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Beni confiscati alla mafia, ne abbiamo parlato a Bruxelles

girelli

Giovedì ho partecipato a Bruxelles, presso il Comitato delle Regioni, alla Conferenza internazionale sul riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata come strumento di lotta alle mafie.

Il convegno è stato l’occasione per presentare a livello europeo il progetto Icaro, l’iniziativa dell’Università statale di Milano, di Avviso Pubblico, Arci Milano, Cgil Lombardia, associazione Saveria Antiochia Omicron e il Centro di iniziativa europea, volto a diffondere la conoscenza della pratica della confisca e al riutilizzo sociale dei beni alle mafie e alla promozione dell’adozione di provvedimenti analoghi negli altri Paesi europei.

Sono intervenuto alla tavola rotonda sul ruolo delle istituzioni locali, nazionali ed europee insieme al Procuratore aggiunto di Torino Alberto Ernesto Perduca, alla vicepresidente di avviso pubblico Antonella Micele e al giornalista Lirio Abbate.
“Parlare di beni confiscati alla mafia significa parlare di uno degli interventi di maggior efficacia nel contrasto alla malavita organizzata. Sottrarre beni alla mafia non significa solo intaccare la loro ricchezza frutto del malaffare, ma ancor di più dimostrare che la giustizia è più forte della mafia e dove prima vi era una presenza mafiosa ora vi è lo Stato che restituisce alla collettività quanto le è stato tolto.

Ho portato ad esempio alcuni dati che ricostruiscono l’espansione delle mafie in regioni diverse da quelle di insediamento tradizionale. Il 22% delle aziende oggetto di confisca in Lombardia (dove avvengono l’11% delle confische nazionali) sono attività alberghiere in zone non ad alta vocazione turistica, il che dimostra che il prestigio sociale è il biglietto da visita per allacciare nuove partnership commerciali ed è ritenuto dalla criminalità organizzata più importante dell’immediato profitto economico.

I dati sono piuttosto eloquenti, segnale evidente di quanto nel corso degli anni la mafia abbia risalito l’Italia e in prospettiva sempre più l’Europa. Più che degli immobili, per i quali occorre rendere più semplice e veloce l’utilizzo o l’affidamento agli enti locali, bisogna parlare anche di attività economiche sotto sequestro, fenomeno profondamente diverso e di gran lunga più complesso. Esistono attività nate per mano della mafia al solo fine di ripulire il denaro, ed esse vanno semplicemente chiuse, ma ci sono sempre più attività che, complice la crisi economica, vengono acquisite al controllo delle mafie attraverso il finanziamento occulto, l’usura, la riscossione del credito. In questo occorre salvaguardarle con la loro storia e i loro dipendenti. La confisca non può coincidere con il fallimento. Da qui la necessità di stabilire un rapporto con il mondo finanziario e bancario, molte volte con responsabilità enormi, e di promuovere con clienti e fornitori una cultura delle relazioni commerciali capace di cogliere la straordinaria opportunità di trasformare il frutto del malaffare, lo strumento del riciclaggio, in un luogo di produzione trasparente, di offerta di lavoro rispettosa dei diritti, una attività legale e correttamente competitiva.

In tutto questo le Regioni possono giocare un ruolo importante, ma hanno bisogno di una normativa nazionale di riferimento, di attivare forme di presa in carico e gestione efficienti e vicine ai bisogni e ai territori. Devono riuscirci facendo scattare una risposta territoriale condivisa dove mondo dell’impresa, del lavoro, del commercio, del trasporto, delle professioni, dei servizi, della finanza, con la discreta regia delle istituzioni, trovino una comune e condivisa volontà di risposta e di riscatto. Il contrasto alla mafia è un’urgente necessità per l’Italia intera e lo è sempre più anche per l’Europa. Gli enormi capitali mafiosi si riversano nell’economia, lo fanno dove meglio si nascondono e dove vi sono più opportunità. Lo fanno in modo sempre più occulto e apparentemente legale.

Da qui la necessità di una profonda sinergia, di una risposta condivisa, di una determinata volontà. Farlo non è solo combattere l’illegalità, perché la mafia non è solo questo, farlo è difendere il modello di Stato e società democratici che ci siamo dati e che rappresentano il nostro patrimonio culturale e valoriale. Stiamo attenti che non sia la mafia a confiscarci questo.

