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Non è tempo di forconi, ma di pala e piccone!

forconiForte il disagio presente in molti settori economici. La “crisi” che in modo ciclico si era presentata nel corso degli anni, questa volta non accenna a terminare e comincia ad avere serie conseguenze sociali. Quando i giovani non trovano lavoro, i padri e le madri lo perdono (ogni giorno chiudono alcune piccole imprese, i veri “ammortizzatori sociali”), le famiglie, stanno terminando le “scorte”, la diretta conseguenza è che  la tensione cresce, la protesta si scatena. Forte è l’intolleranza verso una politica ancora ingessata in antichi riti, fuori dal tempo, e con consolidati privilegi, oramai intollerabili.
Le manifestazioni di questi giorni, che raccolgono una facile partecipazione, sono in modo evidente strumentalizzate da “capipopolo” sinceramente poco credibili, e non solo per le auto che usano, ma soprattutto per le risorse e l’organizzazione che hanno a disposizione.  Ma se risulta alquanto difficile prestare attenzione a chi NON ha pagato multe dovute o a storie personali davvero poco affidabili, c’è il fatto che a tutto quel disagio che vi si riconosce va data risposta.
Penso ci vogliano parole di verità.
Innanzi tutto nel dire che la crisi che stiamo vivendo non è di quelle cicliche, ma fortemente strutturali. Non è un caso che la protesta trovi terra fertile in particolare a Torino, simbolo della fine del fordismo, nel nord-est, espressione della crisi del post-fordismo, nel sud, con la fine delle risorse pubbliche usate come più o meno mascherato reddito garantito.
Non c’è tempo da perdere. Rimettere in moto il Paese, ricreare lavoro,  impedire una rottura sociale per generazioni e per capacità di reddito, non fare la fine della Grecia: non sono temi procrastinabili, sono vere e proprie emergenze.
La strada da seguire è segnata. Ribadire l’importanza del terziario e di un sistema produttivo caratterizzato da piccola e media impresa significa ridurre la pressione fiscale, in particolare per  chi investe in innovazione e ricerca. Sostenere che è necessario rilanciare i consumi ha senso se come conseguenza si restituisce maggior reddito a chi lavora. Ricreare lavoro significa introdurre leve fiscali, percorsi guidati e fiducia nel Paese. Tornare ad essere competitivi vuol dire affrontare questioni come i trasporti, l’energia, la capacità di fare rete fra comparti economici, sviluppare una forte presenza sui mercati internazionali, ma soprattutto avere più Europa, ma un’Europa diversa.
Le risorse? Cominciamo seriamente ad abbattere gli sprechi, azzerare una burocrazia inaccettabile, snellire l’apparato istituzionale, distinguere fra imprenditori e cittadini realmente in difficoltà e i soliti “furbi” che anche in questo periodo continuano ad operare in modo scorretto.
Ma soprattutto la politica dia segnali seri di cambiamento. La deriva della protesta, l’evocazione dell’Ungheria, la riedizione delle liste di prescrizioni, le infiltrazioni della desta estremista, il richiamo alla rivoluzione di certi ex deputati, sono segnali pericolosissimi che vanno condannati e stigmatizzati per quello che sono, ma devono trovare anche una risposta “nel fare” cose diverse. Vale per il PD, la ventata delle primarie deve passare dalle parole ai fatti, ma anche per altri, dalla riorganizzazione di un Centro destra serio e credibile, al M5S che più che mai è chiamato a rappresentare quella legittima protesta verso il sistema, ma nel rispetto di regole e istituzioni. Può svolgere una funzione fondamentale di argine alla deriva della protesta accreditandosi in modo definitivo come soggetto politico, può pericolosamente diventare complice di una disgregazione del sistema.
Non é tempo per i forconi, capaci solo di distruggere, ma di pala e piccone, strumenti di chi lavora e ancora una volta é disposto a fare la sua parte per ripartire.

