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Recupero dei beni confiscati alla mafia, diamo sostegno agli enti locali

La Giunta regionale della Lombardia dovrà porre in essere tutti gli strumenti più idonei affinché nel corso del 2014 siano individuati mezzi adeguati per sostenere gli interventi degli enti locali, finalizzati al recupero e all’utilizzo dei beni confiscati alla mafia, che in regione sono circa 600. Lo ha deciso stasera il Consiglio regionale, approvando all’unanimità una mozione urgente sul tema.
Sono soddisfatto che l’assemblea abbia dato un mandato così importante e dal carattere evidentemente eccezionale al Governo della Lombardia. A questo impegno si è aggiunto quello, richiesto tra l’altro dalla stessa maggioranza, di potenziare la Dia, come ha indicato ieri lo stesso Procuratore nazionale antimafia Roberti, e più in generale l’attività di contrasto operativo alla mafia in Lombardia, anche mediante l’istituzione di nuovi distaccamenti nelle province sensibili alle infiltrazioni, come, ad esempio, quella bresciana.
La mozione si è resa necessaria dopo che nel bilancio regionale è apparso evidente che alla voce destinata, appunto, ai contributi ai comuni per il recupero e l’utilizzo a fini sociali o istituzionali dei beni confiscati alla mafia, non vi erano fondi stanziati.
A questo punto, dopo le rassicurazioni dell’assessore alla Sicurezza Bordonali, presente alla discussione e alla votazione, attendiamo di vedere quanto prima il sostegno agli enti locali per il recupero di questi beni.

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Eppur si è vinto!

girelli_delbonoEppur si è vinto! Anche in Lombardia, anche in piazze difficili, anche dopo le NON belle figure fatte sull’elezione del Presidente della Repubblica e la faticosa vicenda della nascita del Governo Letta. Stride il confronto fra  le difficoltà riscontrate sul livello nazionale, e in Lombardia regionale,  e la vittoria in molti casi netta nelle amministrative. Provo ad immaginare alcune possibili motivazioni.
Laddove si riesce a costruire un programma chiaro, comprensibile e corrispondente alle reali esigenze dei cittadini, dove  si da vita ad una coalizione vera, basata su una concreta  condivisione di volontà, quando si propongono candidati credibili, riconosciuti dalle loro comunità come loro espressione, si vince.
Quando si balbetta, si esagera con il dibattito “interno”, ci si perde in programmi confusi e poco chiari, si vive il rapporto di coalizione in modo eccessivamente dialettico o quasi conflittuale, il rischio di non farcela è evidente.
Verrebbe da dire che la forza del PD, e del Centrosinistra, è più che mai nella sua base, nelle sue espressioni amministrative, nelle/nei sue/suoi militanti, nella sua capacità di coinvolgere  tanta società civile in un progetto per le proprie comunità. La sua debolezza è in una dirigenza nazionale distante, a volte impegnata ad autotutelarsi più che a guidare processi di innovazione e rinnovamento. E allora cosa fare? Proporrei di vivere la stagione congressuale, da quella dei circoli a quello nazionale, con la ferma volontà di chiamare tante energie che abbiamo sui territori a contribuire nel costruire l’organizzazione del PD e nello stendere una diversa proposta programmatica. Farlo significa mettere in condizione anche i nostri esponenti impegnati al Governo, partendo dal Presidente Letta, di marcare maggiormente le nostre priorità, i temi per noi fondamentali, le azioni che riteniamo irrinunciabili per continuare questo “stato di necessità”!
Il risultato delle amministrative non deve portarci ad eccessivi e facili entusiasmi, bensì a rappresentare l’ulteriore possibilità che ci è data, forse realmente l’ultima, di mettere a punto una proposta realmente innovativa e vincente, capace di consolidare il consenso ottenuto, ma soprattutto di intercettare l’interesse e il sostegno di tante/i cittadine/i che sempre più scelgono di chiamarsi fuori dalla partecipazione al voto. Non é infatti accettabile per la nostra idea di democrazia partecipata dare per acquisito un metodo che consegna a meno del 50% dell’elettorato la scelta del governo, da quello delle comunità locali a quello nazionale.

