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Gioco d’azzardo: la legge per la prevenzione e il contrasto fra i primi impegni nella “nuova” Regione

Con altri colleghi consiglieri ho presentato la scorsa primavera il progetto di legge “Norme per la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”. Si tratta dell’unico progetto presentato da una regione italiana per prevenire e contrastare un grave fenomeno nazionale che da tempo è anche presente nella provincia bresciana.
La chiusura anticipata della legislatura non ci ha permesso di trasformare la nostra proposta in legge regionale, ma sarà un mio impegno ripresentarla all’avvio del nuovo Consiglio regionale.
La stampa nazionale e pure i nostri quotidiani provinciali hanno più volte denunciato la continua ascesa di questo fenomeno – i cui costi umani e sociali sono rilevanti -  che impoverisce le famiglie e dove usura e criminalità si approfittano della fragilità del giocatore compulsivo.
Le associazioni di volontariato, gli operatori dei servizi sociosanitari per le dipendenze e i Sindaci hanno individuato strategie e politiche per contrastare la droga del gioco tra i ragazzi e, paradossalmente, tra le persone più fragili economicamente (lavoratori precari, disoccupati) in una spirale perversa che genera ancor di più povertà, ma è necessario anche un intervento legislativo sia dello Stato che della Regione.
Ritengo dunque molto importante sostenere i servizi pubblici e le associazioni di volontariato che presidiano il nostro territorio ma che hanno bisogno di essere sostenute dalle istituzioni regionali.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Parliamo di lavoro

È necessario parlare di lavoro in modo diverso. Accanto alla difesa del lavoro per chi è occupato, bisogna offrire opportunità a chi il lavoro lo sta cercando o purtroppo lo ha perso.  Investire su fiscalità agevolata per le imprese che assumono, su formazione professionale, su ricerca per rendere competitive le nostre aziende, sui mercati internazionali per difendere i prodotti italiani ed europei, su “nuovi” lavori che il nostro territorio offre. Penso al turismo, sulla riscoperta di “antichi” lavori, come il comparto agricolo.
Parlare di lavoro per la politica significa mettere insieme le necessità dell’imprenditore con quella del lavoratore, coniugare l’industrializzazione con la difesa dell’ambiente, creare entusiasmo e voglia di fare, premiare il merito ma non perdere per strada nessuno!
Ecco perchè  bisogna partire da chi non ha il lavoro, da chi in nome della flessibilità si trova nella precarietà assoluta, da chi è semplicemente inoccupata/o perchè non ci prova neanche più, da chi ha voglia di mettersi in gioco nelle professioni, da chi vuol continuare a fare piccola e media impresa avendo a cuore la propria famiglia e quella di chi lavora per e con lui.
Cambiare approccio, cambiare linee di finanziamento, mettere in moto anche Regione Lombardia non come erogatore di prebende clientelari, ma come stimolo e aiuto per crescere tutti e insieme!
Le lombarde e i lombari, le italiane e gli italiani hanno sempre dimostrato di essere generosi, solidali, laboriosi, persone per bene insomma. È ora che a rappresentarle ci siano persone altrettanto per bene: ecco perchè sostengo Umberto Ambrosoli Presidente di Regione Lombardia!!!

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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Per la Lombardia serve una proposta completamente “diversa”