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Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa chi ha imbarazzato Regione Lombardia

Proprio non riesce Roberto Formigoni a rendersi conto che la parola “fine” è quanto mai prossima per lui. La dimostrazione l’abbiamo avuta ieri alla presentazione della sua nuova Giunta: “a tempo, ma altamente qualificata” l’ha definita lui.
Non ha resistito alla consueta enfasi
cercando di nascondere alcune palesi evidenze.
Alla Sanità si è chiamato una persona rispettabile e generosa, ma direttamente partecipe alla gestione del comparto degli ultimi anni. Alla Famiglia la candidata sindaco sconfitta a Rho e quindi “forte” della recente bocciatura elettorale. Qualche professore poi si trova sempre. Così come un generale usato quale sigillo di legalità. Infine qualche ex “salvato”. Fra tutti il vicepresidente leghista, messo li a controllare – ci hanno spiegato Salvini e Maroni – a quanto pare se stesso e tutto quello che fino ad ora NON ha saputo vedere.
Fossi negli altri assessori chiederei al presidente qual’è stato il criterio della selezione. Gli assessori “trombati” sono incapaci, sono “a rischio”, sono meno bravi dei tre confermati? Intanto il presidente Formigoni via twitter ci dice di divertirsi a vedere lo sconcerto dell’opposizione di fronte alla sua capacità di reazione. Mentre il vicepresidente Gibelli dichiara che la scelta della Lega serve a tenere i comunisti lontani dal potere.
Vanno avvisati di due cose. All’opposizione vi sono forze politiche che compongono il centro sinistra. Qualcosa di più, e io dico di meglio, delle vecchie categorie della politica. In piazza ci sono persone talmente esasperate che fra un po’ i nostri due eroi non potranno più scendere dai loro grattacieli e  uscire per strada senza essere pacificamente presi a male parole.
L’unico cambiamento necessario è mandare subito a casa chi ha permesso a corruzione, malaffare e persino alla malavita organizzata di prendere piede in Regione Lombardia. Venerdì (si era detto giovedì, ma figurati se Formigoni riesce a mantenere una promessa) si cercherà di cambiare la legge elettorale. Siamo disponibili a farlo, ma non a coprire un tentativo, l’ennesimo, di rimandare  la caduta. Magari dopo l’approvazione di un bilancio e dopo aver elargito, come abitudine, i soliti finanziamenti a pioggia che, si sa, in campagna elettorale possono sempre essere utili!
Quindi al voto il più presto possibile: gennaio? Il Pd e il centro sinistra stanno lavorando al loro progetto e a candidate/i. Ai cittadini la possibilità di scegliere se mandare a casa un compagine che ha scritto un’imbarazzante pagina della Regione Lombardia e scegliere con forza un nuovo corso per il nostro territorio e i nostri cittadini.

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Ora nulla potrà essere come prima

Finalmente “sembra” sia finita! Il dubbio concedetemelo perchè sui tempi, vista l’inaffidabilità degli interlocutori, qualche sospetto è più che legittimo.
Certo che l’immagine del Consiglio di martedi è l’esatta fotografia della classe dirigente che in questi anni ci ha “sgovernato”. Un Formigoni che dimissiona il Consiglio invece che dimettersi. Si erge a vittima di un sistema cinico e baro indipendente dalla sua volontà e, a suo parere, anche da quella di Dio. Non una parola su quanto successo sui fondi in sanità, su discariche, su ‘ndrangheta, ecc. Tutte questioni a lui estranee. Tuttalpiù qualche tuffo da una barca e alcune cene di troppo in cattiva compagnia le sue responsabilità. Solo questo, e che è una colpa?
Di contro la Lega con una patetica maglietta “Mafia giù le mani dal nord”. Ma chi ha governato in questi anni? Chi è stato seduto in giunta con gli inquisiti? Chi ha esponenti indagati? Non basta una una scritta per ripulirsi di tante responsabilità. Per non parlare poi del balletto sulle date di scioglimento che evidenzia come l’unico collante nella maggioranza sia il terrore di perdere il potere, che in Lombardia non è di poco conto.
La sensazione è particolarmente sgradevole, pervade il disagio a rimanere in un’Aula che sempre più puzza di marcio. C’è chi sceglie l’uscita teatrale e demagogica. C’è chi, come noi – non rinunciando a un po’ folclore, (cosa sulla quale qualche perplessità la conservo) - decide di incalzare fino in fondo una maggioranza politica regionale che non sa nemmeno andarsene dignitosamente.
Giovedì 25 ottobre è previsto il Consiglio Regionale con all’ordine del giorno la revisione della legge elettorale in particolare per eliminare il tanto vituperato listino. Poi tutti a casa. Sempre che Maroni, Formigoni e il redivivo Berlusconi non ci riservino l’ennesimo colpo di scena. Che in questo caso rischierebbe veramente di scatenare una vera e propria rivolta popolare.
Di certo in questi ultimi giorni è necessario controllare con la massima attenzione ogni atto e ogni delibera adottati. Tutto deve essere controllato in ogni minima parte per impedire gli ennesimi favori, magari giuridicamente ineccepibili, ma politicamente inaccettabili.
Di sicuro più nulla potrà essere come prima perchè all’improvviso tutti, giornalisti in prima fila, si sentono come il bambino della favola: tutti pronti a dire che il Re è nudo!

