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È possibile essere “moderati” in politica?

È possibile essere “moderati” in politica? Prima di rispondere bisognerebbe intendersi sul significato della parola, che in politica fa coppia fissa con “centrismo”. Trovare posizioni intermedie, punti di condivisione, smussare gli estremi possono essere gli obiettivi di chi intende interpretare questo ruolo.
Di certo nello scenario italiano è difficile pensare che il PDL e il suo inventore possano essere considerati moderati. Non per le allegre serate di Arcore, le compagnie disinvolte, i comportamenti sguaiati. No, soprattutto per la mancanza di rispetto delle istituzioni, per le politiche portate avanti, per le alleanze proposte, ed infine per l’assoluta mancanza del senso dello Stato.
Come faccio fatica a pensare che Montezemolo, piuttosto che altri possano riempire questo spazio. Sono portatori di interessi, legittimi, ma molto orientati verso un settore sociale, importante, ma non sufficiente per dare una risposta all’intera realtà del Paese.
Lo è Casini? Rivendicare il centro non significa interpretarlo, soprattutto se si va un po’ di qua e un po’ la senza aver ben chiara la posizione e l’idea.
Infine Monti, invocato da mezza Europa quale indispensabile guida dell’Italia. Certo è stato chiamato unitamente ad un gruppo di tecnici, non sempre all’altezza, a ricoprire un ruolo di mediazione tra parti opposte e ad affrontare, non sempre nel modo migliore,  alcune questioni cruciali per la nostra economia. Ma da qui ad essere l’autentico interprete del moderati. . . . Anzi a mio giudizio se volesse farlo dovrebbe proprio essere fedele al ruolo che gli è dato affidato, non dismettere la giacca dell’arbitro per indossare quella di una squadra.
Di mio penso che in politica la moderazione non vada confusa né con la conservazione, né con l’immobilismo. La moderazione va concepita come lo sforzo di mettere in campo soluzioni capaci di andare incontro alle esigenze di tutti, senza esasperare solo gli interessi di questi o quelli. Ma per farlo bisogna essere coraggiosi, bisogna avere la schiena dritta, essere liberi da condizionamenti di ogni sorta, interpretare con autorevolezza i ruoli istituzionali e soprattutto avere il senso pieno e il limite del proprio ruolo. Più che mai  in Italia, ma anche in Europa, c’è bisogno di “moderazione” che però sia chiaro in questo momento significa un forte cambiamento, una drastica inversione di rotta, una spinta profondamente RIFORMISTA. In questo senso sono convinto che il PD uscito dalle primarie può intercettare questa esigenza, può, senza diventare un partito centrista, essere quel nuovo e innovativo soggetto politico capace di introdurre nel nostro Paese una vera e propria “rivoluzione moderata”. Con buona pace di tutti quelli che da vari palchi o pulpiti ci vogliono spacciare per moderate proposte politiche tese solo alla conservazione di vecchi privilegi, di antiche ingiustizie e ad introdurre nuove diseguaglianze.
È possibile essere moderati in politica? Sì, mi sento un MODERATO in prima linea, nel cercare di riformare, in meglio, la Regione e il Paese in cui vivo!

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