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I mesi che ci aspettano

Pd-bandiereLeggere insulti di una gravità e volgarità incredibili – anche da parte di rappresentanti istituzionali e politici -, vedere la disinvoltura con la quale qualcuno vuole “appropriarsi” del volere delle italiane e degli italiani, il disertare i luoghi della democrazia, il non riconoscimento della rappresentanza degli altri, il minacciare “l’Aventino” come se fossimo in una dittatura, mi preoccupa e quasi spaventa.

Mi chiedo: ma in Regione devo restituire pan per focaccia? In virtù di arresti, indagati, scandali, ma ancor di più del fatto che chi guida l’Ente NON ha avuto la fiducia della maggioranza delle lombarde e dei lombardi, non essendo previsto il ballottaggio, devo a mia volta disconoscere il ruolo a chi governa, insultare, disertare l’aula e le commissioni, andare in piazza e protestare? Oppure devo continuare a fare la mia parte, condividere e sostenere le scelte che mi convincono, cercare con forza di cambiare e NON approvare le scelte che considero sbagliate, e non mancano certo quelle profondamente sbagliate, che vanno nel verso contrario dei 700.000 abitanti della nostra regione che vivono in estrema difficoltà?

Non ho dubbi: proprio in questo momento di sbandamento in cui in tanti prevale la voglia di rovesciare il tavolo del rispetto istituzionale con la speranza di raccoglierne i cocci, a prevalere deve essere il senso del dovere, la tensione etica che sempre dovrebbero essere il motore dell’azione politica.

Penso di farlo a cominciare dal mio partito, chiedendo rispetto fra di noi, disponibilità di ascolto, rispetto dei ruoli democraticamente assegnati, capacità di elaborare una proposta di governo dell’Italia in grado di cogliere e rispondere alle criticità più importanti (lavoro, giovani, welfare, immigrazione, scenari internazionali) con quella visione solidale e innovativa che ha caratterizzato la nascita del PD. Riconoscendo al Governo Gentiloni piena legittimità nel delicato compito di rispondere alle emergenze, in attesa che il Parlamento approvi le norme elettorali che ci possano al più presto portare al voto.

Penso di continuare a farlo in Consiglio Regionale – rifuggendo la tentazione della “reciprocità” – con maggior determinazione, chiedendo soprattutto a chi ha compiti di Governo di non usare il proprio ruolo per speculazione politica di parte, ma nell’interesse delle persone. Di guardare al livello inferiore, Provincie e Comuni e a quelli superiori, Governo e Europa, con spirito critico ma collaborativo, non “accomodante” o “sabotativo” a secondo delle appartenenze politiche.
Penso di farlo, come sempre, soprattutto con e fra le persone, quelle che molto hanno da dire, che hanno il diritto di poter raccontare e chiedere, ancor di più di trovare ascolto e risposta.

Presto ci aspetteranno impegni elettorali impegnativi. A chi si appresta a stendere programmi di governo e a sottoporsi al giudizio elettorale spetta il dovere di onestà, serietà, chiarezza, assieme alla capacità di confronto, di guardare al futuro, non alla convenienza del momento, di trasmettere speranza, non paura e divisione. A chi sarà chiamato a scegliere auguro la volontà di uscire dal giudizio istintivo, dalla rabbia del momento e di saper approfondire e valutare che futuro sperano per loro, i loro figli, le generazioni future.

Questo è lo spirito con il quale intendo vivere i prossimi mesi, con la consapevolezza dei miei limiti, delle mie incapacità, dei miei errori, ma anche con l’orgoglio di una identità, di un’appartenenza, con la schiena dritta, lo sguardo teso a cercare quello degli altri. Con l’umiltà di chi si sforza di dare risposte, con il coraggio di provare a farlo.

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Due impegni per settembre

pd_bandiereChe la minoranza del PD, al Senato in particolare, faccia di tutto per mettere in difficoltà il Governo, e di conseguenza il Segretario del PD, lo trovo particolarmente grave e inaccettabile. Soprattutto in considerazione del fatto che i motivi del dissenso, volutamente esasperati, provengono da chi per storia e formazione ha sempre fatto del rispetto delle decisioni del Partito un valore irrinunciabile. Adducono motivazioni del tipo “…ma non é il Partito che volevamo, facciamo politiche di destra, non é possibile andare avanti così…”.