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Auguri governo Monti!

E’ nato il nuovo governo! I commenti più frequenti che si sentono, anche fra gli addetti ai lavori, sono del tipo “…non conosco nessuno…” oppure “…ne conosco solo uno o due …”. Forse siamo sulla strada giusta!
Intanto auguri al ministro Cancellieri che abbiamo avuto modo di apprezzare in qualita’ di prefetto di Brescia. Unire competenza, capacita’ di decidere e profondo senso delle istituzioni ad una profonda umanita’ e capacita’ di ascolto e’ cosa rara! Buon lavoro caro prefetto, buon lavoro Presidente Monti. Buon lavoro democratici e . . . Auguri Italia!

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“Palazzo” e vita reale

dal Corriere della Sera - (Fotogramma)

Fa impressione vedere il distacco che ogni giorno si fa più ampio tra i cittadini e le istituzioni. Anche oggi dove in regione si doveva discutere di “Esame dei problemi inerenti la situazione industriale regionale”.

Di fatto siamo stati pesantemente insultati dai rappresentanti dei lavoratori che di certo non si sentono in alcun modo da noi rappresentati. Quando si perde il posto di lavoro, quando si fanno i conti con le risorse che non ci sono, è difficile essere rincuorati da Formigoni, brevemente presente, ma anche da noi.

Non so se ne hanno parlato a Todi, a Bologna, o ne parleranno a Firenze o altrove, so che è meglio che ce ne occupiamo al più presto con parole nuove e impegno diverso dal “coccolarne” l’opportunità.

Rimettere insieme impresa e lavoro, ricreare la coesione sociale è il nostro obbiettivo.

P.S.

Cara Sara, presiedendo il consiglio durante le interperanze di alcuni rappresentanti dei lavoratori, hai dovuto farli allontanare dall’aula.

Il ruolo e la difesa, nonostante tutto, dell’istituzione lo imponeva.

So quanto ti è costato. Sappi che ancora una volta ti ho apprezzato.

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Giovani

Che in Italia esista un’emergenza giovani è un dato drammaticamente reale. Riguarda trasversalmente vari settori, dalla scuola al lavoro, dalla famiglia alla casa, ma in sintesi riguarda il futuro stesso del nostro Paese. Bisogna occuparsene al più presto, il Pd dovrebbe farne un riferimento fondamentale nella sua proposta politica. Attenzione però a non fare confusione. I Giovani non credo possano essere ricondotti e rappresentati come quelli che in forme variamente organizzate sfilano nelle manifestazioni, compresa quella di Sabato a Roma.

Certo anche quelli sono giovani, ma non sempre quelli che ogni mattina si alzano, ce la mettono tutta per crescere e costruire il proprio futuro, che sanno che accanto al diritto di realizzare il proprio progetto di vita vi è anche il dovere di concorrere fino in fondo a creare condizioni affinché ciò avvenga per tutti.

