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Gioco d’azzardo: la legge per la prevenzione e il contrasto fra i primi impegni nella “nuova” Regione

Con altri colleghi consiglieri ho presentato la scorsa primavera il progetto di legge “Norme per la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”. Si tratta dell’unico progetto presentato da una regione italiana per prevenire e contrastare un grave fenomeno nazionale che da tempo è anche presente nella provincia bresciana.
La chiusura anticipata della legislatura non ci ha permesso di trasformare la nostra proposta in legge regionale, ma sarà un mio impegno ripresentarla all’avvio del nuovo Consiglio regionale.
La stampa nazionale e pure i nostri quotidiani provinciali hanno più volte denunciato la continua ascesa di questo fenomeno – i cui costi umani e sociali sono rilevanti -  che impoverisce le famiglie e dove usura e criminalità si approfittano della fragilità del giocatore compulsivo.
Le associazioni di volontariato, gli operatori dei servizi sociosanitari per le dipendenze e i Sindaci hanno individuato strategie e politiche per contrastare la droga del gioco tra i ragazzi e, paradossalmente, tra le persone più fragili economicamente (lavoratori precari, disoccupati) in una spirale perversa che genera ancor di più povertà, ma è necessario anche un intervento legislativo sia dello Stato che della Regione.
Ritengo dunque molto importante sostenere i servizi pubblici e le associazioni di volontariato che presidiano il nostro territorio ma che hanno bisogno di essere sostenute dalle istituzioni regionali.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Parliamo di lavoro

È necessario parlare di lavoro in modo diverso. Accanto alla difesa del lavoro per chi è occupato, bisogna offrire opportunità a chi il lavoro lo sta cercando o purtroppo lo ha perso.  Investire su fiscalità agevolata per le imprese che assumono, su formazione professionale, su ricerca per rendere competitive le nostre aziende, sui mercati internazionali per difendere i prodotti italiani ed europei, su “nuovi” lavori che il nostro territorio offre. Penso al turismo, sulla riscoperta di “antichi” lavori, come il comparto agricolo.
Parlare di lavoro per la politica significa mettere insieme le necessità dell’imprenditore con quella del lavoratore, coniugare l’industrializzazione con la difesa dell’ambiente, creare entusiasmo e voglia di fare, premiare il merito ma non perdere per strada nessuno!
Ecco perchè  bisogna partire da chi non ha il lavoro, da chi in nome della flessibilità si trova nella precarietà assoluta, da chi è semplicemente inoccupata/o perchè non ci prova neanche più, da chi ha voglia di mettersi in gioco nelle professioni, da chi vuol continuare a fare piccola e media impresa avendo a cuore la propria famiglia e quella di chi lavora per e con lui.
Cambiare approccio, cambiare linee di finanziamento, mettere in moto anche Regione Lombardia non come erogatore di prebende clientelari, ma come stimolo e aiuto per crescere tutti e insieme!
Le lombarde e i lombari, le italiane e gli italiani hanno sempre dimostrato di essere generosi, solidali, laboriosi, persone per bene insomma. È ora che a rappresentarle ci siano persone altrettanto per bene: ecco perchè sostengo Umberto Ambrosoli Presidente di Regione Lombardia!!!

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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Per la Lombardia serve una proposta completamente “diversa”

In questi giorni ricorre spesso  la frase “cambio epocale” riguardo alla caduta (a onor del vero “al rallentatore”), del Presidente Formigoni e della sua maggioranza.
In molti si stanno attrezzando per l’evento. C’è chi richiama il necessario ritorno al ruolo guida della politica, chi, pensando magari a sé, evidenzia la necessità di mettere in campo le migliori energie e competenze. Modestamente, a mia volta suggerisco alcune idee. Comincerei con il rivendicare il lavoro del gruppo consiliare. Non ci si è limitati ad una semplice opposizione, ma si sono sviluppate proposte alternative all’azione di governo. E lo si è fatto uscendo dal Palazzo e cercando il più possibile di costruire con i territori un dialogo costante e diffuso. Da qui si può partire per costruire un programma innovativo per la Lombardia, compito  che non deve essere affidato a gruppi di lavoro completamente indipendenti, slegati e decontestualizzati. Affrontare una consistente rivisitazione del sistema sanitario, riscrivere un rinnovato patto per il welfare, avere parole nuove e politiche conseguenti in tema di mobilità e trasporti, di ambiente ed energia, tornare a rivendicare con orgoglio il ruolo della Regione, tanto per fare alcuni e importanti esempi, non è compito facile. Ma anche estremamente entusiasmante.
E poi dobbiamo individuare il candidato premier del centrosinistra. Il metodo non mettiamolo in discussione: le primarie. Altre forze hanno già avanzato proposte, tutte rispettabili e significative, ma tocca al PD individuare il nome capace di vincere il confronto. In molti cercano soluzioni pensando a leader nazionali o personalità della società civile. Ragioniamoci. Di una cosa però sono convinto, indipendentemente da chi rappresenterà il centrodestra, ex sindaco o ex ministro/a che sia, noi dobbiamo avanzare una proposta completamente “diversa”. Alla figura di un Governatore, un po’ alla volta diventato la caricatura di sé stesso, distante, avvolto da un’aurea di presunta efficienza, forte di un carisma che si è trasformato in senso di onnipotenza, noi dobbiamo contrapporre un proposta “normale”. Quella di una persona, capace, preparata, ma consapevole che non le consegniamo i nostri destini, ma la responsabilità di mettere insieme persone e idee. Onestà, trasparenza, sobrietà sono le premesse dalle quali partire per innescare un’azione di buon governo. Ridare autorevolezza e riconquistare la fiducia dei cittadini è il principale compito che gli viene chiesto. Abbiamo persone adatte, sia nel gruppo consigliare, sia nel partito, sia “attorno” a noi.
Coraggio lavoriamo al progetto con l’entusiasmo e la serietà che bisogna avere quando si affrontano compiti importanti. É così che possiamo far diventare questo momento un “cambio epocale” e non solo un cambio di chi governa Regione Lombardia.

