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Bologna, Milano e Valencia

elezioniUna domenica, quella di ieri, che mi ha stimolato alcune riflessioni sulla politica, ma non solo.

Cominciamo da Bologna. La notizia l’hanno fornita i soliti idioti, che con la sperimentata violenza organizzata, hanno dato un triste risalto alla manifestazione. Per il resto è emerso quanto già si sapeva. La strategia di Salvini è e rimane quella di utilizzare le paure, e sono tante,  delle persone per trasformarle in consenso. Come? Esasperandole, fomentando divisioni, disegnando scenari catastroficamente spaventosi. Contenuti, proposte alternative al piano di riforme in atto? Non pervenute. Per il resto le solite offese urlate in modo sguaiato, accompagnate da un malcelata maleducata ed arrogante presuntuosità nei confronti dei ritrovati alleati. Alleati che hanno mostrato tutta la loro inconsistenza.
Berlusconi, oramai controfigura di se stesso, continua a recitare gli slogan di 20 anni fa, ha scelto la scorciatoia di appoggiare la Lega, deludendo molti dei suoi, ma ancor di più certificando, lui stesso, il fallimento del suo progetto politico, che era dar vita ad un partito moderato di ispirazione europea, capace di introdurre cambiamenti e modernizzazioni, progetto che aveva rappresentato il motivo dei suoi successi elettorali. Ha suscitato quasi compassione il suo sorriso al cerone, sul palco di una manifestazione che lo ha fischiato, non ascoltato, in passato, o forse anche ora, di fatto disprezzato. La Meloni cercando di far concorrenza a Salvini nel sobillar paure, spera di far dimenticare la modestissima prova mostrata al Governo, si quello, il peggior Governo della Storia Repubblicana. Di fatto tolto qualche facile slogan, occhi sgranati e isteriche enunciazioni, molte contraddizioni, non riesce ad aggiungere alcun contributo al progetto. In sintesi, a Bologna, abbiamo avuto la prima uscita di un cartello politico che ha un unico collante, essere contro il PD e il Governo Renzi. Strategia a mio giudizio fallimentare, proprio perché rappresenta la caricatura di quanto per troppe volte e colpevolmente il centrosinistra ha fatto verso il centrodestra.

Passiamo a Milano. Il M5S ha tenuto le sue primarie, riviste rispetto al metodo “in rete”, per la scelta del candidato Sindaco della città. Risultato? Scarsissima affluenza, dati non forniti, vincitrice immediatamente “blindata”, mancanza di ogni forma di partecipazione e possibilità di osservare quanto avveniva. E la trasparenza, la politica restituita ai cittadini, i percorsi condivisi, dove sono finiti? L’aumento del consenso ha coinciso con la caduta della freschezza e sempre più si manifesta la voglia di controllo su un movimento che potenzialmente mantiene la sua competitività in futuro. A farne le spese, penso, sarà la sua capacità attrattiva mostrando di possedere più i peggior difetti del passato che felici novità per il futuro.

Il PD non può però sperare di costruire il suo successo elettorale sulle difficoltà altrui, anzi deve riuscire a tramutare le tante speranze suscitate in azioni e risultati concreti. Dovrà farlo superando le difficoltà interne, trovando un equilibrio stabilizzante che non ne pregiudichi la spinta innovativa e di cambiamento che rappresenta il motivo del suo successo. Dovrà farlo rapportandosi con i possibili alleati che, al di là di comportamenti più o meno discutibili, devono una volta per tutte chiarire se desiderano costruire insieme un progetto o semplicemente cercare di erodere un po’ di consenso per garantirsi un minimo di rappresentanza. Nel primo caso il PD deve essere capace di avere la pazienza di costruire, nel secondo avere la giusta autorevolezza di andare per la propria strada.

E su Valencia? Nulla, per qualche giorno però non mangerò biscotti.

