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Non solo Tav, occore migliorare i servizi storici di trasporto

Vi segnalo la lettera che ho inviato al Giornale di Brescia, pubblicata martedì 16 dicembre 2014.

trenoCaro direttore,
Le chiedo ospitalità per una breve riflessione sul tema Tav relativamente alla realizzazione del tratto tra Brescia e Verona, argomento di grande attualità e all’attenzione di tutte le realtà istituzionali coinvolte. Premetto che sono più che mai convinto che il nostro Paese abbia bisogno di un cambio di approccio al tema trasporto e mobilità di merci e persone, e che questo cambio non possa che indirizzarci verso un crescente interesse e investimento sulla rotaia. Questo riguarda le tratte internazionali e l’alta velocità, quanto le linee minori che, non dimentichiamo, rappresentano il vero snodo sul quale costruire un diverso modo di concepire la mobilità. È però evidente che questi interventi, specie se di particolare significato sia dal punto di vista strategico che economico, non possono che essere il frutto di un’attenta analisi progettuale, nonché di un puntuale esame degli impatti sul territorio in termini ambientali, economici e di flussi. Approfondimenti che con tutta sincerità non si può dire siano avvenuti in questa circostanza. Anzi più che mai è emersa evidente la superficialità con la quale si affronta la progettazione di grandi opere, lasciate poi per anni nel cassetto e che, una volta prese seriamente in considerazione, mostrano tutte le loro carenze, le loro contraddizioni. Come non tener conto di tutti questi elementi a maggior ragione quando si opera su un territorio di particolare pregio sia dal punto di vista ambientale che economico? Ci si trova sul Garda, nella zona di produzione del Lugana, non è chiaro il risparmio di «tempo» che ne deriverebbe, sembra invece di intuire il conseguente impoverimento delle linee storiche. Così come, sempre per sincerità, risulta poco chiara l’effettiva copertura economica di tutto l’intervento, ne è individuabile «forse» la metà, con il rischio di dare avvio ai lavori per poi lasciarli incompleti per un periodo… tutto da scoprire.
E allora con grande concretezza non è forse il caso di accogliere le tante perplessità espresse dai Comuni e sospendere la realizzazione in attesa di definire, sia chiaro in tempi stretti, tutti gli aspetti critici e di sciogliere il nodo, non certo banale, della stazione di Montichiari, o di Brescia? Scelta chiaramente legata al futuro dell’aeroporto di Montichiari che è più che mai determinante per dare realmente avvio a quella scelta programmatica di investimento per lo sviluppo non solo della Provincia di Brescia, ma dell’intero est della Lombardia. C’è il rischio di perdere le risorse a disposizione, per ora circa 750 milioni certi, 1,5 mld incerti, insomma più di 2 mld tutti da definire? Non credo, se si agisce con celerità nel ripensare la realizzazione o, meglio ancora, se nel frattempo si investono queste risorse sulla linea storica, migliorandone il servizio a favore di pendolari e turisti che penso abbiano il diritto di usufruire di un servizio puntuale ed efficiente. In alternativa anche un investimento nella tutela del dissesto idrogeologico non sarebbe male. Anche questo sarebbe un modo di far lavorare tante imprese del territorio attraverso contratti chiari, trasparenti, liberi da qualsiasi tipo di infiltrazione malavitosa. Certo si tratta di avere la capacità di assumere una responsabilità politica forte, se si vuole anche difficile, ma capace di ascoltare le tante domande poste da amministratori e cittadini, nonché di attenta analisi di cosa sia realmente utile al territorio e ai cittadini bresciani. Si tratta anche, ci si augura, di far uscire finalmente la politica bresciana dal nanismo che l’ha caratterizzata negli scorsi anni e che l’ha vista lasciar impoverire costantemente il territorio in termini di servizi, ASM, sanità, infrastrutture, aeroporto, sistema finanziario, grandi imprese. Lo scopo è ridisegnare un’idea del futuro di una realtà come quella della nostra provincia che sembra aver perso consapevolezza di sé, della propria potenzialità, della propria storia che è fatta di lavoro, serietà, grande inventiva e che è tempo torni ad emergere con forza.
Gian Antonio Girelli Consigliere regionale Lombardia Partito Democratico