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Ora nulla potrà essere come prima

Finalmente “sembra” sia finita! Il dubbio concedetemelo perchè sui tempi, vista l’inaffidabilità degli interlocutori, qualche sospetto è più che legittimo.
Certo che l’immagine del Consiglio di martedi è l’esatta fotografia della classe dirigente che in questi anni ci ha “sgovernato”. Un Formigoni che dimissiona il Consiglio invece che dimettersi. Si erge a vittima di un sistema cinico e baro indipendente dalla sua volontà e, a suo parere, anche da quella di Dio. Non una parola su quanto successo sui fondi in sanità, su discariche, su ‘ndrangheta, ecc. Tutte questioni a lui estranee. Tuttalpiù qualche tuffo da una barca e alcune cene di troppo in cattiva compagnia le sue responsabilità. Solo questo, e che è una colpa?
Di contro la Lega con una patetica maglietta “Mafia giù le mani dal nord”. Ma chi ha governato in questi anni? Chi è stato seduto in giunta con gli inquisiti? Chi ha esponenti indagati? Non basta una una scritta per ripulirsi di tante responsabilità. Per non parlare poi del balletto sulle date di scioglimento che evidenzia come l’unico collante nella maggioranza sia il terrore di perdere il potere, che in Lombardia non è di poco conto.
La sensazione è particolarmente sgradevole, pervade il disagio a rimanere in un’Aula che sempre più puzza di marcio. C’è chi sceglie l’uscita teatrale e demagogica. C’è chi, come noi – non rinunciando a un po’ folclore, (cosa sulla quale qualche perplessità la conservo) - decide di incalzare fino in fondo una maggioranza politica regionale che non sa nemmeno andarsene dignitosamente.
Giovedì 25 ottobre è previsto il Consiglio Regionale con all’ordine del giorno la revisione della legge elettorale in particolare per eliminare il tanto vituperato listino. Poi tutti a casa. Sempre che Maroni, Formigoni e il redivivo Berlusconi non ci riservino l’ennesimo colpo di scena. Che in questo caso rischierebbe veramente di scatenare una vera e propria rivolta popolare.
Di certo in questi ultimi giorni è necessario controllare con la massima attenzione ogni atto e ogni delibera adottati. Tutto deve essere controllato in ogni minima parte per impedire gli ennesimi favori, magari giuridicamente ineccepibili, ma politicamente inaccettabili.
Di sicuro più nulla potrà essere come prima perchè all’improvviso tutti, giornalisti in prima fila, si sentono come il bambino della favola: tutti pronti a dire che il Re è nudo!

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Agricoltura: se gli imprenditori vedono più lontano delle istituzioni

La visita ad alcuni impianti di bio-gas è stata l’occasione per incontrare alcune significative realtà dell’agricoltura bresciana.
Come spesso avviene, l’intraprendenza e la determinazione dei nostri imprenditori hanno corso più delle istituzioni e anche in questo caso hanno tracciato una strada possibile per offrire all’agricoltura un importante integrazione al reddito.
Diventa importante tornare ad occuparsi di questo settore con la dovuta attenzione. Per troppo tempo lo abbiamo relegato ad un funzione secondaria, preferendogli altri settori produttivi o, ancora peggio, sacrificandolo alla finanza. Ora l’indipendenza nella soddisfazione della domanda dei prodotti alimentari, la difesa intelligente dell’ambiente, la riscoperta di un filone di lavoro e non ultima la difesa di un patrimonio di cultura e di valori ci portano a riscoprire questo mondo e a valorizzarlo.
Certo per promuovere azioni legislative bisogna innanzi tutto conoscere le realtà, riscoprire il dialogo con le imprese agricole, dalle più grandi e strutturate alle più piccole, rivedere la lista delle priorità.
Dal Pirellone a Bruxelles c’è bisogno di un cambio di marcia, prima culturale e quindi politico!