In questi giorni ricorre spesso  la frase “cambio epocale” riguardo alla caduta (a onor del vero “al rallentatore”), del Presidente Formigoni e della sua maggioranza.
In molti si stanno attrezzando per l’evento. C’è chi richiama il necessario ritorno al ruolo guida della politica, chi, pensando magari a sé, evidenzia la necessità di mettere in campo le migliori energie e competenze. Modestamente, a mia volta suggerisco alcune idee. Comincerei con il rivendicare il lavoro del gruppo consiliare. Non ci si è limitati ad una semplice opposizione, ma si sono sviluppate proposte alternative all’azione di governo. E lo si è fatto uscendo dal Palazzo e cercando il più possibile di costruire con i territori un dialogo costante e diffuso. Da qui si può partire per costruire un programma innovativo per la Lombardia, compito  che non deve essere affidato a gruppi di lavoro completamente indipendenti, slegati e decontestualizzati. Affrontare una consistente rivisitazione del sistema sanitario, riscrivere un rinnovato patto per il welfare, avere parole nuove e politiche conseguenti in tema di mobilità e trasporti, di ambiente ed energia, tornare a rivendicare con orgoglio il ruolo della Regione, tanto per fare alcuni e importanti esempi, non è compito facile. Ma anche estremamente entusiasmante.
E poi dobbiamo individuare il candidato premier del centrosinistra. Il metodo non mettiamolo in discussione: le primarie. Altre forze hanno già avanzato proposte, tutte rispettabili e significative, ma tocca al PD individuare il nome capace di vincere il confronto. In molti cercano soluzioni pensando a leader nazionali o personalità della società civile. Ragioniamoci. Di una cosa però sono convinto, indipendentemente da chi rappresenterà il centrodestra, ex sindaco o ex ministro/a che sia, noi dobbiamo avanzare una proposta completamente “diversa”. Alla figura di un Governatore, un po’ alla volta diventato la caricatura di sé stesso, distante, avvolto da un’aurea di presunta efficienza, forte di un carisma che si è trasformato in senso di onnipotenza, noi dobbiamo contrapporre un proposta “normale”. Quella di una persona, capace, preparata, ma consapevole che non le consegniamo i nostri destini, ma la responsabilità di mettere insieme persone e idee. Onestà, trasparenza, sobrietà sono le premesse dalle quali partire per innescare un’azione di buon governo. Ridare autorevolezza e riconquistare la fiducia dei cittadini è il principale compito che gli viene chiesto. Abbiamo persone adatte, sia nel gruppo consigliare, sia nel partito, sia “attorno” a noi.
Coraggio lavoriamo al progetto con l’entusiasmo e la serietà che bisogna avere quando si affrontano compiti importanti. É così che possiamo far diventare questo momento un “cambio epocale” e non solo un cambio di chi governa Regione Lombardia.

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Ora nulla potrà essere come prima

Finalmente “sembra” sia finita! Il dubbio concedetemelo perchè sui tempi, vista l’inaffidabilità degli interlocutori, qualche sospetto è più che legittimo.
Certo che l’immagine del Consiglio di martedi è l’esatta fotografia della classe dirigente che in questi anni ci ha “sgovernato”. Un Formigoni che dimissiona il Consiglio invece che dimettersi. Si erge a vittima di un sistema cinico e baro indipendente dalla sua volontà e, a suo parere, anche da quella di Dio. Non una parola su quanto successo sui fondi in sanità, su discariche, su ‘ndrangheta, ecc. Tutte questioni a lui estranee. Tuttalpiù qualche tuffo da una barca e alcune cene di troppo in cattiva compagnia le sue responsabilità. Solo questo, e che è una colpa?
Di contro la Lega con una patetica maglietta “Mafia giù le mani dal nord”. Ma chi ha governato in questi anni? Chi è stato seduto in giunta con gli inquisiti? Chi ha esponenti indagati? Non basta una una scritta per ripulirsi di tante responsabilità. Per non parlare poi del balletto sulle date di scioglimento che evidenzia come l’unico collante nella maggioranza sia il terrore di perdere il potere, che in Lombardia non è di poco conto.
La sensazione è particolarmente sgradevole, pervade il disagio a rimanere in un’Aula che sempre più puzza di marcio. C’è chi sceglie l’uscita teatrale e demagogica. C’è chi, come noi – non rinunciando a un po’ folclore, (cosa sulla quale qualche perplessità la conservo) - decide di incalzare fino in fondo una maggioranza politica regionale che non sa nemmeno andarsene dignitosamente.
Giovedì 25 ottobre è previsto il Consiglio Regionale con all’ordine del giorno la revisione della legge elettorale in particolare per eliminare il tanto vituperato listino. Poi tutti a casa. Sempre che Maroni, Formigoni e il redivivo Berlusconi non ci riservino l’ennesimo colpo di scena. Che in questo caso rischierebbe veramente di scatenare una vera e propria rivolta popolare.
Di certo in questi ultimi giorni è necessario controllare con la massima attenzione ogni atto e ogni delibera adottati. Tutto deve essere controllato in ogni minima parte per impedire gli ennesimi favori, magari giuridicamente ineccepibili, ma politicamente inaccettabili.
Di sicuro più nulla potrà essere come prima perchè all’improvviso tutti, giornalisti in prima fila, si sentono come il bambino della favola: tutti pronti a dire che il Re è nudo!

