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Luci sulla città

familyLa luce serve ad illuminare, fare chiarezza. Regione Lombardia è riuscita a trasformarla in un simbolo di oscurantismo. Vergognoso infatti l’uso che si è fatto, da chi amministra Regione Lombardia, della sede istituzionale entrando in modo scorretto nel dibattito in corso sul tema unioni civili, illuminando il Palazzo Pirelli con la scritta “Family Day“.

Ancora una volta si è deciso di strumentalizzare un tema delicato come la famiglia per sostenere posizioni politiche di parte dimostrando l’assoluta mancanza di rispetto delle istituzioni e l’incapacità a sostenere un civile e rispettoso confronto. La sede regionale è di tutte le lombarde e di tutti i lombardi, deve essere capace di rappresentarli, le diverse posizioni si devono esprimere nei dibattiti, non nelle forzature ridicole come quella messa in scena. Mi auguro che a breve il Parlamento approvi la legge sulle unioni civili, superando anni di imbarazzante ritardo per il nostro Paese.

Come mi auguro che si sappiano adottare presto, cominciando da Regione Lombardia, politiche davvero in favore della famiglia, garantendo servizi, pari opportunità e sicurezza sociale. Per me parlare di famiglia significa fare interventi a favore dei figli, dei genitori senza lavoro, delle donne spesso discriminate, degli anziani in difficoltà. Non usarle per coprire un vuoto legislativo e di pensiero e contro forme di affetto e il desiderio di vederle riconosciute, come colpevolmente Regione Lombardia ha fatto, pensando di cavarsela accendendo qualche luce.

Sia chiaro, la luce del mio ufficio sarà sempre accesa in difesa dei diritti di tutti, senza distinzione e senza discriminazioni. Penso sia questo il dovere di chiunque è eletto nelle istituzioni.

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Oltre alla quantità si faccia crescere la qualità

lombardia_pirelloneL’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale ha adottato misure più stringenti sul controllo della presenza dei Consiglieri durante le sedute d’aula e di Commissioni. Tema reale, a onor del vero che riguarda più la maggioranza che la minoranza. Infatti è palesemente visibile la fila dei posti vuoti sia in Commissione, in particolare quando sono previste audizioni, che in Consiglio. Ora due sono le riflessioni.
La prima rispetto il dovere di presenza alle sedute che riguarda indubbiamente tutti gli eletti. Se si vuole effettuare un controllo vero è necessario però verificare l’adeguatezza dei congedi per compiti istituzionali - è corretto che buona parte della Giunta consideri il Consiglio secondario rispetto ad altri appuntamenti? – nonché accettare che alcune volte sia prerogativa della minoranza stigmatizzare le assenze della maggioranza  facendo  venir meno il numero legale.
La seconda riguarda l’Ordine  del Giorno delle sedute. Dall’inizio di questa legislatura è impressionante il numero di question  time, interrogazioni, mozioni e  risoluzioni  presentate in aula, nonché di interrogazioni e audizioni in Commissione. Ancora più desolante è analizzare il merito di questi atti (il più delle volte trattano temi molto locali)  se non addirittura “cari” alle minoranze di altre singole realtà istituzionali. Altrettanto evidente la scarsità di progetti di legge esaminati e tradotti in Legge. Si pensi come esempio alla riforma sanitaria, oggetto di grande dibattito, ma che non ha MAI avuto un passaggio formale in Commissione.
La necessità quindi è sì quella di garantire la necessaria partecipazione, ma anche e soprattutto quella di restituire al Consiglio Regionale la sua funzione legislativa, recuperando ruolo  rispetto alla Giunta, sempre più autonoma e autosufficiente, e dignità nell’individuazione degli argomenti da trattare.
Le Istituzioni vivono sì di quantità, ma credo, e spero, ancor di più di qualità, che sinceramente troppe volte manca.

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Non solo profitto: per chi fa impresa esiste un dovere sociale

lavoroIl freddo comunicato della struttura regionale è la spia di una situazione difficile. Non è tollerabile che le multinazionali vengano a fare shopping delle nostre  imprese e poi spostino altrove la produzione, essendo interessate solo al portafoglio clienti. C’è una storia di tante persone e famiglie, una capacità professionale, una speranza per il futuro da rispettare. Per chi “fa” impresa esiste un dovere sociale pari a quello di produrre profitto. Esiste il diritto di Regione Lombardia di far valer il proprio ruolo di Istituzione e di Committente nei confronti di Afga in rappresentanza di tutte/i le/i lombarde/i. Non abbassiamo la pressione e la forza della richiesta, manteniamo unito il fronte! Il confronto è molto difficile, ma in qualche modo possibile.