Troppe volte esistono i professionisti della protesta. L’Università non dà sbocchi? E’ completamente avulsa dal contesto socio-economico? E’ vero, evitino però gli over30, fuori corso, di farsi interpreti del problema! Trovare lavoro, o trovarne solo a condizioni di vero e proprio “moderno”  sfruttamento, è realmente e in modo inaccettabile vero? Si eviti però di avere chi si è scelto il lavoro di protestare perché non c’è lavoro.

In sintesi vorrei dire alla stragrande maggioranza del mondo giovanile di appropriarsi del proprio ruolo, senza deleghe in bianco, con l’impegno a far sentire il proprio disagio e le proprie proposte. Nel Pd conosco tante ragazze e tanti ragazzi che sanno che non basta andare in piazza a protestare se non ci si impegna a costruire se stessi e un modello sociale migliore per tutti. Basta slogan, facili proclami, improbabili promesse, cominciamo a mettere assieme generazioni ed idee, investiamo sul futuro! Anche nel Pd.

PS: Non ho fatto riferimento agli atti di violenza di Roma, non perché non abbia letto i giornali o guardato la tv. Semplicemente perché ritengo siano veramente altro rispetto al tema che ho voluto, sia pure in modo molto sintetico toccare. Questi gruppi violenti, oramai ricorrenti nel nostro Paese, è ora che vengano definitivamente sgominati. Esistono pesanti responsabilità anche governative nel non aver saputo prevenire ed evitare ciò che era facilmente ipotizzabile e con più serietà e competenza scongiurato. La forte condanna la accompagno alla riflessione che quanto avvenuto non è certamente utile a chi si oppone ad un Governo del Paese non solo inadeguato, ma oramai quasi grottesco, serve piuttosto a garantire la peggior conservazione, a spaventare le persone per bene, a fermare quel vento di speranza, di cambiamento e di autentica innovazione che in molti a fatica stanno cercando di far alzare. Soffiamo tutti per la nostra parte, il vento si può far nascere anche così.

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Caro PD è ora di cambiare passo.

Caro PD è ora di cambiare passo.

Non basta raccontare tutto quello che non va, non basta evidenziare l’inadeguatezza di una classe dirigente di Berlusconi, Calderoli, Brunetta, Matteoli, Bossi…., non basta.

Non è sufficiente stilare programmi, più o meno articolati, sperticarci in analisi, non sempre nel merito, avventurarsi in scenari futuri, non sempre credibili.

Non è sufficiente.

Bisogna cambiare passo.

Prima di tutti bisogna avere un messaggio univoco. Esistono gli organismi del confronto, usiamo sempre di più quelli ufficiali e sempre meno quelli ufficiosi, così come si devono rispettare le decisioni prese.

E’ ora di finirla con ex leader, aspiranti leader e leader di se stessi che cercano visibilità mediatica semplicemente avventurandosi in una gara a chi la spara più grossa, specie contro il nostro partito.

Così come è ora di finirla di immaginare prima le candidature e poi i percorsi per arrivarci.

Dobbiamo anche avere il coraggio di sciogliere alcuni cordoni ombelicali con alcuni mondi da cui qualcuno attinge risorse, non solo ideali, ma che piegano l’indipendenza e l’autorevolezza del partito a questo o quello.

Sia chiaro questo non coinvolge solo Roma, ma anche Milano, anche Brescia. Diamo prova di sobrietà e serietà nella proposta, meno vignette contro, più idee per…

Diamo prova di capacità di ascolto e di inclusione, non pretendiamo di essere sempre in cattedra o sui giornali, a spiegare ogni cosa.

Generiamo una vera e virtuosa gara tesa a premiare il “merito” delle disponibilità, non la sfrontatezza, l’irruenza e la convenienza delle persone, sopratutto smettiamo di pensare che quando si dice qualcosa di “diverso” lo si faccia contro qualcuno e non a favore di un processo di maturazione che riguarda tutti.
E’ ora di cambiare passo o finiremo con l’essere irrilevanti sugli scenari politici futuri, che come tutti sappiamo sono fortemente in evoluzione.
Essere i protagonisti del domani, che mi auguro veramente prossimo, significa essere i reali interpreti delle esigenze dell’oggi, non i loro irriverenti narratori.

