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PD, la riprova che in politica NON sono tutti uguali

La giornata di sabato ci ha regalato una cronaca politica particolarmente rappresentativa del momento che stiamo vivendo e sulla quale vale la pena fare una breve riflessione.
Da un lato il PD. Tutti si aspettavano un sabato 6 ottobre caldissimo e un’assemblea nazionale particolarmente vivace. Di fatto tutto si è svolto con tranquillità, e l’unico fatto concreto è stato l’approvazione della deroga statutaria che permette a Renzi e altri del partito di candidarsi. Una buona partenza quindi? Sì, se alcune/i esponenti della vecchia guardia stessero un po’ zitti e se Vendola invece che non perdere occasione per impartire lezioni ai democratici desse un buon esempio e, data la sua vicenda giudiziaria, evitasse di candidarsi e di disegnare un’idea di sinistra nella quale il PD non può e non deve riconoscersi. È chiaro che ora, oltre alla scelta del candidato premier, è sulla capacitá di una proposta programmatica seria, affidabile e realmente riformista che si costruisce una possibile alleanza e si compete seriamente alla guida del Paese.
Di contro ecco ricomparire vecchie glorie della vecchia alleanza di Governo. Oramai nel PDL l’unica libertà è quella di dire e fare quello che si vuole. In attesa di sapere cosa farà Berlusconi non c’è giorno che qualcuno dia vita a qualche iniziativa politica individuale. Non ultimo l’ex ministro Tremonti. Davvero incredibile la sua prolusione su presente e futuro. Da ministro economico degli ultimi anni credo sia uno dei maggior responsabili della situazione italiana. A volte almeno il buon gusto di stare zitti invece che fondare un nuovo movimento non sarebbe male.
Ma ancor di più a suscitare incredulità e, se non si trattasse di politica, ilarità è il raduno veneziano della Lega. Sentire vecchi slogan semplicemente riverniciati e vedere l’ex ministro degli interni Maroni, riciclato come improbabile sostituto di Bossi, usare i toni tracotanti da Bar dello sport della Lega delle origini deve far riflettere. Riflettere sul tradimento che la Lega ha operato in 20 anni di governo a tutti i livelli, nei riguardi del Nord e dei suoi abitanti.
Assenti per un giorno Casini, Montezemolo, Giannino e “qualche” Ministro in attesa di candidatura, e i loro progetti di nuovi soggetti politici.
Non pervenuti Grillo, si sa gli autori dei comici non possono scrivere testi a getto continuo, un po’ di pausa ogni tanto serve anche a Di Pietro.
Pur con la soggettività di giudizio che mi può essere imputata, penso di poter dire che il PD sta mostrando un’indubbia diversità nel voler essere unito e nell’essere serio nella proposta. A riprova che in politica NON sono tutti uguali.

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Il PD, le primarie e i “capponi di Renzo”…

Senza usare una facile ironia, direi che la storia dei capponi di Renzo sembra diventare sempre di più l’emblema della campagna per le primarie del centrosinistra.
Nel PD invece che svilupparsi un confronto serrato ma vero, si assiste ad un confronto generazionale banalizzato su dati anagrafici invece che sul necessario ricambio di classe dirigente. Da una parte chi rischia di proporre un nuovo “pneumatico”, dall’altra chi la più acerrima conservazione. Aspettiamoci inoltre qualche passionario di ritorno, magari persino Rutelli interessato ad un rientro.
Fuori dal PD c’è la costante volontà di appropriarsi dello strumento, le primarie, per correggere la rotta del centrosinistra e condizionare le scelte del nostro partito. Ovviamente i Vendola e i Di Pietro di turno ben si guardano dall’applicare tale meccanismo all’interno del loro “personalissimo” partito. Qualcuno sa dirmi chi come e quando li ha eletti segretari o presidenti? Semplicemente, lo usano per accusare il PD di favorire una politica egemone.
Nel frattempo, lo scenario è in continuo mutamento. Sempre più prende corpo la volontà di una forza moderata, con o senza UDC, che ha la naturale ambizione di intercettare il voto in libertà, non disposta a cedere alle lusinghe di un grillismo urlante e sguaiato. Forza che, se trovasse consenso, rischierebbe di essere determinante per l’esito elettorale.
Non si faccia l’errore di pensare che la vittoria alle politiche per il centrosinistra sia facile. Non lo è per nulla. Anzi, é necessario fin da subito riappropriarci del ruolo centrale di aggregazione e di proposta che spetta al maggior partito non solo di un’area, ma del Paese. Urge cambiare tema delle primarie. Emergano le idee, le proposte, che non possono essere contrastanti, ma differenti, e soprattutto si capisca fino a dove il PD può arrivare a mediare i propri convincimenti in nome di un’alleanza. Si predispongano delle regole per le primarie rispettose della democrazia e della capacità di attrarre attenzione e adesione dei cittadini, ma che impediscano ai “cacciatori” dei nostri voti di favorire ed esasperare alcune nostre diversità interne, quasi naturali per un grande partito. Si evitino scorciatoie e si faccia quello che compete alla politica. Non è questo il momento di andare in piazza con chi protesta, è il tempo di avanzare proposte innovative capaci di porre fine al vecchio vizio di rimandare i problemi invece che affrontarli e cercare di risolverli e di evitare che le persone debbano andare in piazza a protestare.
Non c’è molto tempo. Meglio dedicarlo a costruire una proposta diversa, affidata al coraggio di esperienze unite alle novità, piuttosto che sprecarlo in duelli interni per “le poltrone” o alla ricerca di alleanze in nome di accordi di potere invece che di obiettivi condivisi.

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