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È dal cambiamento che si parte per attaccare e sconfiggere la mafia

mafiaIl caso di Quarto e della Sindaco M5S Rosa Capuozzo fa riflettere, e molto, sulla capacità della malavita organizzata di infiltrarsi nelle istituzioni, adattarsi – meglio di un camaleonte – alle nuove situazioni, alle opportunità che via via le si presentano.

C’è anche una considerazione politica generale da fare come premessa. Il M5S, i suoi massimi esponenti nazionali, dai guru agli eletti, hanno mostrato nella vicenda una imbarazzante somiglianza alla peggio politica già vista. “Non sapevamo”, “aspettiamo la fine delle indagini”, “gli altri partiti (fra tutti ovviamente il PD) ha molti più indagati di noi”, ovviamente in questo caso rinunciando ad un minimo di comparazione matematica fra ruoli ricoperti e situazioni imbarazzanti che li vedrebbe in grande difficoltà, fino alle espulsioni democratiche decise da….. chi eletto non è in nessun modo, ma semplicemente rappresenta la massima autorità.

Vagamente il metodo ricorda l’Iran degli ayatollah. La cosa, oltre che far riflettere sulla effettiva capacità di “diversità” di questo gruppo dirigente, dovrebbe innanzi tutto indignare quanti nel M5S hanno visto e vedono una seria opportunità per cambiare il modo di concepire la politica nel nostro Paese, facendo dei tema della trasparenza, della lotta alla corruzione e alla malavita organizzata punti essenziali. È la stragrande maggioranza dei militanti e dei sostenitori di questo Movimento che deve però superare l’idea di avere l’esclusiva dell’impresa. Anche in altri Partiti c’è chi si impegna, e molto.

Ma il problema è e rimane soprattutto un altro. Ancora una volta la mafia ha dimostrato come riesce a raggiungere i suoi obiettivi, a controllare territori e persone. E allora la politica invece che avventurarsi in un inutile, quanto controproducente, duello tra chi è meno mafioso dell’altro, dovrebbe darsi in tempi rapidi regole condivise, codici comportamentali, metodi di selezione ed espulsione della propria classe dirigente, sempre più condivisi e da tutti riconosciuti. Senza doppie morali a seconda di a chi capita, senza interpretazioni diverse, senza trasformare in lotta politica le legittime sentenze dei tribunali. Questo non significa perdere di vista il principio sacrosanto che ogni persona è da considerarsi innocente fino a che non viene definitivamente condannata. Significa semplicemente riaffermare che dedicarsi alla gestione della cosa comune implica un di più di assunzione di responsabilità e che chi si mette a disposizione deve farsene carico. La difesa dell’istituzione viene prima. Ovvio che ci vuole il controllo, ovvio che bisogna impedire che la diffamazione diventi un metodo per sconfiggere l’avversario politico. Basterebbe introdurre una qualche regola, e pena in più, verso chiunque pratichi questi percorsi e forse qualche risultato si otterrebbe.

Per il PD – lasciando a se stesso chi nel M5S pensa di difendere se stesso parlando degli altri – in quanto maggior partito italiano e determinante forza alla guida del Paese, la questione della lotta alla Mafia e alla Corruzione deve diventare uno dei punti principali dell’azione di Governo, al pari delle riforme. Va affrontata con determinazione, con fermezza, coinvolgendo ogni forza politica realmente disponibile non ad operazioni di facciata, di pura convegnistica o propaganda, ma di azione concreta che si sviluppa dalle aule parlamentari fino ai consigli comunali. Va fatto con la schiena dritta, senza timore di denunciare le proprie difficoltà da analizzare e superare, ma anche rigettando le tante lezioni che molti cattivi maestri ogni giorno cercano di dargli.

Sulla divisione della politica, sul rimpallo di responsabilità di chi è il peggiore, la mafia ha trovato negli anni un humus particolarmente adatto al proprio consolidamento. È da questo cambiamento che bisogna partire per attaccarla e sconfiggerla definitivamente.