Agfa ha deciso: lo stabilimento di Manerbio (Bs) verrà chiuso. Lo hanno ribadito questa mattina, in occasione dell’audizione nella Commissione Attività produttive, i vertici della multinazionale belga-tedesca rappresentati da Johan Buelens, manager di riferimento degli stabilimenti Agfa, e Marc Deutschmann responsabile risorse umane del comparto europeo.
Il board era stato convocato dal presidente della Commissione, Angelo Ciocca (Lega Nord) dopo un precedente incontro con le rappresentanze sindacali.
Grafici e numeri alla mano, i manager hanno indicato nel fatturato e nei costi di produzione le principali ragioni che porteranno alla dismissione dell’unità di Manerbio, mettendo a rischio ben 126 posti di lavoro (123 secondo il comunicato diramato il 9 luglio dall’azienda). Una posizione parsa irrevocabile e ribadita più volte durante le quasi tre ore di serrato confronto con la politica.
“Naturalmente non fermiamo qui la nostra azione di sensibilizzazione e pressing – ha spiegato il presidente Ciocca – La Lombardia offre grandi possibilità per fare impresa, a partire dalle azioni di supporto alla piccola editoria che intendiamo promuovere a breve e che potrebbero interessare anche ad Agfa. La nostra è una mano tesa, spero che l’azienda non si lasci sfuggire l’occasione. Resta il rammarico perché la scelta di dismettere non è stata certo presa in cinque minuti, probabilmente i vertici europei avevano deciso da tempo di far gravare sull’Italia e sulla Lombardia il peso di questo taglio”.
(Qui il comunicato in forma integrale)

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I passi indispensabili per riportare trasparenza e correttezza nell’attività politica

Sono ore difficili per il PD Regionale. Che vi sarebbero state richieste di chiarimento sulla gestione finanziaria  era noto, si trattava solo di aspettare di sapere quando. Ovviamente non mi è sufficiente NON essere tra i Consiglieri soggetti ad indagine per non avere piena coscienza della criticità della situazione. Penso che la risposta da parte del PD e dell’intero centrosinistra non può che essere ferma, responsabile e chiara. Partendo dal ribadire l’assoluta fiducia nella magistratura che ben fa a voler verificare ogni aspetto della vicenda, così come facendo conoscere ogni risvolto del bilancio del gruppo stesso. Confido che per quanto riguarda i colleghi coinvolti presto potranno spiegare ognuna delle voci loro contestate.
Per quanto mi riguarda già dall’ 11 gennaio ho pubblicato le spese di questi tre anni per iniziative politico istituzionali promosse, credendo importante far conoscere a tutti, indipendentemente da eventuali richieste, tali dati. È però indispensabile, più che mai in questo momento, avere la capacità di conoscere e approfondire, prima di giudicare. Vale per noi, come per i consiglieri di altri gruppi. Il rischio, infatti, è che si finisca con il non saper distinguere tra fatti gravi e scorretti e iniziative più che legittime. Bisogna sempre ricordare che dietro “la notizia” ci sono persone che rischiano di essere messe alla gogna ancor prima di sapere cosa viene loro contestato. Dispiace cogliere come a volte anche nel partito vi sia chi usa l’insinuazione  o il “dubbio” per sostenere le proprie posizioni anche contro esponenti del partito stesso. Così come è indispensabile promettere una fondamentale assunzione di responsabilità nel nuovo Consiglio Regionale.
Umberto Ambrosoli  ha chiesto che eventuali eletti, poi rinviati a giudizio, si dimettano. È una giusta richiesta che tutti i candidati della coalizione devono soddisfare. Il nuovo consiglio dovrà dare definitiva attuazione ai tagli delle indennità, vitalizi e altro. Ma dovrà con urgenza anche normare il tema dei rimborsi individuando con chiarezza quantità e qualità degli stessi, togliendo ogni discrezionalità e libera interpretazione. Sono questi passi indispensabili per riportare trasparenza e correttezza nell’attività politica e riconquistare la fiducia  dei cittadini nelle istituzioni.