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Il contrasto alla mafia passa anche dalla confisca dei beni

mafiaContrastare la mafia significa anche confiscare beni e trasformare il frutto del malaffare in strumenti ad uso e servizio dei cittadini.
É così che si dimostra che a vincere é lo Stato, non la mafia.

E a proposito di chi dice che in Lombardia la mafia non c’è, ecco la tabella dei beni confiscati a Bergamo (vedi elenco) e Brescia (vedi elenco), presentati oggi nelle due città dalla Commissione Speciale Antimafia regionale.
Non c’é vero contrasto senza consapevolezza e conoscenza.

 

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Vittime di usura, ecco il bando regionale per sostenerle

usuraParlare di usura significa parlare di drammi che si consumano anche nei nostri territori. Molte volte il reato è legato a organizzazioni mafiose. Individuare, condannare i colpevoli, estirpare definitivamente questo fenomeno é una massima urgenza. Essere vicini alle vittime un dovere istituzionale

Bando per l’assegnazione di finanziamenti per interventi in favore delle vittime del reato di usura (Decreto n. 11266 del 2 dicembre 2013)
Finalità: favorire iniziative di contrasto al fenomeno dell’usura e di solidarietà alle vittime di tale reato.
Beneficiari: titolari di un’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o comunque economica, ovvero una libera arte o professione. Per poter accedere ai benefici previsti devono: avere sede legale e/o operativa in una provincia lombarda da almeno un anno dalla data di approvazione del bando oppure essere titolari di partita IVA o C.F. per lo svolgimento di un’attività domiciliata sul territorio lombardo da almeno un anno dalla data di approvazione del bando; dichiarare di essere vittime del reato di usura e risultare persone offese nel relativo procedimento penale; aver subito il reato nel territorio della Regione; predisporre in autocertificazione un programma di riavvio/rilancio della propria attività economica. Nel caso il beneficiario sia una società, la persona fisica indicata dal decreto che dispone il giudizio deve essere socio, amministratore o legale rappresentante della società destinataria del contributo. Il contributo non può essere concesso prima del decreto che dispone il giudizio nel relativo procedimento penale.
Scadenza: esaurimento risorse
Link: Decreto n. 11266 del 2 dicembre 2013 (327 KB) PDFAllegato 1 Decreto n. 11266 – Bando (90 KB) Word Document

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È dal cambiamento che si parte per attaccare e sconfiggere la mafia

mafiaIl caso di Quarto e della Sindaco M5S Rosa Capuozzo fa riflettere, e molto, sulla capacità della malavita organizzata di infiltrarsi nelle istituzioni, adattarsi – meglio di un camaleonte – alle nuove situazioni, alle opportunità che via via le si presentano.

C’è anche una considerazione politica generale da fare come premessa. Il M5S, i suoi massimi esponenti nazionali, dai guru agli eletti, hanno mostrato nella vicenda una imbarazzante somiglianza alla peggio politica già vista. “Non sapevamo”, “aspettiamo la fine delle indagini”, “gli altri partiti (fra tutti ovviamente il PD) ha molti più indagati di noi”, ovviamente in questo caso rinunciando ad un minimo di comparazione matematica fra ruoli ricoperti e situazioni imbarazzanti che li vedrebbe in grande difficoltà, fino alle espulsioni democratiche decise da….. chi eletto non è in nessun modo, ma semplicemente rappresenta la massima autorità.

Vagamente il metodo ricorda l’Iran degli ayatollah. La cosa, oltre che far riflettere sulla effettiva capacità di “diversità” di questo gruppo dirigente, dovrebbe innanzi tutto indignare quanti nel M5S hanno visto e vedono una seria opportunità per cambiare il modo di concepire la politica nel nostro Paese, facendo dei tema della trasparenza, della lotta alla corruzione e alla malavita organizzata punti essenziali. È la stragrande maggioranza dei militanti e dei sostenitori di questo Movimento che deve però superare l’idea di avere l’esclusiva dell’impresa. Anche in altri Partiti c’è chi si impegna, e molto.

