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Il Pd, le parole e i fatti. Riflessioni dalla riunione di sabato

girelli_milanoSabato a Milano si è riunito il PD, o meglio molti degli esponenti che sostengono l’azione del Governo Renzi. Obiettivo,  la necessità di affermare con chiarezza e determinazione la lealtà e la coesione che caratterizza la stragrande maggioranza dei democratici, purtroppo non di tutti. Già perché anche sabato c’è stato chi ha preferito andare a Roma per sentirsi dire, o meglio urlare addosso, che Renzi è peggio di Berlusconi.
Penso che la sfida che sabato abbiamo lanciato, alla presenza del Ministro Boschi, del vicesegretario nazionale Guerini e del nostro segretario regionale Alessandro Alfieri, a noi stessi, sia da cogliere e affrontare con decisione. Brevemente riassumo il mio contributo al dibattito, compreso quanto non sono riuscito a dire, visto che l’ottimo Fabrizio Santantonio ha giustamente preteso da tutti i rispetto dei 3 minuti di intervento.

IL CAMBIAMENTO
Il PD lombardo deve chiedersi il perché dell’insuccesso alle regionali del 2013. Perché il voto anticipato, determinato da fatti gravissimi, ci ha restituito l’ennesima, sia pur non così netta, sconfitta. Probabilmente perché abbiamo chiesto di cambiare il Governo Regionale, dimenticando che in realtà dovevamo prima di tutto cambiare noi stessi, nel modo di porci, nei messaggi da dare, nei mondi da intercettare. Bisogna metterci al lavoro per essere pronti al prossimo appuntamento, dobbiamo essere all’altezza della forte innovazione che il livello nazionale del partito ha portato.

QUATTRO  POSSIBILI MESSAGGI
ECONOMIA. É tempo di tornare a parlare alla piccola, se non micro, e media impresa. Attorno a loro é iniziato ed é cresciuto il nostro modello di sviluppo, caratterizzato da una ricchezza “distribuita”. Su di loro, sia pur in forma sempre più associata, si deve puntare per la ripresa. Turismo, Agricoltura, devono trovare una giusta valorizzazione, Expo diventa importante se pensato come trampolino di rilancio di questi settori strategici.
NUOVO MODELLO DI WELFARE. Dobbiamo dare risposte  ad una società cambiata radicalmente e che presenta problemi e necessità nuove. La riforma sanitaria deve introdurre l’idea di benessere, come educazione alla salute, riportando il cittadino, non “l’attività sanitaria” al centro dell’attenzione. Il tema dell’età media, sempre più alto, deve trovare un’adeguata risposta, essere vissuto come una grande conquista, non come un problema. Così come una composizione etnica sempre più varia deve trovare percorsi di reale interazione, ricordando a Salvini e C. che il milione di stranieri presenti in Lombardia sono quelle persone che lavorano nelle nostre fabbriche, raccolgono i nostri rifiuti e puliscono le nostre strade, accudiscono i nostri anziani. É immorale volerli confondere con i temi della sicurezza, della clandestinità, se non addirittura del terrorismo. Basta parlare di “spesa” sanitaria, parliamo di investimento in salute, qualità della vita, servizi e aiuti garantiti a TUTTI i cittadini indipendentemente dal territorio e dal reddito. Abbattiamo una forma di compartecipazione alla spesa, ticket, davvero iniqua.
TERRITORIO, AMBIENTE, MOBILITÀ. Ribadire l’idea diversa di sviluppo che abbiamo, dove il rispetto dell’ambiente, la “rigenerazione urbana”, un modo diverso di concepire lo spostamento di persone e merci, l’abbattimento dei fattori inquinanti, la bonifica dei siti contaminati, non sono enunciazioni, ma concreti impegni di governo.
RIFORME ISTITUZIONALI. Le riforme in atto sono quanto da tempo e dai più è chiesto. Ma invece di farlo fino ad ora ci si era limitati solo a parlarne. Non abbiamo bisogno di lezioni di autonomia, da Sturzo in poi sappiamo bene cosa sia, dobbiamo puntare a reiscrivere forme di aggregazioni partendo dal basso, rilanciando gli enti locali, dando loro il necessario ossigeno finanziario, superando però privilegi e incrostazioni che come sempre ostacolano ogni novità.