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Il vero “patto civico” è quello da costruire con tutti i lombardi

UMBERTO AMBROSOLI è il candidato scelto a guidare il centrosinistra alle elezioni regionali. Sabato hanno votato oltre 150.000 cittadini e cittadine.
Netto il risultato, più nelle “provincie” di Lombardia che a Milano, il capoluogo. Dato di buon auspicio perchè è proprio li, nelle valli  e nelle estreme periferie, che nelle elezioni  precedenti sono maturate delle sonore sconfitte! Certo il percorso non è facile, molti sono i nodi da sciogliere, i percorsi da definire, i mondi da convincere. Ma mai come questa volta è importante e possibile riuscirci.
Vincere in Lombardia significa costruire e rafforzare la vittoria nazionale. Ora spetta ad Ambrosoli mettere insieme pulsioni civiche e impegno dei partiti. Raccordare le preoccupazioni di tanti settori sociali, che vivono nella  forte tensione della consapevolezza della necessità di un cambiamento, con una proposta di cambiamento credibile e seria. Spetta ai partiti rimanere fedeli alla scelta del Patto Civico, interpretare con la giusta autorevolezza il momento della composizione delle liste e la stesura del programma, senza però soffocare la forte spinta di novità che ha caratterizzato il successo delle primarie e di Ambrosoli.
In queste settimane il candidato presidente ha detto parole importanti su temi quali la sanità, la scuola, il lavoro, l’economia e la legalità. Ha chiarito con intelligenza il corretto rapporto tra pubblico e privato, ha delineato il ritrovato ruolo degli enti locali, ha descritto la qualità della classe politica di cui vuole avvalersi e ha richiamato i cittadini ad una partecipazione attiva. È quello di cui c’era bisogno.
Mi permetto di aggiungere solo una sottolineatura, forte però. Il vero PATTO CIVICO che Umberto Ambrosoli e il centrosinistra ora devono costruire è quello con TUTTI i lombardi, specie con quelli in difficoltà e che vivono un momento di forte fragilità. Sono tanti, a volte quasi timorosi di manifestare la loro situazione precaria. Partire da loro, far comprendere che esiste un’idea di Lombardia capace di coniugare efficienza, sviluppo, innovazione con solidarietà e inclusione è la sfida più importante che abbiamo davanti, è il motivo per il quale vale la pena di spendersi con impegno ed entusiasmo.

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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Cosa penso di quello che è successo ieri

Vi sono alcune occasioni più di altre che si sente il bisogno di dire quello che si ha dentro, senza troppo preoccuparsi del consenso o dissenso conseguente. La lettura dei giornali di oggi, specie di alcuni, hanno suscitato in me questa necessità.
Ma come? Di fronte ad una discussione su una mozione di sfiducia a Formigoni, si è ritenuto di dare uno spazio enorme all’assenza del capogruppo PD Luca Gaffuri, quasi che mettere in uguale evidenza i due fatti garantisse una sorta di par condicio?
Conosco Luca da anni, sono orgoglioso di essere suo amico
. So con quanto impegno e determinazione ha portato avanti il suo lavoro nel gruppo occupandosi di “tanta cucina” e non manifestando fastidio verso chi invece ha sempre preferito inseguire le luci della cronaca che occuparsi dei doveri del mandato. Non ha potuto partecipare alla seduta di ieri – fra l’altro spostata ad uso e consumo della maggioranza – per motivi che rientrano nella sfera della riservatezza personale, non propriamente opportuni, ma che non possono essere banalizzati come vacanze a basso costo. Trovo inaccettabile l’attacco che alcuni oracoli di tutti i giorni gli hanno mosso su alcune prime pagine e di altri che confondono la redazione del loro giornale con l’ufficio rottamazione del PD.
Questo non è difendere la casta, è dire basta a chi comodamente seduto o distrattamente passeggiante nei corridoi delle istituzioni pensa di distruggere storie personali, oltretutto nel caso delle regioni confortate dal voto esplicito (PREFERENZE) degli elettori, senza nessun pudore e rispetto. Dove erano questi signori quando NOI denunciavamo quanto poi è emerso sulla gestione di Regione Lombardia? Dove erano quando il presidente Formigoni firmava la presenza in aula senza partecipare ai lavori? A fotografare Bossi junior e Nicole Minetti e spiegarci che in fondo erano si ingenui ed inesperti, ma anche simpatici. Risparmio il resto.
Da parte mia non sono disponibile a sopportare che nel partito vi siano furbetti che a certa stampa strizza l’occhio pensando di costruire il proprio “glorioso” futuro. Essere nuovi significa fare cose diverse, non fare in modo diverso le cose di sempre! Così come credo che dopo l’invereconda messa in scena di ieri con una maggioranza regionale che ha mostrato fino in fondo di quanta presunzione, arroganza e attaccamento al potere sia capace, il PD debba cambiare tono, alzare il tiro! Non deve passare giorno senza denunciare come questa presunta eccellenza lombarda nasconda tanta insopportabile schifezza (si uso anch’io un tono poco istituzionale).
E lo faremo con alla guida del gruppo Luca Gaffuri che, come sempre ha fatto con pazienza, costanza, competenza continuerà a impegnarsi al Pirelli e in giro per tutto il territorio lombardo, mi auguro incontrando anche da parte dei mezzi di informazione una maggior considerazione nel merito.

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