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Acqua: il governo Berlusconi boccia la Lombardia

Dopo l’impugnativa del Governo, mercoledì sera in Consiglio dei ministri, della legge regionale sui servizi idrici siamo intervenuti io e Gianbattista Ferrari.

“La bocciatura da parte del governo di parti sostanziali della legge regionale lombarda sull’acqua è una buona notizia – spieghiamo – Avevamo contestato in Aula quel testo perché toglieva ruolo ai comuni. In particolare il fatto che la società patrimoniale, prevista dalla normativa lombarda, si appropria come soggetto privato delle reti idriche, espropriando le comunità locali che vengono di fatto anche escluse dalle scelte più importanti che riguardano la gestione dell’acqua. La Giunta regionale avrebbe fatto bene ad ascoltare le nostre proposte, perché avrebbe evitato i profili di incostituzionalità che oggi il Governo contesta”.

“L’acqua – concludiamo – è un bene pubblico che ha a che fare con l’alimentazione, la salute e il benessere dei cittadini. Formigoni e i suoi assessori colgano l’occasione per tornare in Aula e modificare profondamente la legge”.

Ecco lo stralcio del comunicato del Consiglio dei ministri:

Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto e su conforme parere dei Ministeri competenti, ha impugnato le seguenti leggi regionali:

2) Su conforme parere del Ministero dell’Ambiente, la legge della Regione Lombardia  n. 21/2010, che detta disposizioni in materia di servizi locali di interesse economico generale e norme in materia di gestione delle risorse idriche. Essa  presenta profili di illegittimità costituzionale poiché stabilisce che gli enti locali, per la gestione del servizio idrico integrato, possono costituire una società patrimoniale di ambito, conferendo la proprietà delle reti, degli impianti, delle altre dotazioni patrimoniali del servizio idrico integrato, e, in caso di partecipazione indiretta, del relativo ramo d’azienda. Tale previsione contrasta con le norme statali di riferimento, contenute nel Codice dell’Ambiente e nell’articolo 23 bis del d.l. 122/2008, che affermano la proprietà pubblica delle reti e delle  infrastrutture idriche. Inoltre illegittima è la norma secondo la quale i nuovi enti responsabili dell’ATO possano assegnare alla società patrimoniale costituita il compito di espletare le gare per l’affidamento del servizio, le attività di progettazione preliminare delle opere infrastrutturali relative al servizio idrico e le attività di collaudo delle stesse. Infatti, la competenza ad aggiudicare la gestione del servizio idrico integrato, in base al codice dell’Ambiente (art.150, comma 2) è dell’autorità d’Ambito, e comunque ad un unico soggetto, non potendosi enucleare una singola attribuzione da devolvere a un soggetto formalmente privato. Le norme regionali invadono quindi la competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e della tutela della concorrenza e della determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, comma 2, lettera e), m) ed s) Cost.

Il link al testo della legge impugnata

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PGT: Un’altra proroga, l’ultima?

Ci sarà tempo fino al 2012 per approvare i Piani di Governo del Territorio

In provincia di Brescia più della metà dei comuni è in ritardo: proroga necessaria, purché sia l’ultima e si corregga il sistema, La Regione proroga di un ulteriore anno e mezzo il termine per l’approvazione dei piani di governo del territorio. I comuni dovranno adeguarsi alla normativa vigente, approvata nel febbraio del 2005, entro e non oltre il 31 dicembre del 2012, anziché entro il 31 marzo 2011. La proroga si è resa necessaria per l’alto numero di comuni, oltre due terzi, che ancora non ha portato a termine l’iter di approvazione del PGT. Su 1543 comuni lombardi infatti solo 457, il 30%, ha concluso con successo l’iter di approvazione. Sopra la media, ma comunque distante dall’obiettivo, il dato della provincia di Brescia, dove ha concluso l’iter il 46% dei comuni, 94 su 206 (il dato è aggiornato a fine gennaio 2011). Secondo quanto prevede la modifica della legge urbanistica approvata oggi dal Consiglio regionale i comuni non potranno però continuare a utilizzare i vecchi PRG approvando i relativi piani integrati se entro la fine di quest’anno, il 2011, non avranno almeno adottato (approvato in prima lettura) il proprio piano di governo del territorio. L’ennesima, necessaria proroga è motivata dal fatto che solo poco più di un quarto dei comuni lombardi ha già approvato il proprio PGT. Un problema legato alle complicazioni della legge urbanistica ma soprattutto alla mancanza di risorse, in particolar modo per i comuni piccoli. È giusto prorogare i termini ma c’è un evidente problema nel sistema se i comuni non hanno avuto modo di approvare il PGT o, peggio, se hanno avuto in alcuni casi convenienza a continuare ad approvare varianti e piani integrati sui vecchi piani regolatori, in barba alla nuova programmazione urbanistica. Noi abbiamo dato il nostro voto favorevole  a condizione che sia inderogabilmente l’ultima volta e che, com’è scritto nel testo, non sia concesso ai comuni di continuare a programmare in deroga.

