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Referendum, al di là della forma una sfida vera anche per il Pd

Martedì in aula si vota sul referendum di Maroni. Al di là della forma una sfida vera anche per il Pd.

province“O Federalismo o morte!”, lo slogan che per anni ha attraversato la politica italiana e fatto conquistare non pochi consensi nella regioni settentrionali alla Lega Nord, che una volta chiamata al Governo nazionale e regionale ha clamorosamente fallito. Di fatto il rischio di morire lo sta vivendo il sistema delle autonomie locali. E lo è non solo nelle riforme in atto, iniziando dallo stravolgimento e possibile abolizione delle Provincie, ma ancor di più nel “sentire” dei cittadini, oramai sempre più portati a dare una lettura negativa delle Istituzioni viste come luogo di spreco più  che di rappresentanza, scelta e programmazione. In aggiunta le forze politiche che nel corso degli anni hanno su questo costruito, con alterna fortuna, il loro consenso elettorale danno ora maggior risalto a fenomeni come il terrorismo internazionale, legandolo in modo intellettualmente disonesto a quello dell’immigrazione, e più in generale alla sicurezza.
Questi sono gli argomenti con i quali Salvini cerca di traghettare la Lega da movimento territoriale a partito di destra nazionale, aspirando, visto il vuoto venutosi a creare, di diventare il leader dell’intero centro destra.
Il tema della necessità di uno Stato più snello ed efficiente, dalla burocrazia alla fiscalità, rimane però una priorità da perseguire e, sotto sotto, un’esigenza ben presente e politicamente trasversale in tanta parte della società lombarda: quella che non si lascia travolgere dal disorientamento e dalla paura di questi tempi o da qualche facile slogan, ma chiede che si affrontino e si dia avvio alle necessarie riforme strutturali. A partire dalla riorganizzazione della rete delle autonomie. Maroni con la sua proposta di referendum di fatto vuole da un lato ribadire il forte e vincente impegno della sua campagna elettorale “prima il nord”, ma da un altro, assieme a Zaia e Tosi, dare risposta a questa domanda e riprendere quel radicamento territoriale che ha caratterizzato la Lega dei primi anni.
E noi? Certo non possiamo non stigmatizzare la demagogia dello strumento usato e lo spreco delle risorse impiegate ad uso propagandistico, ma non dobbiamo cadere nella banalizzazione della provocazione, riducendo la risposta a questo. Il tema delle riforme è tutto da affrontare; rivedere l’impianto istituzionale del Paese è una necessità; mettere ordine fra le competenze statali e regionali inevitabile; sanare la frattura, in termini di sprechi e costi del pubblico, fra le diverse “Italie” una priorità. Su tutto questo qual’e la nostra proposta? Uscire dalla crisi e riprendere a crescere passa anche dalla capacità di sciogliere questi nodi.
Di mio sono convinto che dobbiamo riappropriarci delle radici autonomistiche di tanta parte del PD, con una differenza di fondo rispetto al centrodestra: per noi riconoscere il valore delle Istituzioni territoriali, dai Comuni alle Regioni, non significa innalzare barriere, ma costruire ponti e reti secondo l’idea che uno Stato nasce dal riconoscimento delle rispettive peculiarità, ma in una prospettiva di una forte unità solidale in termini nazionali ed europei. Affrontando, finalmente, l’irrisolta questione settentrionale.

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‘Ndrangheta minaccia concreta e continua alla nostra società

expoGli ultimi sviluppi dell’inchiesta della Procura di Milano testimoniano una volta di più quanto la ‘ndrangheta sia diffusa e radicata nel tessuto lombardo. La sua presenza è una minaccia concreta e continua alla nostra società, alle sue istituzioni e alla nostra economia, tanto più forte per la presenza di cantieri di opere pubbliche rilevanti connesse ad Expo 2015. La commissione regionale antimafia, che ho l’onore di presiedere, ha a più riprese individuato campi d’azione per la politica e per l’amministrazione, ma la sfida è altissima e non si può mai abbassare la guardia, tanto meno ora, nella fase più calda della realizzazione di Expo. Preoccupa, a questo proposito, il possesso della certificazione antimafia da parte di un’azienda risultata di proprietà della famiglia Galati, e ancor più preoccupano le intimidazioni ai danni della direttrice del carcere di Monza, Maria Pitaniello, come all’agente di polizia locale autore di una segnalazione rilevante per le indagini. A loro va la nostra solidarietà e riconoscenza.
Vogliamo ascoltare nuovamente in commissione il commissario Expo Giuseppe Sala, per fare nuovamente il punto sui controlli e sulle garanzie di legalità nei cantieri.

