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Non sono i cittadini a doversi “dimettere” dal voto

Lo scioglimento del Consiglio regionale lombardo e l’approssimarsi delle elezioni politiche non devono essere interpretate come la soluzione dei tanti problemi politici e sociali che viviamo. Sono un punto di snodo delicato che può lasciar trasparire soluzioni, ma anche consegnarci un quadro ancora più drammatico.
La sceneggiatura si sta facendo alquanto complicata. Ad un  Grillo che  persiste nel demolire tutto e tutti denunciando – in modo non sempre onesto – malaffare ovunque, si aggiungono un Maroni che per rianimare la Lega porta in piazza la peggior demagogia delle origini (salvo trattare di notte accordi di potere) e un Berlusconi che oramai in modo quasi  compassionevole annuncia ritiri  e rientri a seconda dell’andamento dei suoi processi. Il vuoto creatosi a destra lascia spazio a movimenti e associazioni di vario tipo. A Montezzemolo si è aggiunto Giannino che come tutti i grandi economisti “del giorno dopo” può contare sulla smemoratezza degli italiani che dimenticano quanto diceva fino a qualche anno fa sui governi di centro destra.
Il voto in Sicilia ci dà due indicazioni: governare è oggettivamente sempre più difficile perchè anche vincendo si rappresenta una minoranza dei cittadini; tra non voto e voto a Grillo la disaffezione verso la politica ha raggiunto dimensioni drammatiche.
Intanto la crisi economica penetra sempre più in profondità e fa aumentare un malessere sociale che si sta trasformando in vera e propria protesta e rabbia.
Mettere in campo una proposta politica non è facile, si tratta di vincere un’avversione preconcetta e proporre programmi capaci di raccogliere il consenso per governare. Stiamo provvedendo alle primarie nazionali. A volte i toni – specie fra i soliti ultras che sperano così di conquistare sul campo un ruolo – sono esagerati, ma lo strumento sta mobilitando persone e richiamando una ripresa di interesse. Confido che alla fine uscirà una buona scelta, ma che soprattutto tutto il valore aggiunto che in questo momento viene movimentato rimarrà come patrimonio del PD.
Anche in Lombardia dovremo scegliere in fretta. Senza inseguire il “fenomeno” che,  la storia insegna, così fenomeni non sono mai, ma individuando una persona seria, affidabile, capace di suscitare entusiasmo e tessere relazioni. Una persona che TUTTO il partito deve sostenere prima alle primarie e poi alle elezioni.
Un PD unito, una coalizione coesa e un programma sinceramente condiviso sono lo strumento adatto per competere e vincere. Dicendo agli elettori che sono i politici incapaci o disonesti a doversi dimettere e non i cittadini a “dimettersi” dal voto!

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PD, la riprova che in politica NON sono tutti uguali

La giornata di sabato ci ha regalato una cronaca politica particolarmente rappresentativa del momento che stiamo vivendo e sulla quale vale la pena fare una breve riflessione.
Da un lato il PD. Tutti si aspettavano un sabato 6 ottobre caldissimo e un’assemblea nazionale particolarmente vivace. Di fatto tutto si è svolto con tranquillità, e l’unico fatto concreto è stato l’approvazione della deroga statutaria che permette a Renzi e altri del partito di candidarsi. Una buona partenza quindi? Sì, se alcune/i esponenti della vecchia guardia stessero un po’ zitti e se Vendola invece che non perdere occasione per impartire lezioni ai democratici desse un buon esempio e, data la sua vicenda giudiziaria, evitasse di candidarsi e di disegnare un’idea di sinistra nella quale il PD non può e non deve riconoscersi. È chiaro che ora, oltre alla scelta del candidato premier, è sulla capacitá di una proposta programmatica seria, affidabile e realmente riformista che si costruisce una possibile alleanza e si compete seriamente alla guida del Paese.
Di contro ecco ricomparire vecchie glorie della vecchia alleanza di Governo. Oramai nel PDL l’unica libertà è quella di dire e fare quello che si vuole. In attesa di sapere cosa farà Berlusconi non c’è giorno che qualcuno dia vita a qualche iniziativa politica individuale. Non ultimo l’ex ministro Tremonti. Davvero incredibile la sua prolusione su presente e futuro. Da ministro economico degli ultimi anni credo sia uno dei maggior responsabili della situazione italiana. A volte almeno il buon gusto di stare zitti invece che fondare un nuovo movimento non sarebbe male.
Ma ancor di più a suscitare incredulità e, se non si trattasse di politica, ilarità è il raduno veneziano della Lega. Sentire vecchi slogan semplicemente riverniciati e vedere l’ex ministro degli interni Maroni, riciclato come improbabile sostituto di Bossi, usare i toni tracotanti da Bar dello sport della Lega delle origini deve far riflettere. Riflettere sul tradimento che la Lega ha operato in 20 anni di governo a tutti i livelli, nei riguardi del Nord e dei suoi abitanti.
Assenti per un giorno Casini, Montezemolo, Giannino e “qualche” Ministro in attesa di candidatura, e i loro progetti di nuovi soggetti politici.
Non pervenuti Grillo, si sa gli autori dei comici non possono scrivere testi a getto continuo, un po’ di pausa ogni tanto serve anche a Di Pietro.
Pur con la soggettività di giudizio che mi può essere imputata, penso di poter dire che il PD sta mostrando un’indubbia diversità nel voler essere unito e nell’essere serio nella proposta. A riprova che in politica NON sono tutti uguali.

