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Se il carcere non è solo detenzione, ma anche recupero e prevenzione

Oggi in consiglio regionale discuteremo di carceri, o meglio dell’emergenza carceraria in Lombardia. I dati sono evidenti su una capacità di capienza regolamentare di 5398 e una tollerabile di 8540 abbiamo nei 18 istituti lombardi ben 9242 detenuti. Come non occuparsene!

Se da un lato siamo un paese dove va meglio marcata la certezza della pena, per “tutti” i colpevoli, e abbattuti i tempi dei processi. Dall’altra non possiamo dimenticare che un detenuto è un cittadino che ha sbagliato, ma che è nostro impegno recuperare. Questo significa essere uno stato di diritto, questo significa avere chiaro il concetto di giustizia.

Nei prossimi mesi, molto si parlerà di carcere, di decreti “svuota-carceri” e altro. Mi piacerebbe che si parlasse anche di recupero del detenuto e prevenzione al crimine, due “indispensabili” per cambiare marcia sull’argomento. In consiglio spero si dia vita ad uno strumento di approfondimento per uscire da questa intollerabile emergenza, certo come prima cosa forse basterebbe evitare di contribuire con esponenti regionali e intasare le carceri lombarde, ma….

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Canton Mombello: urge pensare al futuro

Ci siamo messi in cammino per approfondire la situazione carceraria in Lombardia, evitando la politica degli annunci, puntando soprattutto sulla realtà che fa i conti con scarsità di risorse e sul sovraffollamento che ha raggiunto l’emergenza umanitaria.

Con Giambattista Ferrari e Fabio Pizzul, accompagnati dal segretario provinciale Pietro Bisinella e dal consigliere provinciale Roberto Cammarata, abbiamo visitato la casa circondariale di Canton Mombello, dopo aver verificato la situazione delle carceri milanesi la scorsa settimana.
Consapevoli che la Regione può far poco per ciò che riguarda gli spazi, di competenza ministeriale non si può sottacere la forte invivibilità di Canton Mombello, che accoglie 509 detenuti a fronte di 298 posti limite. Ne nasce il convincimento che ci sia poco da discutere e si debba pensare a una nuova struttura.

Per questo come consiglieri regionali del Pd intendiamo fare pressing sul Ministero e sulle altre forze politiche per mettere ordine e soprattutto garantire il reinserimento nel contesto sociale del detenuto. Lodando «l’enorme impegno e l’umanità» del personale e della direzione che utilizzano al meglio le risicate riserve finanziarie a disposizione, facciamo appello alla coscienza dei bresciani, in un momento particolare di discussione sull’assetto urbanistico della città, bene sarebbe pensare in anticipo nel nuovo Pgt dove collocare il nuovo carcere.

Nei prossimi giorni scriverò un resoconto più dettagliato delle visite

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Carceri, enti locali e sistema di welfare: un piano per un’approccio d’insieme

Nonostante diversi protocolli firmati con il Ministero di Giustizia per l’adozione di un Piano sulle carceri, il problema del welfare legato ai detenuti e alle loro famiglie continua a manifestarsi in tutta la sua gravità e fa notizia soltanto in alcuni periodi dell’anno, particolarmente quello estivo.

Dati alla mano, sono 8094 i detenuti nelle carceri lombarde (fonte DAP 2010) a fronte di 5652 posti, dei quali 4137 stranieri. Le strutture penitenziarie sono 27: 19 istituti, 7 uffici di esecuzione penale esterna e 1 ospedale psichiatrico giudiziario. Le strutture minorili sono 5. Per far fronte ai numerosi aspetti connessi con la gestione dei detenuti, la loro formazione, la reintroduzione sociale, il problema dei minori, il cattivo stato dell’edilizia, occorre agire su diversi piani. Di questo si è parlato oggi nel convegno “Carcere, enti locali e sistema di welfare” organizzato dal gruppo regionale del Pd presso la sede del Consiglio regionale, a cui hanno preso parte esperti e responsabili di strutture e associazioni legate al mondo carcerario, oltre che esponenti politici.

Da poco in Lombardia è stata definita la figura del difensore, la quale assommerebbe in sé anche le funzioni del garante delle carceri. Tra le proposte del gruppo regionale del Pd vi è anzitutto quella di disciplinare meglio la figura del garante (che in questo momento è affidata appunto al difensore civico) e di delinearne precisamente funzioni e compiti.

Per noi non servono nuove leggi ma far funzionare al meglio quelle che esistono, perché se da un lato Regione Lombardia ha un buon impianto nel suo complesso, dall’altra spesso non vengono messe in campo le risorse necessarie a farlo funzionare e soprattutto non viene messa a sistema una vera rete di enti e associazioni.

Esce dal convegno infatti la proposta di realizzare un tavolo interassessorile per dare il via ad un piano che sappia generare una visione d’insieme sul carcerato e sulla sua famiglia e tarare di conseguenza gli strumenti più adeguati per rispondere alle problematiche relative alla detenzione e al reinserimento sociale del carcerato.

Infine grande attenzione va al mondo dell’infanzia, ai bambini che restano prigionieri di relazioni affettive interrotte a causa della permanenza dei genitori in strutture di detenzione. Anche nei confronti di questo target si stanno approntando proposte e attivando momenti di monitoraggio per dar vita a una rete che sappia concretamente rispondere ai bisogni.

Il tema dei figli di genitori di detenuti – ha ricordato Lia Sacerdote, presidente “Associazione bambini senza sbarre” – è un tema di salute pubblica, per questo va superato lo scollamento tra carceri e servizi esterni e va fatto un cambiamento culturale da parte degli operatori del mondo carcerario per favorire, nel modo meno traumatico possibile, l’accostamento bambino-carcere.

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