Ma il problema è e rimane soprattutto un altro. Ancora una volta la mafia ha dimostrato come riesce a raggiungere i suoi obiettivi, a controllare territori e persone. E allora la politica invece che avventurarsi in un inutile, quanto controproducente, duello tra chi è meno mafioso dell’altro, dovrebbe darsi in tempi rapidi regole condivise, codici comportamentali, metodi di selezione ed espulsione della propria classe dirigente, sempre più condivisi e da tutti riconosciuti. Senza doppie morali a seconda di a chi capita, senza interpretazioni diverse, senza trasformare in lotta politica le legittime sentenze dei tribunali. Questo non significa perdere di vista il principio sacrosanto che ogni persona è da considerarsi innocente fino a che non viene definitivamente condannata. Significa semplicemente riaffermare che dedicarsi alla gestione della cosa comune implica un di più di assunzione di responsabilità e che chi si mette a disposizione deve farsene carico. La difesa dell’istituzione viene prima. Ovvio che ci vuole il controllo, ovvio che bisogna impedire che la diffamazione diventi un metodo per sconfiggere l’avversario politico. Basterebbe introdurre una qualche regola, e pena in più, verso chiunque pratichi questi percorsi e forse qualche risultato si otterrebbe.

Per il PD – lasciando a se stesso chi nel M5S pensa di difendere se stesso parlando degli altri – in quanto maggior partito italiano e determinante forza alla guida del Paese, la questione della lotta alla Mafia e alla Corruzione deve diventare uno dei punti principali dell’azione di Governo, al pari delle riforme. Va affrontata con determinazione, con fermezza, coinvolgendo ogni forza politica realmente disponibile non ad operazioni di facciata, di pura convegnistica o propaganda, ma di azione concreta che si sviluppa dalle aule parlamentari fino ai consigli comunali. Va fatto con la schiena dritta, senza timore di denunciare le proprie difficoltà da analizzare e superare, ma anche rigettando le tante lezioni che molti cattivi maestri ogni giorno cercano di dargli.

Sulla divisione della politica, sul rimpallo di responsabilità di chi è il peggiore, la mafia ha trovato negli anni un humus particolarmente adatto al proprio consolidamento. È da questo cambiamento che bisogna partire per attaccarla e sconfiggerla definitivamente.

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‘Ndrangheta minaccia concreta e continua alla nostra società

expoGli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Milano testimoniano una volta di più quanto la ‘ndrangheta sia diffusa e radicata nel tessuto lombardo. La sua presenza è una minaccia concreta e continua alla nostra società, alle sue istituzioni e alla nostra economia, tanto più forte per la presenza di cantieri di opere pubbliche rilevanti connesse ad Expo 2015. La commissione regionale antimafia, che ho l’onore di presiedere, ha a più riprese individuato campi d’azione per la politica e per l’amministrazione, ma la sfida è altissima e non si può mai abbassare la guardia, tanto meno ora, nella fase più calda della realizzazione di Expo. Preoccupa, a questo proposito, il possesso della certificazione antimafia da parte di un’azienda risultata di proprietà della famiglia Galati, e ancor più preoccupano le intimidazioni ai danni della direttrice del carcere di Monza, Maria Pitaniello, come all’agente di polizia locale autore di una segnalazione rilevante per le indagini. A loro va la nostra solidarietà e riconoscenza.
Vogliamo ascoltare nuovamente in commissione il commissario Expo Giuseppe Sala, per fare nuovamente il punto sui controlli e sulle garanzie di legalità nei cantieri.

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Qualcosa sta cambiando nel modo di affrontare la lotta alla mafia