Effettivamente il PD non è il partito che volevamo, non è la riedizione di un passato. È il portare nel futuro valori di solidarietà e sviluppo di culture politiche diverse, ma che in questi valori, sia pur con sfumature diverse, si sono riconosciute. I motivi che questi esponenti muovono sono gli stessi che si sono voluti superare con il PD, perchè oramai anacronistici, incapaci di affrontare le sfide del futuro, utili solo a preservare una gerontocrazia politica che si sbrodola addosso.

Non è un caso che si siano registrate una serie di scissioni a sinistra per questo, come a destra, dove si sono accomodati altrove quelli che nulla hanno capito del pensiero di Sturzo, De Gasperi e Moro. Inoltre volutamente dimenticano che ogni passo delicato, ogni scelta difficile, sono stati fatti affrontando la questione in Direzione Nazionale e nei Gruppi Parlamentari. Credo si chiami “rispetto della maggioranza” o, se si preferisce, democrazia. Questo é l’essere di centrosinistra. É questo un problema che bisogna risolvere e in fretta, perché ritengo davvero inaccettabile questo logorio continuo, teso a riportarci a vecchie stagioni. Di quelle stagioni fatte sì di inciuci sotterranei, di bicamerali imbarazzanti, di conflitti di interessi mai affrontati, anzi volutamente tutelati in virtù di vergognose convenienze. Di questo si tratta non di altro. Facendo in questo modo venir meno quel confronto dialettico, quella giusta differenziazione, che un grande partito deve avere e conservare come un patrimonio importantissimo, ma che deve essere ricondotta, una volta superata la fase congressuale, ad una azione unitaria. Specie quando sullo sfondo vi è l’alternativa di una deriva populista e reazionaria.

Voglio chiudere su una considerazione. Sui dissensi interni al PD a Roma ne parlano tutti. Sulla frattura nella maggioranza in Regione Lombardia nessuno, o quasi. Ritengo questa altrettanto,  se non di più, preoccupante per il futuro dei nostri territori, delle lombarde e dei lombardi. Sanità, trasporti, ambiente, formazione, agricoltura, solo per fare esempi, sono le partite in gioco vengono affrontate in modo superficiale, contraddittorio e conflittuale da parte di una maggioranza che brilla per basso profilo e incapacità.
Due impegni quindi per la ripresa di settembre:
- chiarire definitivamente la questione dei dissidenti interna al PD
- iniziare una campagna in Lombardia forte e intransigente che ci porti nel 2018 ad un confronto vero e per noi vincente!

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Letta a Brescia: occasione di dialogo e confronto

lettaLunedì 11 Maggio, ore 20:45, Istituto Artigianelli a Brescia, come Associazione X Giornate abbiamo invitato Enrico Letta a presentare il suo libro “Andare insieme, andare lontano” di recentissima pubblicazione.

Sì lo abbiamo invitato proprio perché ha scritto un libro, per avere direttamente una illustrazione dei contenuti e delle indicazioni in esso contenuti. Ho notato che la cosa ha suscitato non poche reazioni sia in chi considera un errore invitare chi non ha votato la riforma elettorale, quasi fosse un oltraggio al Presidente del Consiglio, nonché Segretario del PD, sia in chi invece vuole cavalcarne la presenza proprio come incoraggiamento alla minoranza interna del PD stesso.

Ora vorrei precisare che obiettivo dell’associazione X Giornate è suscitare dibattito, confronto, analisi su temi politici e culturali, all’interno del centrosinistra, ma non solo. Farlo invitando personalità di indubbia autorevolezza ed esperienza, capaci di suscitare riflessioni e approfondimenti in modo non banale e superficiale come purtroppo particolarmente in uso oggigiorno.

Certo non nascondo, anzi rivendico con tranquillità, un rapporto di amicizia nei confronti di Enrico Letta. Ne ho seguito il percorso istituzionale, nonché accademico, cogliendone sempre e comunque una qualità umana, oltre che politica. Ho particolarmente apprezzato il suo non tirarsi indietro quando gli è stato chiesto di assumere ruoli delicatissimi in momenti drammatici, guardando realmente all’interesse del Paese, non al suo futuro politico.
Come, non nascondo, di aver concepito l’area che a lui faceva riferimento come un luogo di confronto, non come una caserma chiusa dove esiste “un capo” che indica la via. Certo di questi tempi la cosa ha mostrato tutta la sua fragilità, soprattutto la possibilità di molti di usare questa appartenenza per poi “saltare” su altri carri ritenuti vincenti. Pazienza, rimane comunque impagabile l’esperienza di un’esperienza  politica e culturale libera, fresca, non condizionata.