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Tra Calderoli e la serietà Maroni sceglie Calderoli

calderoliHo aspettato un po’ a scriverne. Dentro di me speravo che alla fine prevalesse la ragionevolezza  e un ritrovato senso dell’istituzione. Così non é stato, anzi abbiamo assistito ad un crescendo di demagogia, esasperazione e banalizzazione davvero imbarazzanti.
Sì, mi riferisco alle “battute” del senatore Calderoli sul Ministro dell’integrazione Cécile Kyenge, tanto più gravi dato il suo ruolo di Vice Presidente del Senato. Che l’esponente leghista avesse scarso rispetto  degli altri,  che usasse appellativi insultanti e toni provocatori lo si sa da sempre, è nel DNA del suo partito, è  stato il modo di far politica di tanti suoi esponenti che poi hanno adeguato il loro linguaggio. Lui ne è rimasto, assieme a Borghezio, che riesce ad essere persino peggio, Boso e pochi altri, fedele interprete, quasi a ricordare, in fondo, qual’è il sentimento vero che cova sotto la cenere.
Quanto detto sul Ministro Kyenge è però inaccettabile, perchè è dettato da un rifiuto “dell’altro”, dalla volontà, ancora una volta, di cavalcare il malessere sociale per scagliarlo  contro qualcuno. È tipico di chi fa politica limitandosi ad essere megafono stonato dei disagi invece che cercare di provare a dare risposte. È abitudine soprattutto della Lega mascherare i propri insuccessi dietro slogan e proclami. Su questo bisogna essere duri e intransigenti. Verso Calderoli: avrebbe dovuto dimettersi immediatamente. Verso Maroni e la dirigenza del suo partito: hanno nicchiato sulla gravità del fatto, fortemente minimizzato con la loro base . Non è un interlocutore serio un Presidente di Regione, nonché segretario di partito, che non impone a Calderoli di dimettersi da vicepresidente del Senato. Non lo é verso l’istituzione che rappresenta e persino verso i tanti esponenti Leghisti che in varie sedi  con serietà ed impegno provano  a mettere in campo azioni politiche che, anche se non sempre condivise, nascono comunque dalla volontà di offrire soluzioni.
Di contro anche a sinistra  è ora di smetterla. Berlusconi, Brunetta, Schifani vanno contrastati su base politica e istituzionale, gli argomenti non mancano certo, non sulla base del dileggio personale. A uscirne ridimensionati, anche in questo caso, è chi pronuncia certe frasi più di chi le subisce. Anche Grillo spero capisca che il turpiloquio verso tutto e tutti non può essere usato nel confronto politico con la stessa disinvoltura dello show comico.
Mi preoccupa vedere le giustificazioni qua e là espresse rispetto il motivo che sta dietro la frase di Calderoli. Non c’è lo spazio “culturale” per farlo. Non ci si può confrontare con chi non rispetta principi fondamentali, universalmente riconosciuti, ma che soprattutto cerca di montare in modo strumentale il malessere sociale indirizzandolo contro qualcuno. Nessuno cada nel tranello e si lasci ingannare da questa facile qanto pericolosa scorciatoia.
Caro Maroni, le/i lombarde/i hanno bisogno di risposte concrete, tagli dei ticket, riduzione dell’Irap e dell’addizionale, treni funzionanti (solo per fare esempi), non di “nemici” da combattere, costruiti e usati solo per nascondere le tante  incapacità e inadeguatezze.

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ImMUniziamoci e parliamo di politiche concrete

Per il PDL è diventato un mantra. Via l’IMU o cade il Governo. Immagino l’entusiasmo dei neo ministri, viceministri e sottosegretari del centrodestra nel sentirsi così convintamente sostenuti. Rilevo il silenzio della Lega: a quando una proposta realmente federalista in tema fiscale? Forte il timore dei comuni che non sanno come chiudere i bilanci. Prudente il chiarimento del Pd. Intanto al bar, sul lavoro, a “far la spesa” gli argomenti mi sembrano altri: il posto di lavoro che non si trova per i figli o che i genitori perdono, i soldi che non bastano  mai, le spese che continuano ad aumentare, e la politica che…
Letta fa bene a richiamare con forza il discorso di insediamento, dove si è parlato di rivedere il tema casa non solo per la tassazione, ma anche riguardo affitti agevolati e ristrutturazioni, ma dove si è detto molto riguardo lavoro, giovani, riforma elettorale e istituzionale oltre che  ad un nuovo patto europeo fra le assolute priorità da perseguire.
Ecco che allora rispetto alla continua cantilena sull’IMU – per la prima volta il Cavaliere sembra voler mantenere una promessa elettorale! -, si contrappone un’idea di sviluppo che sappia guardare un po’ più in là del giorno dopo, ma soprattutto di una politica che si sforza di ridare un progetto, finanche una speranza alle persone.
La sfida è tutta qui. Non diamo l’occasione ora di far polemiche, cominciamo a mettere in cantiere una serie di proposte, in parte già in via di definizione, realmente capaci di rimettere in moto il Paese. Facciamolo ridando all’Europa il giusto ruolo di motore di sviluppo non di gabelliere tedesco. Questo è il lavoro che il PD e Letta si sforzano di fare, non perchè sono entusiasti di quanto avvenuto, ma perchè cercano di fare quello che serve al Paese. Se gli altri sostenitori vorranno concorrere nel merito lo facciano puntando in alto, per spessore e qualità della proposta. Se riterranno invece di staccare la spina per pura convenienza, si accomodino pure, penso che le/gli italiane/i sapranno giudicare.
Perciò senza timore ImMUnizziamoci e parliamo di politiche concrete. Così possiamo riconquistare credibilità e sostegno, così potremo scrollarci di dosso un passaggio elettorale e post elettorale di grande imbarazzo.

