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Letta a Brescia: occasione di dialogo e confronto

lettaLunedì 11 Maggio, ore 20:45, Istituto Artigianelli a Brescia, come Associazione X Giornate abbiamo invitato Enrico Letta a presentare il suo libro “Andare insieme, andare lontano” di recentissima pubblicazione.

Sì lo abbiamo invitato proprio perché ha scritto un libro, per avere direttamente una illustrazione dei contenuti e delle indicazioni in esso contenuti. Ho notato che la cosa ha suscitato non poche reazioni sia in chi considera un errore invitare chi non ha votato la riforma elettorale, quasi fosse un oltraggio al Presidente del Consiglio, nonché Segretario del PD, sia in chi invece vuole cavalcarne la presenza proprio come incoraggiamento alla minoranza interna del PD stesso.

Ora vorrei precisare che obiettivo dell’associazione X Giornate è suscitare dibattito, confronto, analisi su temi politici e culturali, all’interno del centrosinistra, ma non solo. Farlo invitando personalità di indubbia autorevolezza ed esperienza, capaci di suscitare riflessioni e approfondimenti in modo non banale e superficiale come purtroppo particolarmente in uso oggigiorno.

Certo non nascondo, anzi rivendico con tranquillità, un rapporto di amicizia nei confronti di Enrico Letta. Ne ho seguito il percorso istituzionale, nonché accademico, cogliendone sempre e comunque una qualità umana, oltre che politica. Ho particolarmente apprezzato il suo non tirarsi indietro quando gli è stato chiesto di assumere ruoli delicatissimi in momenti drammatici, guardando realmente all’interesse del Paese, non al suo futuro politico.
Come, non nascondo, di aver concepito l’area che a lui faceva riferimento come un luogo di confronto, non come una caserma chiusa dove esiste “un capo” che indica la via. Certo di questi tempi la cosa ha mostrato tutta la sua fragilità, soprattutto la possibilità di molti di usare questa appartenenza per poi “saltare” su altri carri ritenuti vincenti. Pazienza, rimane comunque impagabile l’esperienza di un’esperienza  politica e culturale libera, fresca, non condizionata.

Con tranquillità comprendo la lettura critica da lui fatta di alcuni passaggi del Governo, partendo  dalla sua nascita, forse inevitabile, ma forzata nei modi e nei tempi, così come di alcune riforme. Non condivido la scelta di voto contrario a quanto deciso in Partito e in Gruppo Parlamentare alla Camera. Non perché non colga la criticità di una legge che oltretutto senza riforma del Senato rischia di non produrre l’effetto desiderato, ma perché il dissenso, a mio parere, non può tradursi in un distinguo in aula. Certo a differenza di altri malpancisti – al netto di quelli che, preso un buon Buscopan, si sono ben adeguati – non ha mostrato interesse a ritagliarsi un ruolo, anzi ha dichiarato di voler intraprendere un’altra esperienza presso l’università di Parigi. Una delle tante opportunità  che fra l’altro gli sono state offerte da più  parti. Certo é davvero simpatico leggere commenti di persone, più o meno impegnate in politica, al riguardo. Specie quelli fatti da parte di chi a Parigi può andarci a visitare la torre Eiffel, essendo evidente che il Louvre risulterebbe per loro davvero troppo impegnativo. Pazienza.

L’invito ha questo scopo, spero venga colto da molti come opportunità per ascoltare considerazioni interessanti  e, perché no,  dire ad Enrico Letta cosa si pensa riguardo le sue ultime scelte. Essere vicini ad una persona, stimarla, apprezzarne qualità e potenzialità, non significa essere ipocriti, non significa rinunciare a dire con trasparenza quello che si pensa, anche quando non si é d’accordo.
Penso sia un’occasione, come altre in questo periodo organizzate a Brescia, per ascoltare, comprendere, maturare idee basate su riflessioni serie, non improvvisate e superficiali. Mantenendo in vita una delle caratteristiche fondanti del PD, l’incontro fra culture e idee diverse per dar vita ad un soggetto politico realmente innovativo. Perderla, e prima di tutto la mia é una sincera autocritica, significherebbe impoverire il partito, prendere una scorciatoia che alla fine allunga, non abbrevia, l’impegnativa strada che attende la politica italiana.

