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Da Sala un atteggiamento serio e responsabile

salaIl Sindaco di Milano Sala si auto sospende a causa di quelle che, per ora, sono voci giornalistiche che, come sempre e stranamente, anticipano l’ufficialità di alcuni atti.

Come sempre alla magistratura il compito di svolgere fino in fondo il proprio compito e con la massima autonomia. Mi permetto però di aggiungere anche con la necessaria velocità!

Infatti la vicenda è nota da tempo e riguarda un aspetto controverso, dettato da un momento del tutto particolare della vicenda di Expo. Vorrei ricordare le scadenze, i poteri straordinari conferiti all’allora amministratore, la necessità di arrivare pronti al traguardo dell’inaugurazione. Tutte emergenze che in nessun caso potevano e possano giustificare atti illeciti, ma che non possono far dimenticare scelte “abbreviate” a suo tempo da molti chieste e approvate. Penso che la decisione del Sindaco Sala sia seria e responsabile.

Inaccettabili le solite accuse, mosse magari da chi dovrebbe dedicare un po’ più di attenzione a quanto avviene in casa (dove, all’onore della cronaca, non ci sono probabili ulteriori indagini, ma arresti, quasi che come sempre per alcuni i processi si fanno in “piazza”, per altri le assoluzioni si fanno “in rete”).

E’ tempo di reagire con la necessaria forza al tentativo di destabilizzare le istituzioni, aprire la strada a irresponsabili reazionari, molte volte con un passato vergognoso e un presente altrettanto imbarazzante. Rispetto delle persone, delle regole, dei compiti di chi è chiamato ad indagare e giudicare è indispensabile, deve stare alla base dei comportamenti di tutti.

Ora il Sindaco Sala ha assunto un atteggiamento serio e responsabile. Va rispettato. Il Governo della città di Milano è pienamente garantito da una Giunta eletta e riconosciuta dai milanesi. Si faccia chiarezza, lo si faccia fino in fondo, lo si faccia nei luoghi deputati a farla e da parte di chi è chiamato a farlo. Ancora una volta: si faccia in fretta.

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Bologna, Milano e Valencia

elezioniUna domenica, quella di ieri, che mi ha stimolato alcune riflessioni sulla politica, ma non solo.

Cominciamo da Bologna. La notizia l’hanno fornita i soliti idioti, che con la sperimentata violenza organizzata, hanno dato un triste risalto alla manifestazione. Per il resto è emerso quanto già si sapeva. La strategia di Salvini è e rimane quella di utilizzare le paure, e sono tante,  delle persone per trasformarle in consenso. Come? Esasperandole, fomentando divisioni, disegnando scenari catastroficamente spaventosi. Contenuti, proposte alternative al piano di riforme in atto? Non pervenute. Per il resto le solite offese urlate in modo sguaiato, accompagnate da un malcelata maleducata ed arrogante presuntuosità nei confronti dei ritrovati alleati. Alleati che hanno mostrato tutta la loro inconsistenza.
Berlusconi, oramai controfigura di se stesso, continua a recitare gli slogan di 20 anni fa, ha scelto la scorciatoia di appoggiare la Lega, deludendo molti dei suoi, ma ancor di più certificando, lui stesso, il fallimento del suo progetto politico, che era dar vita ad un partito moderato di ispirazione europea, capace di introdurre cambiamenti e modernizzazioni, progetto che aveva rappresentato il motivo dei suoi successi elettorali. Ha suscitato quasi compassione il suo sorriso al cerone, sul palco di una manifestazione che lo ha fischiato, non ascoltato, in passato, o forse anche ora, di fatto disprezzato. La Meloni cercando di far concorrenza a Salvini nel sobillar paure, spera di far dimenticare la modestissima prova mostrata al Governo, si quello, il peggior Governo della Storia Repubblicana. Di fatto tolto qualche facile slogan, occhi sgranati e isteriche enunciazioni, molte contraddizioni, non riesce ad aggiungere alcun contributo al progetto. In sintesi, a Bologna, abbiamo avuto la prima uscita di un cartello politico che ha un unico collante, essere contro il PD e il Governo Renzi. Strategia a mio giudizio fallimentare, proprio perché rappresenta la caricatura di quanto per troppe volte e colpevolmente il centrosinistra ha fatto verso il centrodestra.

