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riflessioni su Adro…

E ora cosa succederà ad Adro, paese della provincia bresciana salito alla ribalta mediatica per la scuola “marchiata” Lega?

Tutto è avvenuto, l’opinione pubblica provinciale, regionale e nazionale ha protestato, vari rappresentanti istituzionali hanno preso posizione e intrapreso decise iniziative, il sindaco di Adro ha provato a resistere, il Ministro alla fine, ha chiesto che il rispetto della “Scuola”, prima ancora che delle norme, fosse ristabilito, persino i vertici della Lega Nord sembrano aver preso una certa distanza dall’iniziativa.

Tutto è avvenuto.

Meno due cose, a mio giudizio fondamentali.

I simboli, oggetto della protesta, quando verranno rimossi?

In questo caso accanto all’ufficialità dei richiami, è indispensabile la loro attuazione “materiale”, altrimenti si consente ciò che formalmente si condanna.

Ma soprattutto come spiegare ai cittadini di Adro che quello che è avvenuto non è stata una sopraffazione nei loro confronti e verso le loro rappresentanze istituzionali.

E’ in particolare a loro, che durante la mobilitazione svoltasi il 18 settembre non hanno nascosto un certo fastidio, che va con pacatezza detto che nessuno ha voluto invadere il loro Paese, cancellando le loro scelte o frustrando le loro libertà. Semplicemente vi è stato un forte richiamo al rispetto dell’imparzialità e indipendenza dello stato in tutte le sue manifestazioni, a cominciare dalla scuola.

Garantire, specie ai giovani, un libero confronto, la possibilità di formarsi nel rispetto delle convinzioni personali, l’evitare ogni forma di indottrinamento, è un dovere per chiunque sia chiamato a governare. A qualsiasi livello.

Venir meno a questo significa minare il principio fondamentale di libertà dei cittadini, significa porsi al di fuori del nostro impianto costituzionale.

L’augurio è che il sindaco e l’amministrazione di Adro capiscano questo e agiscano di conseguenza, così come i vincitori “morali” della vicenda distinguano questo caso “straordinariamente” grave, dalla normale contrapposizione politica.

Quando si mette in gioco l’essenza del nostro impianto giuridico-istituzionale la reazione “dovrebbe” essere di tutti, il ripristinarla “è” di certo una vittoria di tutti, anche di chi ad Adro ha votato Lega.

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Lettera al presidente Napolitano

Signor Presidente,

nel clima di confuso arrembaggio alle nostre istituzioni repubblicane che purtroppo segna questa fase tormentata della nostra vita politica e sociale, registriamo come Lei avrà sicuramente già avuto modo di apprendere, l’ennesimo episodio di grave intolleranza civica messa in atto dal sindaco del comune di Adro. Il primo cittadino del comune bresciano, ha autorizzato e ritengo incentivato la marchiatura su tutta la scuola pubblica del suo paese (appena inaugurata) con il simbolo del Sole delle Alpi; che altro non è, come oggi tutti sanno, una griffe elettorale: il brand del Partito a cui il sindaco appartiene.

Arredi, vetri, ingresso, fino allo zerbino, marcano con il Sole delle Alpi un’identità di parte, identità che di questi simboli pare avere continuo bisogno per esistere. Un simbolo che non è il marchio di uno sponsor privato, ma quello della padania che non c’è, in un plesso scolastico che dovrebbe essere aperto a tutti: anche ai figli dei cittadini di Adro che non votano quel movimento. Quasi che la scuola pubblica, realizzata sì, grazie al generoso contributo versato da alcuni cittadini, sia stata privatizzata da un sindaco al di sotto di ogni sospetto di imparzialità e di garanzia costituzionale per tutti i suoi amministrati.

Tralascio le proteste sacrosante di coloro che lamentano lo sfregio al rispetto per chi non la pensa come il Sindaco, mi associo a chi si sente offeso per l’ennesima provocazione alle istituzioni repubblicane, indirizzata al luogo che deve essere in grado più di tutti di garantire formazione e coscienza civica vera e imparziale, non condizionata da ideologie di parte, nella sua delicata fase nascente.

Però mi chiedo solo se un domani questa stessa scuola, con le sue aule griffate con il simbolo politico di un movimento ovunque, dall’ingresso alle lavagne, possa essere utilizzata, come  spesso succede, anche come sede elettorale per  votazioni, politiche o amministrative. Perché ritengo che invece si possa e debba ravvisare, proprio per queste marchiature, un’ evidente inopportunità e quindi non utilizzabile per queste altre esigenze. Perché è chiaro che lo sponsor non è una qualsiasi azienda privata, e mi chiedo  quali effettivi vantaggi ne derivino, dopo questa bella pensata, all’intera comunità di Adro dotata di una scuola privatizzata e dimezzata per quanto concerne le sue articolate funzioni di luogo pubblico.

Senza contare il precedente. Un domani, Illustrissimo Presidente, chi potrà opporsi a questo ennesimo volgare sdoganamento che magari potrebbe coinvolgere una scuola del sindaco di un qualsiasi altro schieramento politico, fino a quella del partito al quale io stesso appartengo?

Non convince, infine, la risposta e la definizione soft venute dal ministro che si limita a definire folclore l’ennesima provocazione di quel primo cittadino che appare più attento a cercare visibilità discutibile sui giornali con questi atti, che non per un’amministrazione equilibrata di tutta la sua comunità.

Ognuno di noi, legittimamente, è sempre pronto a stigmatizzare l’uso politico dei ragazzi e delle istituzioni: per queste ragioni , Illustrissimo Presidente, conoscendo la Sua particolare attenzione alla difesa delle istituzioni e alla “Libertà” di tutti i cittadini, confido in un Suo autorevole intervento.

Con sincera gratitudine e cordialità

Gian Antonio Girelli

Consigliere regionale PD

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Politiche Sociali

“Buono famiglia, la Regione è in forte ritardo. Si rivedano le modalità di ripartizione in accordo con le amministrazioni lombarde”

Tempi incerti e troppo lunghi per l’erogazione delle risorse e meccanismi da riparametrare, anche in funzione dei nuovi tagli imposti dalla manovra. Lo ha denunciato il consigliere del Pd Gianantonio Girelli, mettendo in evidenza i limiti di una misura, come il buono famiglia, criticata sin dall’inizio dal Pd.

“Come apprendiamo dall’Assessore la quasi totalità del tanto decantato buono famiglia deve ancora essere liquidato e questo è grave per le famiglie in difficoltà – attacca il consigliere del Pd – Il bando aveva già fatto discutere per due motivi: perché all’inizio era stato un flop per le pochissime richieste, a causa dei criteri troppo stringenti che la Regione ha dovuto modificare in corso d’opera estendendo il buono anche alle famiglie senza figli minori; e perché si è trattato di un’iniziativa spot, disomogenea e poco efficace, finanziata togliendo risorse ai comuni proprio su quei capitoli che riguardano la spesa per servizi sociali”.

La lettura del bisogno è più adeguata quando è fatta direttamente sul territorio. In provincia di Brescia sono state ammesse 1258 domande, delle quali solo 82 per ora liquidate. Ad oggi avanzano ancora 4 milioni di euro. “Proponiamo di rivedere le modalità di ripartizione di questo fondo ricontrattando le necessità insieme alle amministrazioni lombarde – spiega Girelli – . Questo si rende ancora più necessario alla luce dei tagli della manovra che colpiscono soprattutto i comuni”.

Milano, 1 luglio 2010

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