IL PARTITO
É tempo di richiamare gli appartenenti al PD alla necessaria lealtà. Non é pensabile mantenere costantemente aperta una fase congressuale, dove le opinioni diverse si organizzano in manifestazioni esterne, in prese di posizioni di parlamentari, che danno un’immagine del partito molto più divisa di quanto effettivamente sia. Mai come in questo ultimo periodo ogni passaggio é stato discusso in Direzione Nazionale e nelle assemblee dei gruppi di Camera e Senato, garantendo momenti di confronto vero e la possibilità per tutti di esprimere il proprio convincimento. Due cose sono però da rigettare con forza.

Accettare che anche dall’interno del PD venga mossa al Governo l’accusa di fare una politica di destra. Mettere mano al tema del lavoro, dopo un periodo di grande disoccupazione, in particolare giovanile, al tema della scuola, con la necessaria  riorganizzazione e modernizzazione da tempo richiesta, a quello dello snellimento burocratico e del sistema istituzionale NON é fare una politica di destra,  é interpretare in modo attuale i principi di solidarietà che hanno caratterizzato il pensiero cattolico-democratico e della sinistra realmente riformista. In sintesi é la concreta azione che il PD, forza di CENTROSINISTRA, intende portare come ventata di necessaria novità all’interno del sistema politico italiano. È “di destra” chi grida dal palco contro ogni cambiamento, che difende lo status quo e interpreta il principio di uguaglianza come salvaguardia di inaccettabili e antichi privilegi, invece che come pari opportunità dalla quale partire per premiare merito e impegno.

Sopportare che alcuni vivano “del partito” senza sentirsi “del” partito. I cittadini, oltre che idee e programmi per uscire dalla crisi,  ci chiedono UNITÁ di intenti nel farlo, non sopportano partiti che invece di lavorare per risolvere i problemi, perdono tempo in infinite contrapposizioni interne. Basta quindi alle convenienze garantite dalle posizioni di minoranza, o dai ripetuti viaggi a Damasco.

Il PD ha avuto un incredibile riconoscimento elettorale in occasione delle elezioni europee. Va rafforzato con un’azione coerente, con la capacità di tradurre le parole in fatti, le promesse in realtà. Questo è il PD da difendere, rafforzare, trasformare anche e soprattutto al nord in un soggetto politicamente  affidabile e vincente.

