempre all’interno della cornice valoriale del PD. Per Civati come va apprezzata la capacità comunicativa con alcuni elettori particolarmente difficili per noi, va anche sottolineata la semplificazione attuata nel leggere le situazioni senza tener conto del momento socioeconomico e politico che stiamo vivendo. Ma per tutti la scommessa è la capacità di parlare all’Italia, coinvolgerla nella scelta dell’8 dicembre, farle comprendere la serietà e la determinazione con le quali ci si vuole dedicare al CAMBIAMENTO del nostro Paese. È una ventata di freschezza che sento spirare troppo debolmente, che deve prender forza, in particolare in territori come la Lombardia che rimane in attesa di una proposta politica concreta e sincera e che in mancanza di alternative credibili continua ad affidarsi a chi l’ha illusa un po’ di anni fa.
Al lavoro dunque, parlando di cosa VOGLIAMO fare, distinguendoci nella proposta chiedendo ai cittadini quale caratterizzazione del PD preferiscono per le sfide future. Ricordandoci che domenica NON è giorno di elezioni, ma di preparazione alle elle elezioni!

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Rinnovamento, il PD non può mancare all’appuntamento

primarieQuanto si temeva non è avvenuto. Anche gli iscritti hanno scelto, in modo piuttosto deciso,  di indicare Renzi quale potenziale Segretario Nazionale del Partito Democratico. Si è evitato che il risultato di questa fase di “convenzioni” segnasse un risultato  diverso da quello prevedibile delle  primarie previste per l’ 8 dicembre. Penso sia un fatto importante, che debba far riflettere  sia chi difendeva con Cuperlo l’idea del Partito degli iscritti, da contrapporre al Partito aperto, sia chi ha caldeggiato – a onor del vero assieme all’amico  Civati al quale va riconosciuto un risultato tutt’altro che banale che dovrà a mio giudizio trovare un’adeguata valorizzazione – con Renzi la tesi opposta. Se infatti sono gli stessi iscritti ad essersi espressi al riguardo, ponendo fine mi auguro in modo definitivo ad una inutile discussione, rimane il tema di come attrezzare il Pd a partire dalle primarie prossime. La scommessa per il nuovo Segretario, che più che mai auspico sia Matteo Renzi, sarà quella di tenere assieme la passione, l’impegno, l’organizzazione di una “militanza” fortemente delusa che non ha ancora superato la “discarica dei 101″ e  che rischiamo un po’ alla volta di disaffezionare. Bisogna aprire le porte, e anche le finestre, delle nostre sedi ad energie, contributi, partecipazioni fresche e competenti, capaci di rimetterci in dialogo con la società italiana, da troppo tempo distante dalla politica e dal centrosinistra in particolare. Più che mai emerge in questi momenti l’inadeguatezza di certa classe parlamentare e politica che cerca di decifrare con codici antichi il momento attuale, che cercando spiegazioni si rifugia nella difesa di un passato, sia pur glorioso. Non può più essere così, ce lo dice la base del nostro partito, dagli iscritti, ai cooordinatori di circolo, ai volontari “delle salamine”.
Ma più che mai anche per i sostenitori della linea vincente si manifesta la necessità di essere all’altezza del compito ricevuto. Cominciando dalla capacità  di mettersi in discussione non chiudendosi a riccio, ma aprendosi, vivendo questo momento nel modo più inclusivo possibile. Non è l’indicazione di una nuova classe dirigente, che poi così nuova non è mai, che è stata data, quanto piuttosto l’indicazione di un metodo di individuazione delle persone, donne e uomini, giovani e meno giovani, alle quali vogliamo affidare ruoli di responsabilità. Premiando, questo si è manifestato in modo chiaro, la spinta al rinnovamento, accompagnato però da qualità e competenza. Nella politica italiana, in ogni “casa”,  sono aperti cantieri di rinnovamento, più o meno desiderati, ma comunque aperti. Sarebbe perlomeno strano, per noi imperdonabile, che proprio il Pd che per primo ha saputo mettere in discussione importanti appartenenze per sfidare con coraggio il futuro con una proposta fortemente innovativa mancasse l’appuntamento!

