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Ora le carte sono scoperte

governo_letta_quirinaleOra le carte sono scoperte. L’unica vera richiesta che Silvio Berlusconi e i “suoi” ponevano per sostenere il Governo, ora è evidente, era il suo “salvataggio”, badate  bene NON politico, ma giudiziario, perché di questo si tratta. Chiunque  parli di IMU, di IVA non merita nemmeno risposta perché è ora di smettere di rapportarsi con la falsità, l’imbroglio, la demagogia. Letta va ringraziato per lo sforzo fatto, per lo stile dimostrato, per aver mostrato al mondo che in Italia esistono  politici seri e dignitosi, non solo  inaffidabili imbonitori. Mi auguro che i cittadini e la “politica” lo ricordino.
Ora si tratta di verificare cosa si può fare. Mi auguro, per l’immediato,  si riesca a trovare una proposta capace di affrontare le due criticità che abbiamo davanti:
- non vanificare gli sforzi fatti nel tentativo di ripresa economica
- affrontare il tema della riforma elettorale.
Poi, alla luce della situazione, penso non vi sia alternativa al voto anticipato. Voto che ci deve trovare pronti. Con persone riconosciute autorevoli dai cittadini, non da loro stesse o dalle segreterie dei partiti, con programmi che sappiano essere chiari e nuovi. Abbiamo sia le une che gli altri, basta con coraggio e convinzione metterle in gioco. Senza deleghe in bianco, ma con un mandato fiduciario vero, basato su serietà e “condivisione”. Su questo si tratta di verificare nel PD chi veramente lo ritiene  un progetto politico innovativo e chi invece lo considera un comodo autobus, nella coalizione chi sinceramente è disposto a cambiare un Paese sempre più in difficoltà nel liberarsi da tante, troppe, insopportabili cattive abitudini, e chi invece preferisce continuare a gestire comode, per loro, rendite di posizione.

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Partire dalla legalità e dalla trasparenza

berlusconi_santanchèChe si dovesse giungere ad una decisione sull’IMU lo si sapeva. Era negli accordi attorno ai quali ha preso vita questa “strana” maggioranza. Più che oramai inutili discussioni su quanto avvenuto, si lavori ora per applicare alla Service tax i principi di equità e progressività che sono indicati nella nostra Costituzione quali cardini della fiscalità.
Politicamente, invece, si è tolta al PDL la foglia di fico dietro la quale si nasconde il tema vero, “l’agibilità” politica di Berlusconi. Agibilità! Che strano termine viene usato. Rilevo che nei regolamenti urbanistici si rilascia quando sono rispettate TUTTE le regole! Su questo non vi è alcun patto di alleanza, ma ancor di più non vi può essere alcuna disponibilità del PD a trovare un “aggiustamento”. Sarebbe inconcepibile in ogni sistema democratico dove qualsiasi condannato si sente in dovere di dimettersi spontaneamente dai ruoli ricoperti, portando avanti le legittime battaglie per rivendicare la propria innocenza, senza travolgere e condizionare negativamente la vita politica e istituzionale della Nazione.
Su questo dobbiamo essere chiari, ne va della credibilità del sistema, del PD, della politica in Italia. Su questo il PDL minaccia di far cadere il Governo (a onor del vero in modo perlomeno schizofrenico)? Lo faccia e se ne assuma la responsabilità nei confronti del Paese. Soprattutto verso disoccupati, giovani, imprenditori, amministratori locali, persone con disabilità, insomma verso tutte le criticissime situazioni che si sta cercando di affrontare. Se la drammaticità del momento può portare a governi di emergenza, non va mai dimenticato che è solo partendo da una base di legalità e trasparenza che si può costruire una reale e credibile via d’uscita. Perlomeno per il PD e il Centrosinistra.