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I dolori del giovane Matteo

renziSecondo alcuni sondaggi il premier Renzi, il suo Governo e il PD mostrano un calo di consensi. È la seconda volta che succede. La prima, poco dopo il voto europeo, si era ritenuto fosse di normale “assestamento” e quindi non considerata. In realtà le cause del calo sono diverse, alcune da imputarsi all’azione politica dei protagonisti, altre a fenomeni del tutto esterni.
Da un lato l’esasperazione dello scontro con una parte del sindacato ha prodotto un certo allontanamento  dell’elettorato più a sinistra all’interno del PD e di quell’area progressista desiderosa di un accordo futuro con Sel e dintorni. Dall’altro i dati economici generali, che in sincerità non dipendono certo solo dall’azione del Governo, che continuano a produrre seri effetti negativi su bilanci di imprese e famiglie.
La via da percorrere penso sia solo una e senza particolari colpi di teatro o radicali cambiamenti di rotta: proseguire nella stagione di riforma istituzionale, dalla Legge elettorale al bicameralismo, dalle Provincie alle Regioni. Serve però intraprendere una seria azione  di riforma fiscale e abbattimento della burocrazia, più che mai resistente e a vari  livelli asserragliata in una vera e propria difesa della propria posizione, a volte MOLTO privilegiata.
Nello stesso tempo è però necessario tradurre il messaggio di cambio di impostazione della politica economica in atti concreti. L’Europa (del sinceramente imbarazzante Junker al riguardo) deve definitivamente coniugare rigore con sviluppo e smettere di essere l’ancella di una sempre più insopportabile Merkel. Da li passa molto della possibilità futuro non solo dell’Italia, ma anche di diversi altri Stati. Il Governo deve intraprendere una concreta campagna di investimento su formazione, dall’università alla formazione professionale continua, e innovazione, che significa puntare su una qualità e una specializzazione sempre maggiori, ma anche affrontare con piglio e autorevolezza nodi strategici come energia e infrastrutture.
Sullo sfondo però va superato quell’eccesso di scontrosità che ha caratterizzato il confronto con le parti sociali, in particolare Cgil e Fiom. Sia chiaro questo non significa “fare” quello che vuole il Sindacato, l’autonomia dell’azione é una prerogativa necessaria del Governo, ma avere una maggior capacità e pazienza nell’ascolto e un modo più rispettoso nel decidere. Salvaguardare un principio di coesione sociale, ribadire l’importanza della difesa di valori come la solidarietà, parlare insomma alle fasce che in questo momento sembrano maggiormente in difficoltà e sfiduciate è e rimane una delle priorità, anche da qui passa il necessario “ottimismo” della ripresa.
Di certo, per tornare al dato del sondaggio elettorale, impressiona la malcelata soddisfazione della lettura anche all’interno del PD di chi probabilmente ha scordato il 25% delle ultime elezioni politiche, ma soprattutto la grande difficoltà da sempre mostrata dal centrosinistra della cosiddetta  seconda Repubblica. Ma forse si tratta di quella classe politicante per la quale l’importante è controllare il Partito, goderne delle nomine e dei ruoli di spettanza, difendere le carriere e le posizioni personali, più che cambiare il Paese. Ecco di loro non c’è bisogno, sono semplicemente la parte meno nobile della politica.

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E adesso?

pdIl risultato delle Europee va oltre ogni previsione. Consolidato dal dato delle regionali e delle amministrative. Molto si é parlato nelle giornate precedenti di possibili sorpassi, di esaltazione dei movimenti anti europei. Di fatto abbiamo registrato un’unica vera e propria  vittoria, quella del del PD, tant’è che bisogna passare dal 40% al 6% della Lega o al 4% di Tsipras e NCD per raccogliere segnali di un non sempre giustificato entusiasmo. Dobbiamo dare due letture su quanto avvenuto. Una in “campo avversario” e una in casa nostra.
Nel centrodestra é evidente che si é giunti al capolinea. Non di un’area politica, ma di un certo modo di rappresentarla. FI deve prendere atto che il suo leader non riesce più a trascinare consenso. E non é solo per le vicende giudiziarie, cosa sufficiente in uno Stato “normale”,  ma soprattutto per le tante delusioni date e per l’assoluta inaffidabilità dei suoi programmi. NCD deve fare i fonti con la mancanza di un leader sufficientemente carismatico non solo per rafforzare il partito, ma anche per aspirare a guidare l’intero centrodestra. L’area Monti, con annessi e connessi, é oramai evaporata, così come le presunte capacità  taumaturgiche del buon Mario. La Lega ha indubbiamente recuperato rispetto le previsioni, ma si vede con il fronte del Nord indebolito dalla perdita del Piemonte, con Maroni e Zaia non così concordi e con i quattro slogan usati in campagna elettorale che diventeranno del tutto ininfluenti in Europa e probabilmente depotenziati dal periodo di riforme in Italia. La sinistra che, superato lo scoglio del 4% europeo, deve capire se vuole essere un possibile alleato del centro sinistra o ritagliarsi un puro ruolo di contestazione. M5S ha indubbiamente fallito il traguardo che aveva indicato. Sicuramente ha esagerato, spaventando un certo elettorato, scontento, ma non disposto a tutto. Se però ha mancato l’obiettivo di fare il pieno della protesta, non sottovalutiamo uno “zoccolo” del 22% che pone alcuni interrogativi a cui dare risposta.
Infine il PD. È chiaro che ha incamerato ben oltre il suo bacino. Lo ha fatto grazie a Renzi, alla sua capacità comunicativa e all’essere riuscito, novità assoluta, ad imbrigliare i soliti gufi “interni”, capaci di azzoppare tutti i propri leader. Il risultato investe di un mandato popolare il Presidente del Consiglio, lo rende autorevole in Italia e in Europa, capo del maggior partito europeo,  proprio all’inizio del semestre a nostra guida. É un credito enorme quello che é stato affidato, va onorato sia a livello nazionale che territoriale. TUTTO il Pd, da chi é al Governo del Paese a chi guida il proprio Comune, deve sentirsi investito da questa responsabilità. Fare cose nuove, rompere con i vizi del passato, ridare slancio ed energia ad una società ferma e demoralizzata, é l’obiettivo. Va raggiunto o il mandato  ricevuto rischia di durare ben poco. Non é un’impresa semplice, ma possibile. Non é un lavoro del solo Renzi, ma l’impegno di tutti i settori che hanno dato fiducia al Pd e che devono comprendere la necessità di mettersi a loro volta in gioco. Al lavoro dunque!