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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Riforma istituzionale: maggior autonomia e gestioni chiare

Dopo anni di proclami su  federalismo e altre rivoluzioni istituzionali, ci ritroviamo ora ad avere un Governo e soprattutto l’opinione pubblica orientati a considerare Comuni, Provincie e Regioni come “concorrenti dello Stato” nell’essere il luogo del malaffare e dello spreco. Da qui un continuo richiamo ad un neo centralismo, favorito dalla crisi economica e dalla speranza deumaturgica affidata ai “professori”.
Non sono convinto che con questo spirito e soprattutto con questo Parlamento si possa affrontare in modo serio una riforma istituzionale. Lo abbiamo visto sul tema dei Comuni e delle Provincie e il modo un po’ raffazzonato, che rischia di trovare non poche contraddizioni e il pericolo di una scelta dirigistica finale, con il quale è stata affrontata la vicenda. Ora l’argomento serve a Roberto Formigoni per sviare l’attenzione su Regione Lombardia. Parlare di macro regioni è più semplice che spiegare la vicenda Maugeri o San Raffaele.

Due sono a mio giudizio le strade da seguire. Prima di tutto fare pulizia. Siccome sono convinto che le persone per bene siano di gran lunga superiori ai mascalzoni ANCHE in politica, è ora di isolare ed espellere i corrotti, gli approfittatori e i “consenzienti”.
Il Lazio non è “tutte le Regioni”, Fiorito non è “tutti i Consiglieri Regionali”. La necessità di ridurre alcune indennità (sono tre anni che il PD lombardo lo chiede!), non vuol dire che fino ad ora si è rubato. Per quanto riguarda la Lombardia, poi, una cosa deve essere chiara: il problema non è nel Consiglio, ma nella Giunta e nella maggioranza che la sostiene. È chiara l’assoluta opacità di alcune gestioni,  così come è evidente che lasciare per troppo tempo, quattro legislature, le stesse persone è oltremodo pericoloso.

Rimane poi il tema delle riforme. Uno Stato troppo centralista rimane un problema con o senza professori. Rilanciare il ruolo delle autonomie locali, razionalizzandole, evitando doppioni, ma anche riconoscendo una maggior autonomia finanziaria intesa non come aggiunta di imposte, ma trasferimento di risorse rimane una strada da seguire. Con l’obiettivo di abbattere la burocrazia e riavvicinare le istituzioni ai cittadini.
Rigore nella scelta delle persone e chiarezza nella proposta autonomista sono presupposti semplici su quali costruire una proposta di riforma del governo dei territori.

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Primarie: il mio appoggio a Bersani (con una riserva)

Ho faticato non poco a decidere chi appoggiare alle prossime primarie. Non è che non ho dormito la notte, però, per la prima volta, ho provato una grande indecisione. Per due motivi. Partiamo dalla costituzione dei “fans  club”.
Da Renzi tanti giovani entusiasti, accompagnati da non pochi professionisti del “rinnovamento”, impegnati nel tentare di cavalcare da più di 10 anni ogni novità, e da qualche tentennante salta fosso in cerca di posti sicuri. Con Bersani tante persone serie ed impegnate, anche giovani, ma  con un fastidioso tentativo di una “vecchia” classe dirigente, convinta di trovarsi di fronte alla battaglia per la sopravvivenza e di appropriarsi della candidatura.
Passiamo al tema delle proposte che rischiano di essere riassunte così: per Renzi nella voglia di cambiare ADESSO e per Bersani nella COMPETENZA. Temi che, sia pur sotto traccia, i due velatamente si rinfacciano.