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Il cambiamento

pericleAlla politica molte volte, e giustamente, viene chiesto di cambiare. A volte basterebbe rileggere il passato, anche molto lontano, per riscoprire principi e valori che, con pochi adattamenti, sono validi per ogni tempo. Perché é la vera libertà quella che rende il più possibile uguali nelle opportunità, il vero obiettivo dell’azione politica, la vera essenza della democrazia. Con questo spirito diamo inizio a questo nuovo anno di impegno!

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

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Andiamo a farci…benedire

papa_francescoProbabilmente non erano stati avvisati. Però, con un briciolo di intuito e una media conoscenza del pensiero e dei discorsi, potevano aspettarselo! I circa 500 parlamentari, con aggiunta FI qualche Ministro, che si sono recati a San Pietro alla S. Messa di Papa Francesco infatti sembrano essere rimasti un poco frastornati dai toni usati dal Santo Padre. Secondo me, cosa tipica del “personale” politico del resto, perché si sono fermati  ad una lettura superficiale di quanto detto, scambiando una forte esortazione per  una  semplice accusa.
Il Papa ha denunciato la CORRUZIONE come male assoluto da allontanare dalla gestione della cosa pubblica. C’è qualcuno che non è d’accordo? Penso di no! E allora? Via i corrotti, attraverso leggi che VERAMENTE riescano ad incidere sul triste fenomeno. Si possono fare, si possono fare…basta avere il coraggio di superare le resistenze dei corrotti, per l’appunto!
Il Papa ha accusato la politica di essere lontana dal popolo? Non é forse la drammatica sensazione che chiunque faccia politica avverte da un po’ di tempo? (o perlomeno succede a chi vive la propria attività tra e con il popolo). Recuperare questa distanza non é forse necessario, anzi essenziale, per ridare dignità alla politica e credibilità alle Istituzioni?
E allora? Variamo norme capaci di fare quello di cui “…ha bisogno la povera gente…”, per  dirla  con La Pira, e le distanze verranno a breve eliminate!
Il Papa insomma ha giustamente tirato le orecchie ai  presenti alla S. Messa, come avviene con protagonisti diversi ogni giorno in varie Chiese, ma sotto forma di esortazione AL FARE, non certo come semplice denuncia! Implicitamente ricordando che anche in politica é peccato non solo agire illegalmente favorendo la corruzione e l’ingiustizia, ma anche l’OMISSIONE di operare  per il bene e nell’interesse di tutta la Comunità.
Probabilmente servirebbe più spesso (con me non in prima fila, per rispetto dei parlamentari, ma subito dietro), andare più spesso da Papa Francesco a FARSI BENEDIRE, religiosamente e laicamente inteso!

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Sfide, non promesse. La grande lezione di Kennedy

kennedy22 novembre 1963: John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti,  veniva assassinato a Dallas. Il suo ricordo NON é legato esclusivamente alla sua  tragica morte, del resto tutt’altro che chiarita, e non al primo confronto televisivo fra lui e Nixon, che segnò un modo nuovo di concepire la campagna elettorale.
Il vero motivo per il quale Kennedy è rimasto e tutt’ora rimane un riferimento di intere generazioni sta nel forte messaggio che seppe dare durante la sua vincente maratona elettorale. La Nuova Frontiera che indicò al popolo statunitense si differenziava dalle classiche promesse dei candidati, anche se entusiasmanti come  per il “New Deal” di Roosevelt, perché  ”…..la nuova frontiera di cui vi parlo… non è fatta di promesse, ma di sfide. Essa non indica ciò che intendo offrire al popolo americano, ma quel che al popolo americano intendo chiedere. E vi dico che la nuova frontiera è qui, lo si voglia o meno. Al di là di quella frontiera si estendono le aree inesplorate della scienza e dello spazio, i problemi irrisolti della pace e della guerra, gli ostacoli non dissolti dell’ignoranza e del pregiudizio, le domande senza risposte sulla  povertà e l’opulenza …”.
È impressionante l’attualità di quel messaggio, dei problemi indicati,  come il necessario richiamo ad una riscossa del popolo di fronte alle difficoltà, alle crisi, alle ingiustizie. Certo solo una politica autorevole, eticamente forte, emotivamente coinvolta può lanciare una provocazione tanto forte. Più che mai la realtà italiana , ma in parte anche europea, avrebbe bisogno di leader capaci di lanciare sfide alte e di guidare la società ad accettarle e vincerle. È il momento di provarci.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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È possibile essere “moderati” in politica?