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La sfida

berlusconi-renzi-grilloE ancora una volta é successo. L’appuntamento delle elezioni europee si é andato via via trasformato nella solita rissa di cortile, con la novità di un linguaggio sempre più duro, violento, a tratti volgare. Nel momento della scelta tra diversi modelli di Europa, rafforzata dall’indicazione del Presidente della Commissione, noi parliamo d’altro.
Salvini, sempre più simile a Borghezio che a Bossi, sventola un facile slogan NO EURO, scimmiottando quanto dicono in altri Paesi, ispirandosi a Marine Le Pen, che ha manifestato un certo fastidio, ma in realtà presentandosi privo di contenuti. Vergognoso poi il modo clientelare dei suoi uomini delle istituzioni di sfruttare crisi aziendali, di annunciare inesistenti riforme, quando invece stanno dimostrando l’assoluta incapacità di governare e garantire trasparenza e legalità in realtà come la Lombardia.
Fratelli d’Italia con una Meloni che spera ci si sia dimenticati con chi é stata Ministro, cosa possibile visto il nulla prodotto durante l’esperienza, che a sua volta rincorre facili battute anti europeiste sperando di superare il fatidico sbarramento del 4%. NCD, quel che resta dell’esperienza della Lista di Monti, e un sempre più appannato Casini, in difficoltà nello spiegare il loro ruolo.
Un Berlusconi oggettivamente in difficoltà oramai lanciato in un corpo a corpo con Grillo nel disperato tentativo di non finire stritolato nella disputa tra i due contendenti veri, PD e M5S. Cosa dice e fa Grillo lo sappiamo. Di certo attacca l’Europa, ma in realtà punta all’Italia ben sapendo che in sede Comunitaria, parlamentare in più o in meno, poco influirà. Slogan sempre più esasperati, toni violenti, attacchi “personali”, tanta protesta, poca proposta.
Altro compito quello del PD. Da un lato deve pur rispondere ad insulti e accuse quotidiane, dall’altro deve mostrarsi forza di Governo affidabile. Ha la possibilità di essere una parte influente all’interno dell’Alleanza fra i Socialisti e Democratici Europei, ha la responsabilità di far comprendere la possibilità di costruire un’Europa diversa, da quella del tutto insufficiente e incapace di Barroso. Dare forza al Pd significa rafforzare il ruolo dell’Italia, mettere in condizione il Governo, Renzi, di rivendicare e difendere le necessità italiane. Significa riprendere il cammino di un’Europa dei popoli, solidale e rispettosa di tutti. Ecco perché lo sforzo di parlare di contenuti, di non scadere nella rissa in corso va difesa, spiegata, trasformata in consenso. Ecco perché la sfida dell’antieuropeismo va raccolta e rilanciata, trasformando una deriva in un nuovo approdo.

