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Innovazione, territori e realtà: quello che serve al PD

È questa una stagione difficile. Si è passati dall’attesa di una vittoria del centro sinistra quasi scontata, persino in Lombardia, ad una situazione politicamente grottesca a livello nazionale (complice, ma non unica colpevole la legge elettorale) e ad una vittoria più “normale”, ma chiara di Maroni in Regione. Sullo sfondo, comunque la si metta, risulta evidente che per il PD è il problema del nord il nodo irrisolto.
È anche la stagione dei se. Se le primarie le avesse vinte Renzi, ora non ci sarebbe problema, se non si fosse sostenuto Monti, ma si fosse andati ad elezioni subito allora la vittoria era certa, se….. Conta poco, anche perchè la riprova non l’abbiamo, dobbiamo fare i conti con quello che c’è e con quello che possiamo costruire.
In Parlamento non esiste una maggioranza vera. Tocca a noi avanzare una proposta. Facciamolo con chiarezza su alcuni punti: riforma della politica, interventi su fiscalità, burocrazia, costo lavoro, disoccupazione ed economia, aiuti a chi sta vivendo un momento di grandissima difficoltà, confronto con l’Europa rimettendo al centro l’interesse dei popoli e delle nazioni rispetto alla pura finanza e, infin – non per importanza – mettere mano al conflitto di interessi, all’evasione fiscale e alla incandidabilità  ”vera” dei condannati. Su questo misuriamoci con chi in Parlamento è arrivato volendo sconvolgere tutto: cerchiamo di capire se sono disponibili a cambiare veramente le cose importanti o  se è lo sfascio totale il loro pericoloso obiettivo. Voglio sinceramente pensare di no.
Dobbiamo però pensare anche ad un futuro prossimo dove presumibilmente ci troveremo presto a misurarci con nuove elezioni. In questo  campo dobbiamo osare di più. Ci siamo accorti che non esiste un pericolo scissione nel nostro partito, con buona pace di chi quasi lo auspicava.
È evidente che per vincere dobbiamo recuperare il consenso di cittadine/i che non hanno visto in noi un riferimento affidabile. Possibile che con 8 milioni di voti in libertà non siamo riusciti ad intercettarne neanche uno, anzi ne abbiamo lasciati non pochi sul campo? Per farlo oltre che puntare su nomi (Renzi in questo senso rappresenta la novità necessaria) va anche definitivamente rimossa l’idea di un “vecchio” partito ancorato a pochi slogan e incapace di interpretare i bisogni di una società complessa come  quella attuale. Non ci siamo riusciti, specie al nord, specie nella “periferia” del nord. I dati delle regionali in Lombarda lo dimostrano in modo ancor  più evidente.
È necessario ripensare al modello stesso di partito, meno Roma e Milano centrico, ma più presente e organizzato sui territori, e ai messaggi che trasmettiamo, più vicini ai bisogni reali e più chiari nella comprensibilità. Partendo da una definitiva apertura alla novità e all’innovazione che ci viene chiesta. Non possiamo far rientrare, seppur in misura ridotta, dalla finestra quello che abbiamo fatto uscire dalla porta. Chi si ritira si ritira, anche dal dettar la linea dal Corsera, così come le primarie devono trovare un reale rispetto nel loro svolgimento e nel loro risultato.
Sulla Regione parleremo prossimamente.

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