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Rinnovamento, il PD non può mancare all’appuntamento

primarieQuanto si temeva non è avvenuto. Anche gli iscritti hanno scelto, in modo piuttosto deciso,  di indicare Renzi quale potenziale Segretario Nazionale del Partito Democratico. Si è evitato che il risultato di questa fase di “convenzioni” segnasse un risultato  diverso da quello prevedibile delle  primarie previste per l’ 8 dicembre. Penso sia un fatto importante, che debba far riflettere  sia chi difendeva con Cuperlo l’idea del Partito degli iscritti, da contrapporre al Partito aperto, sia chi ha caldeggiato – a onor del vero assieme all’amico  Civati al quale va riconosciuto un risultato tutt’altro che banale che dovrà a mio giudizio trovare un’adeguata valorizzazione – con Renzi la tesi opposta. Se infatti sono gli stessi iscritti ad essersi espressi al riguardo, ponendo fine mi auguro in modo definitivo ad una inutile discussione, rimane il tema di come attrezzare il Pd a partire dalle primarie prossime. La scommessa per il nuovo Segretario, che più che mai auspico sia Matteo Renzi, sarà quella di tenere assieme la passione, l’impegno, l’organizzazione di una “militanza” fortemente delusa che non ha ancora superato la “discarica dei 101″ e  che rischiamo un po’ alla volta di disaffezionare. Bisogna aprire le porte, e anche le finestre, delle nostre sedi ad energie, contributi, partecipazioni fresche e competenti, capaci di rimetterci in dialogo con la società italiana, da troppo tempo distante dalla politica e dal centrosinistra in particolare. Più che mai emerge in questi momenti l’inadeguatezza di certa classe parlamentare e politica che cerca di decifrare con codici antichi il momento attuale, che cercando spiegazioni si rifugia nella difesa di un passato, sia pur glorioso. Non può più essere così, ce lo dice la base del nostro partito, dagli iscritti, ai cooordinatori di circolo, ai volontari “delle salamine”.
Ma più che mai anche per i sostenitori della linea vincente si manifesta la necessità di essere all’altezza del compito ricevuto. Cominciando dalla capacità  di mettersi in discussione non chiudendosi a riccio, ma aprendosi, vivendo questo momento nel modo più inclusivo possibile. Non è l’indicazione di una nuova classe dirigente, che poi così nuova non è mai, che è stata data, quanto piuttosto l’indicazione di un metodo di individuazione delle persone, donne e uomini, giovani e meno giovani, alle quali vogliamo affidare ruoli di responsabilità. Premiando, questo si è manifestato in modo chiaro, la spinta al rinnovamento, accompagnato però da qualità e competenza. Nella politica italiana, in ogni “casa”,  sono aperti cantieri di rinnovamento, più o meno desiderati, ma comunque aperti. Sarebbe perlomeno strano, per noi imperdonabile, che proprio il Pd che per primo ha saputo mettere in discussione importanti appartenenze per sfidare con coraggio il futuro con una proposta fortemente innovativa mancasse l’appuntamento!

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È il momento della chiarezza, non della tattica

primarie1Nei prossimi giorni si voterà per la convenzione del PD, invenzione barocca (non l’unica) del nostro statuto. Passaggio delicato che è emblematico per avere una fotografia dello stato dell’arte del Partito. Esiste infatti una unica e vera divisione, quella fra chi pensa di continuare a gestire la politica in modo “antico”, pochi capibastone che decidono per tutti – soprattutto per quali ruoli vanno a rivestire “loro” – nel presunto interesse generale e unitario  del Partito, e chi ritiene invece che sia giunto il momento di una reale apertura verso metodi, idee, messaggi sinceramente  innovativi e, secondo me, capaci di intercettare interesse e fiducia delle/dei cittadine/i.
È il momento della chiarezza, non della tattica. Questa divisione è trasversale e interessa più mozioni. Per questo non è semplice superarla. Va comunque fatto con coraggio e determinazione, con una lettura diversa rispetto quanto è avvenuto in passato. Non si tratta di dividersi su cosa non ci piace e su che posti occupare, ma si tratta di unirsi su cosa si vuole fare. E qui emerge la sostanziale differenza tra i due modelli. Lo stesso tema del tesseramento ci indica lo schizofrenico comportamento che porta chi prima si lamentava per la partecipazione al voto dei non iscritti subito dopo denunciare un eccesso di iscrizioni. Ora c’è il pericolo che si sviluppi l’attività  del Partito su due piani distinti. Uno degli “interni”, degli iscritti, degli accordini,  l’altro quello dei militanti dei  simpatizzanti dei cittadini che si sentono di un’area politica che fa riferimento al PD e al centrosinistra. Non possiamo permetterci questa dicotomia, ne andrebbe della credibilità stessa della nostra proposta politica. Ecco perché il sostegno a Renzi deve essere forte della consapevolezza che non si tratta di consolidare attorno al leader un nuovo gruppo dirigente, che poi il più delle volte è un usato più o meno sicuro!, ma di aprire ad una nuova stagione di coinvolgimento e di partecipazione. Chiamare a dedicare parte delle loro  esperienze e competenze persone, e ce ne sono, che fino ad ora non sono state attratte, o respinte?, dalla politica. È il metodo per introdurre qualità in una classe parlamentare a volte sinceramente imbarazzante per impreparazione, ma soprattutto di mettere a punto proposte ed idee da tramutare in leggi capaci di superare l’attuale situazione di crisi e affrontare in modo adeguato la ripresa. È il modo per restituire le istituzioni ai cittadini e rinsaldare un patto fiduciario tra eletti ed elettori.

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