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Immigrati&Lega demagogia pura

La delicata situazione di Brescia è un segnale chiaro e inequivocabile: è necessario che la politica si decida ad affrontare con serietà le emergenze sociali presenti suinostri territori. E deve essere presa una presa di posizione chiara, ma pacata.
Se, come ha ben fatto il Pd bresciano attraverso le parole del segretario provinciale Bisinella, va ribadita la contrarietà a ogni forma di protesta non autorizzata e a un qualsivoglia avvallo di questi comportamenti, risulta evidente che, di fronte a certe drammatiche emergenze, l’autorevolezza delle istituzioni deve emergere. Essa deve mostrarsi ferma e al contempo capace di ascoltare e quindi risolvere. La posizione del presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni, non va però in questa direzione, anzi. Essa introduce ulteriore motivo di tensione e di complicazioni per le autorità impegnate nella soluzione della vicenda. Così come è pura e inutile demagogia accostare e assimilare il panorama bresciano alla drammatica situazione veneta, che crea un clima di scontro da Far West. Non è necessario fare la voce grossa per farsi ascoltare: è invece chiara la necessità di creare e alimentare un clima di rispetto delle regole, che va strenuamente difeso e reintrodotto, attraverso lavoro e competenza, senza sottovalutare la necessita del silenzio, che, proprio in queste situazioni, diventa la scelta più opportuna da parte della presidenza del Consiglio regionale.

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Interrogazione sulla Barghe-Vestone-Idro

Trovate qui di seguito il video del question time di ieri sulla SS Barghe Vestone Idro.
L’Assessore Cattaneo, nel rispondermi, ha confermato che la finanziaria nazionale toglie il denaro, già previsto, per lo stanziamento dell’opera che rimane per Regione Lombardia prioritaria.
Altro aspetto da sottolineare è che la Provincia non ha ancora ultimato il progetto definitivo e che la Regione ha deciso di lasciare almeno 1.5 mln di Euro per la sua ultimazione. Da parte mia nessuna polemica, come peraltro qualche altro componente della maggioranza in provincia ha fatto. Rimarrò vigile e attento a questa problematica nella consapevolezza che tutti si devono adoperare per la sua realizzazione nei tempi più brevi possibili.

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piccola velocità di Brescia, quale futuro?

Oggi io e Gianbattista Ferrari, abbiamo presentato un’interrogazione a risposta scritta sullo scalo merci “Piccola velocità” di Brescia per capire come la Regione intenda intervenire sull’incresciosa situazione che si sta creando attorno alla struttura.

Ci siamo rivolti direttamente all’assessore ai Trasporti Raffaele Cattaneo al quale ricordiamo che Brescia ospita sul proprio territorio uno scalo merci, detto la ‘Piccola velocità’, di oltre 700mila metri quadri, che rappresenta una potenzialità inespressa ma straordinaria per l’economia locale e per un concreto sviluppo dell’intermodalità e del trasporto su rotaia.

Nel documento ricordiamo che il 28 settembre 2007 è stato stipulato un Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comune di Brescia, Ferrovie dello Stato e Associazione industriale bresciana in merito allo sviluppo della scalo. Il 26 maggio 2009 i soggetti hanno stipulato un accordo operativo per la riqualificazione e la gestione della piattaforma logistica e scalo intermodale merci, inclusa la realizzazione di opere interne allo scalo, e la realizzazione degli interventi di riorganizzazione della viabilità esterna.

Il problema è che a marzo scorso l’area è stata posta sotto sequestro, determinando un drastico calo della movimentazione di merci con conseguenti effetti sull’occupazione. Inoltre, gli operatori privati si sono visti recapitare da Fs Logistica, proprietaria dell’area, il preavviso di sfratto entro la fine del 2010, quando invece l’accordo del 2009 prevedeva una stesura del progetto definitivo di accessibilità entro un anno.