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Attenzione al Gattopardo

pd-urneSi è finalmente conclusa la maratona congressuale. Domenica, con la nomina della direzione regionale, è di fatto terminato un percorso infinito di riscrittura del PD che, a onor del vero, ha incluso tappe fondamentali non previste, come il cambio di Governo.
Ora per quanto riguarda la Lombardia, che ha provveduto anche a cambiare il capogruppo in Consiglio Regionale, manca solo la designazione della Segreteria e  si può partire per un nuovo percorso. Ma diamo un’occhiata al treno e alla sua composizione. Beh un po’ di perplessità nasce. Se si avverte la necessità di un cambiamento è buona cosa proporlo con decisione, senza cadere in troppi e soliti compromessi e contraddizioni. Se guardo al quadro nazionale, continuo a pensare che il problema NON fosse Letta, si è fatto un gran ribaltone per poi leggere, senza bisogno di particolari lenti di ingrandimento, di una certa influenza di alcuni “vecchi” (al di là delle imbarazzanti telefonate di Barca). Spero e voglio pensare che durante il percorso ci si liberi di questo fardello e il giovane Governo sappia trasformare l’inesperienza, e in alcuni casi improvvisazione, in entusiasmo e fiducia, capaci di risvegliare e rimettere in moto il nostro Paese.
Così come mi auguro che a livello regionale si superi questo momento dei grandi, o piccoli, accordi, ancora più insidiosi perché negati, e si inizi a navigare in mare aperto. Di certo più che mai c’è bisogno di un lavoro collettivo, non solo perché manca un Renzi lombardo, ma  perché va recuperata la costante difficoltà ad ottenere consenso in periferia per essere credibili e vincenti in quella Lombardia “minore” che messa tutta assieme ha dimostrato di contare più di Milano. Per farlo non bastano campagne di colonizzazione, servono grandi capacità  di ascolto e di valorizzazione del consenso, dove la classe dirigente non viene scelta a tavolino dalla sublimazione della tattica, ma riconosciuta dalla base che ambisce a rappresentare. Tornare a lavorare pancia a terra dialogando con i cittadini, affrontando i problemi veri è il percorso da intraprendere. Da parte di tutti, indipendentemente dai ruoli avuti, sia attraverso il voto che la “mediazione”. Perché l’unico vero pericolo che corriamo è che si viva la vicenda del GATTOPARDO: dire di cambiare tutto per poi non cambiare nulla.

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Corri Lombardia, corri!