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Chiamiamo anche noi la “piazza”, ma a partecipare!

pd_bandiereQuanto avvenuto in questi giorni deve farci riflettere. Viviamo con estremo imbarazzo e forte dissenso le posizioni assunte dal leader del PDL e dai suoi, e sue, massimi/e esponenti. Quanto detto da loro in queste ore poco ha a che fare con una democrazia matura, molto con modelli populisti che la nostra Costituzione fortemente avversa. Non facciamo però l’errore ad essere noi a scaricare sul Governo questa situazione o peggio ancora ad imputare ai nostri esponenti chiamati a dar vita a questo strano esecutivo la responsabilità della situazione. Se non siamo “falliti”, se non viviamo un clima “greco”, é grazie a loro, a Letta in particolare,  che in una condizione quasi impossibile hanno ridiscusso il nostro rapporto con l’Europa e cominciato a mettere in campo alcune scelte in favore di giovani e lavoro.
Certo non come avremmo voluto, dobbiamo fare i conti con i  compagni di viaggio di cui parlavo prima. Altre opzioni non c’erano, sia chiaro soprattutto agli esponenti del nostro partito che hanno passato questo periodo solo a manifestare il loro dissenso, si sono sentiti liberi di votare come volevano, hanno coltivato la difficoltà di comprendere il momento dei nostri militanti per costruire il loro percorso politico futuro. A loro va imputata con chiarezza la responsabilità della perdita di credibilità del PD nei confronti dell’opinione pubblica, nelle scelte difficili si sta uniti non si va ognuno  per la propria strada.
Non so cosa capiterà nei prossimi giorni. Rimango fermo al principio che al Governo ci stiamo per necessità,  ma non a tutti i costi. E i costi rischiano di diventare esagerati. Più che mai ora dobbiamo maggiormente caratterizzare la nostra proposta anche a costo di costringere “gli altri” ad andarsene! Ma questo non deve far venir meno l’urgenza  di costruire risposte credibili e capaci di fronteggiare un momento socioeconomico che rimane difficilissimo, se non drammatico.
Avvicinandoci al Congresso è sulla proposta che si deve aprire il confronto. Sull’idea di partito e sui programmi di governo. Non per titoli o per “punti” come da tempo molti fanno. Ma per sostanza. Assurdo sentire parlare ancora di primarie “chiuse”, assurdo costruire ancora con l’alambicco alleanze fra “sensibilità” diverse, impensabile proporre ricette scadute con ingredienti da tempo andati a male. Basta! Esiste una sola necessità cambiare una volta per tutte questo Paese! Nel modo di fare politica ed essere società! Troppa conservazione c’è in giro, la peggiore quella mascherata da modernità. Non é con qualche slogan o frasi ad effetto che si costruisce un’ alternativa, ma é avendo la capacita di mettersi  in discussione, senza paura, dire quello che si vuole fare e non quello che pensiamo le persone “vogliono” sentirsi dire che usciremo dalle secche. La nostra chiarezza servirà anche al centrodestra ad uscire dalla  situazione paradossale in cui si trova, la difesa di una persona come programma politico. Servirà a ridare dignità e credibilità alla politica in Italia.
Per ora mentre qualcuno chiama la piazza, a onor del vero piuttosto vuota, a difendere il capo, noi “apriamo” alla piazza per scegliere chi ci può meglio rappresentare!

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Il PD può e deve fare la sua parte, ma non a tutti i costi!

