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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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Non siamo tutti uguali

Proprio non si riesce a rendere “normale” il dibattito politico nel nostro Paese.
Da un lato abbiamo il PDL e Lega con Alfano, Bossi, Maroni, Tremonti, Berlusconi e altri che fanno gli offesi quando Monti sussurra il fatto che fino a qualche mese fa al governo c’erano loro. Dall’altro Grillo che ci dice o io o la dittatura.
Esiste un’ alternativa. Mandare a casa gli incapaci, eliminare i malfattori e isolare i demagoghi. In tutte le appartenenze. Certo voglio essere sincero sono convinto che NON tutti sono uguali, anzi si è MOLTO diversi.
È sulla capacità di farla comprendere che si potrà tornare ad un confronto serio e sul merito dei problemi. Le difficoltà delle persone e la loro rabbia sta aumentando, non abbiamo più tempo da perdere!

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Il Pd tra responsabilità e verita

Cos’altro deve capitare perché i Silvio, gli Ignazio, gli Angiolino, gli Umberto e i Roberto, capiscano di smettere di voler dettar tempi, modi e nomi!
Invocando la democrazia(leggiamo i numeri che li hanno eletti, sono molto meno plebiscitari di quanto ostentano).
Dimenticando che molto semplicemente hanno fallito non come progetto politico, magari fosse solo quello, ma anche come “paese” il che è imperdonabile. Sono ancora li a difendere interessi personali, in cerca di salvacondotti e nomi di garanzia, Dini? Nella sua vita politica ha cambiato più schieramenti che camice!
Tuteliamo l’interesse nazionale, mostriamoci capaci di dialogare con chiunque in questo momento voglia farlo, ma… chiari nella denuncia verso chi ci ha portato nel barato.

P.s. Per cortesia caro PD nei dibattiti televisivi di questi giorni, perché ci ostiniamo a mandare i soliti noti che da 20 e più anni rappresentano il “nuovo” o in alternativa giovani, si fa per dire, cavie di laboratorio, tronfie, piene di se, che già si vedono ministro e che onestamente hanno idee molto “loro” che mi auguro non siano quelle del PD.
Bene Bersani, ma attento a vecchi e nuovi “rovina” consenso!

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