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A Napolitano un sincero grazie e una profonda riconoscenza

expo_napolitano“Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la Nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”.

Con queste parole Giorgio Napolitano accettò la rielezione - fatto straordinario nella nostra storia repubblicana – a Presidente della Repubblica in un momento imbarazzante per il Parlamento e di assoluta incapacità della Politica ad affrontare i drammatici problemi del Paese. Ha attraversato anni difficili, momenti di crisi e di cadute di autorevolezza istituzionali profonde. Ha rappresentato lo Stato con dignità, rispettando la Costituzione e in molti passaggi salvaguardando la credibilità dell’Italia.
Amato dai cittadini (specie negli ultimi tempi), ha subito forti  attacchi soprattutto da parte di chi  sul facile populismo e la demagogia porta avanti il proprio disegno di distruzione, più che di cambiamento per la politica.
Qualcosa a seguito della sua rielezione é stato fatto, non quanto  con forza inconsueta aveva chiesto all’assemblea che lo aveva rieletto. Ora le sue dimissioni pongono per l’ennesima volta il tema di un’assunzione di responsabilità, che creda più nessuno possa permettersi di farci mancare.

A Lui un sincero grazie e una profonda riconoscenza per quanto fatto per l’Italia, per gli Italiani.

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Valorizzare chi unisce, non chi divide: al lavoro per un nuovo PD

Risulta evidente che dalle primarie per la leadership nel PD si è innescato un meccanismo teso a “preparare” lo scontro congressuale più che a vincere le elezioni. Le primarie “last minute” per i parlamentari non hanno risolto il problema, anzi lo hanno ulteriormente accresciuto. Il risultato lo conosciamo tutti.
Manca una capacità critica da parte del Partito. Non c’è stata per l’Italia, non c’è stata per la Lombardia. Nel giro di  quattro mesi siamo passati da un quadro di probabile vittoria al quadro desolante di questi giorni.
Ora, dopo la drammatica rielezione del generoso Presidente Napolitano, è necessaria un’azione forte, che deve partire dai territori e dai cittadini tesa a cambiare in modo definitivo il PD.
Sbaglierebbe chi, sia a livello nazionale che locale, pensasse che quello a cui stiamo assistendo è la vittoria dei “renziani” sui “bersaniani” e che sia giunto il loro momento. Non è così, non basta lo stemma di appartenenza ad una forma diversa di corrente a risolvere il problema. Anzi le primarie (vere) e le preferenze dimostrano quanto ci sia diversità tra il cincischiamento all’interno dei partiti rispetto al confronto con l’elettorato “tutto”.
È necessaria un’azione di tutti quelli che hanno creduto e credono in un PD libero da vecchie e nuove appartenenze, desideroso di cambiare il Paese, non solo la politica.
Cambio della legge elettorale perché siano i cittadini a scegliere per davvero; riduzione dei parlamentari e riforma del bicameralismo; limiti di mandato e razionalizzazione del sistema istituzionale sono questioni da porre e affrontare subito. Così come alcuni proposte “forti” su economia, finanza, interventi sociali.
Per farlo ci vuole un PD con una classe dirigente autorevole, non succube da sindacati, banche, giornali, poteri più o meno forti. Una classe dirigente fatta non solo da brave persone, ma anche capaci. Alle prossime, mi sa davvero prossime, elezioni, sarà necessario un cambiamento soprattutto “qualitativo”. Ma soprattutto ci vuole un PD libero da chi su antiche nostalgie ha costruito e tenta di costruire la sua “giustificazione” politica.
Ritengo che debba partire un’azione politica trasversale, completamente innovativa che raccolga indipendentemente dalle precedenti “mozioni” chi ci sta. Anche risorse importanti, quale può essere ed è Renzi o altri, se si rinchiuderanno in recinti stretti diventeranno a loro volta parte del problema. È ora di valorizzare chi unisce, non chi divide. Anzi l’unica divisione accettata è quella tra chi accetta di essere finalmente DIVERSI e chi invece vuole conservare quelle che oramai sono macerie!

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Tra autorevolezza e predellini…

dal corriere della sera di oggi

E’ ancora viva in molti l’emozione del 17 Marzo, sono ancora tante le bandiere tricolori che orgogliosamente sventolano sui balconi degli italiani.

Per un po’ ci si era illusi che un sussulto di dignità avesse attraversato l’intero paese. Purtroppo no.