Con tranquillità comprendo la lettura critica da lui fatta di alcuni passaggi del Governo, partendo  dalla sua nascita, forse inevitabile, ma forzata nei modi e nei tempi, così come di alcune riforme. Non condivido la scelta di voto contrario a quanto deciso in Partito e in Gruppo Parlamentare alla Camera. Non perché non colga la criticità di una legge che oltretutto senza riforma del Senato rischia di non produrre l’effetto desiderato, ma perché il dissenso, a mio parere, non può tradursi in un distinguo in aula. Certo a differenza di altri malpancisti – al netto di quelli che, preso un buon Buscopan, si sono ben adeguati – non ha mostrato interesse a ritagliarsi un ruolo, anzi ha dichiarato di voler intraprendere un’altra esperienza presso l’università di Parigi. Una delle tante opportunità  che fra l’altro gli sono state offerte da più  parti. Certo é davvero simpatico leggere commenti di persone, più o meno impegnate in politica, al riguardo. Specie quelli fatti da parte di chi a Parigi può andarci a visitare la torre Eiffel, essendo evidente che il Louvre risulterebbe per loro davvero troppo impegnativo. Pazienza.

L’invito ha questo scopo, spero venga colto da molti come opportunità per ascoltare considerazioni interessanti  e, perché no,  dire ad Enrico Letta cosa si pensa riguardo le sue ultime scelte. Essere vicini ad una persona, stimarla, apprezzarne qualità e potenzialità, non significa essere ipocriti, non significa rinunciare a dire con trasparenza quello che si pensa, anche quando non si é d’accordo.
Penso sia un’occasione, come altre in questo periodo organizzate a Brescia, per ascoltare, comprendere, maturare idee basate su riflessioni serie, non improvvisate e superficiali. Mantenendo in vita una delle caratteristiche fondanti del PD, l’incontro fra culture e idee diverse per dar vita ad un soggetto politico realmente innovativo. Perderla, e prima di tutto la mia é una sincera autocritica, significherebbe impoverire il partito, prendere una scorciatoia che alla fine allunga, non abbrevia, l’impegnativa strada che attende la politica italiana.

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Il Pd, le parole e i fatti. Riflessioni dalla riunione di sabato

girelli_milanoSabato a Milano si è riunito il PD, o meglio molti degli esponenti che sostengono l’azione del Governo Renzi. Obiettivo,  la necessità di affermare con chiarezza e determinazione la lealtà e la coesione che caratterizza la stragrande maggioranza dei democratici, purtroppo non di tutti. Già perché anche sabato c’è stato chi ha preferito andare a Roma per sentirsi dire, o meglio urlare addosso, che Renzi è peggio di Berlusconi.
Penso che la sfida che sabato abbiamo lanciato, alla presenza del Ministro Boschi, del vicesegretario nazionale Guerini e del nostro segretario regionale Alessandro Alfieri, a noi stessi, sia da cogliere e affrontare con decisione. Brevemente riassumo il mio contributo al dibattito, compreso quanto non sono riuscito a dire, visto che l’ottimo Fabrizio Santantonio ha giustamente preteso da tutti i rispetto dei 3 minuti di intervento.

IL CAMBIAMENTO
Il PD lombardo deve chiedersi il perché dell’insuccesso alle regionali del 2013. Perché il voto anticipato, determinato da fatti gravissimi, ci ha restituito l’ennesima, sia pur non così netta, sconfitta. Probabilmente perché abbiamo chiesto di cambiare il Governo Regionale, dimenticando che in realtà dovevamo prima di tutto cambiare noi stessi, nel modo di porci, nei messaggi da dare, nei mondi da intercettare. Bisogna metterci al lavoro per essere pronti al prossimo appuntamento, dobbiamo essere all’altezza della forte innovazione che il livello nazionale del partito ha portato.