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Se potessi avere cento euro al mese…

renziE mercoledì é arrivato! Il presidente Renzi ha illustrato le volontà del Governo. Certo si tratta di annunci che hanno bisogno di una concretizzazione legislativa, ma tracciano il percorso che si vuole seguire. Ed é nella direzione di intervenire a favore dei redditi più bassi, scegliendo di ridare, oltre a qualche euro, anche e soprattutto qualche speranza in più a quelle persone che vivono un momento di particolare disagio. Scelta possibile, anche per lasciti dell’esecutivo Letta, che raccoglie il consenso del sindacato, con Susanna Camusso, ohibò, in testa. Penso si sia fatta la scelta giusta. Andava smontato il presunto derby Irpef – Irap ed evitato il peggiore dei risultati ovvero un pareggio che avrebbe disperso le risorse, non ingentissime, un po’ qua è un po’ là, lasciando tutto come prima.
Certo non si può rimandare un’azione a favore dell’impresa e del lavoro. Lavoro, cuneo fiscale, semplificazione burocratica, rilancio della ricerca e dell’innovazione, snellimento istituzionale, investimento nella formazione, solo per mettere in fila un po’ di titoli, sono URGENZE da affrontare subito. Al momento più che dei possibili stanziamenti a disposizione (che se spalmati rischiano di essere davvero ininfluenti) hanno bisogno di leggi di riforma. E su questo bisogna davvero mettercela tutta!
La riforma del bicameralismo é positiva, la necessaria ragione di questo impianto istituzionale é oramai superata, la proposta di legge elettorale, e gli  ”incidenti” che ne stanno caratterizzando l’iter, qualche perplessità la suscitano. Non dimentichiamo che quando si deve, e si vuole, trovare una larga condivisione, il risultato é pur sempre una “mediazione”. La riforma, o superamento, delle provincie non si sa che fine farà. Ma altrettanto necessario é l’abbattimento di tutte quelle norme, di quegli iter autorizzativi, di quella sovrapposizione di competenza tra enti ed istituzioni diverse, che per l’impresa rappresentano tempi e costi insopportabili, minandone competitività e sopravvivenza. Penso che il Presidente Renzi lo sappia, e di fatto abbia anche in questo caso si partito da un’iniziativa apparentemente minore – la ristrutturazione delle scuole – ma che in realtà esprime una concreta volontà di intervento cominciando da formazione e GIOVANI.
“Se potessi avere 1000 lire al mese, senza esagerare, sarei certo di trovare tutta la felicità”, recitava una vecchia canzone di Gilberto Mazzi. Centro euro probabilmente solo la soluzione ad alcuni dei tanti problemi che numerose famiglie vivono. É solo un inizio, in ogni caso un buon inizio.

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PD: un cambio di passo

La politica non è mai un’avventura solitaria, ma è un sentirsi parte di qualcosa che va oltre noi stessi. E’ questa la radice fondante del Partito Democratico.
Matteo Renzi insieme a Enrico Letta ora dovrà dare concretezza alla speranza espressa domenica dai 3 milioni di elettori alle primarie.

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È l’Italia che bisogna cambiare non solo la politica