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Pronti a contrastare la demagogia partendo dai nostri comportamenti

Anche oggi giornata convulsa in Regione. BONI si dimette – finalmente! – da Presidente del Consiglio. Così come ieri si era dimessa l’assessore Rizzi, come richiesto dal nuovo direttorio leghista. Si è dimesso anche l’assessore al Commercio Maullu, ma non è ancora dato a sapere perchè . . .
Intanto un altro assessore, Romano La Russa, ha risposto ad una mozione di sfiducia su alcune sue affermazioni dichiaratamente omofobe rilasciate a Radio 24, in modo ancora più sconcertante. Davvero imbarazzante questo assessore incompetente nel merito delle sue deleghe e sconcertante per le sue convinzioni socio-politiche. “L’omosessualità è una malattia, che però si può curare” dice La Russa. La vera malattia, a mio giudizio, è la stupidità che, purtroppo, non si può curare, solo commiserare.

Che pena questa Amministrazione, sempre più imbarazzante tra incriminazioni, scandali e stupidità! Non consola sapere che anche fuori dal Consiglio l’aria non sia migliore.
Non sfugge la demagogia populista di un certo comico, nato, cresciuto, pagato, prima dalle tv, poi da spettatori, in conclusione sempre da contribuenti, che si propone come moderno profeta portatore di purezza in un mondo di nefandezze. Io credo che certi “grilli” siano parte del problema non la soluzione e verrebbe voglia di citare Sciascia. . .
Non permettiamo che al danno causato dalla Lega si aggiunga quello di nuove “stelle”! Certo, noi da parte nostra dobbiamo fare in modo che la proposta del PD sia capace di contrastare nel merito la demagogia imperante, partendo da comportamenti e stili diversi!

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Un capriccio leghista da 3.5milioni di euro. Soldi dei lombardi, ovviamente

Il nuovo call center sanitario a Milano è un costoso capriccio leghista: la Regione spenderà 3,5 milioni di euro solo per avviarlo, mentre le sedi siciliane di Paternò e Biancavilla non vengono assolutamente ridimensionate e costano oltre 22 milioni all’anno. La costosa novità è contenuta nella delibera regionale n. 3201 del 29 marzo 2012, con la quale la Regione sigla con l’Asl di Milano e le controllate Infrastrutture Lombarde Spa e Lombardia Informatica Spa la convenzione per l’approntamento della sede lombarda del Call center. Si tratta appunto di un’operazione fortemente voluta dalla Lega per riportare in Lombardi una funzione della sanità lombarda, quella delle prenotazioni telefoniche e dell’assistenza alla carta sanitaria, che ora è in Sicilia, a Paternò e a Biancavilla.
In un momento di tagli pesanti, in cui si arriva a chiedere agli ospedali di risparmiare sui farmaci salvavita e ai cittadini di pagare prestazioni che fino a poche settimane fa erano gratuite, è proprio il caso di buttare i soldi per duplicare il call center?
E, pensate un po’, forse forse anche Regione Lombardia si è accorta che non si tratta proprio dell’operazione più geniale del secolo . Infatti, dopo aver commissionato lo studio preliminare al Politecnico di Milano per la realizzazione del call center milanese, ha ora deciso, a procedure già avviate, di chiedere a Eupolis, il proprio centro studi, un’ulteriore valutazione.
Ancora una volta si spendono altri soldi per un’operazione ideologica nata male e che rischia di avere conseguenze anche peggiori per le tasche dei cittadini lombardi.

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Alla Lombardia serve di più

Basta un elenco di propositi, anche buoni, per far ripartire la Lombardia? Direi di no e l’ho detto anche oggi in Aula durante la seduta del Consiglio Regionale.
Oggi infatti di discute l’ormai famoso CresciLombardia (pdl 146), ovvero un provvedimento che contiene tutto e niente voluto da Formigoni e dalla sua Giunta. Obiettivo del progetto di legge sarebbe quello di far ripartite proprio la crescita e lo sviluppo della nostra regione e dei nostri territori.
Ma se alcune idee di fondo ci sono, come si fa ad inserire così tanti temi in un solo progetto senza poter garantire le risorse necessarie a realizzarle? Possiamo davvero pensare che un elenco di aggiustamenti burocratici e amministrativi possa portare sviluppo e crescita? Credo di no.
Quello che serve alla nostra regione è un cambio di marcia. I nostri territori chiedono risposte concrete. E invece, fra le altre cose, non c’è ad esempio nulla sul tema della montagna.
E poi, c’è anche un problema di metodo, diciamo. Questo è un progetto di legge omnibus, contiene tanto, anzi troppo. Questo tipo di legge non è previsto nell’ordinamento di Regione Lombardia. Qui ci troviamo di fronte all’ennesimo esproprio di potestà legislativa del Consiglio regionale, quasi tutti gli articoli sono deleghe pressoché in bianco alla Giunta.
Alla Lombardia serve altro che un elenco di belle idee con un titolo altisonante.

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