Partito di lotta e di governo. Si è detto della Lega, lo ha interpretato in modo devastante una parte di sinistra, lo sta attuando in modo inusuale, e a mio giudizio particolarmente preoccupante, il centrodestra. Il vecchio vezzo tutto italiano di dire una cosa e poi farne un’altra è parte del nostro sistema politico. Se confrontiamo gli slogan leghisti alla loro azione di governo ci accorgiamo di quanto distanza vi sia, se pensiamo al periodo a guida Prodi con ministri che il mattino sedevano in Consiglio e il pomeriggio manifestavano in piazza contro il Governo, se ricordiamo il refrain del PDL “meno tasse” e scopriamo che in anni di potere le hanno “semplicemente” aumentate, abbiamo uno spaccato piuttosto evidente di questa abitudine.
Anche il PD non è venuto meno a questa tradizione, anche se più sul fronte interno che nell’attività governativa. Rinnovamento, cambio della legge elettorale, limiti di mandato rigido, congressi aperti, sono stati promesse e impegni non sempre mantenuti. Persino il M5S fatica ad essere coerente, sulle diarie, sul rispetto del principio che “ognuno vale uno” e altro. Non sempre questo comportamento viene peraltro punito dall’elettorato – a parte nel centrosinistra dove si bacchetta con più facilità quasi in preda ad una sottesa forma di masochismo – che sembra più incline a seguire i proclami urlati in piazza che le concrete azioni di governo.
Ora però ci troviamo di fronte ad uno scenario diverso. Abbiamo avuto parti contrapposte che si sono “dovute” incontrare su un programma non esaustivo, ma impegnativo sul fronte sociale ed economico. Tutti sappiamo che è una convivenza difficile e che contestualmente al rispetto degli impegni assunti vi è anche la necessità di marcare la propria identità. Rilevo che il PD su alcuni temi (immigrazione, cassa integrazione, esodati, mi auguro presto tassazione sul lavoro, giovani e donne), ha posto all’attenzione del governo questioni per noi importanti e non sempre inserite nel programma di governo. Vedremo cosa uscirà dal confronto politico.
Rilevo poi che il PDL, a parte il tema IMU che del resto non era sua esclusiva, è sulle vicende del suo leader che esercita il suo differenziarsi. Ha cominciato a riempire (a onor del vero tolti i contestati solo a metà!) le piazze per contestare le sentenze dei giudici, lo fa con i suoi Ministri e soprattuto con toni e contenuti che stravolgono l’impianto stesso del nostro sistema costituzionale. L’obiettivo è chiaro, delegittimare il lavoro della magistratura evocando un giudizio del “popolo”. Al di là della storia (la folla è incline a scegliere Barabba) non si può trascurare la pericolosità di tale deriva. Davanti ad eventuali sentenze definitive cosa dobbiamo aspettaci? Scontri in piazza? Rivolta di una parte politica rispetto all’indipendenza della Magistratura? Non voglio entrare nel merito dei processi in corso, ma trovo vergognoso il fatto che in ogni occasione si siano portati i dibattimenti negli studi televisivi.
Voglio qui ribadire il principio che NON può essere messo in discussione il ruolo della Giustizia. Si vogliono riforme? Si proponga una legge e si verifichi in Parlamento la possibilità di farla approvare. Su questo non sarà possibile essere indulgenti: o il PDL riporta il confronto all’interno di un normale dibattito politico e parlamentare o è impossibile non stigmatizzarne la deriva populista al di fuori del nostro tracciato costituzionale. Non sono giustizialista, anzi ho sempre pensato che l’aver concentrato l’attenzione sulle vicende giudiziarie più che su quelle politiche sia la fonte di molti errori del PD, ma un fermo difensore delle REGOLE sì. Il Paese ha bisogno di coesione e di riforme per uscire dalla profonda e grave crisi che sta attraversando, il PD può e deve fare la propria  parte, ma, come ha ricordato Enrico Letta, non a tutti i costi!

