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Provincia, una brutta pagina quella che sta scrivendo la politica

brescia_provinciaGran brutta pagina quella che la politica sta scrivendo a Brescia sul tema Provincia. Dispiace, non poco, che buona parte del copione sia opera del PD. Già quel Pd che anche a Brescia ha raccolto non poco consenso, ha vinto in molti Comuni, anche grazie alle altre forze del centrosinistra e alle tante realtà civiche. E come ha interpretato questa vittoria? Come la possibilità di tornare a sedersi nel salotto buono delle nomine, essere insomma protagonista della ripartizione invece che del cambiamento. E senza nemmeno sforzarsi di farlo in modo “gattopardesco”. No, in modo evidente come in modo ingenuo, ma sincero, ci ha spiegato l’on. di Forza Italia Romele sulle pagine bresciane del Corriere della Sera. Ma era già evidente dall’elenco delle nomine che il nuovo corso ha nel frattempo provveduto ad effettuare.
Non si tratta solo di una straordinaria occasione persa di dare vigore, anche nella realtà bresciana, al PD e al centrosinistra. Si tratta di qualcosa di più importante: della necessità di aprire un confronto leale, ma durissimo, su cosa sia il PD e come intende muoversi sul nostro territorio. Il Congresso Provinciale ci ha consegnato un quadro devastante. Tre gruppi “quasi” equivalenti e una maggioranza nata dall’accordo fra i due politicamente più distanti fra loro. Il risultato? Un Segretario regolarmente smentito, un Partito gestito da regie esterne – anche in questo caso il buon Romele ci ha aiutato a capire -, una segreteria perlomeno ondivaga che a secondo di luoghi, situazioni e convenienze ha assunto posizioni ed espresso opinioni diametralmente opposte. Sullo sfondo una sconcertante delegittimazione delle persone, laddove pensarla diversamente o essere “vicini” a chi non si allinea, significa essere esclusi, solo adeguarsi significa avere ruolo, ricoprire “responsabilità”.
Certo questi metodi, a onor del vero estranei persino alla prima Repubblica dove alla base DOVEVA esserci perlomeno il consenso, possono portare a dei risultati nell’immediato, rappresentano il pericolo del deragliamento del PD e del Centrosinistra nell’immediato futuro.
Stasera (volutamente scrivo prima con la speranza di essere SMENTITO) si deciderà come affrontare il rinnovo delle Provincia. Unico caso in Lombardia si delinea una lista, travestita da istituzionale, che di fatto é il compromesso tra PD-FI-NCD e UDC. Le altre forze di centro sinistra? Le tante civiche? Probabilmente nemmeno “sentite”. Il programma? Se ne parlerà…
Al di là delle tante considerazione che ho espresso in questi mesi al riguardo – SENZA cambiare idea e in modo chiaro e pubblico – che non hanno trovato un contraddittorio nel merito e pubblico, ma il semplice sbeffeggiamento “privato”, ora voglio spiegare per estrema sintesi il mio NO a questa scelta.

A Brescia più che altrove c’erano tutti i motivi per distinguere tra un dialogo istituzionale, rappresentato dalla condivisione del Candidato Presidente e da aprire il giorno dopo il voto, e il confluire in una lista con alcune forze del centrodestra. Le vicende legate all’ambiente, ad alcuni progetti di “sviluppo”, o distruzione?, territoriale, indagini (non di poco conto e in alcuni casi tutt’ora in corso), situazione di bilancio disastrosa, motivavano ulteriormente questa soluzione.
A Brescia la stragrande maggioranza degli amministratori e la quasi totalità dei territori hanno chiesto di formare liste nostre e non dar vita a questo pasticcio. Non basta qualche “magia” da avanspettacolo per confutare un “sentire” che tutti hanno potuto cogliere.
A Brescia rimane da chiarire chi sta guidando il partito e con quali obiettivi.

