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L’AGFA di Manerbio non deve chiudere

L’azienda AGFA, la multinazionale delle lastre per il settore fotografico e il settore medicale con 12mila dipendenti nel mondo, vuole cessare l’ attività nello stabilimento di Manerbio. Come Pd avevamo chiesto qualche giorno fa un’audizione urgente con le parti sociali e gli amministratori locali per salvaguardare l’occupazione e vagliare ipotesi alternative alla chiusura.
La multinazionale con casa madre belga, tra l’altro, vanta commesse per oltre 20 milioni l’anno proprio da parte della Regione per forniture ai principali ospedali lombardi. Questa è una leva che consentirebbe a Regione Lombardia di avere più peso
nelle trattative e nella richiesta di riapertura della vertenza. Saputa la situazione ci siamo subito attivati come Pd e abbiamo chiesto un’audizione per capire meglio i dettagli di una vicenda abbastanza inspiegabile, considerato che l’azienda in questione non manca di commesse e che qui si corre il rischio di disperdere ancora una volta il know how maturato negli anni da oltre un centinaio di addetti. Regione Lombardia si deve dunque attivare al più presto non solo per difendere i posti di lavoro e attivare gli ammortizzatori sociali necessari ma anche per difendere questa attività permettendo il verificarsi di un ennesimo caso di depauperamento del suo tessuto industriale.

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ImMUniziamoci e parliamo di politiche concrete

Per il PDL è diventato un mantra. Via l’IMU o cade il Governo. Immagino l’entusiasmo dei neo ministri, viceministri e sottosegretari del centrodestra nel sentirsi così convintamente sostenuti. Rilevo il silenzio della Lega: a quando una proposta realmente federalista in tema fiscale? Forte il timore dei comuni che non sanno come chiudere i bilanci. Prudente il chiarimento del Pd. Intanto al bar, sul lavoro, a “far la spesa” gli argomenti mi sembrano altri: il posto di lavoro che non si trova per i figli o che i genitori perdono, i soldi che non bastano  mai, le spese che continuano ad aumentare, e la politica che…
Letta fa bene a richiamare con forza il discorso di insediamento, dove si è parlato di rivedere il tema casa non solo per la tassazione, ma anche riguardo affitti agevolati e ristrutturazioni, ma dove si è detto molto riguardo lavoro, giovani, riforma elettorale e istituzionale oltre che  ad un nuovo patto europeo fra le assolute priorità da perseguire.
Ecco che allora rispetto alla continua cantilena sull’IMU – per la prima volta il Cavaliere sembra voler mantenere una promessa elettorale! -, si contrappone un’idea di sviluppo che sappia guardare un po’ più in là del giorno dopo, ma soprattutto di una politica che si sforza di ridare un progetto, finanche una speranza alle persone.
La sfida è tutta qui. Non diamo l’occasione ora di far polemiche, cominciamo a mettere in cantiere una serie di proposte, in parte già in via di definizione, realmente capaci di rimettere in moto il Paese. Facciamolo ridando all’Europa il giusto ruolo di motore di sviluppo non di gabelliere tedesco. Questo è il lavoro che il PD e Letta si sforzano di fare, non perchè sono entusiasti di quanto avvenuto, ma perchè cercano di fare quello che serve al Paese. Se gli altri sostenitori vorranno concorrere nel merito lo facciano puntando in alto, per spessore e qualità della proposta. Se riterranno invece di staccare la spina per pura convenienza, si accomodino pure, penso che le/gli italiane/i sapranno giudicare.
Perciò senza timore ImMUnizziamoci e parliamo di politiche concrete. Così possiamo riconquistare credibilità e sostegno, così potremo scrollarci di dosso un passaggio elettorale e post elettorale di grande imbarazzo.