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PD: un cambio di passo

La politica non è mai un’avventura solitaria, ma è un sentirsi parte di qualcosa che va oltre noi stessi. E’ questa la radice fondante del Partito Democratico.
Matteo Renzi insieme a Enrico Letta ora dovrà dare concretezza alla speranza espressa domenica dai 3 milioni di elettori alle primarie.

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È l’Italia che bisogna cambiare non solo la politica

folla“…se mi rimangono due soldi compro un mitra e li ammazzo tutti…”. Si lo so è quello che in molti pensano della classe politica, ma sentirlo dire in treno in modo così diretto, fa sempre effetto. Soprattutto perché a pronunciare la frase é un signore anziano, decisamente veneto (come per noi bresciani anche per loro quando si parla è come se si mostrasse la targa). Viaggia con la moglie, stanno parlando dei problemi di famiglia, tanti, simili a quelli di molti altri.
Mi viene il sospetto che abbia capito che siamo consiglieri regionali? Sono in viaggio con un collega, ma di minoranza fra l’altro. Particolare che so poco importa tanto “…siete tutti uguali…”. No, non può essersene accorto, non é stato detto niente che potesse far intuire, ne sfogliato documenti, solo una lettura veloce ai giornali e la risposta ad un po’ di posta elettronica. La pensa proprio così  il Signor ….Pietro, mi piace pensare che si chiami così. Vorrei dirgli no, non può dire questo, in politica sono più le persone per bene che i mascalzoni, magari incapaci, ma non ladri e approfittatori. Vorrei dirgli non si fidi troppo nemmeno di chi protesta o cavalca movimenti vari, forconi compresi, molte volte sono sobillatori di mestiere, nel senso che un vero lavoro non l’hanno mai cercato, evasori fiscali, esperti “del nero”, costretti a pagare ora quello che le persone per bene pagano da sempre! In realtà alcuni di loro sono arrabbiati perché non possono continuare a fare quello che hanno sempre fatto.
È l’Italia che bisogna cambiare non solo la politica. Ma il signor Pietro credo non capirebbe. Ha lo sguardo troppo buono, della persona onesta che nella vita ha lavorato, e molto. Probabilmente vive con grande rabbia quello che legge e ascolta in tv, nemmeno ricordargli che persone “poco” per bene sono certi direttori, giornalisti ed editori servirebbe. Di sicuro aspetta che qualcosa cambi e presto. Bisogna farlo, basta con inutili polemiche, discorsi sul niente, teorie contrapposte che nulla hanno a che fare con la realtà. Bisogna agire e in fretta.
Per la mia parte spero che Renzi e Letta lo abbiano capito e lo facciano. In gioco non c’è cosa faranno loro in futuro, c’è la necessità di dire al Signor Pietro, ai suoi figli e ai suoi nipoti che è di loro che vogliono occuparsi!
Intanto arrivo in stazione. Scendo dal treno. C’è una signora, non più giovane, con qualche valigia di troppo. Le chiedo se posso aiutarla. Mi guarda con un sorriso e mi dice “Si, grazie fa piacere che ci siano ancora dei bravi ragazzi …”. Non sa la signora ……. Maria (mi piace pensare che si chiami così) che piacere mi ha fatto, come ha riportato, assieme ad una maggiore responsabilità, un po’ di serenità nella mia giornata. Si lo confesso soprattutto perché quando si superano i 50 fa immenso piacere sentirsi chiamare ragazzi …..!