Passiamo a Milano. Il M5S ha tenuto le sue primarie, riviste rispetto al metodo “in rete”, per la scelta del candidato Sindaco della città. Risultato? Scarsissima affluenza, dati non forniti, vincitrice immediatamente “blindata”, mancanza di ogni forma di partecipazione e possibilità di osservare quanto avveniva. E la trasparenza, la politica restituita ai cittadini, i percorsi condivisi, dove sono finiti? L’aumento del consenso ha coinciso con la caduta della freschezza e sempre più si manifesta la voglia di controllo su un movimento che potenzialmente mantiene la sua competitività in futuro. A farne le spese, penso, sarà la sua capacità attrattiva mostrando di possedere più i peggior difetti del passato che felici novità per il futuro.

Il PD non può però sperare di costruire il suo successo elettorale sulle difficoltà altrui, anzi deve riuscire a tramutare le tante speranze suscitate in azioni e risultati concreti. Dovrà farlo superando le difficoltà interne, trovando un equilibrio stabilizzante che non ne pregiudichi la spinta innovativa e di cambiamento che rappresenta il motivo del suo successo. Dovrà farlo rapportandosi con i possibili alleati che, al di là di comportamenti più o meno discutibili, devono una volta per tutte chiarire se desiderano costruire insieme un progetto o semplicemente cercare di erodere un po’ di consenso per garantirsi un minimo di rappresentanza. Nel primo caso il PD deve essere capace di avere la pazienza di costruire, nel secondo avere la giusta autorevolezza di andare per la propria strada.

E su Valencia? Nulla, per qualche giorno però non mangerò biscotti.

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Il Pd, le parole e i fatti. Riflessioni dalla riunione di sabato

girelli_milanoSabato a Milano si è riunito il PD, o meglio molti degli esponenti che sostengono l’azione del Governo Renzi. Obiettivo,  la necessità di affermare con chiarezza e determinazione la lealtà e la coesione che caratterizza la stragrande maggioranza dei democratici, purtroppo non di tutti. Già perché anche sabato c’è stato chi ha preferito andare a Roma per sentirsi dire, o meglio urlare addosso, che Renzi è peggio di Berlusconi.
Penso che la sfida che sabato abbiamo lanciato, alla presenza del Ministro Boschi, del vicesegretario nazionale Guerini e del nostro segretario regionale Alessandro Alfieri, a noi stessi, sia da cogliere e affrontare con decisione. Brevemente riassumo il mio contributo al dibattito, compreso quanto non sono riuscito a dire, visto che l’ottimo Fabrizio Santantonio ha giustamente preteso da tutti i rispetto dei 3 minuti di intervento.

IL CAMBIAMENTO
Il PD lombardo deve chiedersi il perché dell’insuccesso alle regionali del 2013. Perché il voto anticipato, determinato da fatti gravissimi, ci ha restituito l’ennesima, sia pur non così netta, sconfitta. Probabilmente perché abbiamo chiesto di cambiare il Governo Regionale, dimenticando che in realtà dovevamo prima di tutto cambiare noi stessi, nel modo di porci, nei messaggi da dare, nei mondi da intercettare. Bisogna metterci al lavoro per essere pronti al prossimo appuntamento, dobbiamo essere all’altezza della forte innovazione che il livello nazionale del partito ha portato.