oppidoSi dice che la più arrabbiata di tutti sia proprio lei, la Madonna. Sì, sì quella del Vangelo, del Santo Natale, non la cantante. La storia dell’inchino durante la processione di Oppido proprio non Le é andata giù. Quell’inchino lo hanno fatto dei portatori indegni, con la benevolenza di un Parroco eticamente davvero poco “robusto” e di un Sindaco diciamo ……..perlomeno inadeguato. Non certo Lei che piuttosto ha contribuito ad ispirare Papa Francesco nel suo discorso DURISSIMO contro la mafia e i mafiosi.
Già perché l’impressione che ho è che qualcosa stia cambiando nel modo di affrontare la lotta alla mafia. Mi sembra che si stia passando da una certa antimafia di nicchia – a volte troppo intellettuale per essere veramente efficace e coinvolgente - ad un diffuso senso di ribellione, ad una reazione più decisa. Riprendendo il ragionamento di prima con serietà, vogliamo dire con chiarezza che quanto avvenuto ad Oppido non è una novità. Chissà in quante occasioni é avvenuto lo stesso gesto, chissà in quante occasione per paura o opportunità, “pecunia non olet” viene applicato in troppe sagrestie, si é rimasti in silenzio. Il fatto nuovo è la reazione che c’è stata, da quella dei Carabinieri, come sempre in prima fila, ma anche della Chiesa che ha promesso provvedimenti duri ed indagini approfondite su ogni possibile collusione, mossa, anzi fortemente strattonata, da un Papa che ha saputo usare parole chiare, non interpretabili o adattabili contro mafia e mafiosi. Ora è necessario che tutto il mondo cattolico dica, urli, che è con il suo Vescovo, che il contrasto alla malavita è un dovere, non un’opzione, per chi intende interpretare un corretto spirito evangelico. Certo aspettiamoci delle reazioni, come lo “sciopero della Messa” dei mafiosi detenuti. Stigmatizziamole per quello che sono: comportamenti delinquenziali messi in atto da detenuti che non hanno alcun pentimento, ma che si sentono più che mai affiliati ai loro riferimenti mafiosi.
Il cambio di marcia deve però essere collettivo, riguardare il mondo dell’impresa, della finanza, del lavoro. Troppe sono state le connivenze in questi anni, per giungere a quello della politica. È il momento di una forte assunzione di responsabilità. Anche, e oserei dire soprattutto, al Nord, nuovo territorio d’azione soprattutto dell’ ‘ndrangheta. Dalla consapevolezza, finalmente!, bisogna passare alla mobilitazione, ferma, decisa, puntuale. Nessun sconto, nessuna disattenzione, una reazione attiva, non solo il rispetto formale della prassi. Amministratori preparati e capaci, funzionari pubblici formati e onesti, sistemi di controllo e di gestione trasparenti, sono gli “strumenti” da mettere in campo. Regione Lombardia può, deve, per quanto ci riguarda VUOLE essere protagonista di questa stagione. Deve essere il motore di questo processo, in modo coeso, positivamente trasversale, perché certe battaglie non sono di qualcuno devono davvero diventare di tutti.
In gioco c’è la credibilità del nostro Paese, il tasso di vera libertà che intendiamo garantire a tutti i nostri cittadini, la capacità di essere realmente competitivi in modo onesto, libero da ogni forma di corruzione e di mafia.

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La Commissione Regionale Antimafia non può avere un ruolo di sola rappresentanza

lombardia_pirelloneLa cronaca giudiziaria di questi giorni getta un’ulteriore ombra su Expo, sulla trasparenza nella gestione delle opere, ma ancor di più sulla correttezza dell’intera operazione. Non si può negare che quella che doveva essere l’occasione di rilancio di un sistema Paese, in particolare per una regione come la Lombardia, la cui credibilità era già stata  messa a dura prova, rischia di diventare il simbolo dell’incapacità e della vergogna.
Accanto ad Expo si aggiungono ulteriori inchieste inquietanti  in Sanità e nelle gestioni di altre grandi opere. NON PUÒ  essere così. Milioni di italiane e italiani, di lombarde e lombardi PER BENE non possono essere confusi con politicanti e “tecnici” corrotti. Una realtà socio economica come quella della nostra Regione che é cresciuta e sviluppata sulla cultura del lavoro non può essere percepita come luogo di corruzione e malaffare.
A questo punto diventa necessario porre il tema del ruolo della Commissione Speciale Antimafia di Regione Lombardia. Non può, o perlomeno io NON sono disponibile a tollerare, diventare il luogo dei buoni propositi, delle analisi superficiali, delle visite pastorali e della sola, importante, ma non sufficiente, promozione della cultura della legalità. Non posso non denunciare il grande imbarazzo e il profondo sdegno nel constatare che alcune delle figure che che ci hanno dato ampie rassicurazioni in audizione sono poi state arrestate perché fortemente indiziate. Ritengo quanto mai necessario consegnare alla Commissione un vero ruolo di garanzia per il Consiglio e per i cittadini. Ecco perché chiedo innanzi tutto che il Presidente Maroni venga a relazionare su quanto avvenuto e su quanto intende fare per il futuro, così  come per concordare che modalità di controllo intende concordare  con la nostra Commissione.
Va altresì instaurato un serio collegamento con la Commissione Antimafia Nazionale che, sia pur con le dovute distinzione di ruoli e competenze, deve rappresentare un esempio di collaborazione istituzionale. A tal proposito diventa a mio giudizio fondamentale che ruolo e competenze delle Commissioni Regionali siano simili in tutta Italia per rafforzarne l’autorevolezza e l’efficacia del lavoro svolto. Sia chiara se non vi é un cambio di marcia, se non si registra il dovuto rispetto, diventa del tutto INUTILE avere una Commissione Regionale Antimafia, o perlomeno NON vi è la mia disponibilità a parcheggiarne la funzione in un ruolo di pura rappresentanza.