pd-urneSi avvicina l’appuntamento del ricambio della Segreteria Regionale del Partito Democratico. Un momento non banale, ultimo della serie che sta rinnovando il Partito, dal livello comunale a quello nazionale. Si tratta infatti di gettare le basi per costruire un progetto, una proposta capace di affrontare, anche in Lombardia, in modo competitivo la sfida che abbiamo davanti.
Il PD è attraversato da una ventata di novità e freschezza. Che si sia, come é avvenuto per me, o non si sia sostenuta l’elezione di Matteo Renzi, è per tutti evidente che c’è un’aria, se non di fiducia, almeno di attenta aspettativa verso il nuovo corso. Non possiamo mancare l’appuntamento. Fallire significherebbe non rilevare l’insuccesso di un Segretario (esperienza che abbiamo già e troppo volte sperimentato), ma con tutta probabilità segnare la conclusione del tentativo di dar vita ad una forza politica riformista di assoluta novità non solo in Italia, ma anche in Europa. In questo senso va letta la strategia di Renzi: affrontare di petto i temi aperti, parlare in modo diretto ai cittadini non per raccontargli i problemi che hanno (li conoscono), ma proponendo alcune soluzioni, condizionare in modo positivo il Governo non per mettere in difficoltà il presidente Letta, ma per permettergli di affermare e concretizzare le NOSTRE priorità. Lo stesso dialogo avviato  a tutto campo su riforma elettorale e riorganizzazione istituzionale, è la dimostrazione della volontà di passare dalle parole ai fatti. Certo anche con qualche spigolosità, qualche disagio interno, ma è lo scotto da pagare per ogni cambiamento vero!
E in Lombardia? Se possibile dobbiamo fare ancora di più. Sia perché siamo in territorio difficile (Maroni ha vinto nonostante tutto quanto è successo), sia perché senza un rilancio del PD in Lombardia, al Nord, difficilmente si può riuscire a guidare il Paese, cambiandolo.
E allora? Cominciamo con una seria autocritica su quanto è avvenuto. Passaggio che non c’è stato, derubricato in fretta e in furia come se estraneo al Partito e a chi ne ha guidato i processi. L’intelligente intuito del Patto Civico e della candidatura di Ambrosoli ha coinciso con la rinuncia del Pd a porsi come proposta nuova e determinante, ripiegando su vecchie logiche e proposte. Così come certe vicende giudiziarie non hanno certo aiutato, anzi rischiano di essere state determinanti per la sconfitta. È facendo cose nuove e in modo diverso che possiamo tentare il rilancio. Interessante è il progetto che Alessandro Alfieri, attuale “reggente”, sta mettendo a punto. La volontà è quella di sforzarsi di trovare una proposta il più possibile inclusiva e aperta, senza però rinunciare ad un vero rinnovamento. Credo vada analizzata con attenzione e sostenuta con convinzione. Importante é che la volontà di costruire un quadro il più possibile condiviso non affievolisca la spinta di cambiamento e novità che é necessaria. Ridare ruolo ai territori (la Lombardia non é solo la città di Milano), riaprire i dialoghi con la società lombarda, così complessa e varia, tornare ad essere punto di riferimento di mondi socioeconomici che hanno bisogno di proposte politiche capaci di aiutarli e accompagnarli nelle enormi sfide che si trovano davanti, proporre un nuovo modello di  welfare capace di rispondere ai bisogni di una opposizione sociale completamente mutata: sono alcuni atti concreti che bisogna mettere a punto e che devono trovare nell’appuntamento regionale un momento di forte espressione di volontà e attuazione. Non facciamo l’errore di affrontare l’appuntamento con disattenzione, considerarlo il meno importante della filiera congressuale che stiamo vivendo. Se al prossimo appuntamento elettorale potremo essere competitivi, lo saremo se da adesso cominceremo a prepararci in modo adeguato alla sfida!
CORRI LOMBARDIA, CORRI!

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Operazione antimafia in Lombardia: come si è arrivati a questo punto?

L’operazione antimafia che si svolta stamattina (martedì 24 settembre) in Lombardia dimostra ancora una volta quanto sia necessario tenere alta la guardia sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, capace davvero di penetrare i gangli della vita civile del nostro Paese e della nostra regione.
Oltre al plauso doveroso a inquirenti e forze dell’ordine, la politica e le istituzioni devono ancora una volta interrogarsi sul perché sia stato possibile arrivare a questo punto e soprattutto, d’ora in poi, come evitare che una così pesante contaminazione continui, in particolare, come ho ribadito più volte, in vista dell’Expo, evento che richiama gli appetiti malsani dei sistemi mafiosi. La Commissione che presiedo sarà sempre in prima fila per combattere la presenza delle infiltrazioni in Lombardia.

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Sanità: un diritto da garantire a tutti, con trasparenza, efficenza, efficacia

221556_bambino_ospedale_1Sulla sanità molto si è dibattuto nella passata consigliatura regionale. Se non si fosse abbattuto lo tsunami “ndrangheta” sarebbe stato questo (con l’aiuto di cave e discariche) a far traballare il totem Formigoni. San Raffaele, Santa Rita, Maugeri, “legge Daccò”, e molto altro, gli argomenti oggetto di indagini, di avvisi, di garanzia, di arresti, di processi e condanne. Il tutto in un contesto di un servizio che per onestà intellettuale va definito di qualità rispetto alla professionalità degli operatori, all’adeguatezza di gran parte delle strutture, in generale alla percezione che si ha della sanità lombarda. Ma questo non può in alcun modo giustificare quanto avvenuto, anzi a maggior ragione bisogna riflettere sul futuro. Già il futuro. Molto si sente parlare di riforma. Lo fa il Presidente Maroni, il Vicepresidente, nonché Assessore, Mantovani, il Presidente di Commissione, qualche solerte Commissario. È stata persino istituita una apposita commissione di esperti. Di fatto escono indiscrezioni varie, a volte contraddittorie fra di loro.
Ora credo sia tempo di ricondurre il confronto in un corretto percorso istituzionale.
Esiste un Consiglio Regionale, democraticamente eletto, che si è dotato di una Commissione dove tutti i Partiti sono rappresentati, è li che si deve aprire un percorso condiviso.
Esiste la necessità di confrontarsi con i territori. Razionalizzazioni, riconversioni, ricollocazioni di servizi, non sono decisioni da prendere al di fuori del contesto sul quale incidono. Confrontarsi è faticoso, ma si chiama “politica”!
Esiste l’esigenza di conoscere le idee e le proposte della Giunta. Ridurre il numero delle ASL, delle AO? Chiudere alcuni presidi ospedalieri? Riprendere l’idea del country hospital? Cosa significa nel concreto? Affrontare l’emergenza riabilitazione e lungodegenza che scelte e tempi prevede?
Esiste, fatto di per sé fondamentale, la necessità di aprire un serio confronto sulla sanità del futuro, in Lombardia.