QUATTRO  POSSIBILI MESSAGGI
ECONOMIA. É tempo di tornare a parlare alla piccola, se non micro, e media impresa. Attorno a loro é iniziato ed é cresciuto il nostro modello di sviluppo, caratterizzato da una ricchezza “distribuita”. Su di loro, sia pur in forma sempre più associata, si deve puntare per la ripresa. Turismo, Agricoltura, devono trovare una giusta valorizzazione, Expo diventa importante se pensato come trampolino di rilancio di questi settori strategici.
NUOVO MODELLO DI WELFARE. Dobbiamo dare risposte  ad una società cambiata radicalmente e che presenta problemi e necessità nuove. La riforma sanitaria deve introdurre l’idea di benessere, come educazione alla salute, riportando il cittadino, non “l’attività sanitaria” al centro dell’attenzione. Il tema dell’età media, sempre più alto, deve trovare un’adeguata risposta, essere vissuto come una grande conquista, non come un problema. Così come una composizione etnica sempre più varia deve trovare percorsi di reale interazione, ricordando a Salvini e C. che il milione di stranieri presenti in Lombardia sono quelle persone che lavorano nelle nostre fabbriche, raccolgono i nostri rifiuti e puliscono le nostre strade, accudiscono i nostri anziani. É immorale volerli confondere con i temi della sicurezza, della clandestinità, se non addirittura del terrorismo. Basta parlare di “spesa” sanitaria, parliamo di investimento in salute, qualità della vita, servizi e aiuti garantiti a TUTTI i cittadini indipendentemente dal territorio e dal reddito. Abbattiamo una forma di compartecipazione alla spesa, ticket, davvero iniqua.
TERRITORIO, AMBIENTE, MOBILITÀ. Ribadire l’idea diversa di sviluppo che abbiamo, dove il rispetto dell’ambiente, la “rigenerazione urbana”, un modo diverso di concepire lo spostamento di persone e merci, l’abbattimento dei fattori inquinanti, la bonifica dei siti contaminati, non sono enunciazioni, ma concreti impegni di governo.
RIFORME ISTITUZIONALI. Le riforme in atto sono quanto da tempo e dai più è chiesto. Ma invece di farlo fino ad ora ci si era limitati solo a parlarne. Non abbiamo bisogno di lezioni di autonomia, da Sturzo in poi sappiamo bene cosa sia, dobbiamo puntare a reiscrivere forme di aggregazioni partendo dal basso, rilanciando gli enti locali, dando loro il necessario ossigeno finanziario, superando però privilegi e incrostazioni che come sempre ostacolano ogni novità.

IL PARTITO
É tempo di richiamare gli appartenenti al PD alla necessaria lealtà. Non é pensabile mantenere costantemente aperta una fase congressuale, dove le opinioni diverse si organizzano in manifestazioni esterne, in prese di posizioni di parlamentari, che danno un’immagine del partito molto più divisa di quanto effettivamente sia. Mai come in questo ultimo periodo ogni passaggio é stato discusso in Direzione Nazionale e nelle assemblee dei gruppi di Camera e Senato, garantendo momenti di confronto vero e la possibilità per tutti di esprimere il proprio convincimento. Due cose sono però da rigettare con forza.

Accettare che anche dall’interno del PD venga mossa al Governo l’accusa di fare una politica di destra. Mettere mano al tema del lavoro, dopo un periodo di grande disoccupazione, in particolare giovanile, al tema della scuola, con la necessaria  riorganizzazione e modernizzazione da tempo richiesta, a quello dello snellimento burocratico e del sistema istituzionale NON é fare una politica di destra,  é interpretare in modo attuale i principi di solidarietà che hanno caratterizzato il pensiero cattolico-democratico e della sinistra realmente riformista. In sintesi é la concreta azione che il PD, forza di CENTROSINISTRA, intende portare come ventata di necessaria novità all’interno del sistema politico italiano. È “di destra” chi grida dal palco contro ogni cambiamento, che difende lo status quo e interpreta il principio di uguaglianza come salvaguardia di inaccettabili e antichi privilegi, invece che come pari opportunità dalla quale partire per premiare merito e impegno.

Sopportare che alcuni vivano “del partito” senza sentirsi “del” partito. I cittadini, oltre che idee e programmi per uscire dalla crisi,  ci chiedono UNITÁ di intenti nel farlo, non sopportano partiti che invece di lavorare per risolvere i problemi, perdono tempo in infinite contrapposizioni interne. Basta quindi alle convenienze garantite dalle posizioni di minoranza, o dai ripetuti viaggi a Damasco.