QUATTRO  POSSIBILI MESSAGGI
ECONOMIA. É tempo di tornare a parlare alla piccola, se non micro, e media impresa. Attorno a loro é iniziato ed é cresciuto il nostro modello di sviluppo, caratterizzato da una ricchezza “distribuita”. Su di loro, sia pur in forma sempre più associata, si deve puntare per la ripresa. Turismo, Agricoltura, devono trovare una giusta valorizzazione, Expo diventa importante se pensato come trampolino di rilancio di questi settori strategici.
NUOVO MODELLO DI WELFARE. Dobbiamo dare risposte  ad una società cambiata radicalmente e che presenta problemi e necessità nuove. La riforma sanitaria deve introdurre l’idea di benessere, come educazione alla salute, riportando il cittadino, non “l’attività sanitaria” al centro dell’attenzione. Il tema dell’età media, sempre più alto, deve trovare un’adeguata risposta, essere vissuto come una grande conquista, non come un problema. Così come una composizione etnica sempre più varia deve trovare percorsi di reale interazione, ricordando a Salvini e C. che il milione di stranieri presenti in Lombardia sono quelle persone che lavorano nelle nostre fabbriche, raccolgono i nostri rifiuti e puliscono le nostre strade, accudiscono i nostri anziani. É immorale volerli confondere con i temi della sicurezza, della clandestinità, se non addirittura del terrorismo. Basta parlare di “spesa” sanitaria, parliamo di investimento in salute, qualità della vita, servizi e aiuti garantiti a TUTTI i cittadini indipendentemente dal territorio e dal reddito. Abbattiamo una forma di compartecipazione alla spesa, ticket, davvero iniqua.
TERRITORIO, AMBIENTE, MOBILITÀ. Ribadire l’idea diversa di sviluppo che abbiamo, dove il rispetto dell’ambiente, la “rigenerazione urbana”, un modo diverso di concepire lo spostamento di persone e merci, l’abbattimento dei fattori inquinanti, la bonifica dei siti contaminati, non sono enunciazioni, ma concreti impegni di governo.
RIFORME ISTITUZIONALI. Le riforme in atto sono quanto da tempo e dai più è chiesto. Ma invece di farlo fino ad ora ci si era limitati solo a parlarne. Non abbiamo bisogno di lezioni di autonomia, da Sturzo in poi sappiamo bene cosa sia, dobbiamo puntare a reiscrivere forme di aggregazioni partendo dal basso, rilanciando gli enti locali, dando loro il necessario ossigeno finanziario, superando però privilegi e incrostazioni che come sempre ostacolano ogni novità.

IL PARTITO
É tempo di richiamare gli appartenenti al PD alla necessaria lealtà. Non é pensabile mantenere costantemente aperta una fase congressuale, dove le opinioni diverse si organizzano in manifestazioni esterne, in prese di posizioni di parlamentari, che danno un’immagine del partito molto più divisa di quanto effettivamente sia. Mai come in questo ultimo periodo ogni passaggio é stato discusso in Direzione Nazionale e nelle assemblee dei gruppi di Camera e Senato, garantendo momenti di confronto vero e la possibilità per tutti di esprimere il proprio convincimento. Due cose sono però da rigettare con forza.

Accettare che anche dall’interno del PD venga mossa al Governo l’accusa di fare una politica di destra. Mettere mano al tema del lavoro, dopo un periodo di grande disoccupazione, in particolare giovanile, al tema della scuola, con la necessaria  riorganizzazione e modernizzazione da tempo richiesta, a quello dello snellimento burocratico e del sistema istituzionale NON é fare una politica di destra,  é interpretare in modo attuale i principi di solidarietà che hanno caratterizzato il pensiero cattolico-democratico e della sinistra realmente riformista. In sintesi é la concreta azione che il PD, forza di CENTROSINISTRA, intende portare come ventata di necessaria novità all’interno del sistema politico italiano. È “di destra” chi grida dal palco contro ogni cambiamento, che difende lo status quo e interpreta il principio di uguaglianza come salvaguardia di inaccettabili e antichi privilegi, invece che come pari opportunità dalla quale partire per premiare merito e impegno.