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ImMUniziamoci e parliamo di politiche concrete

Per il PDL è diventato un mantra. Via l’IMU o cade il Governo. Immagino l’entusiasmo dei neo ministri, viceministri e sottosegretari del centrodestra nel sentirsi così convintamente sostenuti. Rilevo il silenzio della Lega: a quando una proposta realmente federalista in tema fiscale? Forte il timore dei comuni che non sanno come chiudere i bilanci. Prudente il chiarimento del Pd. Intanto al bar, sul lavoro, a “far la spesa” gli argomenti mi sembrano altri: il posto di lavoro che non si trova per i figli o che i genitori perdono, i soldi che non bastano  mai, le spese che continuano ad aumentare, e la politica che…
Letta fa bene a richiamare con forza il discorso di insediamento, dove si è parlato di rivedere il tema casa non solo per la tassazione, ma anche riguardo affitti agevolati e ristrutturazioni, ma dove si è detto molto riguardo lavoro, giovani, riforma elettorale e istituzionale oltre che  ad un nuovo patto europeo fra le assolute priorità da perseguire.
Ecco che allora rispetto alla continua cantilena sull’IMU – per la prima volta il Cavaliere sembra voler mantenere una promessa elettorale! -, si contrappone un’idea di sviluppo che sappia guardare un po’ più in là del giorno dopo, ma soprattutto di una politica che si sforza di ridare un progetto, finanche una speranza alle persone.
La sfida è tutta qui. Non diamo l’occasione ora di far polemiche, cominciamo a mettere in cantiere una serie di proposte, in parte già in via di definizione, realmente capaci di rimettere in moto il Paese. Facciamolo ridando all’Europa il giusto ruolo di motore di sviluppo non di gabelliere tedesco. Questo è il lavoro che il PD e Letta si sforzano di fare, non perchè sono entusiasti di quanto avvenuto, ma perchè cercano di fare quello che serve al Paese. Se gli altri sostenitori vorranno concorrere nel merito lo facciano puntando in alto, per spessore e qualità della proposta. Se riterranno invece di staccare la spina per pura convenienza, si accomodino pure, penso che le/gli italiane/i sapranno giudicare.
Perciò senza timore ImMUnizziamoci e parliamo di politiche concrete. Così possiamo riconquistare credibilità e sostegno, così potremo scrollarci di dosso un passaggio elettorale e post elettorale di grande imbarazzo.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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È possibile essere “moderati” in politica?

È possibile essere “moderati” in politica? Prima di rispondere bisognerebbe intendersi sul significato della parola, che in politica fa coppia fissa con “centrismo”. Trovare posizioni intermedie, punti di condivisione, smussare gli estremi possono essere gli obiettivi di chi intende interpretare questo ruolo.
Di certo nello scenario italiano è difficile pensare che il PDL e il suo inventore possano essere considerati moderati. Non per le allegre serate di Arcore, le compagnie disinvolte, i comportamenti sguaiati. No, soprattutto per la mancanza di rispetto delle istituzioni, per le politiche portate avanti, per le alleanze proposte, ed infine per l’assoluta mancanza del senso dello Stato.
Come faccio fatica a pensare che Montezemolo, piuttosto che altri possano riempire questo spazio. Sono portatori di interessi, legittimi, ma molto orientati verso un settore sociale, importante, ma non sufficiente per dare una risposta all’intera realtà del Paese.
Lo è Casini? Rivendicare il centro non significa interpretarlo, soprattutto se si va un po’ di qua e un po’ la senza aver ben chiara la posizione e l’idea.
Infine Monti, invocato da mezza Europa quale indispensabile guida dell’Italia. Certo è stato chiamato unitamente ad un gruppo di tecnici, non sempre all’altezza, a ricoprire un ruolo di mediazione tra parti opposte e ad affrontare, non sempre nel modo migliore,  alcune questioni cruciali per la nostra economia. Ma da qui ad essere l’autentico interprete del moderati. . . . Anzi a mio giudizio se volesse farlo dovrebbe proprio essere fedele al ruolo che gli è dato affidato, non dismettere la giacca dell’arbitro per indossare quella di una squadra.
Di mio penso che in politica la moderazione non vada confusa né con la conservazione, né con l’immobilismo. La moderazione va concepita come lo sforzo di mettere in campo soluzioni capaci di andare incontro alle esigenze di tutti, senza esasperare solo gli interessi di questi o quelli. Ma per farlo bisogna essere coraggiosi, bisogna avere la schiena dritta, essere liberi da condizionamenti di ogni sorta, interpretare con autorevolezza i ruoli istituzionali e soprattutto avere il senso pieno e il limite del proprio ruolo. Più che mai  in Italia, ma anche in Europa, c’è bisogno di “moderazione” che però sia chiaro in questo momento significa un forte cambiamento, una drastica inversione di rotta, una spinta profondamente RIFORMISTA. In questo senso sono convinto che il PD uscito dalle primarie può intercettare questa esigenza, può, senza diventare un partito centrista, essere quel nuovo e innovativo soggetto politico capace di introdurre nel nostro Paese una vera e propria “rivoluzione moderata”. Con buona pace di tutti quelli che da vari palchi o pulpiti ci vogliono spacciare per moderate proposte politiche tese solo alla conservazione di vecchi privilegi, di antiche ingiustizie e ad introdurre nuove diseguaglianze.
È possibile essere moderati in politica? Sì, mi sento un MODERATO in prima linea, nel cercare di riformare, in meglio, la Regione e il Paese in cui vivo!