Non da ultimo, il paradosso: a fronte di queste premesse,  nei giorni scorsi ignoti hanno rimosso numerosi binari all’interno dello scalo, senza che nessuno rilevasse alcunché, sintomo del degrado e dell’assenza di controllo a cui è lasciata la Piccola velocità. E intanto, l’assessore provinciale ai Trasporti, che ha il ruolo di coordinatore dell’iniziativa, sostiene che si sia comunque nei tempi previsti dal protocollo di intesa.

Per questo io e Gianbattista abbiamo chiesto a Cattaneo quali siano le iniziative intraprese da Regione Lombardia per assicurare il rispetto degli impegni assunti per il rilancio dello scalo merci di Brescia; se sia stato stipulato il progetto definitivo di accessibilità, come previsto nell’accordo operativo; se sia stata calendarizzata la stipula dell’accordo di programma; se le Ferrovie dello Stato e gli altri soggetti interessati siano stati sollecitati a mantenere e concretizzare gli impegni assunti, considerato che l’ordinaria amministrazione dello scalo farebbe pensare l’esatto contrario.

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la Regione vuole mettere i Parchi sotto controllo

I parchi regionali rischiano di finire sotto lo stretto controllo della giunta regionale. Questo sarebbe  l’effetto della finanziaria che, secondo l’interpretazione dell’assessorato regionale ai Parchi della regione Lombardia, porterebbe a breve alla cancellazione dei parchi come enti consortili tra comuni per trasformarli in enti di diretta emanazione della Regione, quindi sotto il suo stretto controllo gestionale.

Una soluzione da noi avversata: chiediamo infatti alla Regione di prendere impegni stringenti in merito, ma rimaniamo ancora in attesa di risposte e di risultati.

La Regione avrebbe in tasca un parere legale, che prevede espressamente la decadenza degli enti consortili, parere che viene però contestato dai Parchi stessi, anche perché in Emilia Romagna, unica altra regione in cui i parchi sono gestiti da consorzi di comuni, l’orientamento è per il mantenimento.

I parchi lombardi rappresentano il 30% del territorio regionale e rappresentano un modello che ha fatto storia a livello nazionale, anticipando le ragioni federaliste emerse anni dopo e traducendo in concreto il principio di sussidiarietà. Ricondurli allo stretto controllo della Regione, in un’ottica di un obsoleto neocentralismo regionale, non porta a migliorarne la gestione che, anzi, sarebbe sottratta al controllo dei comuni.

La battaglia su questo tema si è svolta anche martedì scorso, 28 ottobre, in Consiglio regionale, dove il PD ha presentato un ordine del giorno al piano regionale di sviluppo, approvato con alcune modifiche sostanziali.

Non abbiamo ottenuto l’impegno al mantenimento della forma consortile e quindi, su questo punto, la nostra battaglia continuerà nelle prossime settimane, anche quando affronteremo la legge regionale di riordino dei parchi.

Abbiamo ottenuto invece un riconoscimento del ruolo dei comuni nella governance e la garanzia del mantenimento dell’attuale entità delle superfici dei parchi, due principi che entrano perciò a far parte del Piano regionale di sviluppo vigente.

La partita si gioca ora: noi faremo di tutto perché non venga riproposta e quindi approvata un’altra legge ‘ammazzaparchi’( come quella che due anni fa si è riusciti a scongiurare con una forte battaglia in Consiglio e fuori)  e con la decisiva alleanza dei parchi e dei comuni interessati.

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FORMIGONI TUTELI E SOSTENGA I PICCOLI COMUNI. ALTRIMENTI SCAPPANO

Se anche Limone sul Garda dovesse dare l’ok al referendum, sarebbe il terzo comune bresciano a voler sancire il proprio passaggio dalla Lombardia al Trentino Alto Adige. Questo è inaccettabile, tanto più se a spingere i cittadini a scappare è la Regione stessa.

Io credo fermamente che  si debba investire della questione direttamente il presidente Formigoni e la sua Giunta, cui ho rivolto un’interrogazione con risposta scritta. Nel documento ho ricordato che la volontà di Limone sul Garda di indire un referendum popolare per il passaggio nella provincia autonoma di Trento arriva dopo il successo di un’analoga iniziativa, avvenuta in altri due comuni della zona, Magasa e Valvestino.

Questo rappresenta un chiaro segnale di incapacità da parte di Regione Lombardia di salvaguardare e sostenere i propri Comuni, anche considerato che le lamentele che hanno avanzato nel tempo riguardano mancati finanziamenti (come nel caso delle piste ciclabili) di competenza regionale.