Sopportare che alcuni vivano “del partito” senza sentirsi “del” partito. I cittadini, oltre che idee e programmi per uscire dalla crisi,  ci chiedono UNITÁ di intenti nel farlo, non sopportano partiti che invece di lavorare per risolvere i problemi, perdono tempo in infinite contrapposizioni interne. Basta quindi alle convenienze garantite dalle posizioni di minoranza, o dai ripetuti viaggi a Damasco.

Il PD ha avuto un incredibile riconoscimento elettorale in occasione delle elezioni europee. Va rafforzato con un’azione coerente, con la capacità di tradurre le parole in fatti, le promesse in realtà. Questo è il PD da difendere, rafforzare, trasformare anche e soprattutto al nord in un soggetto politicamente  affidabile e vincente.

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Essere classe dirigente

parlamentoIn questo periodo più che mai nel “fare” politica ci si sente messi in discussione. Capita quando incontri realtà difficili, quando devi affrontare scelte complesse, quando ti accorgi di non esserti accorto di alcuni aspetti, quando ti manca la forza, forse anche il coraggio, di gridare la tua indignazione di fronte a comportamenti e situazioni davvero insopportabili. Certo, è vero la politica è l’arte del compromesso, ma dovrebbe esserlo nel senso di promettere insieme alcuni impegni, non nel trovare la soluzione che non scomoda nessuno. Ma soprattutto a volte ci si interroga sull’inadeguatezza e sull’incapacità che si ha nel risolvere i problemi. Sia le proprie che quelle del progetto politico che si sostiene.
Non credo serva cercare di resistere all’ondata di anti politica dilagante, magari stando sottovento, in attesa che “passi la nottata”, e neache tentare di cavalcarla, quasi assecondandola, unendosi cioè al coro dilagante. Piuttosto è meglio cercare di dare delle risposte, che non possono e non devono essere timide.

Ci viene chiesta trasparenza e coerenza?
Bene si rispettino le regole che ci siamo dati. Limiti di mandato, divieto di sovrapposizioni di incarichi, applicazione del risultato delle primarie, per fare degli esempi.Non siano delle  enunciazioni di principio, ma comportamenti da concretizzare.
Ci viene chiesto di abbassare i “costi” della politica?
Agiamo con determinazione. In Lombardia qualcosa é stato fatto, si può fare di più, ma in altre Regioni, in Parlamento molto rimane da fare. Perché non rendere pubblici i dati delle indennità percepite dai vari livelli e quelli di contribuzione degli eletti al partito? Vengono rispettati, o semplicemente”regolarizzati” a ridosso della conferma delle candidature?
Ci vengono chieste decisioni vere di contrasto al disagio sociale crescente e in favore della ripresa economica e del lavoro?
Comunichiamo in modo chiaro quali sono le nostre proposte, senza troppi appesantimenti, senza facili demagogie, ma soprattutto senza discrasia tra quanto proposto e quanto adottato quando si è al governo delle Istituzioni. In particolare a livello nazionale evitando di creare confusione adottando provvedimenti con misure di natura completamente diversa e limitandosi a promettere con estrema sincerità e trasparenza quanto e quando è possibile fare.
Ma soprattutto è importante riscoprire il senso dell’impegno politico. Riuscire a trasmettere l’autenticità dell’impegno, la ferma volontà di mettere a disposizione esperienza e competenza , l’assoluta priorità della ricerca dell’interesse pubblico, il bene comune, rispetto alle ambizioni personali. Impegno questo che deve portare TUTTI a mettersi in discussione, a non sentirsi sempre e comunque nella condizione di rivendicare ruoli, a considerare la politica non come una professione da difendere, ma come l’esercizio di una sincera ed intensa passione covile. Lo dimostri chi in questo momento ha ruolo, lo ricordi chi aspira ad averne.