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Cartiera di Toscolano:Occorre che anche il Consiglio regionale si esprima. La Regione tuteli il sito produttivo

La cartiera di Toscolano Maderno dev’essere difesa e occorre che il Consiglio regionale si esprima compattamente. Per questa ragioni ho presentato ieri un’interrogazione sul caso della storica cartiera. Un’interrogazione che vorremmo diventasse un impegno preciso di tutte le forze politiche attraverso un documento impegnativo come un ordine del giorno bipartisan. Ma, se questo non bastasse, la Regione dovrebbe impegnarsi a difendere il sito produttivo anche facendo ricorso a strumenti urbanistici che scongiurino future ipotesi di speculazioni edilizie per interessi finanziari. La stessa Regione aveva riconosciuto l’importanza anche storica, oltre che produttiva, della Valle delle Cartiere con la costituzione di un ecomuseo. La Cartiera di Toscolano, con i suoi 300 dipendenti è l’ultimo sito attivo. La politica deve fare il possibile per difenderlo da operazioni che non sono motivate da difficoltà dello stabilimento, che è solido e stabilmente in utile.

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Treni, confermati gli aumenti delle tariffe. Da Brescia a Milano si rischia un aumento di 400 euro l’anno

Nell’audizione di Giovedì in commissione trasporti del Consiglio regionale l’amministratore delegato di TLN (Trenitalia Le Nord) Giuseppe Biesuz ha confermato l’ipotesi dell’aumento delle tariffe, non inferiore al 20.C’è la conferma di un aumento delle tariffe senza alcun incremento del servizio e della sua qualità. Nel concreto, un pendolare della linea Brescia – Milano si vedrà aumentato l’abbonamento mensile, nella migliore delle ipotesi di circa 140 euro annuali e nella caso peggiore di oltre 315 euro. Se, inoltre, dovrà far fronte anche ad un abbonamento integrato (tipo Trenomilano) questo aumento potrebbe arrivare fino a 400 euro all’anno. Una vera e propria stangata. Non si può condividere l’impostazione della Regione anche in ragione dei dati di TLN. “Oggi i lombardi pagano con biglietti e abbonamenti quasi il 40% dei ricavi della società ferroviaria – spiegano – come Dueutsch Bahn in Germania (39%) e poco meno di SNCF in Francia (44%) ma con qualità del servizio decisamente inferiore. Con gli aumenti delle tariffe TLN supererebbe in percentuale le omologhe francese e tedesca, che però contano su contributi pubblici decisamente superiori. I tagli del governo saranno compensati dagli aumenti dei biglietti ma non ci saranno risorse in più per gli investimenti, per le manutenzioni e per la pulizia e, anzi, a fronte di un servizio già scadente ci sarà anche un taglio delle corse. Biesuz ha anche confermato l’intenzione a procedere alla vera e propria fusione dei due rami d’azienda per dare vita all’unico vettore regionale che avrà treni propri. Ma l’ad ha anche ammesso il ritardo nella consegna dei nuovi treni che in media è di tre anni. Gli ultimi nove dei 78 acquistati non arriveranno come concordato a dicembre a causa del fallimento della società Firema che, in associazione d’impresa con Ansaldo Breda e Keller aveva ricevuto la commessa.

Qui sotto trovate alcuni esempi per la tratta Milano-Brescia:

Abbonamento regionale Mensile Brescia-Milano (solo treno)  Costo Mensile Costo annuale Incremento
Tariffa odierna € 76,00 € 912,00  
Ipotesi aumento 15% € 87,40 € 1.048,80

€ 136,80

Ipostesi aumento 35% € 102,60 € 1.231,20

€ 319,20

       
       
Abbonamento mensile Treno Milano (treno+mezzi milanesi) € 94,00 € 1.128,00  
Ipotesi aumento 15% € 108,10 € 1.297,20

€ 169,20

Ipostesi aumento 35% € 126,90 € 1.522,80

€ 394,80

       
* Chi usufruisce dei Treni Eurostar deve aggiungere altri 300€ annui    
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