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PD, non sprechiamo l’occasione con congressi farsa

pd_bandiereNon possiamo perdere l’occasione del prossimo congresso per “marcare” il PD. Non possiamo attardarci su infinite discussioni attorno a regole e ricerca di equilibri fra interessi, anche se più che legittimi. C’è uno statuto, vi sono dei criteri, usiamoli; se non vanno proponiamo delle modifiche; evitiamo però di criticare le stesse norme che nelle sedi deputate concorriamo ad approvare.
La necessità invece  è quella di trovare la capacità  di dar vita ad un contenitore “partito” in grado di sviluppare al proprio interno un dibattito vero, un’analisi dei problemi, la produzione di possibili soluzioni credibili e fattibili. Inutile cercare false unità, che nascondono  invece la conservazione di posizioni consolidate e l’esclusione di novità vere. Si tratta di un approccio cultuale, prima ancora che di scelta programmatica. Approccio che di per sé è il presupposto non sufficiente, ma indispensabile, per rilanciare il ruolo del PD.
Si tratta di aggregare chi é disponibile a dar vita a un modo diverso di concepire il Partito. Non una struttura pesante, statica, con funzionari-dirigenti, con professionisti della politica, con poche sedi centrali, con convegnistiche per gli addetti ai lavori, con responsabili di settori che non hanno mai veramente sperimentato, con spese di gestione pesanti e non trasparenti, ma un Partito dinamico, strutturato sul territorio, con sedi snelle e “diffuse”, con il recupero del volontariato vero, con costi ridotti e investiti in “periferia”,  con la capacità di coinvolgere tante persone ricche di esperienze personali “vere”, capaci di dare un valore aggiunto all’azione politica, alle proposte da mettere in campo, in grado di essere una potenziale classe dirigente di “qualità”.
È questa la novità di cui vi é la necessità, più che del confronto fra presunte appartenenze che rischiano di nascondere al loro interno il vecchio modo di lasciare tutto com’è! Ci rendiamo conto che inseguendo questo schema, facendo proclami, regolarmente smentiti dai comportamenti, abbiamo perso molta della nostra credibilità? Ora lo “stile” Letta, al di là dei gufi interni, e la forza comunicativa di Renzi ci aprono la possibilità di conquistare finalmente l’opportunità di guidare e cambiare il Paese, persino i sondaggi ci danno questa indicazione. Non sprechiamo l’occasione con congressi farsa, organizzati dai soliti capo-bastone, fatti di richiami  unitari, ma che in realtà soddisfano le “piccole” ambizioni di ciascuno, lasciano tutti i temi irrisolti, tranquillizza vecchi e nuovi “nominati”, ma soprattutto non supera i  vizi di sempre!

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Chiamiamo anche noi la “piazza”, ma a partecipare!

pd_bandiereQuanto avvenuto in questi giorni deve farci riflettere. Viviamo con estremo imbarazzo e forte dissenso le posizioni assunte dal leader del PDL e dai suoi, e sue, massimi/e esponenti. Quanto detto da loro in queste ore poco ha a che fare con una democrazia matura, molto con modelli populisti che la nostra Costituzione fortemente avversa. Non facciamo però l’errore ad essere noi a scaricare sul Governo questa situazione o peggio ancora ad imputare ai nostri esponenti chiamati a dar vita a questo strano esecutivo la responsabilità della situazione. Se non siamo “falliti”, se non viviamo un clima “greco”, é grazie a loro, a Letta in particolare,  che in una condizione quasi impossibile hanno ridiscusso il nostro rapporto con l’Europa e cominciato a mettere in campo alcune scelte in favore di giovani e lavoro.
Certo non come avremmo voluto, dobbiamo fare i conti con i  compagni di viaggio di cui parlavo prima. Altre opzioni non c’erano, sia chiaro soprattutto agli esponenti del nostro partito che hanno passato questo periodo solo a manifestare il loro dissenso, si sono sentiti liberi di votare come volevano, hanno coltivato la difficoltà di comprendere il momento dei nostri militanti per costruire il loro percorso politico futuro. A loro va imputata con chiarezza la responsabilità della perdita di credibilità del PD nei confronti dell’opinione pubblica, nelle scelte difficili si sta uniti non si va ognuno  per la propria strada.
Non so cosa capiterà nei prossimi giorni. Rimango fermo al principio che al Governo ci stiamo per necessità,  ma non a tutti i costi. E i costi rischiano di diventare esagerati. Più che mai ora dobbiamo maggiormente caratterizzare la nostra proposta anche a costo di costringere “gli altri” ad andarsene! Ma questo non deve far venir meno l’urgenza  di costruire risposte credibili e capaci di fronteggiare un momento socioeconomico che rimane difficilissimo, se non drammatico.
Avvicinandoci al Congresso è sulla proposta che si deve aprire il confronto. Sull’idea di partito e sui programmi di governo. Non per titoli o per “punti” come da tempo molti fanno. Ma per sostanza. Assurdo sentire parlare ancora di primarie “chiuse”, assurdo costruire ancora con l’alambicco alleanze fra “sensibilità” diverse, impensabile proporre ricette scadute con ingredienti da tempo andati a male. Basta! Esiste una sola necessità cambiare una volta per tutte questo Paese! Nel modo di fare politica ed essere società! Troppa conservazione c’è in giro, la peggiore quella mascherata da modernità. Non é con qualche slogan o frasi ad effetto che si costruisce un’ alternativa, ma é avendo la capacita di mettersi  in discussione, senza paura, dire quello che si vuole fare e non quello che pensiamo le persone “vogliono” sentirsi dire che usciremo dalle secche. La nostra chiarezza servirà anche al centrodestra ad uscire dalla  situazione paradossale in cui si trova, la difesa di una persona come programma politico. Servirà a ridare dignità e credibilità alla politica in Italia.
Per ora mentre qualcuno chiama la piazza, a onor del vero piuttosto vuota, a difendere il capo, noi “apriamo” alla piazza per scegliere chi ci può meglio rappresentare!