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Cambiamento

pd_bandiereE allora?
Sondaggi alla mano, ahimè piuttosto uniformi, se si votasse oggi, applicando la legge elettorale in discussione, il centrodestra vincerebbe. Certo, è un’ipotesi che prefigura una ricostruzione di una coalizione che vede assieme FI, NCD, Fratelli d’Italia e Casini (chissà come deciderà di chiamarsi). Processo che però è velocemente in atto. Bisogna prendere atto che l’elezione di Renzi alla segreteria del PD non é sufficiente a risolvere la difficoltà del centrosinistra a conquistare in modo forte la guida del Paese. L’indubbia crescita del consenso, inferiore rispetto a quanto ci si augurava, difficilmente in queste condizioni basterà per arrivare alla fatidica soglia del premio di maggioranza o alla conquista del turno di ballottaggio.
Allora bisogna mettere in atto, senza ansia perché ci sono tempi e potenzialità per farlo, delle contromisure adeguate.
Comincerei con il messaggio che ha accompagnato l’elezione di Renzi: CAMBIAMENTO. Deve essere mantenuto e rafforzato. Troppe volte viene sacrificato in nome di vecchi riti e di soliti compromessi. Non basta dare un messaggio nazionale se poi sui territori si inseguono altre logiche. Persino imbarazzante rilevare come una classe politica senza consenso “galleggi” in questo modo e cerchi di perpetuarsi. Il problema è che poi ne risente la credibilità della proposta! La stessa vicenda Cuperlo era facilmente prevedibile ed evitabile. Quando mai il leader di un’area può rappresentare un ruolo di garanzia come quella del Presidente del Partito?
Lo stesso iter della proposta di riforma della legge elettorale rischia di essere un appesantimento per il PD. L’aver rinunciato alle preferenze, ma soprattutto aver dato l’impressione di aver assecondato FI, non è stata una scelta particolarmente lungimirante.
Allora va cambiato anche il rapporto con il Governo. Se infatti bisogna chiedere con forza di evitare decreti pasticciati e poi difficilmente difendibili, è altrettanto utile valorizzare quanto di positivo viene fatto. In condizioni difficilissime, ma viene fatto. Ci piaccia o no i cittadini vedono questo esecutivo come espressione del PD, teniamone conto evitando di lasciare il presidente Letta, in alcune occasioni, solo.
Allora dobbiamo riprendere con forza il tema delle alleanze. Sembra quasi che per noi non esista. Invece esiste eccome. Dove governiamo, lo facciamo in coalizione. Alle prossime amministrative è in coalizione che ci presenteremo. Senza alleanze come pensiomo di raggiungere l’ipotetico 37%? Vogliamo riaprire un momento di confronto nel merito e sui problemi, teso a costruire coalizioni vere? Rivendicando il ruolo che ci compete, che non é l’esasperazione di una “magnifica solitudine minoritaria”.
Allora vanno superate tante resistenze interne e tante incoerenze. Va testimoniata la volontà di cambiamento dove tutti gli esponenti del PD si chiedono cosa possono fare per aiutare il Segretario Nazionale, non come possano trarne vantaggio proclamandone l’appoggio.
Allora si tratta di metterci al lavoro, con determinazione perché l’illusione di aver già risolto il problema è già svanita…

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Cambia la maggioranza, opportunità anche per il PD

parlamentoCambia la natura del Governo e della Maggioranza. Ci sarà un passaggio parlamentare a suggellare il passaggio di FI all’opposizione, la rottura definitiva del PDL, ma soprattutto il varo di una diversa coalizione che, pur rimanendo provvisoria, appare decisamente  più snella e in grado di fare quello che finora i Brunetta, i Romani, insomma FI, avrebbe  impedito. Ben venga questo momento a suggellare un cambio che deve riguardare non solo il centrodestra, ma anche e SOPRATTUTTO  il PD e il Centrosinistra. FI ha già iniziato una campagna elettorale lunga ed insidiosa. Berlusconi quanto è inadeguato come uomo di Governo (non dimentichiamo le SUE enormi responsabilità rispetto la situazione socioeconomica che stiamo vivendo) tanto è formidabile in campagna elettorale. Demagogia, disinformazione, mobilitazione della stampa  e tv di famiglia, demonizzazione del centro sinistra e del nuovo centro destra quali partiti delle tasse,  l’Europa e l’euro che ci mettono in ginocchio: gli argomenti che verranno usati in abbondanza.
La risposta deve essere FERMISSIMA. Sia da parte del Governo, sia da parte del PD. LETTA deve dare una forte accelerazione nel campo delle riforme: cambio della legge elettorale, effettivo taglio dei costi della politica e snellimento istituzionale NON possono più essere rimandate. Così come deve varare riforme in campo economico e fiscale effettive, basta con le finzioni su IMU e IVA, ci vogliono misure  vere  e concrete. Di mio oserei qualcosa anche sul conflitto d’interessi che in ogni passaggio politico delicato mostra tutta la sua gravità in termini di trasparenza e correttezza di informazione.  RENZI, più che mai mi auguro diventi Segretario, dovrà supportare il Presidente del Consiglio nel cambio di marcia e dovrà saper dare una forte impronta del PD a questo cambiamento. Dovrà soprattutto ricordare, non contro, ma con Letta, ad Alfano che anche noi possiamo  dire basta se vi sarà l’ennesimo tentativo del nuovo centrodestra di intestarsi tutti i meriti e scaricare tutti i problemi.
Importante è non sottovalutare FI e il centrodestra. Lo abbiamo già fatto con Monti, e ne abbiamo patito le conseguenze.