Nell’interrogazione ho dunque chiesto quali siano i finanziamenti di Regione Lombardia per Limone sul Garda che rischiano di non essere stanziati e le cause della loro mancata erogazione; se non si ritiene opportuno riunire tutti gli attori intorno a un tavolo istituzionale per cercare di trovare una soluzione condivisa che rimetta al centro le legittime rivendicazioni del territorio gardesano; quali politiche si intendono intraprendere per tutelare e valorizzare un territorio che deve vivere con la concorrenza di un ‘vicino’, dotato di risorse enormemente superiori.

Vorrei sapere quali siano le strategie di Formigoni e dei suoi assessori per tutelare le realtà periferiche e le loro peculiarità locali, soprattutto in un momento di crisi economica, che rende fondamentale una sorta di ‘protezione’ verso i piccoli comuni . Alla fine, sono proprio questi ultimi l’ossatura della nostra regione.

Formigoni ci dica quali politiche intende mettere in campo per incentivarli.

Altrimenti va a finire che, nel giro di poco tempo,  già il terzo comune chiede il trasferimento.

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riflessioni su Adro…

E ora cosa succederà ad Adro, paese della provincia bresciana salito alla ribalta mediatica per la scuola “marchiata” Lega?

Tutto è avvenuto, l’opinione pubblica provinciale, regionale e nazionale ha protestato, vari rappresentanti istituzionali hanno preso posizione e intrapreso decise iniziative, il sindaco di Adro ha provato a resistere, il Ministro alla fine, ha chiesto che il rispetto della “Scuola”, prima ancora che delle norme, fosse ristabilito, persino i vertici della Lega Nord sembrano aver preso una certa distanza dall’iniziativa.

Tutto è avvenuto.

Meno due cose, a mio giudizio fondamentali.

I simboli, oggetto della protesta, quando verranno rimossi?

In questo caso accanto all’ufficialità dei richiami, è indispensabile la loro attuazione “materiale”, altrimenti si consente ciò che formalmente si condanna.

Ma soprattutto come spiegare ai cittadini di Adro che quello che è avvenuto non è stata una sopraffazione nei loro confronti e verso le loro rappresentanze istituzionali.

E’ in particolare a loro, che durante la mobilitazione svoltasi il 18 settembre non hanno nascosto un certo fastidio, che va con pacatezza detto che nessuno ha voluto invadere il loro Paese, cancellando le loro scelte o frustrando le loro libertà. Semplicemente vi è stato un forte richiamo al rispetto dell’imparzialità e indipendenza dello stato in tutte le sue manifestazioni, a cominciare dalla scuola.

Garantire, specie ai giovani, un libero confronto, la possibilità di formarsi nel rispetto delle convinzioni personali, l’evitare ogni forma di indottrinamento, è un dovere per chiunque sia chiamato a governare. A qualsiasi livello.

Venir meno a questo significa minare il principio fondamentale di libertà dei cittadini, significa porsi al di fuori del nostro impianto costituzionale.

L’augurio è che il sindaco e l’amministrazione di Adro capiscano questo e agiscano di conseguenza, così come i vincitori “morali” della vicenda distinguano questo caso “straordinariamente” grave, dalla normale contrapposizione politica.

Quando si mette in gioco l’essenza del nostro impianto giuridico-istituzionale la reazione “dovrebbe” essere di tutti, il ripristinarla “è” di certo una vittoria di tutti, anche di chi ad Adro ha votato Lega.

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Camion dal Sud al termoutilizzatore Girelli «interroga»

IN REGIONE. Dopo la denuncia del Pd in Loggia,richieste all’assessore assicurazioni che non portino rifiuti domestici