Il PD ha avuto un incredibile riconoscimento elettorale in occasione delle elezioni europee. Va rafforzato con un’azione coerente, con la capacità di tradurre le parole in fatti, le promesse in realtà. Questo è il PD da difendere, rafforzare, trasformare anche e soprattutto al nord in un soggetto politicamente  affidabile e vincente.

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‘Ndrangheta minaccia concreta e continua alla nostra società

expoGli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Milano testimoniano una volta di più quanto la ‘ndrangheta sia diffusa e radicata nel tessuto lombardo. La sua presenza è una minaccia concreta e continua alla nostra società, alle sue istituzioni e alla nostra economia, tanto più forte per la presenza di cantieri di opere pubbliche rilevanti connesse ad Expo 2015. La commissione regionale antimafia, che ho l’onore di presiedere, ha a più riprese individuato campi d’azione per la politica e per l’amministrazione, ma la sfida è altissima e non si può mai abbassare la guardia, tanto meno ora, nella fase più calda della realizzazione di Expo. Preoccupa, a questo proposito, il possesso della certificazione antimafia da parte di un’azienda risultata di proprietà della famiglia Galati, e ancor più preoccupano le intimidazioni ai danni della direttrice del carcere di Monza, Maria Pitaniello, come all’agente di polizia locale autore di una segnalazione rilevante per le indagini. A loro va la nostra solidarietà e riconoscenza.
Vogliamo ascoltare nuovamente in commissione il commissario Expo Giuseppe Sala, per fare nuovamente il punto sui controlli e sulle garanzie di legalità nei cantieri.

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Sulla metropolitana di Brescia Maroni mantenga gli impegni

Brescia_metropolitanaMaroni mantenga gli impegni e attribuisca il giusto corrispettivo alla metropolitana di Brescia. 1,75 euro al Km è irrisorio. Lo chiediamo con forza dal consiglio regionale con il collega Tomasi, ma soprattutto dal territorio con il segretario del PD di Brescia Giorgio De Martin. (Guarda il video)
Ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: la metro di Brescia, seconda solo a quella di Milano, è l’unica realtà metropolitana sul territorio lombardo. Il successo è indiscutibile lo dimostrano i dati relativi al numero di passeggeri 12 milioni rispetto ai 10 preventivati nei primi 10 mesi. Ma evidentemente questo non basta per l’ottenimento di un adeguato corrispettivo. Al momento per la metropolitana di Brescia è previsto un rimborso di 1,75 euro a chilometro, “troppo esiguo” se confrontato ai 16 euro a Km previsti per le metro di Milano o ai 5,3 euro a Km corrisposti a Bergamo per il tram che collega il capoluogo ad Albino. È evidente la disparità di trattamento tra Milano e Bergamo con Brescia. Noi non rivendichiamo uno spostamento di risorse tra le città, noi chiediamo alla Regione che venga applicato quanto essa stessa chiede a livello nazionale per la definizione dei costi standard per il trasporto pubblico regionale.
Nel tempo ci sono stati diversi passaggi istituzionali che avevano portato ad accordarsi su 8 euro al km. A parole sono stati promessi 10 milioni per la start up della metropolitana di Brescia, ancora adesso visibile sul sito istituzionale, come comunicazione del presidente, però l’impegno di Regione Lombardia per ora è di 6 milioni spalmati 3 nel 2014, 2 nel 2015 e 1 nel 2016. Vogliamo dall’assessore Del tenno risposte concrete e la Commissione Trasporti sarà il luogo opportuno in cui chiederle.
Brescia al di là dei dieci consiglieri presenti in Consiglio regionale, può contare su ben tre assessori in Giunta. Questa non è una questione di appartenenza politica ma di bilancio. Noi chiediamo agli assessori di farsi carico di riequilibrare la situazione. Se infatti Brescia era meritoria nella scorsa legislatura a guida centrodestra di avere un corrispettivo equo deve essere altrettanto meritoria adesso che è cambiato il colore politico della Giunta comunale. Tra i consiglieri vi sono inoltre l’ex vicesindaco di Brescia e la ex presidente comunale il problema esiste ed è conosciuto: adesso è necessario che vi sia un impegno forte di tutti al di là delle appartenenze politiche.