In concreto mi sono deciso a dare il mio appoggio a Bersani, con una riserva però che mi auguro sappia superare in queste settimane.
I temi posti da Renzi devono diventare la premessa della competenza di Bersani. Il Segretario, accettando le primarie e applicando lo statuto, deve affrontare in mare aperto la competizione. Lo deve fare dimostrando di saper valorizzare nuove competenze e lasciare – senza mortificarne il lavoro, ma consegnandolo alla storia – a riposo una classe politica onnipresente da troppi anni. E questo deve avvenire sia a livello nazionale che ai livelli locali.
Con questa premessa, deve rispolverare il Bersani delle liberalizzazioni e del “giro” con Letta dei distretti industriali. Il Bersani capace di parlare ai lavoratori, ma anche all’impresa, il Bersani  non condizionato dalle forze sociali, ma capace di interpretarne i bisogni,  il Bersani che si assume la responsabilità del sostegno ad un governo tecnico invece di  scegliere la scorciatoia delle elezioni anticipate.

Una certa “sensibilità” all’interno del partito, nella quale convintamente mi riconosco, credo che in questo momento debba dare il suo contributo per impedire al PD di intraprendere una deriva progressista che in realtà guarda al passato, anche se sostenuta da “giovani” più o meno turchi,  invece che guardare al futuro e alla continuazione di un percorso “riformista”. Su questo, dopo le elezioni che DOBBIAMO vincere, nel congresso di partito mi auguro si incontrino molti che in questo momento sono su posizioni diverse, ma che guardano al medesimo obiettivo, cambiare per davvero il nostro Paese.
Ecco perchè durante questo periodo è importante che prevalga in entrambi i comitati dei sostenitori lo spirito di dialogo e di collaborazione, mettendo da all’angolo chi coltiva disegni di esclusione.

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Cosa, come e con chi: Pd, primarie e governo

Il momento economico che stiamo attraversando rimane particolarmente difficile e richiede ancora misure adeguate. Certo alcuni segnali importanti si sono visti: governi che assumono provvedimenti particolarmente rigorosi, parlamenti che approvano  strutturali riforme sociali e non ultima la decisione della Germania di dare il via libera al fondo salva Stati.
Di contro si registra un crescente disagio sociale e, per quanto riguarda l’Italia, una certa difficoltà a tradurre in proposta politica decisioni assunte da un governo “tecnico”. Aleggia poi una situazione internazionale preoccupante, con i tragici fatti libici di questi giorni che ci ricordano che la primavera (araba) può tramutarsi in un gelido inverno per il mondo.
Nell’approssimarsi della campagna elettorale diventa necessario fare un po’ di chiarezza.
Il governo di “salvezza” nazionale ha dovuto proporre riforme, come nel caso del sistema previdenziale o del lavoro, in tempi rapidi che hanno lasciato alcune evidenti storture da correggere, ma che rappresentano dei punti di non ritorno. La necessità di rivedere il “sistema pensioni”, così come per il lavoro,  è da molto tempo noto alla politica e il non averlo fatto ha comportato il doverlo subire in chiave “tecnica”.
Nel programma elettorale si tratta quindi di indicare aggiustamenti, non certo cancellazioni. Anzi, parliamo del mercato del lavoro: ancora di più bisogna agire per permettere ai giovani di entrarvi e a chi ne viene espulso di essere sostenuto in attesa di un rientro. Scelte ben diverse dal solito e facile assistenzialismo che finanziando realtà oramai collassate crea il perdurare dei disagi e un enorme spreco di risorse pubbliche.
Così come affrontando la questione economica è alla piccola e media impresa che bisogna  guardare, con un’adeguata leva fiscale tesa ad incentivare ricerca, innovazione, tecnologia, qualità e di conseguenza competitività e occupazione. Non basta intervenire solo per alcune grosse realtà da sempre abituate a socializzare le perdite e privatizzare gli utili.
Di certo non è pensabile per il PD proporsi agli elettori con idee timide o contraddittorie, ma serve un messaggio forte e chiaro.
Con chi? Di certo non con chi pensa di cancellare il cambio di marcia che Monti ha imposto, con chi con la solita facile demagogia propone referendum per tornare alla solita italietta. All’interno poi non ci può essere spazio ad esponenti che fanno sponda a queste posizioni. Una volta per tutte chi pensa al PD come alla riedizione di una sinistra antistorica, aderisca a partiti che interpretano quel ruolo e smettano di appesantire un progetto che continua a voler essere innovativo.

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