Per noi significa garantirne l’accesso a tutti abbattendo i ticket per i redditi più bassi, razionalizzando i servizi, ma senza creare territori e cittadini di serie B, pensare sempre più alla prevenzione come priorità e sostituire l’idea di salute con quella di benessere, tornare ad una presenza sui territori, riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato.
Per farlo bisogna riscrivere i termini della spesa, rivedere la ripartizione tra sanità e sociale, abbattere i tanti, troppi sprechi che hanno caratterizzato e rischiano di condizionare tutt’ora la sanità lombarda.
Su tutto bisogna reintrodurre un principio di trasparenza, nelle scelte, nella gestione, nell’esercizio quotidiano del servizio. Trasparenza, la cui mancanza ha stigmatizzato negativamente gli ultimi anni di Regione Lombardia.

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Ci attende un autunno impegnativo. Affrontiamoli con determinazione, entusiasmo e voglia di fare

gruppoAutunno impegnativo quello che ci attende! Lavoro, casa, legge urbanistica, riforma sanitaria, nuovo modello di welfare, treni soppressi, ludopatie, riforma del commercio, lotta alle mafie, riassetto istituzionale, aiuti alla piccola e media impresa, Expo 2015, risorse finanziarie …..e potremmo continuare.
Ci sono richiesti un grande impegno, uno sforzo di “pensiero“, una capacità di coinvolgimento non indifferenti, probabilmente con sempre maggiore capacità di innovazione e apertura.
Ci è sembrato bello riprendere l’attività con un momento di condivisione in una realtà sociale che ben richiama i temi sopracitati, ma che soprattutto ci ricorda che ogni decisione, ogni proposta, ogni legge che andremo ad esaminare, proporre ed approvare deve avere dentro di sé si i principi di efficienza, efficacia ed economicità, ma soprattutto deve essere caratterizzata da un grande principio di SOLIDARIETÀ! Da questo periodo di crisi socioeconomica, nonché politico-istituzionale, possiamo, dobbiamo, uscirne con un modo di stare insieme più corretto, più equo, più attento a chi per una ragione o per l’altra rischia di rimanere indietro.
Al lavoro dunque, con determinazione, entusiasmo, voglia di fare e grande spirito di autentica amicizia!

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Poniamo domande e proposte chiare, esigiamo risposte all’altezza

maroniIn agosto solitamente c’è una pausa per la politica. A onor del vero via via sempre più breve fino a diventare un “normale” periodo di stacco. Anche in Regione Lombardia si è a riposo. Molto meno, anzi per nulla, lo sono i problemi delle/i lombarde/i. Treni che stanno brillando per disfunzioni più frequenti del solito, crisi aziendali sempre più numerose e senza reali e concrete vie d’uscita, costi sanitari sempre più pesanti per le famiglie, crescenti bisogni sociali che incontrano minor capacità di risposta, Expo in attesa di concretezza, economia senza aiuti veri, e tanto altro ancora ……..
Su tutto questo bisogna avere risposte, probabilmente dare una soluzione a tutto subito è impossibile, ma l’assunzione di un impegno  è doverosa.
Cosa sarà dei treni soppressi? Vogliamo eliminare ritardi e disservizi sui convogli per pendolari?
Vogliamo abbattere i ticket sanitari per i redditi più bassi?
Vogliamo attivare bandi più chiari e accessibili a tutti In favore delle imprese?
Voliamo cominciare davvero ad abbattere a burocrazia?
Vogliamo normare seriamente il settore ambiente e territorio?
Vogliamo dare risposta al tema casa?
E molte altre domande …….
Certo NON accetteremo le NON risposte avute dal Presidente Maroni in questi mesi: “…la Macroregione … “, “…il 75% delle risorse a casa nostra…”. Basta nascondersi dietro la demagogia usata in  anni di governo azionale, regionale e in molti casi anche locale.
Poniamo domande e proposte chiare, esigiamo risposte all’altezza. Ci aspetta un periodo difficile, è necessario cambiare passo, anche per chi come noi è all’opposizione!