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Ora le carte sono scoperte

governo_letta_quirinaleOra le carte sono scoperte. L’unica vera richiesta che Silvio Berlusconi e i “suoi” ponevano per sostenere il Governo, ora è evidente, era il suo “salvataggio”, badate  bene NON politico, ma giudiziario, perché di questo si tratta. Chiunque  parli di IMU, di IVA non merita nemmeno risposta perché è ora di smettere di rapportarsi con la falsità, l’imbroglio, la demagogia. Letta va ringraziato per lo sforzo fatto, per lo stile dimostrato, per aver mostrato al mondo che in Italia esistono  politici seri e dignitosi, non solo  inaffidabili imbonitori. Mi auguro che i cittadini e la “politica” lo ricordino.
Ora si tratta di verificare cosa si può fare. Mi auguro, per l’immediato,  si riesca a trovare una proposta capace di affrontare le due criticità che abbiamo davanti:
- non vanificare gli sforzi fatti nel tentativo di ripresa economica
- affrontare il tema della riforma elettorale.
Poi, alla luce della situazione, penso non vi sia alternativa al voto anticipato. Voto che ci deve trovare pronti. Con persone riconosciute autorevoli dai cittadini, non da loro stesse o dalle segreterie dei partiti, con programmi che sappiano essere chiari e nuovi. Abbiamo sia le une che gli altri, basta con coraggio e convinzione metterle in gioco. Senza deleghe in bianco, ma con un mandato fiduciario vero, basato su serietà e “condivisione”. Su questo si tratta di verificare nel PD chi veramente lo ritiene  un progetto politico innovativo e chi invece lo considera un comodo autobus, nella coalizione chi sinceramente è disposto a cambiare un Paese sempre più in difficoltà nel liberarsi da tante, troppe, insopportabili cattive abitudini, e chi invece preferisce continuare a gestire comode, per loro, rendite di posizione.

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Quello che possiamo e dobbiamo fare

parlamentoGiorgio La Pira, grande Sindaco di Firenze, anni fa scriveva ” …cosa serve alla povera gente …”. Già, cosa serve alla povera gente? Ai giovani che non trovano lavoro, ai loro genitori che lo perdono, alle persone anziane sempre più preoccupate, alle donne soggette a continue violenze, agli immigrati senza patria, ad un territorio sempre più compromesso, agli imprenditori sconfortati, alle tante “minoranze” senza diritti, cosa serve?
Il presidenzialismo, il conflitto di interessi, sapere chi era effettivamente Ruby, scoprire chi guadagna con il blog di Grillo, capire cosa vuol fare Civati? No, non credo. Anche se le risposte a queste domande non sono marginali, anzi a volte persino fondamentali. Ma non basta.
Allora con coraggio agiamo su due linee. Una di governo, una parlamentare. A Letta, e ai ministri del PD, dobbiamo chiedere di accelerare sui “nostri” temi quali lavoro, economia, giovani, donne ed Europa. Intestiamoci il nuovo ruolo che ci é riconosciuto in UE, ovvero l’aver affrontato con decisione il rifinanziamento della cassa integrazione, la volontà di detassare il lavoro. Evitiamo di fare continui distinguo fra di noi e soprattutto lasciamo ad altri il perdersi sull’Imu. È un Governo a termine ci viene continuamente ricordato, usiamo bene questo tempo!
Ai nostri gruppi parlamentari, che non hanno certo brillato per autorevolezza e capacità, chiedo di affrontare il tema delle riforme istituzionali con coraggio e tenendo conto della realtà. Non possiamo usare la Costituzione come scudo in difesa della conservazione. Si parla di presidenzialismo senza tener conto del fatto che di fatto abbiamo già attribuito al Quirinale un ruolo che va ben oltre quanto previsto. Perlomeno parlare di cambiare il modo di eleggere il presidente si può fare? Magari, questo sì, dopo aver affrontato chiaramente il tema della ineleggibilità e del conflitto di interessi? Superare il bicameralismo perfetto è o non é un passaggio oramai maturo? Così come introdurre criteri diversi di sostegno all’attività politica che però, con buona pace dei movimenti “personalisti” (povero Maritain!), deve essere trasparente e normata. Ma soprattutto vogliamo realmente cambiare la legge elettorale? Vogliamo consegnare ai cittadini il diritto di scegliere?
E poi arriva il partito. Ci aspetta un stagione congressuale che rischia di essere caratterizzata da un tentativo di normalizzazione. Mi sembra di intravedere un proliferare di caminetti romani e milanesi tesi a trovare soluzioni, aprire al nuovo purché “sperimentato”, insomma in perfetto stile gattopardiano cambiare tutto, per non cambiare nulla. Non permettiamolo. Viviamo questo momento per quello che è: il passaggio nel quale si decide quali contenuti e quale forma organizzativa vogliamo dare al PD. E a farlo deve essere un dibattito partecipato, non un compromesso a tavolino fra i soliti più o meno noti! Non chiudiamoci in una ristretta cerchia autoreferenziata, ma apriamoci a nuovi apporti. Soprattutto rispettiamo le regole che ci siamo dati e non temiamo di confrontarci e contarci con chiarezza e serenamente. Questo è il cambiamento di cui abbiamo bisogno e che vedo a fatica viene applicato anche da tanti “riformatori” che poi, parafrasando la Bertè, così riformatori non sono mai!