Il NO é anche e soprattutto per questo.
Certo il dissenso va ricondotto all’interno del Partito al quale sento di appartenere, ma  che altrettanto sinceramente sento profondamente di dover concorrere a cambiare. Stanando i falsi innovatori, individuando i tanti conflitti d’interesse che anche in questa vicenda si sono manifestati, ma soprattutto “ribaltando” tavolini e caminetti, poco importante se a Roma  o alla Sagra della patata, che decidono “fregandosene” di circoli, assemblee e direzioni.
Nel confronto politico non mi importa se l’idea che sostengo é messa in minoranza (non ho di certo la verità in tasca), ma pretendo che le decisioni siano chiare, che i miei dirigenti esprimano con sincerità quello che pensano, senza furbizie e tatticismi, ma soprattutto che venga RISPETTATO il volere della base.
Su questo mi sento di aprire un confronto vero con e sui territori.
Cosa avverrà stasera con la Provincia? Non lo so. Di certo una brutta partenza. Il buon lavoro che si augura a tutti, e quindi anche a chi direttamente coinvolto nella vicenda,  é accompagnato dalla volontà di svolgere fino in fondo il ruolo che mi é stato “democraticamente” affidato che é farmi interprete delle necessità, dei sentimenti e delle speranze di un popolo del PD che in tutta questa vicenda é stato pesantemente mortificato.

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Cambiamento

pd_bandiereE allora?
Sondaggi alla mano, ahimè piuttosto uniformi, se si votasse oggi, applicando la legge elettorale in discussione, il centrodestra vincerebbe. Certo, è un’ipotesi che prefigura una ricostruzione di una coalizione che vede assieme FI, NCD, Fratelli d’Italia e Casini (chissà come deciderà di chiamarsi). Processo che però è velocemente in atto. Bisogna prendere atto che l’elezione di Renzi alla segreteria del PD non é sufficiente a risolvere la difficoltà del centrosinistra a conquistare in modo forte la guida del Paese. L’indubbia crescita del consenso, inferiore rispetto a quanto ci si augurava, difficilmente in queste condizioni basterà per arrivare alla fatidica soglia del premio di maggioranza o alla conquista del turno di ballottaggio.
Allora bisogna mettere in atto, senza ansia perché ci sono tempi e potenzialità per farlo, delle contromisure adeguate.
Comincerei con il messaggio che ha accompagnato l’elezione di Renzi: CAMBIAMENTO. Deve essere mantenuto e rafforzato. Troppe volte viene sacrificato in nome di vecchi riti e di soliti compromessi. Non basta dare un messaggio nazionale se poi sui territori si inseguono altre logiche. Persino imbarazzante rilevare come una classe politica senza consenso “galleggi” in questo modo e cerchi di perpetuarsi. Il problema è che poi ne risente la credibilità della proposta! La stessa vicenda Cuperlo era facilmente prevedibile ed evitabile. Quando mai il leader di un’area può rappresentare un ruolo di garanzia come quella del Presidente del Partito?
Lo stesso iter della proposta di riforma della legge elettorale rischia di essere un appesantimento per il PD. L’aver rinunciato alle preferenze, ma soprattutto aver dato l’impressione di aver assecondato FI, non è stata una scelta particolarmente lungimirante.
Allora va cambiato anche il rapporto con il Governo. Se infatti bisogna chiedere con forza di evitare decreti pasticciati e poi difficilmente difendibili, è altrettanto utile valorizzare quanto di positivo viene fatto. In condizioni difficilissime, ma viene fatto. Ci piaccia o no i cittadini vedono questo esecutivo come espressione del PD, teniamone conto evitando di lasciare il presidente Letta, in alcune occasioni, solo.
Allora dobbiamo riprendere con forza il tema delle alleanze. Sembra quasi che per noi non esista. Invece esiste eccome. Dove governiamo, lo facciamo in coalizione. Alle prossime amministrative è in coalizione che ci presenteremo. Senza alleanze come pensiomo di raggiungere l’ipotetico 37%? Vogliamo riaprire un momento di confronto nel merito e sui problemi, teso a costruire coalizioni vere? Rivendicando il ruolo che ci compete, che non é l’esasperazione di una “magnifica solitudine minoritaria”.
Allora vanno superate tante resistenze interne e tante incoerenze. Va testimoniata la volontà di cambiamento dove tutti gli esponenti del PD si chiedono cosa possono fare per aiutare il Segretario Nazionale, non come possano trarne vantaggio proclamandone l’appoggio.
Allora si tratta di metterci al lavoro, con determinazione perché l’illusione di aver già risolto il problema è già svanita…