È possibile essere “moderati” in politica? Prima di rispondere bisognerebbe intendersi sul significato della parola, che in politica fa coppia fissa con “centrismo”. Trovare posizioni intermedie, punti di condivisione, smussare gli estremi possono essere gli obiettivi di chi intende interpretare questo ruolo.
Di certo nello scenario italiano è difficile pensare che il PDL e il suo inventore possano essere considerati moderati. Non per le allegre serate di Arcore, le compagnie disinvolte, i comportamenti sguaiati. No, soprattutto per la mancanza di rispetto delle istituzioni, per le politiche portate avanti, per le alleanze proposte, ed infine per l’assoluta mancanza del senso dello Stato.
Come faccio fatica a pensare che Montezemolo, piuttosto che altri possano riempire questo spazio. Sono portatori di interessi, legittimi, ma molto orientati verso un settore sociale, importante, ma non sufficiente per dare una risposta all’intera realtà del Paese.
Lo è Casini? Rivendicare il centro non significa interpretarlo, soprattutto se si va un po’ di qua e un po’ la senza aver ben chiara la posizione e l’idea.
Infine Monti, invocato da mezza Europa quale indispensabile guida dell’Italia. Certo è stato chiamato unitamente ad un gruppo di tecnici, non sempre all’altezza, a ricoprire un ruolo di mediazione tra parti opposte e ad affrontare, non sempre nel modo migliore,  alcune questioni cruciali per la nostra economia. Ma da qui ad essere l’autentico interprete del moderati. . . . Anzi a mio giudizio se volesse farlo dovrebbe proprio essere fedele al ruolo che gli è dato affidato, non dismettere la giacca dell’arbitro per indossare quella di una squadra.
Di mio penso che in politica la moderazione non vada confusa né con la conservazione, né con l’immobilismo. La moderazione va concepita come lo sforzo di mettere in campo soluzioni capaci di andare incontro alle esigenze di tutti, senza esasperare solo gli interessi di questi o quelli. Ma per farlo bisogna essere coraggiosi, bisogna avere la schiena dritta, essere liberi da condizionamenti di ogni sorta, interpretare con autorevolezza i ruoli istituzionali e soprattutto avere il senso pieno e il limite del proprio ruolo. Più che mai  in Italia, ma anche in Europa, c’è bisogno di “moderazione” che però sia chiaro in questo momento significa un forte cambiamento, una drastica inversione di rotta, una spinta profondamente RIFORMISTA. In questo senso sono convinto che il PD uscito dalle primarie può intercettare questa esigenza, può, senza diventare un partito centrista, essere quel nuovo e innovativo soggetto politico capace di introdurre nel nostro Paese una vera e propria “rivoluzione moderata”. Con buona pace di tutti quelli che da vari palchi o pulpiti ci vogliono spacciare per moderate proposte politiche tese solo alla conservazione di vecchi privilegi, di antiche ingiustizie e ad introdurre nuove diseguaglianze.
È possibile essere moderati in politica? Sì, mi sento un MODERATO in prima linea, nel cercare di riformare, in meglio, la Regione e il Paese in cui vivo!