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Il PD può e deve fare la sua parte, ma non a tutti i costi!

Partito di lotta e di governo. Si è detto della Lega, lo ha interpretato in modo devastante una parte di sinistra, lo sta attuando in modo inusuale, e a mio giudizio particolarmente preoccupante, il centrodestra. Il vecchio vezzo tutto italiano di dire una cosa e poi farne un’altra è parte del nostro sistema politico. Se confrontiamo gli slogan leghisti alla loro azione di governo ci accorgiamo di quanto distanza vi sia, se pensiamo al periodo a guida Prodi con ministri che il mattino sedevano in Consiglio e il pomeriggio manifestavano in piazza contro il Governo, se ricordiamo il refrain del PDL “meno tasse” e scopriamo che in anni di potere le hanno “semplicemente” aumentate, abbiamo uno spaccato piuttosto evidente di questa abitudine.
Anche il PD non è venuto meno a questa tradizione, anche se più sul fronte interno che nell’attività governativa. Rinnovamento, cambio della legge elettorale, limiti di mandato rigido, congressi aperti, sono stati promesse e impegni non sempre mantenuti. Persino il M5S fatica ad essere coerente, sulle diarie, sul rispetto del principio che “ognuno vale uno” e altro. Non sempre questo comportamento viene peraltro punito dall’elettorato – a parte nel centrosinistra dove si bacchetta con più facilità quasi in preda ad una sottesa forma di masochismo – che sembra più incline a seguire i proclami urlati in piazza che le concrete azioni di governo.
Ora però ci troviamo di fronte ad uno scenario diverso. Abbiamo avuto parti contrapposte che si sono “dovute” incontrare su un programma non esaustivo, ma impegnativo sul fronte sociale ed economico. Tutti sappiamo che è una convivenza difficile e che contestualmente al rispetto degli impegni assunti vi è anche la necessità di marcare la propria identità. Rilevo che il PD su alcuni temi (immigrazione, cassa integrazione, esodati, mi auguro presto tassazione sul lavoro, giovani e donne), ha posto all’attenzione del governo questioni per noi importanti e non sempre inserite nel programma di governo. Vedremo cosa uscirà dal confronto politico.
Rilevo poi che il PDL, a parte il tema IMU che del resto non era sua esclusiva, è sulle vicende del suo leader che esercita il suo differenziarsi. Ha cominciato a riempire (a onor del vero tolti i contestati solo a metà!) le piazze per contestare le sentenze dei giudici, lo fa con i suoi Ministri e soprattuto con toni e contenuti che stravolgono l’impianto stesso del nostro sistema costituzionale. L’obiettivo è chiaro, delegittimare il lavoro della magistratura evocando un giudizio del “popolo”. Al di là della storia (la folla è incline a scegliere Barabba) non si può trascurare la pericolosità di tale deriva. Davanti ad eventuali sentenze definitive cosa dobbiamo aspettaci? Scontri in piazza? Rivolta di una parte politica rispetto all’indipendenza della Magistratura? Non voglio entrare nel merito dei processi in corso, ma trovo vergognoso il fatto che in ogni occasione si siano portati i dibattimenti negli studi televisivi.
Voglio qui ribadire il principio che NON può essere messo in discussione il ruolo della Giustizia. Si vogliono riforme? Si proponga una legge e si verifichi in Parlamento la possibilità di farla approvare. Su questo non sarà possibile essere indulgenti: o il PDL riporta il confronto all’interno di un normale dibattito politico e parlamentare o è impossibile non stigmatizzarne la deriva populista al di fuori del nostro tracciato costituzionale. Non sono giustizialista, anzi ho sempre pensato che l’aver concentrato l’attenzione sulle vicende giudiziarie più che su quelle politiche sia la fonte di molti errori del PD, ma un fermo difensore delle REGOLE sì. Il Paese ha bisogno di coesione e di riforme per uscire dalla profonda e grave crisi che sta attraversando, il PD può e deve fare la propria  parte, ma, come ha ricordato Enrico Letta, non a tutti i costi!