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Avanti con il popolo

Il risultato delle lezioni regionali può avere due letture. Una desolante: ma come, dopo una legislatura interrotta a metà per scandali e arresti viene rieletta la stessa compagine? Un’altra più analitica: la Lega e il Centrodestra non sono più invincibili, ma riescono a risultare vincenti in un quadro dove rispetto alla proposta prevale l’insofferenza verso l’intero sistema. Questo non deve esimerci dal chiedere anche a noi stessi dove abbiamo sbagliato, perché è evidente che in qualcosa abbiamo sbagliato.
Partirei dalla campagna elettorale. Abbiamo tenuto un profilo alto, richiamato l’importanza della trasparenza e della legalità  nella gestione della cosa pubblica, avanzato proposte concrete e realizzabili. Lo abbiamo fatto  con un candidato credibile e serio, portatore del valore aggiunto di essere “nuovo” e inclusivo  di una parte di Lombardia che nel corso di questi anni si era chiamata fuori dall’impegno politico. Non è bastato. Nelle periferie pedemontane il messaggio non è arrivato: né quello della gravità di quanto successo, né quello dell’effetto delle proposte avanzate. Ha prevalso l’idea che la Lega, o meglio il candidato  Maroni (esemplificativo il successo della sua lista civica), continuasse ad interpretare meglio il malessere di quella parte del territorio rispetto ad un centrosinistra visto molto lontano dalla quotidianità dei problemi.
Col senno di poi è evidente che di più andava fatto nel messaggio. Perché sono  andati a casa? Perché non hanno retto a scandali e arresti? Qual è la nostra proposta? Togliere l’addizionale a chi ha di meno, abbassare i ticket a chi è in difficoltà, ridurre  l’Irap alle imprese. Punto. Così come andava percorsa in lungo e in largo la periferia, con determinazione, convinzione, coraggio.
Esiste poi il tema centrale la nostra offerta politica. È evidente che nemmeno l’intuizione del Patto Civico, già dovrebbe riuscirci il PD, ci ha tolto di dosso la riduttiva etichetta di essere la “sinistra”.
Lo sforzo di rappresentare la discontinuità, il cambiamento, l’innovazione si è scontrato con la percezione di essere la parte politica con attenzione ai lavoratori più che al lavoro, all’assistenza sociale più che allo sviluppo socioeconomico, alla politica del no più che alle risposte ai problemi concreti. Può non piacerci, e non mi piace, ma è quanto avvenuto.

La strada da intraprendere è una. Partire dalla constatazione che Maroni reggerà la Lombardia non più con un consenso maggioritario, solido, ma diverso da quello di Formigoni. Va inseguito con la concretezza e la determinazione. Cominciando con il chiedere chiarezza sulle vecchie vicende, sanità, discariche, infiltrazioni malavitose. Per giungere a confrontarsi sulle nostre proposte fiscali, economiche e di sviluppo.
Va fatto con un PD che una volta per tutte si distingue da vecchi stereotipi, si sdogana da superati slogan, comincia a parlare veramente alla Lombardia nel suo insieme, si interfaccia con i mondi economici oltre che sindacali, mette in campo esponenti che conoscono i temi che affrontano e sanno guardare avanti. Va fatto con un partito che si riorganizza su base territoriale. Ci siamo accorti che perdiamo in periferia? Penso di sì. Vogliamo investire in presenza e attività proprio li, facendo capire alle tante lombarde e ai tanti lombardi che ci considerano “altro” rispetto a loro che é proprio di un modello di regione attento ai territori e ai cittadini quello che abbiamo in testa?
La cosa da evitare è quanto successo nelle esperienze passate. Dopo il voto si resetta il tutto, ci si assesta nei pochi ruoli a disposizione, quasi che l’obiettivo sia il “gestire” il presente più che costruire il futuro. No: bisogna cambiare quello che va cambiato, investire su quanto di buono è emerso. Non è difficile individuarlo, basta sapersi mettere in discussione e agire di conseguenza.
Avanti popolo? No, avanti con il popolo lombardo, fatto di lavoratori e imprenditori, di giovani e anziani, di donne e uomini, di tanti territori diversi fra loro che hanno bisogno di essere rimessi insieme!

