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Valorizzare chi unisce, non chi divide: al lavoro per un nuovo PD

Risulta evidente che dalle primarie per la leadership nel PD si è innescato un meccanismo teso a “preparare” lo scontro congressuale più che a vincere le elezioni. Le primarie “last minute” per i parlamentari non hanno risolto il problema, anzi lo hanno ulteriormente accresciuto. Il risultato lo conosciamo tutti.
Manca una capacità critica da parte del Partito. Non c’è stata per l’Italia, non c’è stata per la Lombardia. Nel giro di  quattro mesi siamo passati da un quadro di probabile vittoria al quadro desolante di questi giorni.
Ora, dopo la drammatica rielezione del generoso Presidente Napolitano, è necessaria un’azione forte, che deve partire dai territori e dai cittadini tesa a cambiare in modo definitivo il PD.
Sbaglierebbe chi, sia a livello nazionale che locale, pensasse che quello a cui stiamo assistendo è la vittoria dei “renziani” sui “bersaniani” e che sia giunto il loro momento. Non è così, non basta lo stemma di appartenenza ad una forma diversa di corrente a risolvere il problema. Anzi le primarie (vere) e le preferenze dimostrano quanto ci sia diversità tra il cincischiamento all’interno dei partiti rispetto al confronto con l’elettorato “tutto”.
È necessaria un’azione di tutti quelli che hanno creduto e credono in un PD libero da vecchie e nuove appartenenze, desideroso di cambiare il Paese, non solo la politica.
Cambio della legge elettorale perché siano i cittadini a scegliere per davvero; riduzione dei parlamentari e riforma del bicameralismo; limiti di mandato e razionalizzazione del sistema istituzionale sono questioni da porre e affrontare subito. Così come alcuni proposte “forti” su economia, finanza, interventi sociali.
Per farlo ci vuole un PD con una classe dirigente autorevole, non succube da sindacati, banche, giornali, poteri più o meno forti. Una classe dirigente fatta non solo da brave persone, ma anche capaci. Alle prossime, mi sa davvero prossime, elezioni, sarà necessario un cambiamento soprattutto “qualitativo”. Ma soprattutto ci vuole un PD libero da chi su antiche nostalgie ha costruito e tenta di costruire la sua “giustificazione” politica.
Ritengo che debba partire un’azione politica trasversale, completamente innovativa che raccolga indipendentemente dalle precedenti “mozioni” chi ci sta. Anche risorse importanti, quale può essere ed è Renzi o altri, se si rinchiuderanno in recinti stretti diventeranno a loro volta parte del problema. È ora di valorizzare chi unisce, non chi divide. Anzi l’unica divisione accettata è quella tra chi accetta di essere finalmente DIVERSI e chi invece vuole conservare quelle che oramai sono macerie!

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