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ImMUniziamoci e parliamo di politiche concrete

Per il PDL è diventato un mantra. Via l’IMU o cade il Governo. Immagino l’entusiasmo dei neo ministri, viceministri e sottosegretari del centrodestra nel sentirsi così convintamente sostenuti. Rilevo il silenzio della Lega: a quando una proposta realmente federalista in tema fiscale? Forte il timore dei comuni che non sanno come chiudere i bilanci. Prudente il chiarimento del Pd. Intanto al bar, sul lavoro, a “far la spesa” gli argomenti mi sembrano altri: il posto di lavoro che non si trova per i figli o che i genitori perdono, i soldi che non bastano  mai, le spese che continuano ad aumentare, e la politica che…
Letta fa bene a richiamare con forza il discorso di insediamento, dove si è parlato di rivedere il tema casa non solo per la tassazione, ma anche riguardo affitti agevolati e ristrutturazioni, ma dove si è detto molto riguardo lavoro, giovani, riforma elettorale e istituzionale oltre che  ad un nuovo patto europeo fra le assolute priorità da perseguire.
Ecco che allora rispetto alla continua cantilena sull’IMU – per la prima volta il Cavaliere sembra voler mantenere una promessa elettorale! -, si contrappone un’idea di sviluppo che sappia guardare un po’ più in là del giorno dopo, ma soprattutto di una politica che si sforza di ridare un progetto, finanche una speranza alle persone.
La sfida è tutta qui. Non diamo l’occasione ora di far polemiche, cominciamo a mettere in cantiere una serie di proposte, in parte già in via di definizione, realmente capaci di rimettere in moto il Paese. Facciamolo ridando all’Europa il giusto ruolo di motore di sviluppo non di gabelliere tedesco. Questo è il lavoro che il PD e Letta si sforzano di fare, non perchè sono entusiasti di quanto avvenuto, ma perchè cercano di fare quello che serve al Paese. Se gli altri sostenitori vorranno concorrere nel merito lo facciano puntando in alto, per spessore e qualità della proposta. Se riterranno invece di staccare la spina per pura convenienza, si accomodino pure, penso che le/gli italiane/i sapranno giudicare.
Perciò senza timore ImMUnizziamoci e parliamo di politiche concrete. Così possiamo riconquistare credibilità e sostegno, così potremo scrollarci di dosso un passaggio elettorale e post elettorale di grande imbarazzo.

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È il momento della serietà. Per il PD del riscatto

