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Apa: servono nuove forme di finanziamento

Si sta muovendo su tutti i fronti il Gruppo regionale del Partito democratico per cercare di affrontare i rischi cui vanno incontro le Associazioni provinciali allevatori, dopo che la Finanziaria 2010 e il decreto mille proroghe hanno azzerato i trasferimenti dovuti per legge che in precedenza servivano a finanziare il Sistema allevatori, in particolare le attività di miglioramento genetico affidate appunto alle varie associazioni provinciali. Le risorse che servono a Regione Lombardia sono 15,5 milioni di euro.

Un question time in Consiglio regionale, il voto favorevole a una mozione, l’audizione con le stesse associazioni in VIII Commissione Agricoltura.

Ci siamo interessati da subito al caso e in tutte le sedi abbiamo ribadito il valore e l’importanza di queste strutture. E’ fondamentale cominciare a lavorare fin da subito per recuperare le risorse perché si mettono a rischio oltre ai posti di lavoro, che in Lombardia sono circa 500 con l’indotto, l’intero sistema di esercizio delle funzioni relative al controllo funzionale del bestiame, con ripercussioni sull’intero sistema degli allevamenti e delle produzioni lattiero-casearie di cui la nostra regione è leader italiano.

E’ giusto, dunque, impostare, una soluzione di prospettiva, attivando, ad esempio, assieme al Ministero dell’Agricoltura, una iniziativa che ricerchi una soluzione di più lungo periodo e che ragioni in particolare sulla rivisitazione del Programma annuale di controllo e vada alla ricerca di nuove forme di finanziamento. Il tutto finalizzato al mantenimento dei livelli di qualità dei servizi offerti dalle Apa e di quelli occupazionali, appunto. Il settore degli allevatori deve essere tutelato e non può pagare sulla propria pelle le conseguenze dei tagli della Finanziaria Bossi-Tremonti-Berlusconi.

I dati

In Lombardia sono presenti 9 associazioni: Bergamo, Brescia, Como-Lecco, Cremona, Mantova, Milano-Lodi-Monza, Pavia, Sondrio e Varese, oltre all’associazione regionale, l’Aral. Le Apa rivolgono la loro attività ad allevamenti di varie specie e razze con diverso indirizzo produttivo. Le attività principali riguardano la selezione genetica degli animali (controlli funzionali e libri genealogici) che interessa circa 4500 allevamenti, la consulenza tecnica del Sata (Servizio assistenza tecnica allevatori), utilizzata da circa 4300 allevamenti (circa 3800sono iscritti all’uno e all’altro servizio), il servizio Anagrafe zootecnica per bovini, suini, ovicaprini ed equidi (quasi l’80% delle registrazioni in anagrafe è effettuata dalle Apa), il servizio di registrazione dei Cif (Certificato intervento fecondativo) che effettua più del 90% delle registrazioni e altro ancora.

Le Apa della Lombardia controllano 540.000 vacche, circa il 40% del lavoro nazionale di selezione sui bovini da latte, assorbendo però solo il 25% del totale di finanziamenti per le Apa italiane. Le 4192 aziende seguite producono l’83% del latte lombardo. Il laboratorio Aral riceve circa 20.000 campioni al giorno.

I dipendenti sono circa 500 più i collaboratori. L’Apa Milano-Lodi-Monza conta 60 dipendenti che controllano circa 94.000 vacche.

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Una casa dell’acqua in ogni comune, proposta del PD in Regione

L’acqua del rubinetto, dati alla mano, è sicura, di buona qualità e consente di risparmiare sia in termini economici che ecologici. Questo risultato può essere raggiunto grazie alle “case dell’acqua”, che sono già presenti in alcuni comuni lombardi e potrebbero diventare la norma se la Regione sostenesse questa opzione. La nostra proposta è quella di istituire un bando regionale, al pari di altre regioni italiane, rivolto a tutti i comuni lombardi, e tra questi dei 206 bresciani, per la realizzazione di queste strutture.

Queste secondo me le ragioni di una proposta, avanzata in Regione dal Pd, volta a sensibilizzare i consumatori lombardi all’uso dell’acqua pubblica. In una lettera rivolta alla commissione Agricoltura, parchi e risorse idriche, io e altri colleghi del PD chiediamo di realizzare a livello regionale un bando per cofinanziare, insieme ai sindaci, con il coinvolgendo delle aziende pubbliche o partecipate, la costruzione in ogni comune lombardo della “Casa dell’Acqua”, l’omologo, ma gratuito, dei distributori del latte fresco e di altri prodotti di largo consumo collocati in luoghi pubblici a disposizione dei cittadini. Con una spesa di circa sessanta milioni di euro si potrebbe realizzare una struttura in ognuno degli oltre 1500 comuni lombardi. Oltre al risparmio economico si avrebbe un vantaggio ecologico. Basti pensare che oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica prodotte viene riciclato. Ogni singola Casa dell’acqua potrebbe far risparmiare emissioni di CO2 sia nella produzione sia nel trasporto delle bottiglie. Laddove già esiste la casa dell’acqua è molto apprezzata, tanto che arriva ad erogare anche cinquemila litri d’acqua potabile al giorno.

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