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Quote latte e Lega: basta! Ora più attenzione all’agricoltura: quella vera, sana, che lavora e si sacrifica

La perquisizione della Guardia di Finanza nella sede della Lega Nord, a Milano, nell’ambito dell’inchiesta sulle quote latte, riporta al centro dell’attenzione il mondo dell’agricoltura.  Si continua a non rivolgere abbastanza attenzione ai temi dell’agricoltura, quella vera, quella sana, che lavora e si sacrifica. Invece, ancora una volta aleggia l’ombra di una parte della politica italiana sulla difesa di interessi illegittimi, come quelli delle quote latte non rispettate.
E tutto ciò è reso ancora più grave dal sospetto, per quanto smentito dagli interessati, che i politici della Lega abbiano opposto agli investigatori la loro immunità parlamentare, per evitare così che venissero trovati documenti compromettenti. Questo è quello che si è portati a pensare, considerato quanto era successo all’epoca sulla vicenda quote latte, quando solo il Carroccio volle difendere a tutti i costi un manipolo di allevatori che non intendevano stare dentro i limiti imposti dalla Ue e per permettere loro di ritardare il pagamento degli sforamenti.

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Non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Al lavoro!

La campagna elettorale  sembra oramai definirsi nella composizione delle offerte politiche in campo. Da un lato un ritrovato accordo Lega-PDL (attenti leghisti, c’e anche tal Miccichè con il suo Grande Sud!) sancito dalla solita cena ad Arcore. Unica variante Maroni al posto di Bossi. Sul tavolo la Lombardia. Mollare la gestione di un territorio così importante e di risorse così ingenti non è davvero facile da accettare: ancora una volta si usa il tema della fiscalità (il 75% delle tasse al nord!) con grande demagogia e spregiudicatezza. Indefinito, in caso di vittoria, il Presidente del Consiglio. Davvero incredibile il “rimandare” il tema a dopo il voto, così come tutto il resto del programma.
In mezzo la proposta di Monti e il suo tentativo di mettere insieme  una proposta “moderata”, “centrista”, “cattolica” e vedete voi quali aggettivi aggiungere. Idea legittima, non propriamente corretta dal punto  di vista del metodo: quando si riceve un incarico tecnico si dovrebbe evitare di trasformarlo in un ruolo politico, che mette assieme evidenti contraddizioni e alcuni mal di pancia, sia da destra che da sinistra. Il tutto attorno ad un’agenda con qualche inesattezza e gravi alcune, ma soprattutto con una “rubrica” non certo entusiasmante.
Al lato opposto il centro sinistra, con il Pd chiamato a svolgere un ruolo delicato e determinante per un buon esito elettorale, sia In Lombardia che nel Paese. È evidente una difficoltà, non tanto di sconfiggere il centro destra (spero  proprio che questa volta ci pensino gli italiani) quanto di trattenere un certo voto riformista in fuga verso Monti. Una certa approssimazione nel mettere a punto le primarie, vissute a volte più come una conta interna che come una reale apertura  a nuove proposte, e soprattutto nel redigere l’elenco dei “nominati” rischia infatti di dare un’idea di Partito e di coalizione un po’ sbilanciata, non sufficientemente autorevole per garantire il governo di Regione e di Stato.
Bisogna recuperare e in fretta. In tema  di diritti civili, di difesa delle fasce deboli, di garanzia di pari opportunità, non ci possono essere che indicazioni decise, ma vanno accompagnate da scelte riformiste vere in tema di economia, lavoro, energia, ambiente, territorio. Parole forti su giovani, famiglia, nuove povertà, welfare e sanità, devono diventare terreno di confronto con i nostri competitori. In Lombardia il rivendicare un’idea di autonomia solidale deve essere il progetto da contrapporre ad un Maroni e ad una Lega che hanno già dato prova di manifesta incapacità.
Occupiamoci con serietà di questo e  soprattutto non facciamo l’errore di sentirci già vincitori. Il percorso è tutt’altro che in discesa: è e rimane in salita, non impossibile, ma impegnativo. Va affrontato con gambe e testa all’altezza. Ambrosoli in Lombardia e Bersani in Italia sono capitani di qualità, spetta a tutti noi essere i validi e indispensabili gregari per la vittoria!

