Archivi categoria: Sanità e welfare

Servizi per la tossicodipendenza, servono misure integrate e non frammentate

dipendenzaIn Consiglio regionale abbiamo affrontato il tema degli Smi, ovvero i Servizi Multidisciplinari Integrati che, insieme ai SERT pubblici, hanno il compito di occuparsi del contrasto alle dipendenze e della presa in carico dei soggetti affetti da tossicodipendenza.

In Aula è stata discussa e votata (con l’astensione del Partito Democratico) una risoluzione per sostenere queste realtà.
Come PD abbiamo chiesto, con una serie di emendamenti, di affrontare il tema in maniera integrata e non frammentata, proprio nello spirito di una risposta omogenea sui territori.

Condividiamo infatti la necessità di potenziare e sostenere con maggiori risorse questo importante servizio, ma crediamo sia necessario che integrarlo con le altre iniziative esistenti sui nostri territori.
Si tratta di tenere conto sia dei servizi pubblici che di quelli privati proprio per dare la risposta migliore possibile ai problemi della tossicodipendenza, dato che pubblico e privato sono due gambe dello stesso servizio. In tutto si stratta di 84 SERT e 10 SMI accreditati.

Troviamo quindi inutile, a maggior ragione in un contesto di difficoltà economica, dare risposte parziali rimandando a una successiva risoluzione il riferimento alla rete dei SERT, Il nodo avrebbe potuto essere affrontato nello stesso atto d’indirizzo alla Giunta che abbiamo votato in Aula. Ancora una volta si procede “a spezzatino” e si sprecano occasioni.

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Sul carcere di Canton Mombello a Brescia

Vi segnalo questo interessante dibattito radiofonico a cui ho partecipato qualche giorno fa. Si tratta di un approfondimento sul carcere di Canton Mombello a Brescia realizzato da Radio Radicale:

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Sanità nel bresciano, ecco cosa va chiesto a Maroni

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Sanità e Civile di Brescia: la proposta del PD

Leggi anche l’articolo del Giornale di Brescia

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La riforma della sanità e l’Ospedale Civile

sanitàIl Consiglio Regionale  ha approvato questo ordine del giorno, di cui sono il primo firmatario. Sia chiaro non significa che sull’Ospedale Civile viene riconosciuto lo stato di Azienda Ospedaliera, significa che da qui al 31 ottobre si approfondirà questa auspicata possibilità. Di più in questa fase era impossibile ottenere.
Come è chiaro che vi è l’obbligo politico e morale della Giunta di aprire in modo chiaro questo approfondimento e non far finta di nulla e dire che la riforma rimane così com’è e non si tocca.
Ora spetta a noi, a Brescia, ai bresciani, trovare il modo di superare steccati ideologici, appartenenze politiche e capire, approfondire, proporre e questa volta pretendere che vadano fatte scelte che tutelino la nostra storia, la nostra capacità, i nostri diritti.
L’Ospedale Civile è stato ed è un esempio di buona sanità al mondo, un’eccellenza assoluta. Dobbiamo pretendere che continui ad esserlo riconoscendogli ruolo, finanziamenti, opportunità.

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Sanità: il diritto del cittadino al primo posto

La sanità, un diritto del cittadino, sancito dal l’art. 32 della nostra Costituzione, deve rappresentare uno dei più grandi impegni per le istituzioni e la politica. Ha bisogno di conoscenza, di approfondimento, di competenza nell’essere normata.
L’esatto opposto di quanto la Giunta e la Maggioranza in Regione Lombardia ha finora fatto vedere nella stesura della riforma in atto. Un vero mercato, un tira e molla tra forze politiche, l’assoluta ignoranza nel merito, il trionfo delle sciocchezze,  é quanto hanno saputo mostrarci.

Da qui un’opposizione forte, dura, senza sconti. Un’unica possibilità vera di dialogo: rimettere il diritto del cittadino al primo posto, parlare di merito e competenza, abbandonare un uso partitico della gestione sanitaria. Nessuno pensi di tenerci buoni con l’accoglimento di qualche emendamento o  qualche concessione di facciata. Più che mai è nel merito, nell’idea di sanità, di diritti dei cittadini, di ruolo e metodi della politica che vogliamo marcare la differenza, caratterizzare il centrosinistra, PD e Gruppo Ambrosoli, in Regione Lombardia.

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Disservizi 118, la mia lettera per chiedere chiarimenti

ambulanzaTroppi i disservizi legati alla nuova organizzazione del 118. E’ ora di fare chiarezza e chiedere spiegazioni per difendere i diritti dei cittadini. Certo più che mai rimango convinto che chiudere la centrale 118 di Brescia NON è stata una buona scelta.

Ecco la lettera che ho inviato al dottor Alberto Zoli, direttore generale dell’agenzia regionale emergenza unica

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Riforma sanitaria, il convegno a Brescia

Questo è il metodo che secondo noi andava adottato per affrontare la riforma sanitaria. Conoscere, approfondire, analizzare per poi scegliere. Con una nuova idea di sanità legata al benessere – non solo alla cura – con il territorio non solo l’ospedale protagonista, con  il cittadino al centro dell’azione politica, specie se in difficoltà.