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Un’idea diversa di trasporto, a partire dai treni Milano-Venezia

treviglioE in un treno affollato si arriva a Treviglio per “comunicare” lo stato dei trasporti nella nostra regione. Sporcizia, posti “in piedi”, ritardi, soppressioni, alternative costose, o inesistenti, preannunciate soppressioni. Questo è lo stato dell’arte, questa é la condizione che tanti pendolari, studenti e lavoratori, ogni giorno deve affrontare. La locomotiva d’Italia, come veniamo spesso chiamati, in tema trasporti è più che mai “a vapore”!
Noi vogliamo qualcosa di diverso. Vogliamo concepire il trasporto, la mobilità di merci e persone in modo alternativo all’attuale. Il treno deve rappresentare il nostro futuro modo di spostarci.
Nel concreto chiediamo che si lavori in modo omogeneo tra Lombardia e Veneto per sviluppare il trasporto su rotaia. Si pensi a collegamenti costanti tra Venezia e Milano in favore di studenti, lavoratori, turisti. Va fatto in modo sistemico guardando ad altri Paesi europei molto più avanzati di noi nel settore. Con mente aperta, innovativa, con persone capaci di programmare e gestire.
Nel 2015 ospiteremo a Milano Expo: un servizio di qualità nel trasporto ferroviario a servizio dei possibili 20 milioni di visitatori sarebbe un ottimo biglietto da visita. Riproporre la fotografia attuale sarebbe un’imperdonabile brutta figura!

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Vedo, sento e parlo

Il coraggio della ribellione di una donna, barbaramente punito con la morte dalla mafia, merita di gridare forte lo slogan che oggi Libera ci suggerisce: VEDO, SENTO E PARLO! Questa è la risposta che tutti dobbiamo dare ad ogni forma di mafia!

lea_garofaloLea Garofalo, nata a Petilia Policastro ne 1974, era una testimone di giustizia sottoposta a protezione dal 2002, quando aveva deciso di testimoniare sulle faide interne tra la sua famiglia e quella del suo ex compagno Carlo Cosco.
Era il novembre del 2009 quando Cosco attirava l’ex compagna in via Montello 6 con l’intento di parlare del futuro della loro figlia Denise. Alcune telecamere inquadrarono madre e figlia nelle ore del pomeriggio lungo i viali che costeggiano il cimitero Monumentale: sono gli ultimi fotogrammi prima della scomparsa definitiva di Lea Garofalo. Il piano per il rapimento era stato organizzato quattro giorni prima: il noleggio del furgone da un cinese di via Paolo Sarpi, l’arma del delitto, il magazzino dove svolgere l’interrogatorio e l’appezzamento dove la donna è stata successivamente fatta sparire. Sabatino e Venturino rapirono la donna in strada e la consegnarono a Vito e Giuseppe Cosco, i quali la torturarono per ore per farla parlare e poi la uccisero mediante strangolamento. Il corpo venne portato in un terreno nella frazione di San Fruttuoso (Monza) ed in quel luogo venne bruciato all’interno di un bidone metallico e poi sepolto.
Il 30 marzo 2012 il processo si conclude con la condanna di tutti i 6 imputati e il riconoscimento delle accuse di sequestro di persona, omicidio e distruzione di cadavere, ma non l’aggravante mafiosa: i giudici condannano all’ergastolo con isolamento diurno per due anni Carlo Cosco e suo fratello Vito, all’ergastolo e ad un anno di isolamento Giuseppe Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino, ex fidanzato di Denise

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Treni Milano-Venezia: abbiamo scritto al ministro dei Trasporti

trenoInsieme ai colleghi del Pd Jacopo Scandella (in Regione) e Matteo Mauri (in Parlamento) abbiamo scritto al ministro dei Trasporto Lupi. Chiediamo che venga convocato un tavolo per discutere e migliorare il coordinamento del sistema ferroviario interregionale del Nord Italia. Con la lettera si formalizza quanto annunciato martedì dopo aver appreso, a mezzo stampa, l’esito negativo della riunione tecnica convocata a Verona tra le delegazioni della Regione Lombardia e Veneto e i gestori del servizio Trenord e Trenitalia per trovare una soluzione alla decisione unilaterale del presidente Zaia di sopprimere 8 treni interregionali che collegano Milano a Venezia dal prossimo 15 dicembre.