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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Buon Anno a tutti, in particolare a…

Finisce un anno. Per noi del PD con una coda ricca di primarie che ci hanno consegnato non poche sorprese. Di certo l’anno che inizia è di quelli fondamentali. La Lombardia e l’Italia sono chiamate a scegliere quale forma di governo darsi. Possono, se vogliono, imboccare la strada di un vero rinnovamento. Dovranno provarci i nostri rappresentanti istituzionali, ma dovranno farlo anche tanti cittadini che devono tener viva la voglia di tornare ad essere protagonisti della loro storia. Ricostruire un patto fiduciario tra eletti ed elettori, riannodare un senso di appartenenza di ciascuno di noi ad una comunità, riscoprire il valore della solidarietà sono le esigenze dell’oggi. Questo è il senso della politica, cercare di dare una risposta alle domande delle persone, trovare una soluzione alle loro tante difficoltà, costruire un modo di stare insieme più giusto, più uguale, più autentico, insomma migliore.
Buon anno a tutti, in particolare a chi sta vivendo un periodo di difficoltà o tristezza a cui vogliamo dire che non sono soli ed è soprattutto di loro che vogliamo occuparci.

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Il vero “patto civico” è quello da costruire con tutti i lombardi

UMBERTO AMBROSOLI è il candidato scelto a guidare il centrosinistra alle elezioni regionali. Sabato hanno votato oltre 150.000 cittadini e cittadine.
Netto il risultato, più nelle “provincie” di Lombardia che a Milano, il capoluogo. Dato di buon auspicio perchè è proprio li, nelle valli  e nelle estreme periferie, che nelle elezioni  precedenti sono maturate delle sonore sconfitte! Certo il percorso non è facile, molti sono i nodi da sciogliere, i percorsi da definire, i mondi da convincere. Ma mai come questa volta è importante e possibile riuscirci.
Vincere in Lombardia significa costruire e rafforzare la vittoria nazionale. Ora spetta ad Ambrosoli mettere insieme pulsioni civiche e impegno dei partiti. Raccordare le preoccupazioni di tanti settori sociali, che vivono nella  forte tensione della consapevolezza della necessità di un cambiamento, con una proposta di cambiamento credibile e seria. Spetta ai partiti rimanere fedeli alla scelta del Patto Civico, interpretare con la giusta autorevolezza il momento della composizione delle liste e la stesura del programma, senza però soffocare la forte spinta di novità che ha caratterizzato il successo delle primarie e di Ambrosoli.
In queste settimane il candidato presidente ha detto parole importanti su temi quali la sanità, la scuola, il lavoro, l’economia e la legalità. Ha chiarito con intelligenza il corretto rapporto tra pubblico e privato, ha delineato il ritrovato ruolo degli enti locali, ha descritto la qualità della classe politica di cui vuole avvalersi e ha richiamato i cittadini ad una partecipazione attiva. È quello di cui c’era bisogno.
Mi permetto di aggiungere solo una sottolineatura, forte però. Il vero PATTO CIVICO che Umberto Ambrosoli e il centrosinistra ora devono costruire è quello con TUTTI i lombardi, specie con quelli in difficoltà e che vivono un momento di forte fragilità. Sono tanti, a volte quasi timorosi di manifestare la loro situazione precaria. Partire da loro, far comprendere che esiste un’idea di Lombardia capace di coniugare efficienza, sviluppo, innovazione con solidarietà e inclusione è la sfida più importante che abbiamo davanti, è il motivo per il quale vale la pena di spendersi con impegno ed entusiasmo.

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