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PGT – Diamo un po’ di respiro all’economia locale

Come PD abbiamo deciso di presentare un progetto di legge per permettere ai quasi 580 comuni lombardi su 1544 che non hanno ancora concluso l’iter di approvazione del Piano di governo del territorio di continuare ad utilizzare gli strumenti urbanistici vigenti fino alla fine del 2013. Ciò permetterebbe a questi comuni, circa un quarto di quelli bresciani, di perfezionare la pianificazione del territorio in base ai dettami della legge regionale del 2005 senza vedere il blocco totale degli interventi urbanistici nel loro territorio.
Abbiamo raccolto l’appello proveniente dai sindaci, dalle associazioni di categoria e dagli ordini professionali preoccupati per le ripercussioni della norma introdotta a fine dicembre che ha sostanzialmente fatto decadere i vecchi piani regolatori, lasciando diversi comuni senza alcuno strumento urbanistico. Con questa norma, straordinaria e non ripetibile, motivata anche dalla profonda crisi che investe il comparto dell’edilizia, si può dare un po’ di respiro all’economia locale e dare agli enti locali un incentivo a concludere entro quest’anno il percorso di approvazione dei piani di governo del territorio.

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Riforma istituzionale: maggior autonomia e gestioni chiare

Dopo anni di proclami su  federalismo e altre rivoluzioni istituzionali, ci ritroviamo ora ad avere un Governo e soprattutto l’opinione pubblica orientati a considerare Comuni, Provincie e Regioni come “concorrenti dello Stato” nell’essere il luogo del malaffare e dello spreco. Da qui un continuo richiamo ad un neo centralismo, favorito dalla crisi economica e dalla speranza deumaturgica affidata ai “professori”.
Non sono convinto che con questo spirito e soprattutto con questo Parlamento si possa affrontare in modo serio una riforma istituzionale. Lo abbiamo visto sul tema dei Comuni e delle Provincie e il modo un po’ raffazzonato, che rischia di trovare non poche contraddizioni e il pericolo di una scelta dirigistica finale, con il quale è stata affrontata la vicenda. Ora l’argomento serve a Roberto Formigoni per sviare l’attenzione su Regione Lombardia. Parlare di macro regioni è più semplice che spiegare la vicenda Maugeri o San Raffaele.

Due sono a mio giudizio le strade da seguire. Prima di tutto fare pulizia. Siccome sono convinto che le persone per bene siano di gran lunga superiori ai mascalzoni ANCHE in politica, è ora di isolare ed espellere i corrotti, gli approfittatori e i “consenzienti”.
Il Lazio non è “tutte le Regioni”, Fiorito non è “tutti i Consiglieri Regionali”. La necessità di ridurre alcune indennità (sono tre anni che il PD lombardo lo chiede!), non vuol dire che fino ad ora si è rubato. Per quanto riguarda la Lombardia, poi, una cosa deve essere chiara: il problema non è nel Consiglio, ma nella Giunta e nella maggioranza che la sostiene. È chiara l’assoluta opacità di alcune gestioni,  così come è evidente che lasciare per troppo tempo, quattro legislature, le stesse persone è oltremodo pericoloso.

Rimane poi il tema delle riforme. Uno Stato troppo centralista rimane un problema con o senza professori. Rilanciare il ruolo delle autonomie locali, razionalizzandole, evitando doppioni, ma anche riconoscendo una maggior autonomia finanziaria intesa non come aggiunta di imposte, ma trasferimento di risorse rimane una strada da seguire. Con l’obiettivo di abbattere la burocrazia e riavvicinare le istituzioni ai cittadini.
Rigore nella scelta delle persone e chiarezza nella proposta autonomista sono presupposti semplici su quali costruire una proposta di riforma del governo dei territori.