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Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime

Il testo del mio intervento al convegno sulla ”Giornata regionale dell’impegno contro le mafie e in ricordo delle vittime“.

mafiaQuando con la L.R. 2/2011 Regione Lombardia, oltre che dar vita all’osservatorio sulla legalità, istituì la Giornata di Contrasto alle mafie e di ricordo delle vittime di mafia prese l’impegno ben preciso, ribadito un anno fa con l’istituzione della Commissione Speciale Antimafia, di fare del contrasto ad ogni forma di malavita organizzata, di corruzione, di penetrazione dell’attività mafiosa nel tessuto socio-economico lombardo, una precisa volontà. Volontà  che riguarda l’Istituzione in ogni sua componente dal Presidente della Giunta, che ringrazio per essere qui oggi con noi in una giornata particolarmente impegnativa, ad ogni singolo consigliere, rappresentati dalla Presidente dell’osservatorio sulla legalità e dal Presidente del Consiglio. Volontà  quanto mai importante e ancora da concretizzare, come la cronaca di queste ore tristemente ci ricorda. Quando, in modo sobrio, come deve essere, abbiamo pensato a come strutturare questa giornata si é deciso di coinvolgere tutte le realtà che vivono con diversa responsabilità questa importante battaglia.
Le Istituzioni, che molto hanno da fare per restituire alla politica la dignità che deve avere, e per dimostrare che la trasparenza e la capacità di perseguire il bene comune sono, o meglio devono tornare ad essere, le finalità che perseguono. Più che mai é dalla testimonianza di comportamenti corretti, dall’assunzione di responsabilità, dalla capacità di estromettere dal sistema ogni forma di corruzione che si deve partire, con coraggio, determinazione, salvaguardando la presunzione di innocenza, ma riaffermando la priorità della credibilità dell’istituzione quale unico modo di rinsaldare il patto fiduciario che deve caratterizzare il rapporto tra i cittadini e i loro rappresentanti. É necessario pensare ad una legislazione capace di rappresentare un vero contrasto normativo ad ogni forma di infiltrazione. É necessario dare concretezza ai piani anti corruzione adottati, così come agli impegni previsti dall’adesione a Servizio Pubblico come ha fatto  Regione Lombardia.
La Magistratura, ringrazio il Sostituto Procuratore Bonanno, impegnato in modo diretto ad individuare e punire tutte le tipologie di mafia. Dobbiamo più che mai garantire potenzialità di risorse umane e finanziarie per permetterLe di svolgere al meglio il delicato e fondamentale ruolo che Le é affidato.
Le forze dell’ordine, in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata,   a cui dobbiamo un particolare ringraziamento, unito alla promessa di impegno per superare le tante difficoltà e insufficienze che quotidianamente devono affrontare e cercare di superare.
I giovani, la scuola. Vero investimento per costruire una società che non solo individua e punisce la mafia, ma che la espelle dal suo corpo sociale, la rifiuta culturalmente. A voi, qui in tanti questa mattina,  dobbiamo la massima attenzione con la credibile testimonianza, con la concreta dimostrazione dell’importanza della legalità e del rispetto delle regole come  base di un felice modo di essere comunità di persone.
La cultura, ringrazio Luciano Bertoli per la disponibilità ad essere qui questa mattina. Il suo spettacolo “Ne valeva la pena” é un dialogo immaginario fra due giganti della lotta alla mafia, Falcone e Borsellino. Immaginario, ma basato su testimonianze, stralci di interventi o scritti, che rendono tutto incredibilmente realistico e lo trasmettono in modo diretto e coinvolgente come solo il teatro sa fare. Ne esce un grande insegnamento, un impegnativo monito per tutti, reso crudemente coinvolgente dalla tragica fine dei due protagonisti.
Il recupero dei beni confiscati ad un uso sociale, come esempio della riaffermazione dello Stato sulla mafia. Dobbiamo stanziare risorse adeguate perché questo avvenga, così come non dobbiamo mai dimenticare che Pio La Torre pagò con la vita l’impegno a dar vita alla Legge che permette la confisca dei beni.
Infine le vittime. Le abbiamo ricordate all’inizio con un  filmato, ringrazio i giovani studenti dell’associazione “Stampo Mafioso” . Verso queste persone dobbiamo avere una riconoscenza immensa e un sincero sentimento di necessità di adempiere ad un impegno che hanno affidato a ciascuno ci noi. Cominciando con restituire il vero  significato alla parola ricordo, che é “rimettere nel cuore”. Non il peso di una tragedia, ma la speranza dell’affermazione della giustizia per la quale si sono spesi e sacrificati. Non la memoria in un giorno quindi, ma l’impegno quotidiano di azioni sincere, corrette, trasparenti che ci vedono tutti coinvolti nel fare in modo che ogni forma di mafia, ogni forma di corruzione, ogni forma di sopruso, trovino nelle  nostra comunità un efficace rigetto e una insormontabile diga. Questo é l’unico vero credibile ricordo che oggi dobbiamo vivere, quello dell’impegno per il futuro, vissuto con la  tensione morale, con la determinazione, con il coraggio che se é di tutti impedisce che eroi, lasciati colpevolmente soli, debbano sacrificare la loro vita. Questo é l’unica sincera vicinanza che possiamo concretamente manifestare alle famiglie delle tante vittime.
Quando fu istituita questa Giornata, 19 anni fa, se non sbaglio, fu scelto, non certo a caso,  il 21 marzo. Il primo giorno di Primavera. Una primavera di speranza, di rinascita di un comune senso della giustizia quale affermazione di democrazia e libertà. Buona Primavera a tutti quindi.

