Libera la sedia ed altro

Non so se la manifestazione di Milano LIBERALASEDIA sia riuscita o meno, sembra vi siano state 400 / 500 presenze. Certa stampa, brava ad elencare tutti i presenti fuorché il PD, la descritta come un successo, altra un po’ meno. Personalmente mi aspettavo di più. Soprattutto per la mancata presenza di alcune figure che avrebbero potuto smarcare un po’ di più l’iniziativa, renderla realmente della società civile e non di parte di una parte. Di contro fanno riflettere i numeri dell’altra manifestazione tenutasi lo stesso giorno a Milano, quella di vari movimenti antagonisti, circa 10.000 persone.
È chiaro che il PD, e il Centrosinistra in generale, non può pensare di costruire il proprio successo sul movimentismo. Non c’è la fa, non è nelle sue corde, se lo cerca mette in mostra alcuni esponenti e inevitabilmente ne allontana altri, lo stesso vale per il consenso elettorale. É chiaro che la vera alternativa la costruisci sulle proposte vere, sui temi concreti che quotidianamente i lombardi sperimentano sulla loro pelle. Le questioni ci sono, le proposte vanno affinate, con impegno, studio, ascolto, lavoro, serietà e capacità comunicativa. Agli organizzatori di sabato, a cui va il riconoscimento di un autentico impegno, voglio  dire che solo mettendosi in rete, rinunciando magari a una sovraesposizione eccessiva, possono dare un contributo importante all’alternativa.
Non può essere questo il tempo del personalismo, del protagonismo, dell’effervescente frase ad effetto. Formigoni va sconfitto sul piano politico, sia perchè le vicende giudiziarie ne hanno minato l’autorevolezza istituzionale, sia perchè i problemi lombardi trovano in lui una risposta del tutto inadeguata, incapace di intercettare le novità del momento e soprattutto le necessità del futuro. Ricordiamoci che dopo aver liberato le sedie bisogna OCCUPARLE, non tanto con NOI stessi, ma con un’idea diversa di comunità lombarda.

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Giovani

Spesso i giovani vivono le difficoltà in modo un po’ “vecchio” attorcigliandosi in percorsi tortuosi, perdendo la spigolosa e diretta sincerità che dovrebbe caratterizzarli. Recentemente ho letto un discorso di B. Springsteen dedicato a loro. Se pur un po’ “americano” l’ ho trovato stimolante. Ne riporto una piccola parte:

” fate rumore, fate rumore. Aprite le orecchie ed aprite il cuore. Non prendetevi seriamente e prendetevi seriamente. . .

Abbiate confidenza in voi, ma anche il dubbio. Vi terrà svegli e aperti. Crediate di essere i migliori in città e che fate anche schifo. Vi manterrà onesti . . .”

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Insulti e ruolo della Politica

Quanto è avvenuto ieri in Consiglio regionale suscita due considerazioni. La prima riguarda il Presidente Formigoni, l’atteggiamento suo e della maggioranza in aula. È infatti inaccettabile che si possa usare un termine irrispettoso (pirla) nei confronti di un consigliere, sia più volte ribadito con tono ironico e sprezzante e il tutto venga accompagnato dagli applausi di LEGA e parte del PDL. In una situazione normale la Presidenza del Consiglio avrebbe dovuto censurare tale atteggiamento, forse sospendere i lavori e convocare la conferenza dei capigruppo. Già, in condizioni normali, ma come si sa non siamo in condizioni normali, siamo in piena emergenza con un vuoto di autorevolezza e credibilità.

La seconda riguarda l’atteggiamento dell’ IDV altrettanto inaccettabile. Non è infatti sopportabile che questo gruppo, indipendentemente da quanto deciso nelle riunioni di minoranza, si senta libero di cercare in ogni occasione di trovare il modo di conquistare l’attenzione dei media alla faccia del merito e dell’ opportunità. In questo caso prima si è inventato le “false” dimissioni, poi ha cercato la”rissa” istituzionale. Mi chiedo: se è quasi impossibile fare opposizione assieme, come pensiamo di governare insieme? Non mi si dica che sono gli unici a fare opposizione. È sui contenuti, sulle proposte e sulle coerenze che si costruisce il consenso, non sulla capacità di trasformare le istituzioni in un circo, come sta facendo la maggioranza!

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Riforme: Rigore e condivisione