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Per la Lombardia serve una proposta completamente “diversa”

In questi giorni ricorre spesso  la frase “cambio epocale” riguardo alla caduta (a onor del vero “al rallentatore”), del Presidente Formigoni e della sua maggioranza.
In molti si stanno attrezzando per l’evento. C’è chi richiama il necessario ritorno al ruolo guida della politica, chi, pensando magari a sé, evidenzia la necessità di mettere in campo le migliori energie e competenze. Modestamente, a mia volta suggerisco alcune idee. Comincerei con il rivendicare il lavoro del gruppo consiliare. Non ci si è limitati ad una semplice opposizione, ma si sono sviluppate proposte alternative all’azione di governo. E lo si è fatto uscendo dal Palazzo e cercando il più possibile di costruire con i territori un dialogo costante e diffuso. Da qui si può partire per costruire un programma innovativo per la Lombardia, compito  che non deve essere affidato a gruppi di lavoro completamente indipendenti, slegati e decontestualizzati. Affrontare una consistente rivisitazione del sistema sanitario, riscrivere un rinnovato patto per il welfare, avere parole nuove e politiche conseguenti in tema di mobilità e trasporti, di ambiente ed energia, tornare a rivendicare con orgoglio il ruolo della Regione, tanto per fare alcuni e importanti esempi, non è compito facile. Ma anche estremamente entusiasmante.
E poi dobbiamo individuare il candidato premier del centrosinistra. Il metodo non mettiamolo in discussione: le primarie. Altre forze hanno già avanzato proposte, tutte rispettabili e significative, ma tocca al PD individuare il nome capace di vincere il confronto. In molti cercano soluzioni pensando a leader nazionali o personalità della società civile. Ragioniamoci. Di una cosa però sono convinto, indipendentemente da chi rappresenterà il centrodestra, ex sindaco o ex ministro/a che sia, noi dobbiamo avanzare una proposta completamente “diversa”. Alla figura di un Governatore, un po’ alla volta diventato la caricatura di sé stesso, distante, avvolto da un’aurea di presunta efficienza, forte di un carisma che si è trasformato in senso di onnipotenza, noi dobbiamo contrapporre un proposta “normale”. Quella di una persona, capace, preparata, ma consapevole che non le consegniamo i nostri destini, ma la responsabilità di mettere insieme persone e idee. Onestà, trasparenza, sobrietà sono le premesse dalle quali partire per innescare un’azione di buon governo. Ridare autorevolezza e riconquistare la fiducia dei cittadini è il principale compito che gli viene chiesto. Abbiamo persone adatte, sia nel gruppo consigliare, sia nel partito, sia “attorno” a noi.
Coraggio lavoriamo al progetto con l’entusiasmo e la serietà che bisogna avere quando si affrontano compiti importanti. É così che possiamo far diventare questo momento un “cambio epocale” e non solo un cambio di chi governa Regione Lombardia.

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Cosa significa essere riformisti? Cambiare!

Cosa significa essere riformisti? Molte volte si rivendica questa identità, poche si riesce a declinarne le linee. Al di la delle singole opinioni, di una cosa ritengo bisogna essere certi: Riformare significa CAMBIARE. Partendo da questa considerazione provo ad ipotizzare alcune indicazioni sull’applicazione del riformismo in politica.

Partiamo dalle persone. Un partito non deve essere uno spazio chiuso per addetti ai lavori, ma un luogo inclusivo dove i cittadini, con una dimensione professionale acquisita e portatori di una autentica rappresentanza, mettono a disposizione la loro passione e capacità. I candidati vengono indicati, salvo rare e chiare eccezioni, attraverso le primarie, specialmente in mancanza di metodi elettivi selettivi. Il numero dei mandati deve essere un vincolo per TUTTI. Pensiamo a Clinton piuttosto che a Blair, mi sembra rappresentino esempi molte esplicativi. Avere chiare le incompatibilità e la separazione tra settori socio economici. Chi ha ruolo politico non può essere portatore di interessi strategici di parte. I ruoli istituzionali devono vedere riconosciuta una indennità dignitosa, ma non diventare una fonte di arricchimento.