Proprio mentre il Governo Letta giura al Quirinale in piazza Colonna, davanti a Palazzo Chigi, Luigi Preiti spara a due Carabinieri, Giuseppe Giangrande e Francesco Negri, ferendoli gravemente. Odio verso “i politici” la giustificazione, contornata da disperazione, disoccupazione, disagio e tanti aspetti che verranno chiariti in seguito.
Comunque la si voglia vedere, non è possibile slegare i due momenti, troppo vicini. Le immagini televisive, in modo quasi  irreale, mostrano in contemporanea le immagini del Quirinale e quelle di una piazza in preda allo sgomento: scenari troppo assimilati da una realtà politica e sociale per molti aspetti preoccupante. Non è corretto voler ascrivere a qualcuno la responsabilità di quanto avvenuto (sono per la colpa individuale di chi commette fatti di inaccettabile violenza), ma è serio chiederci se la tensione che in questi anni si è sviluppata non sia tragicamente terreno fertile per violenze prima isolate e poi organizzate. Da riflettere per chi fa politica – si può essere duri nel confronto senza cercare di distruggere l’avversario -, e per chi fa informazione. È curioso leggere alcuni editoriali su quotidiani che si sono da tempo caratterizzati per articoli particolarmente feroci, inneggiare contro il clima che “un” movimento politico ha creato nel Paese.
L’insediamento del Governo è la risposta possibile per la politica in questo periodo. Ad una crescente “rabbia” sociale non si può rispondere con l’ingovernabilità. Trovare un punto di incontro, un programma con alcuni punti condivisibili, con persone in gran parte nuove e seriamente rappresentative di competenze, territori e realtà sociali, non è forse l’unica strada percorribile? Letta è chiamato ad un compito non facile, ristabilire un clima di normale confronto politico e mandare segnali “concreti” di ripresa ai cittadini. È l’unico metodo per debellare la crescente “rivolta” e zittire i sobillatori della folla, quella che già il Manzoni ben descriveva.
È il momento della serietà. Per il PD del riscatto: chi in questa situazione volesse ancora “distinguersi” penso sarebbe veramente un irresponsabile. Anche per il centrodestra è il momento di fare i conti con l’emancipazione dal suo leader. Ma soprattutto per chi si porrà legittimamente all’opposizione è il momento di abbassare i toni, smettere di non essere d’accordo  lanciando una vera e propria caccia all’uomo, ma proponendo scelte alternative. Lo stesso vale per certa stampa che da l’impressione di non cogliere la gravità del momento e anzi in alcuni casi sembra voler cavalcare anche queste ore drammatiche.
Enrico Letta in questi giorni ha sì bisogno del convinto sostegno della maggioranza del Parlamento, ma anche del Paese nel suo insieme. Certo lui e il suo Governo dovranno essere all’altezza, sono convinto che lo saranno, ma anche noi non dobbiamo essere da meno. Ieri mattina si è giurato sulla Costituzione, lo hanno fatto il Presidente del Consiglio e i Ministri. Hanno giurato di agire “….nell’esclusivo interesse della Nazione….”. Sentiamoci vincolati allo stesso modo, senza rinunciare a differenziarci per appartenenze, ma facendolo con più rispetto, nell’interesse esclusivo della Nazione.
E, a proposito di coerenza, anche questo è un modo per ribadire “Prima di tutto l’Italia”! Lo dobbiamo soprattutto a Giuseppe e Francesco, i nostri carabinieri, che il loro dovere lo stavano facendo anche ieri mattina. A loro e alle loro famiglie la nostra fraterna solidarietà.

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Nord camp, le riflessioni..

Termina Nord Camp, Due giorni davvero interessanti.

Riflessioni e idee innovative si sono sviluppate su temi di grande attualità. Graditissima la presenza del segretario Bersani, anche se a tarda serata.

Decisamente stimolante la lettura dell’attualità italiana di Marc Lazar.

Enrico nelle conclusioni ha buttato la palla in campo. La partita da giocare è quella di un rilancio della “vocazione” riformista del PD. Vocazione che non è fatta di slogan o autorefenzialità, ma di lavoro, impegno e “amore” per il PD e l’Italia.

Nord Camp non è stato e non dovrà mai essere il luogo di una “parte” del partito ma uno stimolo per tutti.

Al lavoro!!!

P.s. Grazie ai tanti ragazzi che hanno lavorato con grande impegno e passione in questi due giorni.

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Nord camp, proposte per il dopo

Venerdì 25 e sabato 26 marzo interessante appuntamento ad Iseo con Enrico Letta e tanti ospiti, segretario Bersani in testa.

Si parlerà di temi veri, di problemi e di proposte, lo si farà attraverso il confronto tra idee.

E’ così che si costruisce il vero PD, è così che si concretizza la vera alternativa, la vera strategia non “solo” per far cadere Berlusconi, ma per “governare” il paese.

E’ ora che nel PD non vi sia spazio per chi cerca a ribalta mediatica “sparlando” del partito democratico, ma per chi costruisce la casa comune di tutti.

La bella festa di ieri, il sincero entusiasmo di tanti Italiani meritano il nostro impegno, anzi lo pretende!

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