Gent.  Ministro delle Infrastutture e dei Trasporti On. Maurizio Lupi

A distanza di venti giorni dalla precedente missiva,  Le sottoponiamo nuovamente  la questione dei treni di collegamento tra Venezia e Milano, alla luce degli ultimi sviluppi.
Come certamente già saprà stiamo parlando della linea ferroviaria Milano-Verona-Venezia che è tra le più frequentate dell’intero territorio nazionale, con una media di 36.000 viaggiatori al giorno. 24 corse al giorno sono svolte da Trenord sulla linea Milano-Verona e pagate dalla Lombardia. Ulteriori 8 corse sono svolte da Trenitalia sulla linea Milano-Verona-Venezia e pagate dal Veneto. Questa situazione deriva da Accordi di programma del 2000 tra Stato e Regioni, tuttora vigenti. Da dicembre 2013, Regione Veneto intende unilateralmente sopprimere la tratta Milano – Verona delle proprie 8 corse mantenendo con orari leggermente diversi la tratta Verona – Venezia. Ricordiamo che queste 4 coppie di treni rappresentano gli unici collegamenti, non commerciali, che percorrono l’intera tratta con risparmi economici sul prezzo del biglietto, rispetto ai costosi Freccia Bianca, che vanno dal 50% al 70% a secondo del percorso.
Lunedì scorso a Verona è stata convocata una riunione tecnica alla presenza delle delegazioni della Regione Lombardia e Veneto e i gestori del servizio Trenord e Trenitalia, che pare non aver sortito gli effetti sperati. Le posizioni fra le parti sono ancora distanti, Regione Veneto sembra non voler recedere dalla decisione unilaterale della soppressione dei convogli in oggetto. Le proposte fatte dai tecnici di Regione Lombardia, che tendono a mantenere il servizio e ad integrarlo ulteriormente nell’ottica della spesso dichiarata ma mai attuata razionalizzazione del trasporto ferro sulla linea Milano – Venezia, sembrano ricevere solo dinieghi dalla controparte veneta. Regione Lombardia, per ritorsione,  minaccia di far fermare le proprie 24 corse a Desenzano del Garda (confine amministrativo della Regione). Il tutto si sta giocando nella visione di una ridefinizione interna alle singole regioni degli orari, quando invece stiamo parlando della direttrice che per importanza è la seconda dell’intero territorio nazionale.
A tutto ciò si ha notizia inoltre che, analogamente a queste quattro coppie di treni, sono a rischio altri convolgi di tipo interregionale con collegamento festivo e più precisamente che percorrono la linea Lecco – Bergamo – Brescia – Verona – Venezia che, specialmente nella stagione estiva, hanno importanza rilevante soprattutto dal punto di vista turistico.
A questo punto, trattandosi dell’ultimo caso di una serie che riguarda i rapporti fra le varie Regione del Nord Italia, riteniamo non più rinviabile chiedere al Governo di intervenire e di indire un apposito tavolo, in cui il suo Ministero svolga un ruolo attivo e fondamentale nella ricerca di una soluzione che vada al di là dei semplici steccati amministrativi ma che veda la ricerca di una risposta meno locale e più di sistema. Un tavolo che veda coinvolte tutte le componenti (oltre al Ministero, le Regioni del Nord d’Italia, Trenitalia e Trenord) onde evitare il solito sistema di esprimersi in maniera diversa a seconda dell’interlocutore.
Le ragioni di questo contenzioso sono difficilmente comprensibili agli occhi dei cittadini utenti; i tecnici parlano di miglior cadenzamento dell’orario, ma con uno sguardo tutto locale, la parte politica sottolinea la carenza di risorse economiche. Davanti a questa situazione riteniamo che il Ministero debba fare la sua parte sia per quanto riguarda le soluzioni tecniche che quelle di bilancio.
Il tavolo dovrebbe diventare il luogo dove trovare una soluzione alla mancanza di risorse e pianificare tracce orarie più funzionali alle esigenze degli utenti, non solo per quanto riguarda questa tratta ma anche per tutte le criticità che si evidenziano laddove il trasporto su ferro conosce interconnessioni fra Regioni diverse. Le sfide che hanno di fronte queste regioni, EXPO 2015 in testa, richiedono di lavorare in maniera coordinata e programmata andando oltre i campanilismi e le divisioni politiche.
Infine, come immaginerà, la questione evidenziata è di grande attualità tra i pendolari e gli utenti del servizio ferroviario in Regione Lombardia; grande attenzione è infatti dedicata dai media locali, anche per questa ragione siamo certi che il Governo metterà in campo tutte le azioni al fine di individuare una soluzione adeguata che salvaguardi i collegamenti esistenti.