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Spending review ed enti locali: cosa succederà? Video della diretta web

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Grazie a tutti i nostri candidati alle prossime elezioni amministrative

Un po’ ci mancava Berlusconi. Erano oramai alcuni mesi che si si continuava a parlare di cronache giudiziarie relative all’attività politica, ma per semplici truffe, corruzioni o concussioni, favoritismi e bustarelle, appalti truccati o finanziamenti illeciti, risorse di partiti usate per fini personali, figli che tradiscono padri e padri che hanno sbagliato sui figli. Tutto lì.
Ora invece sì che si è tornati a condire il tutto con un po’ di colore. Il ritorno in aula del Cavaliere ci ha rifatto assaporare quell’aria di goliardia, di pruriti proibiti, di feste e festini che da sempre ha caratterizzato il suo stile. Certo anche il governatore sta provando a competere facendoci notare che, anche lui, con yacht e ristoranti ci sa fare, ma . . .non è ancora all’altezza del Maestro (solo in questo si intende perchè per il resto. . .).

Intanto la gente é sempre più sconcertata, afflitta da problemi seri, preoccupata per il futuro delle famiglie, disperata nel superare i problemi che giorno dopo giorno diventano più grandi.
Sono convinto che più che mai in questi giorni valga la pena di mettersi in gioco nell’attività politica, per restituire dignità alle istituzioni e speranza alle persone. Grazie quindi a tutti i nostri candidati e candidate alle prossime elezioni amministrative. Il massimo sostegno che possiamo dare loro è fare fino in fondo, ciascuno per il proprio ruolo,  il nostro dovere, marcando una diversità facendo dimenticare questa volta seriamente Cavalieri, Governatori e Leghe e Leghisti.

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A fianco dei comuni…

Lunedì 29 ore 11.00 manifestazione ANCI “contro” la manovra finanziaria.

Grande la partecipazione di Sindaci e amministratori locali per difendere i loro comuni dalla cancellazione e dall’ulteriore impoverimento.

Grande l’ipocrisia di chi come Podestà e Formigoni non solo cercano di guidare “l’opposizione” al governo ma addirittura, udite udite, se la pigliano contro la casta, la legge elettorale e altro.

Grande la “preoccupazione” per il vertice che oggi si terrà ad Arcore (si, quell’amena villa dove…) fra Berlusconi e Bossi (2 noti uomini di stato particolarmente illuminati, o fulminati?) dal quale dovrebbero uscire soluzioni per ogni problema.

Ha ragione il Presidente Napolitano a richiamare tutti a concorrere ad uscire da questo momento difficilissimo, ma questo non deve far venir meno la necessità di liberarci di chi in questi anni ha dimostrato l’assoluta incapacità di governo, anche di chi sta improvvisando in improbabili “rigenerazioni”.

Come PD dobbiamo essere chiari.

Per noi i comuni sono il motore del paese. Anche se piccoli rappresentano un’identità da tutelare. Investire su una rete di servizi associati, cosa del resto in atto, non significa azzerare storie, culture, valori.

Per noi è sempre indispensabile smantellare un’impalcatura istituzionale se fatta di privilegi e “controllo” di ogni attività.

Formigoni eviti di darci lezioni, semplicemente si renda conto che più di ogni altri rappresenta la casta da smantellare, rappresenta il problema non la soluzione!

Infine il PD deve anche, di fronte alle difficoltà di questi giorni, rispondere con dignità fermezza e assunzione di responsabilità! Così sarà credibile e potrà rappresentare una credibile alternativa.