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Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa chi ha imbarazzato Regione Lombardia

Proprio non riesce Roberto Formigoni a rendersi conto che la parola “fine” è quanto mai prossima per lui. La dimostrazione l’abbiamo avuta ieri alla presentazione della sua nuova Giunta: “a tempo, ma altamente qualificata” l’ha definita lui.
Non ha resistito alla consueta enfasi
cercando di nascondere alcune palesi evidenze.
Alla Sanità si è chiamato una persona rispettabile e generosa, ma direttamente partecipe alla gestione del comparto degli ultimi anni. Alla Famiglia la candidata sindaco sconfitta a Rho e quindi “forte” della recente bocciatura elettorale. Qualche professore poi si trova sempre. Così come un generale usato quale sigillo di legalità. Infine qualche ex “salvato”. Fra tutti il vicepresidente leghista, messo li a controllare – ci hanno spiegato Salvini e Maroni – a quanto pare se stesso e tutto quello che fino ad ora NON ha saputo vedere.
Fossi negli altri assessori chiederei al presidente qual’è stato il criterio della selezione. Gli assessori “trombati” sono incapaci, sono “a rischio”, sono meno bravi dei tre confermati? Intanto il presidente Formigoni via twitter ci dice di divertirsi a vedere lo sconcerto dell’opposizione di fronte alla sua capacità di reazione. Mentre il vicepresidente Gibelli dichiara che la scelta della Lega serve a tenere i comunisti lontani dal potere.
Vanno avvisati di due cose. All’opposizione vi sono forze politiche che compongono il centro sinistra. Qualcosa di più, e io dico di meglio, delle vecchie categorie della politica. In piazza ci sono persone talmente esasperate che fra un po’ i nostri due eroi non potranno più scendere dai loro grattacieli e  uscire per strada senza essere pacificamente presi a male parole.
L’unico cambiamento necessario è mandare subito a casa chi ha permesso a corruzione, malaffare e persino alla malavita organizzata di prendere piede in Regione Lombardia. Venerdì (si era detto giovedì, ma figurati se Formigoni riesce a mantenere una promessa) si cercherà di cambiare la legge elettorale. Siamo disponibili a farlo, ma non a coprire un tentativo, l’ennesimo, di rimandare  la caduta. Magari dopo l’approvazione di un bilancio e dopo aver elargito, come abitudine, i soliti finanziamenti a pioggia che, si sa, in campagna elettorale possono sempre essere utili!
Quindi al voto il più presto possibile: gennaio? Il Pd e il centro sinistra stanno lavorando al loro progetto e a candidate/i. Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa un compagine che ha scritto un’imbarazzante pagina della Regione Lombardia e scegliere con forza un nuovo corso per il nostro territorio e i nostri cittadini.

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Ora il PD non può perdere tempo