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Eppur si è vinto!

girelli_delbonoEppur si è vinto! Anche in Lombardia, anche in piazze difficili, anche dopo le NON belle figure fatte sull’elezione del Presidente della Repubblica e la faticosa vicenda della nascita del Governo Letta. Stride il confronto fra  le difficoltà riscontrate sul livello nazionale, e in Lombardia regionale,  e la vittoria in molti casi netta nelle amministrative. Provo ad immaginare alcune possibili motivazioni.
Laddove si riesce a costruire un programma chiaro, comprensibile e corrispondente alle reali esigenze dei cittadini, dove  si da vita ad una coalizione vera, basata su una concreta  condivisione di volontà, quando si propongono candidati credibili, riconosciuti dalle loro comunità come loro espressione, si vince.
Quando si balbetta, si esagera con il dibattito “interno”, ci si perde in programmi confusi e poco chiari, si vive il rapporto di coalizione in modo eccessivamente dialettico o quasi conflittuale, il rischio di non farcela è evidente.
Verrebbe da dire che la forza del PD, e del Centrosinistra, è più che mai nella sua base, nelle sue espressioni amministrative, nelle/nei sue/suoi militanti, nella sua capacità di coinvolgere  tanta società civile in un progetto per le proprie comunità. La sua debolezza è in una dirigenza nazionale distante, a volte impegnata ad autotutelarsi più che a guidare processi di innovazione e rinnovamento. E allora cosa fare? Proporrei di vivere la stagione congressuale, da quella dei circoli a quello nazionale, con la ferma volontà di chiamare tante energie che abbiamo sui territori a contribuire nel costruire l’organizzazione del PD e nello stendere una diversa proposta programmatica. Farlo significa mettere in condizione anche i nostri esponenti impegnati al Governo, partendo dal Presidente Letta, di marcare maggiormente le nostre priorità, i temi per noi fondamentali, le azioni che riteniamo irrinunciabili per continuare questo “stato di necessità”!
Il risultato delle amministrative non deve portarci ad eccessivi e facili entusiasmi, bensì a rappresentare l’ulteriore possibilità che ci è data, forse realmente l’ultima, di mettere a punto una proposta realmente innovativa e vincente, capace di consolidare il consenso ottenuto, ma soprattutto di intercettare l’interesse e il sostegno di tante/i cittadine/i che sempre più scelgono di chiamarsi fuori dalla partecipazione al voto. Non é infatti accettabile per la nostra idea di democrazia partecipata dare per acquisito un metodo che consegna a meno del 50% dell’elettorato la scelta del governo, da quello delle comunità locali a quello nazionale.