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L’involuzione nel PDL non è un bene per l’Italia

IL DETENTORE DEL TITOLO. Così  Alfano definisce Berlusconi. Con parole sinceramente imbarazzanti il Segretario, nome più che mai esemplificativo, archivia le primarie del centrodestra, azzera il lavoro di ricostruzione di quel che era il PDL. Di fatto ribadisce che da quelle parti non esiste un partito che si confronta, si interroga e, perchè no, si conta. Continua ad esistere un padrone che ne ha decretato il successo in passato e che ora ne sta certificando la fine.
Le ragioni possono essere facilmente individuabili: la mancanza di un vero successore alla guida del PDL, la volontà di far decadere alcuni provvedimenti quali “l’incandidabilità “, il vizio degli interessi personali non si perde mai, la necessità di ricostruire l’alleanza con la Lega di Maroni, forse non sufficiente per vincere le politiche, ma strategica per a Lombardia.
Questa involuzione, o meglio inversione di marcia, nel centrodestra non è un bene per l’Italia. La nascita  di una proposta politica seria, competitiva e alternativa al centrosinistra era e rimane una necessità del nostro sistema politico. Lasciare questo spazio alla gestione decadente di un leader fortemente azzoppato e assolutamente incapace di uscire di scena rischia di rallentare la ricostruzione della credibilità delle istituzioni e il ritorno ad un normale e rispettoso confronto politico.  Astensione e voto di protesta possono trovare ulteriore motivazioni.

Importante che PD e centrosinistra non cadano nell’errore di inseguire Berlusconi nella bagarre politica che certamente cercherà di innescare. La campagna elettorale non dovrà svilupparsi rispondendo alle intuibili accuse che verranno mosse, fra tutte il pericolo dei “comunisti” al governo. Non potrà ridursi all’elencazione dei disastri provocati dai Governi di centro destra. No, dovrà essere caratterizzata da una spinta propositiva e RIFORMISTA sulle questioni cruciali che interessano i cittadini. Lavoro, economia, giovani, welfare, sanità, sviluppo, ambiente sono tra i principali temi sui quali si dovranno  presentare  le proposte che in questi mesi si sono elaborate. Insomma bisogna dettare un’agenda diversa imperniata sulla presentazione del proprio programma, non sulla denuncia dell’altro. Unitamente ad una squadra NON conservativa, ma innovativa che sappia marcare la differenza, ricordandoci e ricordando ai cittadini che Bersani potrà non essere il “nuovo”, ma non ha mortificato chi si proponeva in alternativa, bensì si è conquistato il ruolo mettendosi in gioco, ascoltando e recependo le istanze delle spinte di cambiamento che la base  del suo partito fortemente chiede.

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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