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Tra Calderoli e la serietà Maroni sceglie Calderoli

calderoliHo aspettato un po’ a scriverne. Dentro di me speravo che alla fine prevalesse la ragionevolezza  e un ritrovato senso dell’istituzione. Così non é stato, anzi abbiamo assistito ad un crescendo di demagogia, esasperazione e banalizzazione davvero imbarazzanti.
Sì, mi riferisco alle “battute” del senatore Calderoli sul Ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, tanto più gravi dato il suo ruolo di Vice Presidente del Senato. Che l’esponente leghista avesse scarso rispetto  degli altri,  che usasse appellativi insultanti e toni provocatori lo si sa da sempre, è nel DNA del suo partito, è  stato il modo di far politica di tanti suoi esponenti che poi hanno adeguato il loro linguaggio. Lui ne è rimasto, assieme a Borghezio, che riesce ad essere persino peggio, Boso e pochi altri, fedele interprete, quasi a ricordare, in fondo, qual’è il sentimento vero che cova sotto la cenere.
Quanto detto sul Ministro Kyenge è però inaccettabile, perchè è dettato da un rifiuto “dell’altro”, dalla volontà, ancora una volta, di cavalcare il malessere sociale per scagliarlo  contro qualcuno. È tipico di chi fa politica limitandosi ad essere megafono stonato dei disagi invece che cercare di provare a dare risposte. È abitudine soprattutto della Lega mascherare i propri insuccessi dietro slogan e proclami. Su questo bisogna essere duri e intransigenti. Verso Calderoli: avrebbe dovuto dimettersi immediatamente. Verso Maroni e la dirigenza del suo partito: hanno nicchiato sulla gravità del fatto, fortemente minimizzato con la loro base . Non è un interlocutore serio un Presidente di Regione, nonché segretario di partito, che non impone a Calderoli di dimettersi da vicepresidente del Senato. Non lo é verso l’istituzione che rappresenta e persino verso i tanti esponenti Leghisti che in varie sedi  con serietà ed impegno provano  a mettere in campo azioni politiche che, anche se non sempre condivise, nascono comunque dalla volontà di offrire soluzioni.
Di contro anche a sinistra  è ora di smetterla. Berlusconi, Brunetta, Schifani vanno contrastati su base politica e istituzionale, gli argomenti non mancano certo, non sulla base del dileggio personale. A uscirne ridimensionati, anche in questo caso, è chi pronuncia certe frasi più di chi le subisce. Anche Grillo spero capisca che il turpiloquio verso tutto e tutti non può essere usato nel confronto politico con la stessa disinvoltura dello show comico.
Mi preoccupa vedere le giustificazioni qua e là espresse rispetto il motivo che sta dietro la frase di Calderoli. Non c’è lo spazio “culturale” per farlo. Non ci si può confrontare con chi non rispetta principi fondamentali, universalmente riconosciuti, ma che soprattutto cerca di montare in modo strumentale il malessere sociale indirizzandolo contro qualcuno. Nessuno cada nel tranello e si lasci ingannare da questa facile qanto pericolosa scorciatoia.
Caro Maroni, le/i lombarde/i hanno bisogno di risposte concrete, tagli dei ticket, riduzione dell’Irap e dell’addizionale, treni funzionanti (solo per fare esempi), non di “nemici” da combattere, costruiti e usati solo per nascondere le tante  incapacità e inadeguatezze.

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Dipendenze da gioco: la situazione in regione e in provincia di Brescia

Vi segnalo la relazione sulla Ludopatia in Lombardia pubblicata dall’Ufficio Analisi Leggi e Politiche regionali. Quello delle dipendenze da gioco è un fenomeno preoccupante che va contrastato a tutti i livelli: in Parlamento, Regione e Comune!

LEGGI QUI LA RELAZIONE: Ludopiatie in Lombardia

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