Arriviamo agli obiettivi generali. Ovviamente abbozzo alcune idee, incomplete e da perfezionare. Compito della politica è tornare a trovare sintesi tra interessi all’apparenza confliggenti. Basta con il partito di “una” parte. L’obiettivo e far comprendere a ciascuno che solo sul crescere insieme che si fonda il vero sviluppo. Il pubblico non deve soffocare il privato, ma regolarlo. Favorire il mercato non significa non disegnarne il campo d’azione, ma garantirne una vera applicazione e non la nascita di un oligopolio. Deve essere premiato il merito e la competenza, ma deve essere garantita a TUTTI la medesima opportunità di esprimerli. Contrastare ogni forma di discriminazione, di esclusione, di emarginazione è uno dei compiti primari della politica. Il confronto politico autentico e sul merito non può trasformarsi nella delegittimazione dell’altro. Garantire la rappresentanza vera della società in tutte le sue componenti. Raggiungere questi obiettivi cosa ha a che fare con quanto sta facendo il PD? Qualcosa, non a sufficienza. Mi aspetto parole chiare al riguardo, poco importa chi le pronunci, anzi mi aspetto che tutti i candidati alle primarie per la guida del governo le facciano diventare parte fondamentale della loro proposta. Se invece prevarranno altre spinte, molto conservatrici, dove ci si ostina ad usare slogan datati e a promuovere la solita classe dirigente cresciuta in laboratorio. . . . .per chi vuol essere riformista si porrà ancora una volta la necessità di capire come CAMBIARE!

Un’ ultima annotazione. Per dare concretezza al Riformismo, anche riguardo ai traguardi che i programmi di governo dovrebbero darsi, consiglio una fonte giuridica particolarmente ispirata. Si chiama COSTITUZIONE, ha qualche annetto, ma rimane attualissima soprattutto se finalmente e completamente applicata!

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Referendum, una riflessione sul fronte dei promotori

È indubbio che il successo, a onor del vero lasciato molto sotto traccia, della raccolta firme per diminuire l’indennità ai parlamentari ha raggiunto livelli inaspettati anche per gli stessi promotori. È l’ennesima dimostrazione di quanto bassa sia la considerazione dei cittadini verso la politica e nei confronti di chi la “fa”.
Si potrebbe elencare una serie di motivi, il fossato tra le persone e gli eletti, quando si è là si curano solo i propri interessi, è tutta gente privilegiata che non sa cosa sono i problemi, sono tutti uguali e potremmo andare avanti. Anche le risposte rischiano di essere stanche e scontate, tra tutte il NON sono tutti uguali. Ed è vero, ma non facilmente credibile. Lasciando ad altri momenti il discorrere sul cosa fare, o non fare, per riconquistare la fiducia dei cittadini, voglio esprimere una riflessione sul fronte dei promotori del referendum e più in generale su quanti cavalcano quest’onda generalmente definita di anti politica. Si perchè anche per loro non bisogna cadere nell’errore di considerarli tutti uguali. Ve ne sono alcuni che in modo trasparente manifestano il loro dissenso, parola gentile per non usare quella che realmente pensano, verso la politica che non risponde ad alcuno dei loro bisogni. Lo fanno esasperati da difficili situazioni sperimentate o conosciute. A loro deve andare tutta l’attenzione del caso e la speranza che la loro rabbia si trasformi in spinta al cambiamento, ovunque vogliano politicamente collocarsi. Ma ve ne sono altri che sinceramente trovo imbarazzanti. Molti di loro hanno avuto ruolo politico, lo hanno quasi sempre svolto in modo approssimato, molto “clientelale”, talmente vicino ai cittadini che…generalmente sono stati rispediti a casa. Eccoli li, ovviamente rigorosamente il giorno dopo, a pavoneggiarsi del numero delle firme raccolte nei loro Comuni, a volte, con l’approssimazione che li caratterizza, confondendo i referendari con i grillini, come fosse merito loro. Di questi dobbiamo non solo dubitare, ma liberarci, perché non vogliona cambiare, ma semplicemente tornare. Ve ne sono ovunque, ne conosco alcuni anche dalle “mie parti”. Verso di loro con tutta sincerità e ancora una volta usando parole gentili provo solo compassione e misericordia.

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