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Raccogliere l’impegno di Pippo Fava e di tutte le vittime di mafia

Giuseppe-Fava21:30 del 5 gennaio 1984 a Catania veniva assassinato il giornalista Giuseppe Fava, per tutti Pippo Fava. Per anni ha rappresentato un punto di riferimento nella denuncia della malavita organizzata. Ricordare la sua morte avvenuta per mano della mafia, provare sdegno per il tentativo di depistare i motivi dell’assassinio, non dimenticare la grande assenza di tante istituzioni ai suoi funerali, è importante per meglio comprendere in che condizioni molte vittime della mafia hanno agito e lottato e di come siano state molte volte lasciate sole nella loro fortissima testimonianza.
Diventa per noi più che mai importante ora, anche in Lombardia, raccogliere l’impegno di Pippo e di tutte le  vittime e far diventare nostro il loro coraggio nel contrastare in ogni modo tutte le forme di corruzione, di attività malavitosa, di mafia. Questo implica assunzione di responsabilità, volontà di incidere con leggi e risorse adeguate nell’individuare, combattere, punire e prevenire l’attività mafiosa.

Pippo era un giornalista. Aveva ben chiara l’importanza della sua professione  che senza  alcuna  retorica considerava una missione. Così l’11 ottobre 1981 scriveva sul Giornale Del Sud nell’editoriale  ”Lo spirito di un giornale”.
“…ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena le violenze della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente in allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo …”.
L’attualità di queste frasi e la loro mancata concretizzazione sono impressionanti, ancora oggi possono e devono rappresentare per tutti noi un riferimento.

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Recupero dei beni confiscati alla mafia, diamo sostegno agli enti locali

La Giunta regionale della Lombardia dovrà porre in essere tutti gli strumenti più idonei affinché nel corso del 2014 siano individuati mezzi adeguati per sostenere gli interventi degli enti locali, finalizzati al recupero e all’utilizzo dei beni confiscati alla mafia, che in regione sono circa 600. Lo ha deciso stasera il Consiglio regionale, approvando all’unanimità una mozione urgente sul tema.
Sono soddisfatto che l’assemblea abbia dato un mandato così importante e dal carattere evidentemente eccezionale al Governo della Lombardia. A questo impegno si è aggiunto quello, richiesto tra l’altro dalla stessa maggioranza, di potenziare la Dia, come ha indicato ieri lo stesso Procuratore nazionale antimafia Roberti, e più in generale l’attività di contrasto operativo alla mafia in Lombardia, anche mediante l’istituzione di nuovi distaccamenti nelle province sensibili alle infiltrazioni, come, ad esempio, quella bresciana.
La mozione si è resa necessaria dopo che nel bilancio regionale è apparso evidente che alla voce destinata, appunto, ai contributi ai comuni per il recupero e l’utilizzo a fini sociali o istituzionali dei beni confiscati alla mafia, non vi erano fondi stanziati.
A questo punto, dopo le rassicurazioni dell’assessore alla Sicurezza Bordonali, presente alla discussione e alla votazione, attendiamo di vedere quanto prima il sostegno agli enti locali per il recupero di questi beni.

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