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Parliamo di lavoro

È necessario parlare di lavoro in modo diverso. Accanto alla difesa del lavoro per chi è occupato, bisogna offrire opportunità a chi il lavoro lo sta cercando o purtroppo lo ha perso.  Investire su fiscalità agevolata per le imprese che assumono, su formazione professionale, su ricerca per rendere competitive le nostre aziende, sui mercati internazionali per difendere i prodotti italiani ed europei, su “nuovi” lavori che il nostro territorio offre. Penso al turismo, sulla riscoperta di “antichi” lavori, come il comparto agricolo.
Parlare di lavoro per la politica significa mettere insieme le necessità dell’imprenditore con quella del lavoratore, coniugare l’industrializzazione con la difesa dell’ambiente, creare entusiasmo e voglia di fare, premiare il merito ma non perdere per strada nessuno!
Ecco perchè  bisogna partire da chi non ha il lavoro, da chi in nome della flessibilità si trova nella precarietà assoluta, da chi è semplicemente inoccupata/o perchè non ci prova neanche più, da chi ha voglia di mettersi in gioco nelle professioni, da chi vuol continuare a fare piccola e media impresa avendo a cuore la propria famiglia e quella di chi lavora per e con lui.
Cambiare approccio, cambiare linee di finanziamento, mettere in moto anche Regione Lombardia non come erogatore di prebende clientelari, ma come stimolo e aiuto per crescere tutti e insieme!
Le lombarde e i lombari, le italiane e gli italiani hanno sempre dimostrato di essere generosi, solidali, laboriosi, persone per bene insomma. È ora che a rappresentarle ci siano persone altrettanto per bene: ecco perchè sostengo Umberto Ambrosoli Presidente di Regione Lombardia!!!

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La società cambia e la politica non deve restare indietro

Vi segnalo il mio intervento al convegno organizzato dal Gruppo PD Lombardia su “Invecchiamento attivo. Come conciliare l’invecchiamento attivo, il lavoro, il welfare familiare e il volontariato“.
Il nostro primo compito? Una rilettura del contesto socio-economico, in Italia e anche in Lombardia. Dobbiamo prendere atto di una società diversa rispetto a quella del passato e questo riguarda le politiche socio sanitarie, ma anche il lavoro, i servizi, le infrastrutture.

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Lavoro: discutiamo senza pregiudizi

Ieri ho partecipato a Brescia alla presentazione del libro del senatore Pietro Ichino “Inchiesta sul lavoro”. Incontro interessante e molto partecipato promosso da 2 associazioni culturali, Partecipazione e Identità e Brescia per Passione. La formula proposta, domande poste da vari attori del mondo del lavoro al senatore Ichino e conclusioni di Emilio Del Bono, ha permesso di riflessioni importanti che hanno posto un quesito fondamentale: come coniugare la difesa di alcuni diritti consolidati con la necessità di garantire diritti a tutti i lavoratori? È infatti oramai tempo di rivedere l’idea di un mercato del lavoro che viaggia su due piani, uno caratterizzato dall’assoluta inamovibilità, l’altro dall’assoluta precarietà. Questo non ê più sopportabile, ne per le giovani generazioni, ne per gli investitori sia italiani che Esteri. Le tesi di Ichino possono essere condivise, da me in parte, o no, di certo hanno l’indubbio pregio di alzare la qualità del confronto, obbligando tutti a dire qualcosa di chiaro e di coraggioso. È infatti ancora pensabile di ridurre tutto il dibattito sul lavoro sulla riforma o no dell’art. 18? È tollerabile che in un contesto economico internazionale in straordinario mutamento e in una sfida competitiva sempre più complessa, in casa nostra ci si confronti sugli stessi temi da più di 20 anni? Sia chiaro sono convinto anch’io che la difesa di chi lavora è un dovere per il legislatore, oltretutto costituzionalmente previsto. Ma lo è nei confronti di tutti, non di una sola parte. Lo è tenendo conto di scenari diversi che esigono politiche diverse. L’inserimento vero dei giovani, la valorizzazione delle competenze e dei meriti, il reinserimento e non il congelamento di chi il lavoro lo perde, sono le questioni vere, i non facili nodi da sciogliere. Il tutto con la prospettiva di una ripresa economica che va incentivata con maggior decisione rispetto a quanto fino ad ora fatto, guardando non solo alle banche e alle grandi industrie, ma anche al tessuto della piccola e media impresa che, a mio giudizio, rimane la grande forza e la grande possibilità per il nostro Paese per uscire da questo momento di perdurante crisi.