 

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Piano Socio Sanitario: la mia intervista al Giornale Di Brescia

«Non promettere nulla per non deludere troppo»

Generico, carente ed inefficace. Questa la posizione delle opposizioni in Regione in merito al documento approvato ieri in aula. Ne abbiamo parlato con Gianantonio Girelli, consigliere regionale del Pd e membro della Commissione Sanità, la stessa che due settimane fa ha varato il testo discusso in aula.
«Contenuti di assoluta genericità; si rileva, in particolare la mancata definizione di priorità nei singoli settori, l’assenza di ogni descrizione sugli interventi e la programmazione che si intende attuare per raggiungere gli obiettivi dichiarati, nonché di standard e di indicatori di misura. Infine, una carenza particolarmente grave, sono totalmente assenti delle puntuali indicazioni sulle risorse economiche che si metteranno in campo. Questo, per altro avulso da un contesto di crisi diffusa che vedrà molti settori, fra i quali anche quello sociosanitario, in una situazione di forte contrazione delle risorse».
Ed aggiunge: «Un altro punto critico, di ordine generale, è la previsione che il Piano sia aggiornato annualmente insieme al Documento di programmazione economico-finanziaria, e che sia la Giunta Regionale a decidere quale stanziamento economico destinare al raggiungimento degli obiettivi. È più che probabile che ciò sia fatto utilizzando la delibera di Giunta che stabilisce le regole del sistema per l’anno successivo. Attraverso questo mezzo sono già stati introdotti importanti cambiamenti all’organizzazione e, anno dopo anno, si è andata consolidando questa modalità di gestione che riduce i margini di decisione e controllo da parte del Consiglio regionale».
Girelli conclude: «La scelta di confezionare un Piano definito povero e generico da molti dei soggetti ascoltati durante i lavori della III Commissione (tra gli altri, Anci, sindacati e Acli) è dettata dall’esigenza della maggioranza di non promettere nulla per non deludere troppo, in considerazione della scarsità delle risorse economiche del bilancio regionale e dai tagli dei trasferimenti delle risorse statali sia sul fondo sanitario sua su quello sociale.

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Girelli: un nuovo welfare lombardo

Dal Giornale di Brescia del 27 febbraio

Foto: Gian Antonio Girelli

Gianantonio Girelli sceglie il web per presentare la sua candidatura nella lista provinciale del Partito democratico per le Regionali del 28 e 29 marzo.
Legame con il territorio e nuovo modello di welfare compongono il paradigma con cui Girelli si presenta agli elettori. Certo questi due pilastri vengono declinati nei molteplici aspetti che caratterizzano la regione Lombardia partendo da un presupposto chiaro: «Dopo quindici anni – chiarisce Girelli – il modello formigoniano appare datato, non si può dire certo che non siano state fatte cose positive, ma la Regione ha bisogno di una nuova azione propulsiva».
Il legame con il territorio è per Girelli fondamentale «la mia esperienza politica prima come amministratore in Valsabbia, poi come segretario provinciale della Margherita, testimoniano il mio impegno politico in Provincia». Allo stesso modo Girelli racconta della sua storia politica: «Faccio politica da 25 anni, partendo dall’esperienza dei popolari di Martinazzoli sono passato alla Margherita prima di approdare al Pd. Attualmente faccio parte dell’esecutivo regionale dei democratici».
Per quanto riguarda l’idea di nuovo welfare Girelli ribadisce la necessità di una sua rilettura ponendo l’attenzione alla famiglia e alle trasformazioni che ha subìto in questi anni. Allo stesso modo il tessuto produttivo lombardo è variato e deve essere sostenuto con azioni a favore dell’innovazione sia essa infrastrutturale o in chiave di formazione dei giovani. E proprio ai giovani lombardi e bresciani si rivolge nel video Girelli: «Devono guardare con fiducia alle sfide di domani». Ma il nuovo welfare lombardo tocca secondo il candidato del Pd anche infrastrutture, sanità e l’ambiente che deve essere coniugato con una grande attenzione allo sviluppo armonico del territorio tenendo conto anche dell’agricoltura.

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