Ci ha pensato un signore di età avanzata chiamato, una delle tante volte, a presentarsi in tribunale, a ricordarci che  l’effetto “dignità” non ha funzionato per tutti. Anzi c’è ancora chi salendo su un predellino può darsi anche solo per la “visibilità”, intesa come possibilità di essere visto! riesce a svilire le istituzioni, trasformare la politica in un decadente avanspettacolo  che diverte un pubblico sguaitao sempre meno numeroso, l’effetto è l’ulteriore distacco dei cittadini dalla politica, troppo frequentata  da guitti e furbetti occupati dai propri interessi e ripiegati sulla soluzione dei propri problemi.

Come possiamo far tornare a sventolare le bandiere tanto forte da spazzar via auto e predellino e far gridare che il re è “nudo”, anche di giorno!?

Facendo capire ai tanti italiani che in quei giorni ci hanno detto di credere nel proprio paese, che ci siamo sforzati di mettere a punto idee e progetti nuovi, innovativi, capaci di rimetterci al passo con le esigenze del tempo.

Facendo capire che vogliamo farlo con “loro”

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Lettera al presidente Napolitano

Signor Presidente,

nel clima di confuso arrembaggio alle nostre istituzioni repubblicane che purtroppo segna questa fase tormentata della nostra vita politica e sociale, registriamo come Lei avrà sicuramente già avuto modo di apprendere, l’ennesimo episodio di grave intolleranza civica messa in atto dal sindaco del comune di Adro. Il primo cittadino del comune bresciano, ha autorizzato e ritengo incentivato la marchiatura su tutta la scuola pubblica del suo paese (appena inaugurata) con il simbolo del Sole delle Alpi; che altro non è, come oggi tutti sanno, una griffe elettorale: il brand del Partito a cui il sindaco appartiene.

Arredi, vetri, ingresso, fino allo zerbino, marcano con il Sole delle Alpi un’identità di parte, identità che di questi simboli pare avere continuo bisogno per esistere. Un simbolo che non è il marchio di uno sponsor privato, ma quello della padania che non c’è, in un plesso scolastico che dovrebbe essere aperto a tutti: anche ai figli dei cittadini di Adro che non votano quel movimento. Quasi che la scuola pubblica, realizzata sì, grazie al generoso contributo versato da alcuni cittadini, sia stata privatizzata da un sindaco al di sotto di ogni sospetto di imparzialità e di garanzia costituzionale per tutti i suoi amministrati.

Tralascio le proteste sacrosante di coloro che lamentano lo sfregio al rispetto per chi non la pensa come il Sindaco, mi associo a chi si sente offeso per l’ennesima provocazione alle istituzioni repubblicane, indirizzata al luogo che deve essere in grado più di tutti di garantire formazione e coscienza civica vera e imparziale, non condizionata da ideologie di parte, nella sua delicata fase nascente.

Però mi chiedo solo se un domani questa stessa scuola, con le sue aule griffate con il simbolo politico di un movimento ovunque, dall’ingresso alle lavagne, possa essere utilizzata, come  spesso succede, anche come sede elettorale per  votazioni, politiche o amministrative. Perché ritengo che invece si possa e debba ravvisare, proprio per queste marchiature, un’ evidente inopportunità e quindi non utilizzabile per queste altre esigenze. Perché è chiaro che lo sponsor non è una qualsiasi azienda privata, e mi chiedo  quali effettivi vantaggi ne derivino, dopo questa bella pensata, all’intera comunità di Adro dotata di una scuola privatizzata e dimezzata per quanto concerne le sue articolate funzioni di luogo pubblico.

Senza contare il precedente. Un domani, Illustrissimo Presidente, chi potrà opporsi a questo ennesimo volgare sdoganamento che magari potrebbe coinvolgere una scuola del sindaco di un qualsiasi altro schieramento politico, fino a quella del partito al quale io stesso appartengo?

Non convince, infine, la risposta e la definizione soft venute dal ministro che si limita a definire folclore l’ennesima provocazione di quel primo cittadino che appare più attento a cercare visibilità discutibile sui giornali con questi atti, che non per un’amministrazione equilibrata di tutta la sua comunità.

Ognuno di noi, legittimamente, è sempre pronto a stigmatizzare l’uso politico dei ragazzi e delle istituzioni: per queste ragioni , Illustrissimo Presidente, conoscendo la Sua particolare attenzione alla difesa delle istituzioni e alla “Libertà” di tutti i cittadini, confido in un Suo autorevole intervento.

Con sincera gratitudine e cordialità

Gian Antonio Girelli

Consigliere regionale PD

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