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1 maggio: la festa di una promessa condivisa

1 maggio, la festa del lavoro.
Come sono cambiati i temi di questo giorno! Certo rimane di attualità la questione dei diritti, la drammaticità delle morti sul lavoro, la gravità delle discriminazioni. Ma si è oramai fatto sempre più tragicamente attuale il tema di tanti che il lavoro non riescono a trovarlo, o temono – e ahimè accade – di perderlo, così come di tanti piccoli imprenditori che vedono svanire in pochi anni l’impegno di più generazioni e si abbandonano alla disperazione.
Bisogna fare di più! Basta con proclami, convegni, slogan, le istituzioni facciano da detonare per un nuovo corso. Fiducia a chi ci crede, investimento sulle energie nuove, ritrovare un comune impegno sono azioni non più rimandabili. Basta con banche che non sanno fare le banche, manager strapagati per i loro fallimenti, rappresentanti di categoria autoreferenziati non più credibili. Per la classe politica. . .lascio dire, come dite, a Voi.
Il 1 maggio torni ad essere la festa del lavoro anche per chi ora non lo trova o lo ha perso o teme di perderlo. Torni ad essere la festa di un impegno comune, di una  promessa condivisa da fare ciascuno per  la propria parte nel costruire una  comunità di persone unita e solidale!

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“Palazzo” e vita reale

dal Corriere della Sera - (Fotogramma)

Fa impressione vedere il distacco che ogni giorno si fa più ampio tra i cittadini e le istituzioni. Anche oggi dove in regione si doveva discutere di “Esame dei problemi inerenti la situazione industriale regionale”.

Di fatto siamo stati pesantemente insultati dai rappresentanti dei lavoratori che di certo non si sentono in alcun modo da noi rappresentati. Quando si perde il posto di lavoro, quando si fanno i conti con le risorse che non ci sono, è difficile essere rincuorati da Formigoni, brevemente presente, ma anche da noi.

Non so se ne hanno parlato a Todi, a Bologna, o ne parleranno a Firenze o altrove, so che è meglio che ce ne occupiamo al più presto con parole nuove e impegno diverso dal “coccolarne” l’opportunità.

Rimettere insieme impresa e lavoro, ricreare la coesione sociale è il nostro obbiettivo.

P.S.

Cara Sara, presiedendo il consiglio durante le interperanze di alcuni rappresentanti dei lavoratori, hai dovuto farli allontanare dall’aula.

Il ruolo e la difesa, nonostante tutto, dell’istituzione lo imponeva.

So quanto ti è costato. Sappi che ancora una volta ti ho apprezzato.

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Pensieri sull’assemblea AIB

Il quadro descritto dal presidente Dellera ben descrive la difficile situazione dell’economia.

Necessitano interventi urgenti dal livello nazionale a quello territoriale, per favorire l’innovazione, abbattere la burocrazia, investire sulla formazione e sui giovani.

A Brescia cosa viene fatto? poco o nulla.

Il PD, Milano lo dimostra, può diventare l’interlocutore anche del mondo dell’economia e delle nuove professioni.

Certo deve guardare al mondo del lavoro sviluppando quella propensione alla sintesi tra impresa e lavoro che spetta alla politica

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Cartiera di Toscolano:Occorre che anche il Consiglio regionale si esprima. La Regione tuteli il sito produttivo

La cartiera di Toscolano Maderno dev’essere difesa e occorre che il Consiglio regionale si esprima compattamente. Per questa ragioni ho presentato ieri un’interrogazione sul caso della storica cartiera. Un’interrogazione che vorremmo diventasse un impegno preciso di tutte le forze politiche attraverso un documento impegnativo come un ordine del giorno bipartisan. Ma, se questo non bastasse, la Regione dovrebbe impegnarsi a difendere il sito produttivo anche facendo ricorso a strumenti urbanistici che scongiurino future ipotesi di speculazioni edilizie per interessi finanziari. La stessa Regione aveva riconosciuto l’importanza anche storica, oltre che produttiva, della Valle delle Cartiere con la costituzione di un ecomuseo. La Cartiera di Toscolano, con i suoi 300 dipendenti è l’ultimo sito attivo. La politica deve fare il possibile per difenderlo da operazioni che non sono motivate da difficoltà dello stabilimento, che è solido e stabilmente in utile.

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