Confidando in un Suo autorevole e pronto intervento di fronte a questa nostra sollecitazione, la salutiamo con cordialità.

Milano, 26 settembre 2013

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Treni Venezia-Milano: la mia lettera a Zaia e Maroni

milano_veneziaMi rifiuto di pensare che le due regioni economicamente più importanti d’Italia fermino il loro ragionamento sul trasporto su rotaia l’una a Peschiera del Garda, di competenza lombarda, e l’altra a Verona. Con determinazione chiedo al presidente Zaia di ripensare la decisione, aprire una confronto serio con il nostro presidente Maroni e trovare una soluzione tesa non solo a mantenere i treni interregionali di collegamento tra Venezia e Milano, ma sviluppare con sempre maggiore determinazione un sistema  di trasporto integrato che attraversi il nord  Italia offrendo un servizio adeguato e all’altezza dei miglior standard europei

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Milano, 2 settembre 2013

Gentile Presidente Regione Lombardia Roberto Maroni
Gentile Presidente Regione Veneto Luca Zaia
e.p.c  Ministro alle Infrastutture On. Maurizio Lupi

É nota la notizia degli ultimi mesi della volontà della regione Veneto di sopprimere alcuni treni interregionali di collegamento tra Venezia e Milano, in particolare 4 coppie di treni che rappresentano gli unici collegamenti, non commerciali, che percorrono l’intera tratta con risparmi economici sul prezzo del biglietto che vanno dal 50% al 70% a secondo del percorso. Decisione che sembra motivata dal fatto che la rimodulazione del servizio ferroviario interno regionale Veneto non preveda più treni di collegamento con altre regioni. Forte è stata la reazione dei pendolari dei territori, sia lombardi che veneti, che in caso di sospensione si troverebbero ad affrontare un ulteriore disagio nell’utilizzare il treno quale mezzo di trasporto per recarsi al lavoro o frequentare l’università, molte e variegate sono le sedi universitarie interessate (Milano, Brescia, Verona, Padova, Venezia) che accolgono studenti in stretta relazione fra di loro e che molte volte si troverebbe in una seria difficoltà nell’affrontare gli onerosi esborsi previsti dai collegamenti garantiti dai Freccia Bianca. Le alternative possibili, oltre che a non essere affidabili, per rispetto degli orari, inadeguate, per qualità del servizio, sono del tutto insufficienti a garantire un servizio efficiente e in grado di rispondere alla domanda delle/i cittadine/i utenti. Va inoltre considerata la potenziale utenza rappresentata dal turismo che tenuto conto delle città e località, Desenzano, Peschiera del Garda, attraversate può davvero essere interessante, ma che necessitano di un progetto, di un’idea, di un’offerta, di adeguati investimenti in particolare pensando all’opportunità di Expo 2015.
Proprio mentre si aprono in varie sedi una serie riflessioni rispetto la necessità di promuovere sempre più un diverso modo di concepire la mobilità, non più su “gomma”, ma su “ferro”, si rischia di assumere decisioni politiche di segno diametralmente opposto.
E questo nel nordest molte volte citato quale esempio di capacità di innovazione per l’Italia intera, nordest fra l’altro impegnato in un confronto istituzionale, non é questa ovviamente la sede di confronto, teso ad aggregare realtà territoriali e socioeconomiche molto simili e omogenee.
