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Innovazione e capacità: perchè ha vinto Debora Serracchiani. Questa è la via

La vittoria di Debora Serracchiani non è quell’arcobaleno di cui abbiamo tanto bisogno, rappresenta però un buon punto di partenza per una seria riflessione su come ricostruire il PD. Non voglio sottovalutare il dato dell’astensione, persino il M5S non riesce a limitarne la dimensione, ma resta  il fatto che in questa aria  di protesta e di crescente antipolitica è possibile uscire vincenti, sia pur al fotofinish, anche dopo una settimana di “disastri” come quella trascorsa.
Vogliamo chiederci perchè Serracchiani ha vinto? Probabilmente, molto probabilmente, perchè si è  presentata come una figura fresca e vera, capace di interpretare la voglia di cambiamento assieme ad una crescente competenza. Lo ha fatto da leader naturale dell’area di centrisinistra del suo territorio, senza particolare tensioni, costruendo una proposta di governo credibile e perciò vincente. Non credo che gli elettori friulani si siano chiesti se la candidata fosse più di sinistra o di centro sinistra, semplicemente si sono chiesti se sapesse coniugare innovazione con capacità. La risposta che ha saputo dare l’ ha resa competitiva e capace di catalizzare anche parte del potenziale voto M5S.
Ecco perchè con grande franchezza mi sento di dire alle tante amiche e ai tanti amici che in questi giorni stanno dibattendo, specie sui social network,  se il PD deve spostarsi “a sinistra” o no, che stanno ancora una volta sbagliando, anzi stanno costruendo l’ennesima e forse definitiva sconfitta. È sulla proposta politica che ci si deve misurare. È li che ci si divide tra innovatori e conservatori, tra chi si sforza di essere coerente tra le promesse  e le cose fatte e chi no, tra chi è disposto a mettersi in gioco e chi tenta di auto conservarsi. In tema di diritti civili, di riforme istituzionali, di riequilibri sociali ed economici, di politiche europee, di modi di rapportarsi con le altre forze politiche, che ci dobbiamo confrontare, smettendo  di pensare che basti il dichiararsi più a sinistra per risolvere il problema, anzi senza accorgersi che proprio in questo modo non si fa altro che passare per “superati”.
Io confido che il PD – se riscopre il motivo della sua nascita, ovvero il mettere la persona  al centro dell’azione politica – può tornare ad essere il motore capace di cambiare il Paese. Dobbiamo proseguire spediti e decisi, non continuare a cincischiare su vecchie logiche, ambigue strategie e slogan stantii e forse quel bagliore che ci giunge dal Friuli potrà trasformarsi in un intenso arcobaleno nel cielo della politica italiana.

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