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Se il carcere non è solo detenzione, ma anche recupero e prevenzione

Oggi in consiglio regionale discuteremo di carceri, o meglio dell’emergenza carceraria in Lombardia. I dati sono evidenti su una capacità di capienza regolamentare di 5398 e una tollerabile di 8540 abbiamo nei 18 istituti lombardi ben 9242 detenuti. Come non occuparsene!

Se da un lato siamo un paese dove va meglio marcata la certezza della pena, per “tutti” i colpevoli, e abbattuti i tempi dei processi. Dall’altra non possiamo dimenticare che un detenuto è un cittadino che ha sbagliato, ma che è nostro impegno recuperare. Questo significa essere uno stato di diritto, questo significa avere chiaro il concetto di giustizia.

Nei prossimi mesi, molto si parlerà di carcere, di decreti “svuota-carceri” e altro. Mi piacerebbe che si parlasse anche di recupero del detenuto e prevenzione al crimine, due “indispensabili” per cambiare marcia sull’argomento. In consiglio spero si dia vita ad uno strumento di approfondimento per uscire da questa intollerabile emergenza, certo come prima cosa forse basterebbe evitare di contribuire con esponenti regionali e intasare le carceri lombarde, ma….

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Alcune idee e considerazioni

Domani c’è consiglio regionale.

Al 1° punto vi è il dibattito concernente la manovra finanziaria e i suoi impatti sulla realtà lombarda.

Mi augurano emergano forti due aspetti:

  1. Alla faccia del “federalismo” ci troviamo di fronte ad un rinnovato ed esasperato “centralismo” dove si tagliano i trasferimenti a regioni e comuni “limitando” i sacrifici del livello centrale.       Lega se ci sei batti un colpo!
  2. Sanità e sociale unitamente ai trasporti sono e saranno i settori più colpiti dalla manovra. Settori che hanno iniziato e dovrebbero caratterizzare una forte responsabilità regionale. Di fatto rischiando di snaturare la natura legislativa del nostro ente riducendolo ad una mansione “amministrativa”.
  3. Noi, PD, chiediamo che sanità, sociale, trasporti e innovazione siano settori che non possono essere messi in discussione. Altri campi di azione, se pur importanti, possono subire tagli. Ne va della tenuta sociale del nostro territorio, ne va della modernizzazione di alcuni settori strategici, ne va della funzione di traino innovativa che la Lombardia ha da sempre rappresentato per il nostro paese.
  4. Come abbiamo difeso la sopravvivenza dei piccoli comuni, dobbiamo investire nel “mettere insieme” gli enti locali e lavorare per la crescita di un modello di federalismo solidale che è il nostro riferimento.

Qualche provocazione e qualche idea forte da contrapporre a Formigoni, alla lega, ad una maggioranza che ha retto regione Lombardia in questi anni, che ha dimostrato di arrabattarsi quando le cose vanno, ma non hanno alcuna capacità di fronte alle difficoltà, specie se straordinariamente serie come quelle che stiamo vivendo.

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Stelvio:Formigoni dì qualcosa

Dopo lo smembramento della più grande area protetta  dell’arco alpino italiano che, è apparso a molti come un regalo alle provincie di Bolzano e Trento per il voto di fiducia al Governo Berlusconi, è arrivato lo stop del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che correttamente ha chiesto di avere un documento firmato dai tre presidenti dei territori interessati, le province di Bolzano e Trento e la Regione Lombardia, che confermi che c’è l’accordo di tutti e che sia preservata l’unitarietà del parco.

Voglio ricordare che il 20 dicembre 2010, il giorno prima dello smembramento del Parco nazionale dello Stelvio, il Consiglio regionale ha approvato l’ordine del giorno n. 0317 che esprime “la propria contrarietà alla modifica del decreto del Presidente della Repubblica n. 279 del 22 marzo 1974, che di fatto abroga la gestione unitaria del Parco nazionale dello Stelvio e che porterebbe allo smembramento e di fatto alla sua provincializzazione”.

Ora Formigoni faccia sentire la propria voce chiedendo il rispetto dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale della Lombardia che ha deliberato la contrarietà allo smembramento del parco. Non è accettabile sul piano istituzionale che gli interessi di due provincie a Statuto speciale prevalgano, per logiche politiche, rispetto al voto della terza assemblea legislativa italiana. A Formigoni chiedo di uscire dal silenzio su una vicenda che segna una delle pagine più brutte delle aree protette in Italia e di  attivarsi per mantenere una gestione unitaria ed evitare lo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio per logiche esclusivamente politiche della Südtiroler Volkspartei.