folla“…se mi rimangono due soldi compro un mitra e li ammazzo tutti…”. Si lo so è quello che in molti pensano della classe politica, ma sentirlo dire in treno in modo così diretto, fa sempre effetto. Soprattutto perché a pronunciare la frase é un signore anziano, decisamente veneto (come per noi bresciani anche per loro quando si parla è come se si mostrasse la targa). Viaggia con la moglie, stanno parlando dei problemi di famiglia, tanti, simili a quelli di molti altri.
Mi viene il sospetto che abbia capito che siamo consiglieri regionali? Sono in viaggio con un collega, ma di minoranza fra l’altro. Particolare che so poco importa tanto “…siete tutti uguali…”. No, non può essersene accorto, non é stato detto niente che potesse far intuire, ne sfogliato documenti, solo una lettura veloce ai giornali e la risposta ad un po’ di posta elettronica. La pensa proprio così  il Signor ….Pietro, mi piace pensare che si chiami così. Vorrei dirgli no, non può dire questo, in politica sono più le persone per bene che i mascalzoni, magari incapaci, ma non ladri e approfittatori. Vorrei dirgli non si fidi troppo nemmeno di chi protesta o cavalca movimenti vari, forconi compresi, molte volte sono sobillatori di mestiere, nel senso che un vero lavoro non l’hanno mai cercato, evasori fiscali, esperti “del nero”, costretti a pagare ora quello che le persone per bene pagano da sempre! In realtà alcuni di loro sono arrabbiati perché non possono continuare a fare quello che hanno sempre fatto.
È l’Italia che bisogna cambiare non solo la politica. Ma il signor Pietro credo non capirebbe. Ha lo sguardo troppo buono, della persona onesta che nella vita ha lavorato, e molto. Probabilmente vive con grande rabbia quello che legge e ascolta in tv, nemmeno ricordargli che persone “poco” per bene sono certi direttori, giornalisti ed editori servirebbe. Di sicuro aspetta che qualcosa cambi e presto. Bisogna farlo, basta con inutili polemiche, discorsi sul niente, teorie contrapposte che nulla hanno a che fare con la realtà. Bisogna agire e in fretta.
Per la mia parte spero che Renzi e Letta lo abbiano capito e lo facciano. In gioco non c’è cosa faranno loro in futuro, c’è la necessità di dire al Signor Pietro, ai suoi figli e ai suoi nipoti che è di loro che vogliono occuparsi!
Intanto arrivo in stazione. Scendo dal treno. C’è una signora, non più giovane, con qualche valigia di troppo. Le chiedo se posso aiutarla. Mi guarda con un sorriso e mi dice “Si, grazie fa piacere che ci siano ancora dei bravi ragazzi …”. Non sa la signora ……. Maria (mi piace pensare che si chiami così) che piacere mi ha fatto, come ha riportato, assieme ad una maggiore responsabilità, un po’ di serenità nella mia giornata. Si lo confesso soprattutto perché quando si superano i 50 fa immenso piacere sentirsi chiamare ragazzi …..!

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Verso il congresso. Qualche idea per il Paese, per il PD e per Renzi

pd_bandiereCon estrema fatica ci avviciniamo all’assemblea nazionale del PD per conoscere le regole con le quali si svolgeranno i congressi. Con fatica perché ancora non si è perso del tutto il vizio di pensare che si possa usare il metodo per determinare il risultato. No, la partita va giocata più che mai in modo “aperto”, puntando sui contenuti, sull’affidabilità dei candidati e sulla loro capacità di comunicare con l’elettorato. Proprio su questo mi permetto due considerazioni, una sul livello nazionale, l’altra  su quello provinciale.
A Renzi, candidato sempre più in crescita di consenso e sostegno all’interno del Partito e non più solo “fuori”, raccomando di prestare attenzione ai sostenitori più o meno della prima, seconda o terza ora, che in realtà sostengono  solo ….loro stessi. Alcuni sono protagonisti di TUTTE  le novità da anni salvo poi, per manifesta incapacità, essere ridimensionati. Rischiano seriamente di appesantire la proposta, impedire di mantenere quell’energia e quella leggerezza che deve avere. Senza mortificarli, vanno ricondotti alla loro dimensione.
Ancor di più lo stesso Renzi deve ricordare da un lato la serietà degli altri contendenti – diversi ma sotto certi aspetti interessanti – dall’altro l’enorme responsabilità che ha. La sua vittoria alle primarie, i ruoli che nel tempo gli potrebbero essere assegnati non sono auspicabili per il suo personale percorso, ma cruciali per il PD, per il centrosinistra, per l’intero Paese. Un suo fallimento sarebbe il fallimento di un progetto politico in cantiere dalla nascita dell’Ulivo al PD. Non può e non possiamo permettercelo. Quindi basta con rivendicazioni e facile battute, simpatiche sì, ma che rischiano di diventare i “titoli” di giornali non certo imparziali. Parli sempre di più di contenuti e di programmi di lavoro. Veda in Letta e in quanti nel PD hanno a cuore l’innovazione, non i contendenti, ma gli alleati con i quali costruire il cambiamento. E a chi lo accusa di non essere all’altezza della tradizione politica del centrosinistra risponda con proposte che sappiano interpretarne nel profondo la radice e l’identità!
Per quanto riguarda le realtà locali si sia chiari. Si rompa il tentativo, sempre presente, degli eletti di controllare il Partito. È ora che i deputati rendano conto al Partito di quello che fanno e non siano loro a scegliersi i segretari per tutelarsi e avere il Partito al proprio servizio. Siano la base, i circoli, gli iscritti, i simpatizzanti a scegliere e costruire il PD. Solo così sarà in sintonia con il Paese e con le/i cittadine/i. Bisogna ribadire con forza alcuni principi dal finanziamento dei Partiti (nessuno si illuda che l’arrabbiatura della gente sia “passata) alla scelta “vera” dei parlamentari, temi percepiti importanti come la ripresa economica proprio per innescare quel volano di credibilità, impegno, cambiamento, persino entusiasmo di cui ha bisogno non solo il PD, ma l’Italia!