Ieri sera il Min. Fornero da Fazio, non è che sia un gran chè quest’ abitudine che si vada li a raccontare le strategie di governo, ci ha detto cosa intende fare in tema di riforme. È stata convincente, anche nel sottolineare la necessità di farle indipendentemente dal fatto di trovare l’accordo con tutte le parti sociali. Peccato che nel pomeriggio, al supermercato mi abbia fermato un pensionato dicendomi dei suoi problemi e che il mattino in una assemblea di circolo molti mi abbiano manifestato tutte le loro perplessità in tema di lavoro e previdenza. Già peccato perchè alta è l’aspettativa su queste questioni e bassa è la risposta che si rischia di dare. Come PD non possiamo accontentarci di dare una risposta tecnica, seria, credibile anche all’estero, al momento difficile che stiamo  attraversando. Dobbiamo fare in modo che accanto a questo vi sia l’attenzione a rinsaldare un patto sociale tra interessi diversi e tra generazioni diverse. Il rischio è di dimenticarsi qualcuno per strada o di mettere genitori contro i figli. Non deve essere il tempo delle rigidità di principio o di formule, ma il tempo della fermezze sui diritti, accompagnati dai doveri.  Proprio oggi è il decimo anniversario dell’uccisione di Marco Biagi, a cui sono legate alcune riforme, molte volte malamente tradotte rispetto alla sua idea originale. Ha rappresentato già allora la necessità di affrontare in modo serio il tema del lavoro, così come ha pagato con la vita il cercare di farlo, vittima di un clima e di una imperdonabile inadeguatezza di un ministro del tempo, con casa al Colosseo per intenderci. Facciamo le cose per bene con proposte serie, anche difficili, ma frutto se non della condivisione almeno della comprensione. Ce nè estremamente bisogno.

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Il Pd che guarda avanti e quello che guarda indietro

Leggo sull’ Espresso di questa settimana un articolo di E. Scalfari nel quale si auspica che Vendola entri nel PD per accrescerne la componente di socialismo riformista, pena il pericolo, per questo partito, all’ appuntamento del 2013, di far la fine della gioiosa macchina da guerra di occhettiana memoria. Francamente non sono d’ accordo. A cominciare dal considerare il PD un qualcosa di simile all’ iniziativa di sinistra del ’94. Se così fosse non solo saremmo drammaticamente anacronistici, ma si porrebbe un serio problema per molti che si troverebbero a militare in un partito diverso da quello che pensavano. Se esiste un problema per i Democratici è proprio quello di riuscire ad affrancarsi da un’idea di “vecchio” partito di sinistra per interpretare, come detto nella fase di costituzione del PD, la novità  realmente riformista nella politica italiana. Come Scalfari possa pensare di risolvere il problema auspicando l’ingresso di Vendola nel partito mi risulta sinceramente incomprensibile. Apprezzo il serio e importante lavoro del Presidente della Regione Puglia nell’ aggregare a sinistra, ma ciò può rappresentare un alleato, non certo una componente dei democratici. Anzi proprio perchè può rappresentare un alleato diventa assolutamente necessario marcarne la differenza, per unire consenso “diverso”,  non litigare per spartirsi gli stessi voti. Il PD ha l’assoluta necessità di conquistare il voto moderato. Non può pensare di farlo solo cercando alleanze, fra l’altro piuttosto precarie, con l’UDC o il terzo polo in generale, deve ottenerlo ponendosi come partito capace di includere quel tipo di consenso. Certo il continuo esasperare i toni di una certa classe dirigente o le continue fughe in avanti di questo o quel rampollo di belle speranze non aiuta molto. Il tempo che il PD ha davanti non è molto, lo deve utilizzare al meglio a cominciare dall’essere estremamente chiaro sia al suo interno che verso l’esterno. Se non trasmetterà la capacità di dare risposte innovative ai problemi di un paese stagnante, se non sarà capace di liberarsi dalla sindrome di autotutela della solita classe dirigente, se non saprà aprirsi ad energie fresche evitando di crescere in laboratorio i propri rappresentanti, potrà anche vincere le prossime elezioni, difficilmente diventerà l’autorevole riferimento per il Paese nei prossimi anni.

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Tributo a Lucio Dalla

Tante parole, anche a sproposito, sulla morte di un grande artista.  Non aggiungo altro se non il testo di una sua canzone.

“Le Rondini”

“Vorrei entrare dentro i fili di una radio
E volare sopra i tetti delle città
Incontrare le espressioni dialettali
Mescolarmi con l’odore del caffè
Fermarmi sul naso dei vecchi mentre Leggono i giornali
E con la polvere dei sogni volare e volare
Al fresco delle stelle, anche più in là

Sogni, tu sogni nel mare dei sogni.

Vorrei girare il cielo come le rondini
E ogni tanto fermarmi qua e là
Aver il nido sotto i tetti al fresco dei portici
E come loro quando è la sera chiudere gli occhi con semplicità.
Vorrei seguire ogni battito del mio cuore
Per capire cosa succede dentro
e cos’è che lo muove
Da dove viene ogni tanto questo strano dolore
Vorrei capire insomma che cos’è l’amore
Dov’è che si prende, dov’è che si dà

Sogni, tu sogni nel cielo dei sogni”

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Operazione trasparenza sui ticket solo quando conviene alla Regione

Altro che trasparenza. L’operazione che dal primo marzo avrebbe dovuto responsabilizzare i cittadini sui costi sociali dei loro esami, come prevede la delibera per le Regole 2012, riguarderà infatti soltanto una minima parte di prestazioni, in particolare quelle per le quali Regione Lombardia paga alle strutture ambulatoriali una quota a completamento di quanto corrisposto dai pazienti attraverso i ticket (vedi tabella).