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Fondo sociale: chiediamo l’immediato ripristino

Impossibile per i comuni affrontare il dimezzamento anche delle risorse del Fondo sociale regionale. Eppure nel bilancio di previsione 2011 di Regione Lombardia al capitolo relativo al “Fondo Sociale Regionale” sono  previsti solo 40.000.000 euro a fronte dei 85.900.000 dell’anno scorso. Queste specifiche risorse destinate ai minori, ai disabili, agli anziani e all’integrazione lavorativa sono finalizzate al sostegno alle Unità d’offerta oltre che a contribuire alla riduzione delle rette a carico degli utenti.

A fronte della riduzione generale dei trasferimenti destinati al sociale – 68 milioni di euro in meno di cui 46 milioni tagliati da Regione Lombardia e 22 milioni dallo Stato – aumentano le competenze degli Enti Locali e, soprattutto, aumentano i bisogni dei cittadini e delle famiglie rese sempre più fragili dalla crisi economica e dal progressivo invecchiamento della popolazione. La preoccupazione è dunque generalizzata tra gli amministratori locali, il terzo settore e gli utenti, che questi tagli li vivranno sulla loro pelle.  Dopo l’azzeramento del Fondo nazionale per la non Autosufficienza, le risorse nazionali destinate ai servizi per l’infanzia, la riduzione del Fondo sociale per gli affitti, è impossibile immaginare un ulteriore taglio.

Noi riteniamo che Regione Lombardia, recuperando risorse da altri capitoli di spesa, debba ripristinare il fondo dimostrando che le politiche sociali sono una vera priorità.

Per questo oggi in Aula abbiamo chiesto all’Assessore, con un’interrogazione a risposta immediata, come si intende garantire la continuità degli interventi sociali oggi attivi sul territorio dato che le uniche possibilità per i comuni restano o quella di tagliare alcuni servizi o di caricarli sull’utenza.

L’Assessore quindi vada incontro alla richiesta dei comuni lombardi e si impegni a dare loro al più presto delle risposte concrete.

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Il federalismo di Berlusconi-Bossi-Tremonti

Pubblico l’articolo dalla mia conferenza stampa su tagli che i nostri comuni dovranno subire dall’anno prossimo:

Dal Giornale di Brescia del 18 dicembre:
Ma quali tagli ponderati, queste sono sforbiciate lineari che non guardano alla quelità degli investimenti». A pensarlo è il consigliere regionale del Pd Gianantonio Girelli che ha commissionato uno studio sul Decreto con cui il Governo «riduce drasticamente i trasferimenti erariali per il 2011 ai Comuni con popolazione superiore a 5mila abitanti». «A conti fatti – secondo la stima GianAntonio Girelli – il taglio si aggira attorno ai 19 milioni di euro».
«Questa sforbiciata – prosegue Girelli – determinerà un aggravio di costi che ricadranno sulle famiglie e le imprese. Si tratta di tagli scandalosi, innanzitutto perché lineari, cioè uguali per tutti. Senza guardare alla differenza fra enti spreconi ed enti efficienti. Senza nessun parametro di merito su come i soldi vengono spesi. Alla faccia delle tante parole spese dal ministro Brunetta».
E come se non bastasse, aggiunge il consigliere Pd, «anche i trasferimenti di quanto dovuto ai Comuni per il rimborso Ici, l’unica fonte di entrata federalista che esisteva, vengono ridotti, alla faccia delle promesse spese dai ministri proprio verso i sindaci».
Nel dettaglio Girelli allega un elenco di tagli che riguardano i Comuni bresciani con più di 5mila abitanti. Brescia – sempre secondo i dati presentati dal consigliere regionale del Pd – pagherà la riduzione dei trasferimenti per un totale di 5,6 milioni di euro.
Tra gli enti locali più tartassati ci sono Bagnolo Mella con 279mila euro in meno, Botticino con 197mila euro, Carpenedolo 221mila, Cazzago San Martino 222mila, Chiari 390mila euro, Concesio 315mila. E ancora: Desenzano (- 415mila), Ghedi 380mila, Gussago 297mila. Ma la «scaletta» dei tagli calcolati da Girelli vede Lumezzane perdere 603mila euro.
Montichiari, invece, si ferma a 375mila euro, ci sono poi Palazzolo (339mila), Rezzato (245mila), Salò (201mila) e Sarezzo (288mila).
Se la teoria enunciata da Girelli, ovvero quella dei tagli lineari, verrà dimostrata, la questione si rivelerà piuttosto spinosa. In effetti, un taglio generalizzato porta non solo a fare differenze sulla qualità degli investimenti effettuati e sui quali i Comuni stanno affrontando i piani di ammortamento, ma soprattutto non fa distinzioni fra virtuosi e non. Un po’ come accaduto con le regole generali applicate al patto di stabilità. Non è un caso se il Comune di Brescia è riuscito a portare a casa un risultato significativo con il decreto «salva Brescia», che ha permesso di salvare il capoluogo dall’obbligo di tagli in ragione di venti milioni annui per un triennio.
Girelli chiude: «Questa è una manovra centralista che corre il rischio di mettere in ginocchio i Comuni che sono e rimangono una delle poche istituzioni forti del nostro Paese».