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La nostra risposta deve essere ferma

berlusconiSiamo abituati: quando indossa la T shirt nera non promette nulla di buono. Infatti puntuale come un cronografo punzonato a Ginevra, ha esternato in modo, a mio giudizio, particolarmente inqualificabile e inaccettabile. Cercare di sobillare la folla, che poi il più delle oltre è composta da “gruppi” più che organizzati poco importa se di pensionati o redivivi “baby yuppies”, in nome di una presunta ingiustizia e violazione costituzionale, quando altro non è che il palese rifiuto di una sentenza andata in giudicato definitivo e la palese paura riguardo procedimenti tutt’ora in atto è di una estrema gravità. Prepariamoci ad essere inondati da tv e giornali di famiglia (quando affrontiamo il conflitto di interessi?) e da toni sempre più duri.
La risposta deve essere ferma! Rispettosa di regole e ruoli, ma chiara
. Non è accettabile che una persona “condannata” possa continuamente delegittimare la magistratura e cercare di invertire il proprio ruolo di colpevole a quello di giudice. Si voti, quando è prevista, la decadenza e si applichi la Legge, che deve essere e rimanere al di sopra di ogni manipolazione e interesse di parte. Sono un garantista convinto, credo persino che attorno a questo caso si sia sviluppata un’attenzione particolare, penso che a ciascun cittadino debbano essere  offerti tutti i modi per dimostrare la propria  innocenza, ma credo anche che mai e poi mai possa essere messa in discussione la validità di un percorso processuale e men che meno le decisioni di più gradi di sentenza. Proverà ad usare argomenti politici. L’azione di Governo, dopo averne continuamente affossato l’azione con infinite vicende di IMU e IVA e con continui “penultimatum” dell’incompetente quanto insopportabile capogruppo alla Camera; il tema Europa, dove abbiamo recuperato autorevolezza e ruolo dopo essere stati per anni motivi di dileggio e imbarazzo, che viene additata come responsabile di tutto quanto non va. Anche su questo parliamo con forza sull’incapacità di governare, di essere all’altezza di ruoli istituzionali, di interpretare la funzione di cambiamento necessario. Basta con il richiamo, particolarmente fuori contesto e non applicabile al PD,  al pericolo “comunista”, quando il vero timore è la deriva populista che viene evocata e con ogni mezzo costruita, chi grida al “colpo di Stato” in realtà è chi lo vuole provocare. Nel centrodestra qualcosa si è mosso. Mi auguro sia un’abbandono sincero, una presa di distanza rispetto, un modello, un progetto, una visione politica che nulla ha a che fare con le grandi forze di destra delle democrazie europee. L’occasione dell’8 dicembre, oltre che eleggere il nuovo segretario PD, diventi l’occasione per aprire una stagione politica che si liberi dalle tante tossine che hanno caratterizzato gli ultimi anni.
Non ho fatto nomi. Semplicemente perché non sono singole persone l’avversario da sconfiggere, ma la deriva politica nella quale quelle persone ci hanno condotto e che rischiamo di veder risorgere con nomi, facce e T shirt diversi!