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Avanti con il popolo

Il risultato delle lezioni regionali può avere due letture. Una desolante: ma come, dopo una legislatura interrotta a metà per scandali e arresti viene rieletta la stessa compagine? Un’altra più analitica: la Lega e il Centrodestra non sono più invincibili, ma riescono a risultare vincenti in un quadro dove rispetto alla proposta prevale l’insofferenza verso l’intero sistema. Questo non deve esimerci dal chiedere anche a noi stessi dove abbiamo sbagliato, perché è evidente che in qualcosa abbiamo sbagliato.
Partirei dalla campagna elettorale. Abbiamo tenuto un profilo alto, richiamato l’importanza della trasparenza e della legalità  nella gestione della cosa pubblica, avanzato proposte concrete e realizzabili. Lo abbiamo fatto  con un candidato credibile e serio, portatore del valore aggiunto di essere “nuovo” e inclusivo  di una parte di Lombardia che nel corso di questi anni si era chiamata fuori dall’impegno politico. Non è bastato. Nelle periferie pedemontane il messaggio non è arrivato: né quello della gravità di quanto successo, né quello dell’effetto delle proposte avanzate. Ha prevalso l’idea che la Lega, o meglio il candidato  Maroni (esemplificativo il successo della sua lista civica), continuasse ad interpretare meglio il malessere di quella parte del territorio rispetto ad un centrosinistra visto molto lontano dalla quotidianità dei problemi.
Col senno di poi è evidente che di più andava fatto nel messaggio. Perché sono  andati a casa? Perché non hanno retto a scandali e arresti? Qual è la nostra proposta? Togliere l’addizionale a chi ha di meno, abbassare i ticket a chi è in difficoltà, ridurre  l’Irap alle imprese. Punto. Così come andava percorsa in lungo e in largo la periferia, con determinazione, convinzione, coraggio.
Esiste poi il tema centrale la nostra offerta politica. È evidente che nemmeno l’intuizione del Patto Civico, già dovrebbe riuscirci il PD, ci ha tolto di dosso la riduttiva etichetta di essere la “sinistra”.
Lo sforzo di rappresentare la discontinuità, il cambiamento, l’innovazione si è scontrato con la percezione di essere la parte politica con attenzione ai lavoratori più che al lavoro, all’assistenza sociale più che allo sviluppo socioeconomico, alla politica del no più che alle risposte ai problemi concreti. Può non piacerci, e non mi piace, ma è quanto avvenuto.

La strada da intraprendere è una. Partire dalla constatazione che Maroni reggerà la Lombardia non più con un consenso maggioritario, solido, ma diverso da quello di Formigoni. Va inseguito con la concretezza e la determinazione. Cominciando con il chiedere chiarezza sulle vecchie vicende, sanità, discariche, infiltrazioni malavitose. Per giungere a confrontarsi sulle nostre proposte fiscali, economiche e di sviluppo.
Va fatto con un PD che una volta per tutte si distingue da vecchi stereotipi, si sdogana da superati slogan, comincia a parlare veramente alla Lombardia nel suo insieme, si interfaccia con i mondi economici oltre che sindacali, mette in campo esponenti che conoscono i temi che affrontano e sanno guardare avanti. Va fatto con un partito che si riorganizza su base territoriale. Ci siamo accorti che perdiamo in periferia? Penso di sì. Vogliamo investire in presenza e attività proprio li, facendo capire alle tante lombarde e ai tanti lombardi che ci considerano “altro” rispetto a loro che é proprio di un modello di regione attento ai territori e ai cittadini quello che abbiamo in testa?
La cosa da evitare è quanto successo nelle esperienze passate. Dopo il voto si resetta il tutto, ci si assesta nei pochi ruoli a disposizione, quasi che l’obiettivo sia il “gestire” il presente più che costruire il futuro. No: bisogna cambiare quello che va cambiato, investire su quanto di buono è emerso. Non è difficile individuarlo, basta sapersi mettere in discussione e agire di conseguenza.
Avanti popolo? No, avanti con il popolo lombardo, fatto di lavoratori e imprenditori, di giovani e anziani, di donne e uomini, di tanti territori diversi fra loro che hanno bisogno di essere rimessi insieme!