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LA GESTIONE DELL’ACQUA RIMANGA AI COMUNI

Un progetto di legge al Parlamento che chiede di abrogare il comma della legge Finanziaria 2010 che sopprime le Aatoacqua pubblica (Autorità d’ambito territoriale ottimale), e toglie quindi ai sindaci la titolarità della gestione dell’acqua. E un progetto di legge regionale che mette al centro i Comuni, affinché l’acqua rimanga davvero pubblica. Sono le due mosse che il Gruppo del Partito democratico in Consiglio regionale sta facendo per evitare che la gestione del servizio idrico integrato passi esclusivamente in mano ai privati con tutto ciò che ne consegue per il bene pubblico.

Abbiamo presentato le iniziative oggi durante una conferenza stampa, in cui abbiamo ribadito che l’acqua è un bene pubblico da tutelare e gestire con logiche pubbliche. Ma questo ci viene garantito solo se a gestire il servizio saranno i Comuni, di cui va riaffermato il protagonismo decisionale per ridare centralità alle comunità locali nel tutelare e preservare un bene che incide sull’alimentazione, l’igiene e la salute dei propri cittadini.

Fatta salva la logica dei due progetti di legge (già presentato quello al Parlamento che dovrà passare in Commissione, Consiglio regionale e poi approdare a Roma; in definizione il progetto di legge regionale che contemporaneamente andrà al confronto assieme a quello della maggioranza), i punti chiave sono due: primo punto, la titolarità del servizio idrico integrato spetta al Comune. Secondo aspetto, l’azienda speciale, costituita dalle Province in ciascun Ato (Ambito territoriale ottimale) e denominata Ufficio d’ambito, prevede un consiglio di amministrazione in cui i sindaci, oltre a essere maggioritari, scelgono autonomamente i propri rappresentanti, mentre i Comuni, convocati in Conferenza di servizi dalle rispettive Province, adottano i provvedimenti principali: scelgono la forma di gestione del servizio idrico integrato e le modalità di scelta del gestore del servizio, approvano il Piano d’ambito (che comprende la programmazione degli investimenti) e determinano la tariffa di base. Terzo punto è necessario salvaguardare gli affidamenti già in essere che cessano alla naturale scadenza del contratto. Infine, vogliamo tutelare il principio dell’unitarietà della gestione, relativamente all’affidamento del servizio idrico integrato, che prevede la possibilità di più gestori coordinati da un gestore responsabile”.

Questo poi è un governo antifederalista , perché ha calato dall’alto la decisione di sopprimere le Aato, che in Lombardia rappresentavano un’esperienza importante e soprattutto funzionavano. Ma anche il Governo regionale si è comportato da antifederalista perché nella sua proposta toglie forza ai Comuni, concentrando il potere nelle mani delle Province. Tant’è che grosse perplessità sono state sollevate prima di tutto dall’Anci.

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