Si tratta ovviamente di una trasparenza a senso unico. Il cittadino riceverà le informazioni annunciate solo quando si tratta di prestazioni per le quali paga in ticket una somma inferiore al costo dell’esame; ma nel 75% dei casi, vale a dire quando paga una prestazione più di quanto costa, non avrà il diritto di sapere quanto è costata effettivamente la prestazione che gli è stata erogata. Chiediamo invece che nella ricevuta rilasciata venga sempre indicato il costo della prestazione, anche quando il costo è inferiore a quanto pagato dal cittadino sommando le voci del ticket regionale e di quello nazionale. Solo così si potrà parlare di trasparenza vera e i cittadini lombardi sapranno quando pagano di più o di meno rispetto al costo di una prestazione sanitaria.

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Non lasciamo nessuno indietro

In questi giorni mi è capitato in più occasioni di incontrare persone non più giovanissime, ma nemmeno troppo adulte, che hanno perso il lavoro. Forte  è il loro disagio, sia per le responsabilità che gravano sulle loro spalle, la famiglia, il mutuo. . ., sia per la difficoltà che hanno nel reinserirsi nel “circuito”.  Ma come, si chiedono, anni di esperienza non contano niente? Forte è anche il mio disagio nel non riuscire ad essere d’aiuto. In fondo compito di chi sta nelle istituzioni è contribuire a creare le condizioni perché non vi siano situazioni di disagio, non sistemare i problemi degli amici mi dico, ma quando la situazione ce l’ hai li davanti non è così facile. . .  Sono sempre  più convinto che accanto al tema giovani, che deve essere al centro dell’ attenzione, dobbiamo collocarci quello di chi il lavoro lo deve “ritrovare”. Agevolazioni fiscali, percorsi di riqualificazione professionale, ammortizzatori reali, devono essere attivati. Non dimentichiamo che dietro le razionalizzazioni, i tagli, i sacrifici, che dobbiamo fare e che a volte chiediamo ad altri anche con un po’ di arroganza, ci sono persone, famiglie in difficoltà, giovani che perdono fiducia nel loro futuro. Dobbiamo ripensare il nostro modello di sviluppo? Penso di si, non facciamolo perdendo persone per strada, creando una società fortemente spaccata in due. Abbandoniamo le spinte egoistiche e ritroviamo un comune senso di “appartenenza”!

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Olimpiche responsabilità

Monti ha detto no! Alle Olimpiadi si intende. Ma allora è veramente cambiato parecchio in questo Paese, c’è chi non ha paura a dire che in questo momento abbiamo altro a cui pensare che organizzare le Olimpiadi. Non perché non siano importanti, semplicemente perché per quanto ci riguarda da un lato dobbiamo prima modificare e molto il modo di finanziare, appaltare e costruire, dall’altro dovremmo investire risorse che non abbiamo. Non vengano a dire che perdiamo un’ importante occasione, la storia, a partire da Italia 90, dimostra che non è mai finita particolarmente bene. Non lo faccia soprattutto il Sindaco di Roma che deve prima dimostrare come si spala, avendo spero capito che non basta mettersi il pile! Dimostrare di essere seri, evitare situazioni imbarazzanti come Expo, significa rilanciare l’ immagine del nostro Paese, significa dire a tutti che stiamo cercando di fare sul serio.

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Il Pd che vogliamo

Strano destino quello del PD, specie quando si tratta di individuare alleanze e candidature. A volte si evidenzia la necessità di guardare “al centro” e quindi accettare candidati “necessari”, altre volte invece si indicono le primarie di coalizione, alle quali però non si schiera solo una proposta, ma due o tre con il risultato che. . .vince il candidato di altri, come a Milano, Cagliari e Genova. In questo caso molto diffuso è il fenomeno di chi prende le distanze, di chi dice di non aver parteggiato per  nessuno, di chi si affretta a salutare il candidato ” altrui” come il migliore possibile. Certo esistono alcune varianti, Napoli per esempio!
Penso che dobbiamo cambiare qualcosa. Innanzi tutto ricordarci che il PD é nato come incontro tra moderati, ma i cattolici democratici sono moderati?, e la sinistra riformista. È quindi perlomeno sgradevole continuare a pensare che candidature centriste debbano essere cercate altrove, o vedere chi si sente più garantito a sinistra da altri partiti invece che organizzare seminari più o meno clandestini . . .accomodarsi pure, altrove per l’appunto!
Il PD potrà veramente diventare forza di maggioranza e di governo se ritroverà il coraggio di rompere i vecchi schemi, di dimostrare la volontà di cambiare il modo di interpretare la politica, di avanzare proposte  coraggiose e realmente riformiste. Ce lo chiedono i giovani, ce lo chiedono gli anziani, ce lo chiede una società completamente cambiata, un’ economia bisognosa di nuove regole, il mondo del lavoro che ha bisogno di nuove garanzie e potremmo continuare con servizi, infrastrutture, mobilità, sviluppo territoriale. . .
Ora lavoriamo per vincere il prossimo appuntamento amministrativo, comunque siano andate le primarie e chiunque siano i candidati, ma. . .se vogliamo riconquistare la fiducia nella politica, il consenso elettorale e vincere le elezioni politiche dobbiamo con decisione e in fretta riprendere il cammino ” nuovo ” che avevamo scelto.

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