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Innovazione, territori e realtà: quello che serve al PD

È questa una stagione difficile. Si è passati dall’attesa di una vittoria del centro sinistra quasi scontata, persino in Lombardia, ad una situazione politicamente grottesca a livello nazionale (complice, ma non unica colpevole la legge elettorale) e ad una vittoria più “normale”, ma chiara di Maroni in Regione. Sullo sfondo, comunque la si metta, risulta evidente che per il PD è il problema del nord il nodo irrisolto.
È anche la stagione dei se. Se le primarie le avesse vinte Renzi, ora non ci sarebbe problema, se non si fosse sostenuto Monti, ma si fosse andati ad elezioni subito allora la vittoria era certa, se….. Conta poco, anche perchè la riprova non l’abbiamo, dobbiamo fare i conti con quello che c’è e con quello che possiamo costruire.
In Parlamento non esiste una maggioranza vera. Tocca a noi avanzare una proposta. Facciamolo con chiarezza su alcuni punti: riforma della politica, interventi su fiscalità, burocrazia, costo lavoro, disoccupazione ed economia, aiuti a chi sta vivendo un momento di grandissima difficoltà, confronto con l’Europa rimettendo al centro l’interesse dei popoli e delle nazioni rispetto alla pura finanza e, infin – non per importanza – mettere mano al conflitto di interessi, all’evasione fiscale e alla incandidabilità  ”vera” dei condannati. Su questo misuriamoci con chi in Parlamento è arrivato volendo sconvolgere tutto: cerchiamo di capire se sono disponibili a cambiare veramente le cose importanti o  se è lo sfascio totale il loro pericoloso obiettivo. Voglio sinceramente pensare di no.
Dobbiamo però pensare anche ad un futuro prossimo dove presumibilmente ci troveremo presto a misurarci con nuove elezioni. In questo  campo dobbiamo osare di più. Ci siamo accorti che non esiste un pericolo scissione nel nostro partito, con buona pace di chi quasi lo auspicava.
È evidente che per vincere dobbiamo recuperare il consenso di cittadine/i che non hanno visto in noi un riferimento affidabile. Possibile che con 8 milioni di voti in libertà non siamo riusciti ad intercettarne neanche uno, anzi ne abbiamo lasciati non pochi sul campo? Per farlo oltre che puntare su nomi (Renzi in questo senso rappresenta la novità necessaria) va anche definitivamente rimossa l’idea di un “vecchio” partito ancorato a pochi slogan e incapace di interpretare i bisogni di una società complessa come  quella attuale. Non ci siamo riusciti, specie al nord, specie nella “periferia” del nord. I dati delle regionali in Lombarda lo dimostrano in modo ancor  più evidente.
È necessario ripensare al modello stesso di partito, meno Roma e Milano centrico, ma più presente e organizzato sui territori, e ai messaggi che trasmettiamo, più vicini ai bisogni reali e più chiari nella comprensibilità. Partendo da una definitiva apertura alla novità e all’innovazione che ci viene chiesta. Non possiamo far rientrare, seppur in misura ridotta, dalla finestra quello che abbiamo fatto uscire dalla porta. Chi si ritira si ritira, anche dal dettar la linea dal Corsera, così come le primarie devono trovare un reale rispetto nel loro svolgimento e nel loro risultato.
Sulla Regione parleremo prossimamente.

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I passi indispensabili per riportare trasparenza e correttezza nell’attività politica