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“Zero ticket” grazie a Maroni? Non esattamente, anzi

Il presidente della Regione Lombardia è tornato lunedì ad annunciare l’intenzione di cancellare i ticket sanitari regionali, con un primo intervento nel 2015. Intanto, però, la prima manovra fatta dall’amministrazione Maroni sui ticket farmaceutici, in vigore da aprile 2014, si sta dimostrando un flop.
Al momento della presentazione dell’intervento Maroni spiegò che la Regione avrebbe investito 40 milioni di euro per cancellare i ticket farmaceutici a 800mila lombardi (su 10 milioni). Fu anche lanciata la campagna di comunicazione “zero ticket”, con affissioni di manifesti in tutte le città lombarde, per il costo dichiarato di 200mila euro a carico dei contribuenti. Nei fatti, la Regione estendeva l’esenzione del ticket farmaceutico per gli anziani over65 poco abbienti, spostando il limite di reddito massimo da 11 a 18mila euro.

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Alla luce dei dati ufficiali, su ormai cinque mesi di applicazione, per la Regione si è trattato di un’operazione a costo zero, anzi, con un relativo guadagno economico. Da aprile ad agosto l’ammontare dei ticket pagati dai lombardi non solo non è diminuito, ma è addirittura cresciuto. Nei cinque mesi i lombardi hanno pagato circa due milioni di euro in più rispetto agli stessi mesi dello scorso anno (+1,87%), quando la misura non era in atto. Sempre nello stesso periodo, rispetto allo scorso anno, i cittadini di Brescia e provincia hanno pagato in ticket sui farmaci 122mila euro in più rispetto al 2013. E se i cittadini hanno pagato di più, la Regione ha invece risparmiato, perché la spesa farmaceutica complessiva (quanto Palazzo Pirelli deve alle farmacie per i farmaci acquistati dai lombardi) è sostanzialmente diminuita per oltre 25 milioni di euro, grazie soprattutto alla maggior diffusione dei farmaci generici.
Per la regione c’è dunque un guadagno netto, l’esatto contrario di quanto prospettato. Maroni continua a parlare di abolizione dei ticket ma qui i conti non tornano. Un taglio è necessario e noi lo diciamo da anni. Chi ha redditi fino a 30mila euro non deve più pagare né i ticket sui farmaci né, soprattutto, il superticket su visite ed esami, e le risorse già ci sono. La giunta ha preferito fare questo intervento spot ma alla luce dei dati è evidente che poteva e doveva fare molto di più. Aveva promesso un taglio per 40 milioni ma ha sbagliato i conti e quei soldi sono ancora in cassa, anzi, ce n’è anche di più. Quindi è ora di tagliare veramente, tutti i ticket, per tutte le fasce d’età, nel segno dell’equità.
Il flop del taglio dei ticket sui farmaci potrebbe avere diverse motivazioni, ma la più significativa probabilmente concerne i numeri dei beneficiari: gli ultrasessantacinquenni in Lombardia sono circa due milioni, è possibile che quasi la metà abbia un reddito compreso tra 11 e 18mila euro? Anche qui, forse occorre rifare i conti

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Maroni (e la sua maggioranza)

maroni_maggioranzaInevitabile che l’avviso di garanzia recapitato nei giorni scorsi al Presidente Maroni diventasse oggetto di discussione in aula. Maroni stesso, a differenza di chi lo ha preceduto, ha ritenuto di relazionare immediatamente in Consiglio. Lo ha fatto in modo stringato (in molte parti elusivo) per rispetto delle indagini in corso ci ha detto. Lo ha fatto richiamandosi al dovere da parte di chi é nelle Istituzioni di rispettare la legge, sempre e comunque. Voglio sperare sia vero, che possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati e di poter tornare a fare un confronto su scelte politico-amministrative. Ho fiducia, come sempre, nella Magistratura e nella sua capacità di fare chiarezza in merito.
Desolante invece lo spettacolo offerto dalla maggioranza. Vedere i loro Consiglieri, per lo meno almeno una volta presenti numerosi ai lavori, tutti in piedi attorno al Presidente, mi ha ricordato chi si aggrappa al salvagente (questo é stato per loro Maroni) in Lombardia, timorosi di essere spazzati via. Il solo pensare a elezioni anticipate, ad alleanze da riscrivere, al confronto con un consenso che non c’è più, li rende consapevoli del pericolo. Forse per questo in alcuni casi la paura li ha resi, o meglio “rese”, persino istericamente euforici/che.
Ma ancor di più impressionanti sono stati alcuni interventi di esponenti della maggioranza. Non hanno ribadito lo stringato, ma chiaro messaggio di Maroni. No, addirittura hanno “urlato” l’esaltazione della violazione della legge, se fatta nell’interesse del “popolo padano”. Senza farsi mancare il solito attacco alla Magistratura, pensando ovviamente più ad Arcore che al Pirelli. Concetti vergognosi che dimostrano quanta strada debba ancora fare la cultura della legalità nelle nostre Istituzioni. Concetti dai quali lo stesso Maroni deve avere il coraggio e la forza di prendere le distanze. Non sono fra quelli che delegittimano i ruoli istituzionali, le elezioni servono per democraticamente sceglierli. Ecco perché chiedo al Presidente di Regione Lombardia, augurandogli di chiarire le sue situazioni giudiziarie, di saper prendere le distanze da un rigurgito secessionista e da una deriva politica che caratterizza parte della sua maggioranza. Non può permetterselo la Regione, l’Italia viaggia in altra direzione e la Lombardia non può rimanere ferma e far mancare il proprio apporto. Non può permetterselo lui vincitore di una difficile tornata elettorale in virtù dell’immagine di chi aveva saputo liberarsi di tante cattive abitudini e inutili slogan, che rischiano invece di tornare particolarmente in auge nei palazzi di Regione Lombardia.

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