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Inaugurazione di Palazzo Lombardia

Questa mattina si è tenuta l’inaugurazione, non so se la 2ª o la 3ª, del nuovo palazzo di governo di Regione Lombardia.

A scanso di equivoci, bella cerimonia nobilitata dalla presenza di quella straordinaria persona del Presidente Giorgio Napolitano.

Nel suo intervento ha ribadito i valori dell’unità d’Italia e del riconoscimento delle autonomie locali, partendo dai comuni per giungere alle regioni. Idea questa che, ha sottilineato Napolitano, è ben presente nella nostra carta costituzionale e non è certo un’invenzione di questi giorni.

Speriamo che il presidente lombardo Formigoni abbia preso nota per il futuro, avendo oggi nel suo intervento un pochino pasticciato o meglio cercato di tenere insieme le diverse opinioni della sua maggioranza.

Grande anche il cardinale Tettamanzi che ha saputo ribadire il valore di una unità solidale quale presupposto per il nostro futuro.

Due brevi annotazioni:

  1. Il cerimoniale ha collocato i consiglieri regionali posizionati dopo i “nominati” in giunta,i progettisti e gli imprenditori. Vorrei ricordare al presidente Formigoni che il palazzo della giunta regionale è dei lombardi che “eleggono” i loro rappresentanti, che in quanto tali esigono maggiore considerazione, la stessa che una volta tanto  dovrebbe dimostrare partecipando ai lavori del consiglio regionale.
  2. Nella piazza delle “città della lombardia”  (che nome!) è stata posizionata una targa con l’inserzione:  “il Presidente Giorgio Napolitano e il presidente Formigoni….appongono questa targa…”. Penso che Formigoni non abbia perso l’occasione, caso mai ce ne fosse bisogno, di rimarcare la propria autostima e un’idea di rappresentanza istituzionale più simile ai vecchi regimi dell’est europeo che alle democrazie moderne.Ovviamente il tutto nel nome della “sussidiarietà”. Non credo che il presidente Napolitano ne fosse al corrente
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FORMIGONI TUTELI E SOSTENGA I PICCOLI COMUNI. ALTRIMENTI SCAPPANO

Se anche Limone sul Garda dovesse dare l’ok al referendum, sarebbe il terzo comune bresciano a voler sancire il proprio passaggio dalla Lombardia al Trentino Alto Adige. Questo è inaccettabile, tanto più se a spingere i cittadini a scappare è la Regione stessa.

Io credo fermamente che  si debba investire della questione direttamente il presidente Formigoni e la sua Giunta, cui ho rivolto un’interrogazione con risposta scritta. Nel documento ho ricordato che la volontà di Limone sul Garda di indire un referendum popolare per il passaggio nella provincia autonoma di Trento arriva dopo il successo di un’analoga iniziativa, avvenuta in altri due comuni della zona, Magasa e Valvestino.

Questo rappresenta un chiaro segnale di incapacità da parte di Regione Lombardia di salvaguardare e sostenere i propri Comuni, anche considerato che le lamentele che hanno avanzato nel tempo riguardano mancati finanziamenti (come nel caso delle piste ciclabili) di competenza regionale.

Nell’interrogazione ho dunque chiesto quali siano i finanziamenti di Regione Lombardia per Limone sul Garda che rischiano di non essere stanziati e le cause della loro mancata erogazione; se non si ritiene opportuno riunire tutti gli attori intorno a un tavolo istituzionale per cercare di trovare una soluzione condivisa che rimetta al centro le legittime rivendicazioni del territorio gardesano; quali politiche si intendono intraprendere per tutelare e valorizzare un territorio che deve vivere con la concorrenza di un ‘vicino’, dotato di risorse enormemente superiori.

Vorrei sapere quali siano le strategie di Formigoni e dei suoi assessori per tutelare le realtà periferiche e le loro peculiarità locali, soprattutto in un momento di crisi economica, che rende fondamentale una sorta di ‘protezione’ verso i piccoli comuni . Alla fine, sono proprio questi ultimi l’ossatura della nostra regione.

Formigoni ci dica quali politiche intende mettere in campo per incentivarli.

Altrimenti va a finire che, nel giro di poco tempo,  già il terzo comune chiede il trasferimento.

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