Voglio invitarvi a leggere l’intervento di una cara amica, Enrica, tenuto a Barbaine di Livemmo in occasione della ricorrenza partigiana del 9 ottobre. Con grande chiarezza ha voluto ricordare facendo riflettere. Non aggiungo altro, potrei solo “rovinare” quanto detto da Enrica:
Non bisogna piangere per loro.
Ma che dobbiamo fare?
Dobbiamo imparare da loro.
Imparare dai morti?
Cosa possono insegnarci i morti?
Quello per cui sono morti.
(Elio Vittorini)
È con queste parole tratte da una poesia sulla Resistenza che vorrei iniziare la mia riflessione qui, a Barbaine, davanti ai cippi di marmo in ricordo dei partigiani della Brigata Perlasca.
Questo monumento, per la sua semplicità, mi ricorda quello di un altro luogo simbolo della resistenza italiana: Sant’Anna di Stazzema, dove nell’agosto del 1944 vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte donne, bambini e anziani.
Il monumento posto davanti al sagrato di quella piccola chiesa ha una particolarità: le pietre, all’apparenza squadrate, che lo formano sono scavate: se le si guarda dall’alto, si intravedono dei volti malformati. Sembrano proprio volti di persone che urlano di dolore. Ma non solo: con quell’urlo, sembrano dirci qualcosa. Ma che cosa?
Proprio come queste pietre, ci chiedono di ricordare i loro sacrifici, i valori per cui hanno combattuto o semplicemente il sogno che hanno inseguito. Ci chiedono di continuare a testimoniare nella nostra vita, ogni giorno, in famiglia, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nel sociale, in politica, continuare a testimoniare questi valori perchè sia chiaro a tutti l’importanza che il sacrificio di queste persone ha avuto per noi oggi nella nostra vita di tutti i giorni.
Con il passare del tempo si riduce sempre più il numero di chi ha vissuto da protagonista la Resistenza, donne e uomini che hanno lottato, hanno fatto scelte difficili, preso decisioni coraggiose, hanno vissuto successi ed insuccessi per liberare l’Italia dall’oppressione della dittatura; con il loro impegno hanno contribuito a ridare agli italiani la dignità che era stata loro negata.
La nostra società, sempre più distratta e frenetica, rischia di dimenticare la storia di questi uomini e donne: ma questa storia non può restare solo materia per gli studiosi o per qualche nostalgico.
Si minaccia di cancellare il 25 aprile: un modo come un altro per banalizzare il sacrificio di chi ha saputo dare tutto per il bene di tutti. E allora, dobbiamo essere capaci di risvegliare in noi quegli ideali, quei valori di Patria, Libertà ed Unità più volte riascoltati nelle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.
Noi siamo gli eredi di ispirazioni nobili; come tali, abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo tramandare costantemente quelle esperienze per non sbiadire l’immagine del movimento di liberazione.
Diceva un grande politico che ci ha recentemente lasciato: “i giovani non hanno bisogno di grandi discorsi, ma di testimonianze”.
Non stanchiamoci di ricordare ai giovani, ai nostri figli o ai nostri nipoti, che Libertà e Democrazia vanno difese ogni giorno; che la Costituzione, che nacque dallo spirito che animò la Resistenza, con i suoi principi e valori è la base della convivenza civile dell’Italia ed ha permesso un sistema di equilibri tra i poteri che ha garantito e garantisce la libertà e i diritti di tutti i cittadini italiani.
Il presidente Napolitano ci ha ricordato che la Costituzione va amata e rafforzata ogni giorno: prendiamoci quest’impegno, facciamo in modo che ogni giorno si faccia memoria, per migliorare la nostra società.
“Facci limpidi e diritti”; “moltiplica le nostre forze”, perchè non ci siano più prevaricazione, violenza e guerra; perchè l’esempio per le giovani generazioni non sia quello di persone di basso profilo, che sempre più fanno notizia, ma sia quello vero, di persone autentiche, che hanno a cuore il bene comune, disponibili ai sacrifici, come lo furono i “Ribelli per amore”.
Enrica Peli