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La “disperata” ricerca di un’alternativa. Con quale scopo?

pd_bandiereÈ evidente  che nel PD ci sia chi è disperatamente alla ricerca di un nome sufficientemente autorevole e carismatico da contrapporre a Renzi, non si è ben capito se alla guida del Paese o del Partito. Già perché l’idea che il giovanotto, un po’ chiacchierone e a volte irriverente di Firenze, continua a rappresentare per alcuni un vero e proprio incubo. Qual’è il timore vero? Che cambi radicalmente il modo di concepire il Partito  e la sua organizzazione, che ponga fine ad una certa gestione del potere diretta o consociativista, a seconda degli esiti elettorali, e che magari cominci a mettere finalmente mano ai tanti privilegi, alle tante incrostazioni, alle numerose cattive abitudini che caratterizzano il nostro Paese? Ufficialmente, ovviamente, le ragioni sono altre: una deriva verso il centro, il perdere l’identità di sinistra di parte del PD che potrebbe addirittura scindersi. Sullo sfondo un giudizio di inadeguatezza del baldo sindaco, ritenuto non all’altezza di reggere il livello nazionale e internazionale.
Non capisco questo fermento. Abbiamo di fronte una stagione congressuale che per l’appunto serve a risolvere queste questioni. O almeno per chi crede realmente al progetto  politico del PD è così. Per chi invece lo considera un semplice contenitore nel quale riporre tanta roba vecchia, soprattutto nel modo di fare, è ovvio che vi sia preoccupazione. Di mio spero che vengano avanti candidature credibili e portatrici di progetti  chiari,  parzialmente alternativi, sui quali confrontarci. Con l’attenzione di guardare al futuro e a non trasformare il congresso in una specie di referendum interno sul governo, magari con l’intenzione di azzoppare il percorso di questo o quel candidato. Di una cosa c’è assoluto bisogno. Un riconoscimento reciproco di partenza. Non deve in nessun caso essere percepita l’impressione che chi perde il Congresso potrebbe andarsene dal Partito. Chi la pensa così se ne vada subito, di lui non c’è bisogno!
C’è invece l’assoluta necessità di una vera dialettica che sappia quando è il momento del confronto e quando è il momento della sintesi. Avere un progetto chiaro, sapere come attuarlo, capire chi meglio  di altri può presentalo sono le necessità del momento. Ecco perché chi è alla disperata ricerca di un’alternativa lo faccia “per” una proposta non “contro” la proposta di altri.