Sono ore difficili per il PD Regionale. Che vi sarebbero state richieste di chiarimento sulla gestione finanziaria  era noto, si trattava solo di aspettare di sapere quando. Ovviamente non mi è sufficiente NON essere tra i Consiglieri soggetti ad indagine per non avere piena coscienza della criticità della situazione. Penso che la risposta da parte del PD e dell’intero centrosinistra non può che essere ferma, responsabile e chiara. Partendo dal ribadire l’assoluta fiducia nella magistratura che ben fa a voler verificare ogni aspetto della vicenda, così come facendo conoscere ogni risvolto del bilancio del gruppo stesso. Confido che per quanto riguarda i colleghi coinvolti presto potranno spiegare ognuna delle voci loro contestate.
Per quanto mi riguarda già dall’ 11 gennaio ho pubblicato le spese di questi tre anni per iniziative politico istituzionali promosse, credendo importante far conoscere a tutti, indipendentemente da eventuali richieste, tali dati. È però indispensabile, più che mai in questo momento, avere la capacità di conoscere e approfondire, prima di giudicare. Vale per noi, come per i consiglieri di altri gruppi. Il rischio, infatti, è che si finisca con il non saper distinguere tra fatti gravi e scorretti e iniziative più che legittime. Bisogna sempre ricordare che dietro “la notizia” ci sono persone che rischiano di essere messe alla gogna ancor prima di sapere cosa viene loro contestato. Dispiace cogliere come a volte anche nel partito vi sia chi usa l’insinuazione  o il “dubbio” per sostenere le proprie posizioni anche contro esponenti del partito stesso. Così come è indispensabile promettere una fondamentale assunzione di responsabilità nel nuovo Consiglio Regionale.
Umberto Ambrosoli  ha chiesto che eventuali eletti, poi rinviati a giudizio, si dimettano. È una giusta richiesta che tutti i candidati della coalizione devono soddisfare. Il nuovo consiglio dovrà dare definitiva attuazione ai tagli delle indennità, vitalizi e altro. Ma dovrà con urgenza anche normare il tema dei rimborsi individuando con chiarezza quantità e qualità degli stessi, togliendo ogni discrezionalità e libera interpretazione. Sono questi passi indispensabili per riportare trasparenza e correttezza nell’attività politica e riconquistare la fiducia  dei cittadini nelle istituzioni.

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Gioco d’azzardo: la legge per la prevenzione e il contrasto fra i primi impegni nella “nuova” Regione

Con altri colleghi consiglieri ho presentato la scorsa primavera il progetto di legge “Norme per la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo patologico, nonché delle problematiche e delle patologie correlate”. Si tratta dell’unico progetto presentato da una regione italiana per prevenire e contrastare un grave fenomeno nazionale che da tempo è anche presente nella provincia bresciana.
La chiusura anticipata della legislatura non ci ha permesso di trasformare la nostra proposta in legge regionale, ma sarà un mio impegno ripresentarla all’avvio del nuovo Consiglio regionale.
La stampa nazionale e pure i nostri quotidiani provinciali hanno più volte denunciato la continua ascesa di questo fenomeno – i cui costi umani e sociali sono rilevanti -  che impoverisce le famiglie e dove usura e criminalità si approfittano della fragilità del giocatore compulsivo.
Le associazioni di volontariato, gli operatori dei servizi sociosanitari per le dipendenze e i Sindaci hanno individuato strategie e politiche per contrastare la droga del gioco tra i ragazzi e, paradossalmente, tra le persone più fragili economicamente (lavoratori precari, disoccupati) in una spirale perversa che genera ancor di più povertà, ma è necessario anche un intervento legislativo sia dello Stato che della Regione.
Ritengo dunque molto importante sostenere i servizi pubblici e le associazioni di volontariato che presidiano il nostro territorio ma che hanno bisogno di essere sostenute dalle istituzioni regionali.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Costruiamo insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa

Carissime e Carissimi,
come sapete la Direzione provinciale del PD mi ha confermato la propria fiducia inserendomi nella lista di Brescia per l’elezione del nuovo Consiglio Regionale Lombardo in qualità di capolista.
Lo ritengo un onore, un impegno da intraprendere con la massima determinazione e la giusta tensione etica. Non si tratta, infatti, solo di cercare di conquistare il Governo regionale, si tratta di porre fine ad un lungo periodo di gestione molto “personale” che accanto ad alcune scelte condivisibili ha premesso il proliferare di corruzione e malcostume. Non a caso la legislatura ha dovuto interrompersi prima della naturale scadenza.
In questi anni, dove mi sono occupato in particolare di sanità, welfare, agricoltura, territorio e servizi, ho maturato  alcune convinzioni. Vi è la necessità di restituire al Consiglio un ruolo di indirizzo, tornare ad avere un Presidente di Regione, smettere di avere un Governatore. Vi è la necessità di riscoprire il ruolo originario delle Regioni, motori delle energie di un territorio, capaci di valorizzare e far crescere il proprio tessuto sociale. Smettere di essere un insieme di pesante burocrazia. Vi è la necessità di saper guardare con intelligenza e coraggio al futuro puntando su innovazione,  cambiamento, affrontando le difficili sfide del futuro con la consapevolezza della propria capacità. Vi è la necessità di investire sulla fiducia da restituire alle lombarde e ai  lombardi, in particolare ai giovani. In tema di lavoro, di impresa, di scuola, di cultura, di servizi, ritrovare la voglia di crescere, di inventare, di essere protagonisti della propria storia. Vi è la necessità di rimettere in moto i nostri Comuni e la loro grande storia di efficienza e di capacità gestionale. Vi è la necessità di mantenere la grande tradizione solidale delle nostre comunità, dove premiare e valorizzare il merito non significa perdere per strada chi è in difficoltà, ma mettere in condizione tutti di “potercela fare”. Vi è infine la necessità  di tornare ad una politica concepita come rapporto di fiducia tra eletto ed elettore, capace di stare fra le persone, coglierne le esigenze, le aspettative, i problemi e cercare di costruire soluzioni.
Una sfida entusiasmante mi aspetta nel concorrere, insieme alle amiche e agli amici della lista del PD, ad eleggere Umberto Ambrosoli nostro presidente. Ho consapevolezza dell’importanza e dell’impegno, ma ancora di più del limite della mia persona, soprattutto se non sarà in grado di smuovere le cittadine e i cittadini della nostra provincia a mettersi in gioco e diventare protagonisti di un vero cambiamento.
Ecco perché vi invito a votare Umberto Ambrosoli, a votare PD e se riterrete anche ad indicare il mio nome sulla scheda: costruire insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa, più . . .

Grazie per quello che avete fatto e che farete!

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Parliamo di lavoro

È necessario parlare di lavoro in modo diverso. Accanto alla difesa del lavoro per chi è occupato, bisogna offrire opportunità a chi il lavoro lo sta cercando o purtroppo lo ha perso.  Investire su fiscalità agevolata per le imprese che assumono, su formazione professionale, su ricerca per rendere competitive le nostre aziende, sui mercati internazionali per difendere i prodotti italiani ed europei, su “nuovi” lavori che il nostro territorio offre. Penso al turismo, sulla riscoperta di “antichi” lavori, come il comparto agricolo.
Parlare di lavoro per la politica significa mettere insieme le necessità dell’imprenditore con quella del lavoratore, coniugare l’industrializzazione con la difesa dell’ambiente, creare entusiasmo e voglia di fare, premiare il merito ma non perdere per strada nessuno!
Ecco perchè  bisogna partire da chi non ha il lavoro, da chi in nome della flessibilità si trova nella precarietà assoluta, da chi è semplicemente inoccupata/o perchè non ci prova neanche più, da chi ha voglia di mettersi in gioco nelle professioni, da chi vuol continuare a fare piccola e media impresa avendo a cuore la propria famiglia e quella di chi lavora per e con lui.
Cambiare approccio, cambiare linee di finanziamento, mettere in moto anche Regione Lombardia non come erogatore di prebende clientelari, ma come stimolo e aiuto per crescere tutti e insieme!
Le lombarde e i lombari, le italiane e gli italiani hanno sempre dimostrato di essere generosi, solidali, laboriosi, persone per bene insomma. È ora che a rappresentarle ci siano persone altrettanto per bene: ecco perchè sostengo Umberto Ambrosoli Presidente di Regione Lombardia!!!

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