L’ultimo baluardo di un periodo politico non felice per il nostro Paese sta crollando. E come spesso avviene nel tentativo di resistere, lo sta facendo nel peggiore dei modi.
È infatti evidente che Formigoni oramai è l’ombra di quel Presidente che, anche se politicamente non condivisibile, impersonificava capacitá di governo forte di indubbia rappresentatività  e consolidato consenso popolare. Poco a poco consiglieri e assessori della sua corte sono stati travolti da accuse tra le più infamanti. La gestione della sanità, da sempre suo grande vanto, si è scoperta caratterizzata da corruzione e ladrocinio. Lui tenta di resistere fidandosi di un Maroni ancora più inaffidabile di Bossi e di un PDL sempre più nel caos, dove pur di approdare oltre confine tutti sono disposti a tutto, compreso vendere i vecchi leader.
Ma oramai il cerchio si sta chiudendo, un po’ alla volta è la solitudine la sua unica compagnia. Cosa aspetta ad avere un ultimo scatto di dignità, alzarsi, chiedere scusa, mettere fine a questa agonia che rischia di contagiare l’istituzione regionale stessa?
Di contro il PD non può perdere tempo. Da un lato deve zittire certi moralizzatori dell’ultimo momento sia interni che esterni al partito. Lo può fare con parole chiare e con scelte precise. Cominciando col dire che chi ha procedimenti giudiziari in corso è buona cosa che lasci immediatamente ogni ruolo e non si propongano per cariche future. Così come è buona cosa fin da subito stabilire il percorso per le primarie che ci portino ad individuare il nostro candidato Presidente. Niente scorciatoie o percorsi strani,  si tratta di rivendicare con determinazione il ruolo del PD unica forza che può sintetizzare la proposta politica del centro sinistra e lo si deve fare con i meccanismi di partecipazione che ci siamo dati.
Solo così si possono ricondurre le auto candidature che rischiano di trovare radici solo su un’onda “moralizzatrice” della Regione, cosa necessaria, ma non certo sufficiente per vincere le elezioni. È infatti sulla qualità di una proposta di riforma autentica dalla sanità al welfare, dallo sviluppo territoriale alle infrastrutture, dalla mobilità all’ambiente, fino ad una proposta del ruolo stesso della Regione, che si fonda un programma  politico serio e vincente.
Per farlo bisogna riaprire un dialogo virtuoso con quella parte maggioritaria e fondamentale della società lombarda
che per troppo tempo non abbiamo saputo interessare. Per essere credibili dobbiamo favorire una classe dirigente  non demagogica e capace di coniugare l’esperienza con la volontà di attuare una vera riforma della struttura organizzativa dell’istituzione. Classe dirigente che solo il PD può individuare sia al proprio interno sia aprendo con coraggio a personalità disponibili a mettere a disposizione la propria esperienza alla stagione di ” ricostruzione” che ci aspetta.

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Formigoni e Maroni: un patto politico basato sul ricatto. Noi pronti alle dimissioni e al voto

L’accordo raggiunto tra Roberto Formigoni e la Lega di Maroni è la massima esemplificazione del degrado politico nel quale il centro destra ci ha condotto. Due sono gli elementi inaccettabili.
Da un lato un Presidente di Regione, e smettiamola di chiamarli Governatori, che di fronte ad una vera e propria epidemia di reati contestati a Lui e a esponenti della sua maggioranza continua imperturbabile a rivendicare capacità di buon governo. Il solo sospetto di condizionamento da parte della malavita organizzata dovrebbe condurlo a sciogliere immediatamente il Consiglio, cosa che  avrebbe già dovuto fare per la vicenda Daccò e tutti i fatti precedenti. È questa la palese dimostrazione che dopo quasi 20anni di gestione di potere “vero”, Formigoni ha completamente perso il senso del ruolo ricoperto, confondendo se stesso e il proprio futuro con quello di Regione Lombardia. Si tratta di una vera e propria patologia pericolosissima per lui, e mi dispiace, e devastante per l’istituzione, e di questo sono profondamente indignato.
Di contro ci troviamo di fronte ad un patto politico fra PDL e Lega, o meglio in questo tempo di personalizzazione della politica, tra Formigoni e Maroni basato su un evidente ricatto. Il messaggio che si sono scambiati è chiaro:  se cade la Giunta lombarda lo stesso avviene per Veneto e Piemonte e  i possibili accordi elettorali per le politiche passano attraverso un nuovo assetto politico in Lombardia. Il tutto con buona pace di veneti e piemontesi e dei rispettivi Consigli ridotti a semplici esecutori di ordini superiori.
A questo schema come gruppo del PD ci siamo ribellati con forza dimostrando concretamente la disponibilità alle dimissioni, consegnandole nelle mani del nostro capigruppo. È chiaro che senza un sussulto di dignità di parte della maggioranza non sono sufficienti per sciogliere il Consiglio. È però altrettanto chiaro che se questo non avvenisse  è necessario rivedere il modo di fare opposizione. Durissima e senza possibilità di dialogo nell’istituzione  e mobilitazione fra i cittadini nei quali è tempo di far tornare capacità di giudizio e di scelta. Il compito non facile che ci aspetta è convincere le persone che corrotta non è la politica, ma alcuni, ahimè tanti, politici, così come “marcio” non è il sistema, ma alcuni suoi rappresentanti. Sforzo immane, ma impresa doverosa per chi ha a cuore il proprio Paese. L’alternativa è infatti un’involuzione democratica magari poco percettibile e spacciata per necessita,  ma che sarebbe comunque il commissariamento della rappresentatività popolare.

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