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La vera sfida comincia ora

Bersani vince le primarie con un margine che va oltre le previsioni. Il risultato cancella ogni possibile polemica sui non ammessi al voto, sulle regole (a onor del vero non sempre comprensibili) e sugli altri motivi di polemica di questi giorni.
Di certo non si può che constatare che, se attorno alle primarie si è sviluppato un interesse crescente, è perché di competizione vera si è trattato. Peccato che in alcuni momenti, per fortuna non nell’ultima giornata, si è un po’ superato il livello di normale confronto. Il riconoscimento della leadership di Bersani passa attraverso i tanti italiani che lo hanno indicato, ma anche attraverso la proposta di Renzi che ne ha certificato l’autorevolezza, offrendo una seria scelta alternativa.
Tutti però sappiamo che la vera sfida comincia solo ora. La possibilità di vittoria passa   attraverso la stesura di un programma concreto, la definizione di un’alleanza seria e credibile, l’individuazione di una classe dirigente rinnovata.
Inutile dire che, come ho già più volte sostenuto, se l’affidabilità di Bersani non si saprà accompagnare alla richiesta di innovazione di Renzi, difficilmente si potranno vincere le elezioni.
Mi auguro che il Segretario neo investito di un forte mandato sappia fin da subito chiarire alcuni aspetti a mio giudizio fondamentali.
A cominciare dal rapporto con Vendola. Se l’alleanza con Sel è un fatto quasi assodato – e ritengo indispensabile – non è altresì accettabile il tentativo di cointestarsi la vittoria delle primarie. Il PD deve essere attento e rispettoso delle istanze di Sel, a mio giudizio in particolare riguardo alcuni diritti civili, non virare a “sinistra” per esserne l’interprete.  Anzi la scommessa è riuscire a mantenere viva l’attenzione e il consenso che hanno reso competitivo Renzi alle primarie e che non può essere con grande superficialità derubricato come il tentativo della destra di sabotare il percorso del centrosinistra. Sì, qualche episodio può esserci stato; sicuramente però poca cosa rispetto un interesse manifestato da certi mondi che fino ad ora ci avevano ampiamente ignorato. Questo lo si potrà fare usando un linguaggio nuovo e proponendo politiche innovative, impresa più che alla portata del miglior Bersani. Lo si potrà ottenere interpretando fino in fondo il ruolo di partito RIFORMISTA che il PD si era dato.
Così come è indispensabile non far venir meno la necessità di un certo cambiamento di classe dirigente. Se qualcuno pensa che il consenso di Bersani equivalga ad una specie di moratoria nei propri confronti, sbaglia. Che certi nomi, proprio perché eccellenti e famosi, debbano lasciare spazio ad altri è e rimane una priorità per essere credibili nella voglia  di innovare. Così come, in mancanza di una riforma seria della legge elettorale, l’individuazione attraverso un percorso condiviso dei futuri probabili parlamentari.
Potrebbe essere obiettato: ma se si chiede a Bersani di fare molte delle cose proposte da Renzi, non poteva essere direttamente Renzi a farle? Pur rispettando il Sindaco di Firenze, ritengo che avrebbe avuto una qualche difficoltà in più a interpretare alcune istanze che invece sono meglio individuabili nel Segretario nazionale, fra tutte la necessità di marcare una chiara proposta di centrosinistra, fortemente alternativa al centrodestra e ala lega.
I giorni che ci aspettano sono cruciali sia per il voto nazionale che per quello regionale. In molti dei sostenitori di Bersani, io fra questi, ci adopereremo perchè venga attuato questa innovazione nel nostro partito e nella coalizione, interpretando fino in fondo il concetto “bersaniano”: non ci deve essere l’uomo solo al comando, o peggio, aggiungo io, l’uomo solo circondato dai pochi e soliti amici, bensì il leader di un partito che sa riassumere  il meglio sia di chi lo ha votato, sia di chi ha fatto una scelta diversa, ma che ora ne riconosce l’autorevolezza e la guida.

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