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Il PD, le primarie e i “capponi di Renzo”…

Senza usare una facile ironia, direi che la storia dei capponi di Renzo sembra diventare sempre di più l’emblema della campagna per le primarie del centrosinistra.
Nel PD invece che svilupparsi un confronto serrato ma vero, si assiste ad un confronto generazionale banalizzato su dati anagrafici invece che sul necessario ricambio di classe dirigente. Da una parte chi rischia di proporre un nuovo “pneumatico”, dall’altra chi la più acerrima conservazione. Aspettiamoci inoltre qualche passionario di ritorno, magari persino Rutelli interessato ad un rientro.
Fuori dal PD c’è la costante volontà di appropriarsi dello strumento, le primarie, per correggere la rotta del centrosinistra e condizionare le scelte del nostro partito. Ovviamente i Vendola e i Di Pietro di turno ben si guardano dall’applicare tale meccanismo all’interno del loro “personalissimo” partito. Qualcuno sa dirmi chi come e quando li ha eletti segretari o presidenti? Semplicemente, lo usano per accusare il PD di favorire una politica egemone.
Nel frattempo, lo scenario è in continuo mutamento. Sempre più prende corpo la volontà di una forza moderata, con o senza UDC, che ha la naturale ambizione di intercettare il voto in libertà, non disposta a cedere alle lusinghe di un grillismo urlante e sguaiato. Forza che, se trovasse consenso, rischierebbe di essere determinante per l’esito elettorale.
Non si faccia l’errore di pensare che la vittoria alle politiche per il centrosinistra sia facile. Non lo è per nulla. Anzi, é necessario fin da subito riappropriarci del ruolo centrale di aggregazione e di proposta che spetta al maggior partito non solo di un’area, ma del Paese. Urge cambiare tema delle primarie. Emergano le idee, le proposte, che non possono essere contrastanti, ma differenti, e soprattutto si capisca fino a dove il PD può arrivare a mediare i propri convincimenti in nome di un’alleanza. Si predispongano delle regole per le primarie rispettose della democrazia e della capacità di attrarre attenzione e adesione dei cittadini, ma che impediscano ai “cacciatori” dei nostri voti di favorire ed esasperare alcune nostre diversità interne, quasi naturali per un grande partito. Si evitino scorciatoie e si faccia quello che compete alla politica. Non è questo il momento di andare in piazza con chi protesta, è il tempo di avanzare proposte innovative capaci di porre fine al vecchio vizio di rimandare i problemi invece che affrontarli e cercare di risolverli e di evitare che le persone debbano andare in piazza a protestare.
Non c’è molto tempo. Meglio dedicarlo a costruire una proposta diversa, affidata al coraggio di esperienze unite alle novità, piuttosto che sprecarlo in duelli interni per “le poltrone” o alla ricerca di alleanze in nome di accordi di potere invece che di obiettivi condivisi.

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Il grillo parlante

Non credo, o almeno spero, che qualche negoziante mi impedisca di entrare nel suo esercizio, come ha invitato a fare un certo Grillo, sia perchè ho sempre pagato il conto, sia perchè non mi sono mai sentito politico a tempo pieno ma soprattutto perchè in fondo chi mi conosce a parte gli amici, gli addetti ai lavori e . . .qualche sfegatato della politica? Penso proprio sia questo il punto chi li conosce “quelli” della politica, che ne sanno delle loro vite dei loro percorsi, del loro lavoro, di come si comportano nelle scelte istituzionali, di come usano o non usano i cosiddetti privilegi, come “contribuiscono” allo sviluppo del propria appartenenza politica? No è più semplice giudicare la categoria, senza distinzione, senza confronto, parlando alla tanta esasperazione che c’è in giro. Magari riuscendo a raccogliere anche un discreto consenso elettorale, per poi . . . Poi? Francamente mi sono stufato di essere giudicato da questi comici che, a pagamento si intende, ci fanno la morale, ci dicono cosa è giusto e cosa non è giusto, hanno la verità sempre e comunque in tasca.

Troppo comodo.

Se vogliono il confronto facciamolo, sulle cose vere però, su come vogliamo cambiare questo paese, abbattere i tanti privilegi che sono nella politica come nello spettacolo, comici compresi si intende. Non apprezzo chi sa usare solo toni truculenti ultimatori.           Lo concedo a chi si trova nella disperazione, non a chi nel proprio agio si autonomina loro rappresentante. Grillo mi è sempre piaciuto, sapeva dare suggerimenti estremamente scomodanti, indicare quale era la cosa giusta da fare, mi è spiaciuto quando sia pur per mano innocente ha fatto una brutta fine. . . ovviamente è del Grillo del pinocchio di Collodi che parlo, che sono convinto dal Paradiso dei Grilli dell’uso improvvido del suo nome un pochino scocciato sarà . . .

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