GianAntonio Girelli, consigliere regionale del Pd, ha presentato un’interrogazione all’assessore regionale per chiedere lumi sul conferimento di rifiuti nel termovalorizzatore di Brescia. Girelli parte dalla constatazione che esiste una movimentazione inusuale di mezzi che si protrae da tempo e che il 22 luglio alcuni cittadini hanno monitorato l’arrivo di camion del centro sud . Movimenti «tali da far ipotizzare un transito di rifiuti extra regione». «È stato verificato successivamente che presso l’impianto Silla 2 di Asmea, a Milano, è stato annotato l’ingresso di un vettore della ditta Ve.Ca. e che questo vettore ha stazionato per pochi minuti nell’impianto per poi uscire ed essere visto successivamente nell’impianto di termovalorizzazione di Brescia», continua Girelli nel documento, facendo poi nomi e cognomi: «Le società di trasporti monitorate sono le seguenti: F.lli Adietta di Nocera Inferiore (Sa), VeCa Sud Autotrasporti di Maddaloni (Ce), Autotrasporti Ciavaroli di Tolentino (Mc) e Gct Trasporti di Ponterio (Pg)».
Su questo tema la Loggia e A2A hanno risposto ai consiglieri comunali del Pd che le prime due linee dell’impianto bresciano trattano unicamente Rsu bresciani e la terza biomasse provenienti da tutta Italia. Girelli chiede all’assessore «se corrisponde al vero – secondo la documentazione regionale – che nessun tipo di rifiuto domestico proveniente dalla Campania o da altra regione italiana viene smaltito nell’impianti di termovalorizzazione di Brescia e Milano e se sia stata valutata la posizione di alcuni dei vettori monitorati anche in relazione alle vicende che coinvolgono le ditte in vicende processuali legate alla malavita organizzata».

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CONSIGLIO REGIONALE A MALPENSA: “CHI GOVERNA STUDI UNA STRATEGIA PER TUTTI GLI SCALI LOMBARDI, MONTICHIARI IN PRIMIS”

GianAntonio Girelli, consigliere regionale del Pd, ha esordito con un paragone efficace oggi, martedì 29 giugno 2010, a Malpensa, durante la seduta del Consiglio regionale straordinario: “Non so quanti stamane abbiano usufruito del bus navetta organizzato dalla Presidenza del Consiglio per giungere fino qui – ha esordito –. Credo però che quell’autobus rischi seriamente di assomigliare a quello della nazionale italiana di calcio di ritorno dai Mondiali, con la differenza che fuori ad attendere non vi erano tifosi arrabbiati, ma amministratori preoccupati e viaggiatori ‘elettori’ distratti. E noi siamo qui a sottolineare una sconfitta sulla vicenda Alitalia”, ha detto Girelli.

E ha continuato: “Tutto quanto era stato ipotizzato su Malpensa, sul suo ruolo internazionale, sulla prospettiva strategica di tutta un’area territoriale deve fare i conti con una situazione di sostanziale ridimensionamento” che come conseguenza porta il fatto che “a uscirne fortemente compromessa è l’autorevolezza del sistema lombardo. A partire da quello politico: poco importa scoprire chi sia l’allenatore colpevole – ha proseguito con il suo paragone politico-calcistico di così stretta attualità –. Anche perché, in perfetto stile italiano, molti sono stati gli artefici di questa situazione. Si tratta invece di comprendere cosa fare”.

A chi spetta è presto detto, secondo Girelli: “Vi è la necessità da parte di chi ha la responsabilità del governo di presentare proposte concrete, piani strategici, sinergie condivise con altre istituzioni e con gli operatori del mercato, prospettive reali per riaccreditare Malpensa e gli altri aeroporti lombardi come espressione di una realtà territoriale economicamente e socialmente vivace che chiede fatti concreti”.

A questo proposito, Girelli è sceso nel dettaglio: “Se per Bergamo le prospettive possono sembrare più o meno delineate, per Montichiari Brescia rimane la vera incognita di quale può essere, se ci può essere, una reale prospettiva di sviluppo. E’ evidente che è assolutamente indispensabile mettere mano al piano d’area di Montichiari prendendo decisioni rapide e definitive, evitando che quella che doveva e poteva essere una straordinaria occasione di crescita si trasformi in un costante vincolo di impedimento per il territorio e per i soggetti economici che vi operano. Lo stesso Prs parla di Montichiari richiamando presunte vocazioni. Quali sono e come si concretizzano? Bisogna al più presto confrontarsi su proposte vere e realistiche dove il possibile futuro come scalo cargo non può non tener conto delle potenzialità quale scalo passeggeri al servizio del settore turistico non certo marginale in quest’area e più in generale a un contesto economico particolarmente vivace e propenso ai rapporti di commercio estero. Parlare dello scalo di Montichiari significa instaurare con Verona, il suo aeroporto Catullo e con l’intera realtà veneta una sinergia strategica capace di superare sterili e miopi localismi in favore di un interesse di tutti”.

Insomma, per il consigliere del Pd Girelli “parlare di Malpensa senza inquadrare la questione in un quadro lombardo, nazionale ed europeo significa parlare di nulla”.

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