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Il ministro Cancellieri farebbe bene a dare le proprie dimissioni

Italian foreign minister Anna Maria CancHo avuto modo di incontrare l’allora Prefetto Cancellieri  durante la sua esperienza nella realtà  di Brescia. Ne ho apprezzato la capacità di ascolto del territorio, di lettura dei fenomeni sociali e di intervento nei momenti delicati, con la riservatezza e la concretezza  più che mai necessari al ruolo rivestito. Ho raccolto, da più parti,  un grande apprezzamento sul suo lavoro da Commissario del Comune di Bologna, tant’è che in molti, a onor del vero da schieramenti diversi,  auspicavano una sua candidatura a Sindaco della città. Ho visto con estremo favore la sua nomina a Ministro nel Governo Monti, una delle poche note positive di quella esperienza, e la riconferma, sia pur ad un Ministero diverso, nel Governo Letta.
Con altrettanta chiarezza ritengo però che a questo punto, proprio per il senso delle Istituzioni che per quanto a me conosciuto ha da sempre caratterizzato  il Suo impegno pubblico, il Ministro Cancellieri farebbe bene a dare  le proprie dimissioni. C’è poi spazio per ogni valutazione, per approfondire l’opportunità di accettarle o meno, ma partendo da un dato di inequivocabile chiarezza. E il motivo non è il fatto in sé – sulla vicenda Ligresti preferisco non esprimermi NON perché non abbia un’opinione ben precisa  sulla vergognosa vicenda che li riguarda, o per la possibile  rilevanza o meno dal punto di vista giudiziario ma molto semplicemente perché più che mai in questo momento chiunque  rivesta un ruolo istituzionale deve sentirsi nel dovere di garantire la massima trasparenza e la massima linearità  nell’esercizio del proprio mandato. Certo mi rendo conto del pericolo che si inneschi  il meccanismo perverso dello screditamento come metodo di eliminazione di esponenti della politica, ma non si può scongiurare questo timore barricandosi, quanto piuttosto chiedendo conto, anche  giudizialmente, a chi denigra, calunnia, getta fango in modo pretestuoso o strumentale. Avere da parte del Ministro Cancellieri questa ulteriore  dimostrazione del senso dello Stato servirebbe da un lato a poter guardare all’azione di Governo riguardo la  necessaria capacità di affrontare l’emergenza  economica che deve dimostrare, dall’altro a far comprendere ai cittadini lo sforzo che TUTTI devono compiere nel restituire le istituzioni ai cittadini, ricucendo quel rapporto se non di fiducia, almeno di rispetto che sta alla base  di ogni comunità di persone socialmente organizzata. La stima verso il Ministro non verrebbe meno, anzi troverebbe un motivo per uscirne consolidata.

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Ora le carte sono scoperte

governo_letta_quirinaleOra le carte sono scoperte. L’unica vera richiesta che Silvio Berlusconi e i “suoi” ponevano per sostenere il Governo, ora è evidente, era il suo “salvataggio”, badate  bene NON politico, ma giudiziario, perché di questo si tratta. Chiunque  parli di IMU, di IVA non merita nemmeno risposta perché è ora di smettere di rapportarsi con la falsità, l’imbroglio, la demagogia. Letta va ringraziato per lo sforzo fatto, per lo stile dimostrato, per aver mostrato al mondo che in Italia esistono  politici seri e dignitosi, non solo  inaffidabili imbonitori. Mi auguro che i cittadini e la “politica” lo ricordino.
Ora si tratta di verificare cosa si può fare. Mi auguro, per l’immediato,  si riesca a trovare una proposta capace di affrontare le due criticità che abbiamo davanti:
- non vanificare gli sforzi fatti nel tentativo di ripresa economica
- affrontare il tema della riforma elettorale.
Poi, alla luce della situazione, penso non vi sia alternativa al voto anticipato. Voto che ci deve trovare pronti. Con persone riconosciute autorevoli dai cittadini, non da loro stesse o dalle segreterie dei partiti, con programmi che sappiano essere chiari e nuovi. Abbiamo sia le une che gli altri, basta con coraggio e convinzione metterle in gioco. Senza deleghe in bianco, ma con un mandato fiduciario vero, basato su serietà e “condivisione”. Su questo si tratta di verificare nel PD chi veramente lo ritiene  un progetto politico innovativo e chi invece lo considera un comodo autobus, nella coalizione chi sinceramente è disposto a cambiare un Paese sempre più in difficoltà nel liberarsi da tante, troppe, insopportabili cattive abitudini, e chi invece preferisce continuare a gestire comode, per loro, rendite di posizione.

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