Mi rifiuto di pensare che le due regioni economicamente più importanti d’Italia fermino il loro ragionamento sul trasporto su rotaia l’una a Peschiera del Garda, di competenza lombarda, e l’altra a Verona. Con determinazione chiedo al Presidente Zaia di ripensare la decisione, aprire una confronto serio con il nostro Presidente Maroni e trovare una soluzione tesa non solo a mantenere i collegamenti in oggetto, ma sviluppare con sempre maggiore determinazione un sistema di trasporto integrato che attraversi il nord Italia offrendo un servizio adeguato e all’altezza dei migliori standard europei. Sono consapevole delle non indifferenti possibili difficoltà di natura economica. Anche in questo caso però invito ad una valutazione di più lungo respiro dove non ci si limita agli effetti di “oggi”, ma che instauri un sistema virtuoso con positive ricadute in tutti i sensi, anche economici, “domani”. La risposta non può a mio parere essere ” …Mancano cinque milioni di euro non si può fare altrimenti. Non ci saranno meno treni, si dovrà solo scendere da un treno ed aspettarne un altro, perchè il cadenzamento fra regioni non riusciamo a farlo…”. Davvero Veneto e Lombardia insieme non riescono a reperire queste risorse e scaricano su tante/i cittadine/i un disservizio cosi pesante? Diventa altresì importante che anche il Governo nazionale, in questo senso ho ritenuto di inviare la nota anche al Ministro Lupi, senta sua questa esigenza e agisca in modo puntuale e importante a sostegno di scelte indispensabili per lo sviluppo del Paese.
Ridisegnare il nostro modello socioeconomico, renderlo nuovamente pienamente competitivo rispetto ad uno standard di concorrenza sempre più alto, esige scelte coraggiose e lungimiranti che a volte possono trovare un intelligente inizio anche mantenendo dei semplici collegamenti ferroviari tra Venezia e Milano.
Ringrazio per l’attenzione che vorrete dedicare alla mia sollecitazione garantendo l’assoluta attenzione e contributo alle soluzioni che riterrete proporre.
Gian Antonio Girelli

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La macroregione è ferma in stazione

milano_veneziaIl taglio dei treni sulla tratta Venezia-Milano, particolarmente strategici per i pendolari “lombardi”, mi fa sorgere un dubbio: come si pensa di organizzare il trasporto nella macroregione di Maroni, se si comincia con una vera e propria secessione del Veneto di Zaia?
Evidentemente il problema non è solo il 75% di risorse o lo sganciarsi da Roma, ma sviluppare idee e progetti per un territorio complesso e fortemente in crisi come il nord del Paese. A cominciare dai settori territorialmente strategici quali le infrastrutture e i trasporti. Parlare di sistema aeroportuale significa mettere ordine nella pletora di aeroporti da Torino a Venezia, così come investire sulla “rotaia” significa anche mettere a punto un sistema efficiente a servizio dei pendolari. Ma si potrebbe parlare di energia, di aiuti alle imprese, di reti culturali, di difesa del suolo, di modelli di welfare e molto altro ancora.
Ecco che allora se rimane il “tema del nord” quale nodo irrisolto della politica italiana, la crisi della Lega dimostra la sua incapacità a dare un’adeguata risposta. E’ solo con una idea “alta” che si può affrontare la questione, partendo da una prospettiva di macro regione europea delle aree montane e pedemontane, dove non si parte da una richiesta di separatezza, ma dalla volontà di dare risposte omogenee ad aree omogenee. Dove si vuole tornare ad essere esempio di efficienza e di sviluppo a servizio dell’Italia e dell’Europa. La vicenda dei treni è la dimostrazione della debolezza di una prospettiva, è l’opportunità per noi di dare corpo ad una riposta concreta capace di essere compresa e condivisa dalle/i cittadine/i del nord che finalmente potranno guardare con sincero interesse al centrosinistra e al PD!

ECCO IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE CHE ABBIAMO PRESENTATO

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