Archivi categoria: Sanità e welfare

Se il carcere non è solo detenzione, ma anche recupero e prevenzione

Oggi in consiglio regionale discuteremo di carceri, o meglio dell’emergenza carceraria in Lombardia. I dati sono evidenti su una capacità di capienza regolamentare di 5398 e una tollerabile di 8540 abbiamo nei 18 istituti lombardi ben 9242 detenuti. Come non occuparsene!

Se da un lato siamo un paese dove va meglio marcata la certezza della pena, per “tutti” i colpevoli, e abbattuti i tempi dei processi. Dall’altra non possiamo dimenticare che un detenuto è un cittadino che ha sbagliato, ma che è nostro impegno recuperare. Questo significa essere uno stato di diritto, questo significa avere chiaro il concetto di giustizia.

Nei prossimi mesi, molto si parlerà di carcere, di decreti “svuota-carceri” e altro. Mi piacerebbe che si parlasse anche di recupero del detenuto e prevenzione al crimine, due “indispensabili” per cambiare marcia sull’argomento. In consiglio spero si dia vita ad uno strumento di approfondimento per uscire da questa intollerabile emergenza, certo come prima cosa forse basterebbe evitare di contribuire con esponenti regionali e intasare le carceri lombarde, ma….

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A proposito di Grenn Hill e ricerca scientifica

E’ ovvio che su Green Hill siamo tutti, o quasi, dell’idea che sia una situazione da risolvere in fretta, con chiarezza e assunzione di responsabilità, evitando l’imbarazzante rimpallo di responsabilità di questi mesi.
Non è però giustificata una confusione tra quanto sta avvenendo a Montichiari e la ricerca con uso di cavie in generale. Premetto che sull’argomento, come molti, ho parecchio da approfondire, però…
Da quanto ho riscontrato esistono settori di ricerca che al momento non possono fare a meno dell’utilizzo di cavie. Su questo illustri studiosi sono chiari. Ora sono convinto che le Regione Lombardia debba approfondire il tema e assumere decisioni.

Mi permetto di suggerire alcune proposte:

  • L’utilizzo di cavie solo in casi indispensabili e non evitabili
  • Cercare il più possibile di rispettare le cavie stesse
  • Consentire l’allevamento di cavie solo in collaborazione e previo diretto controllo dei centri di ricerca, evitando la “commercializzazione” delle stesse facendone un’attività economica, come per Green Hill
  • Vietare l’utilizzo di cavie nella ricerca cosmetica; la nostra “bellezza” non può essere perpetuato sull’ingiustificato utilizzo di altri esseri viventi
  • Incrementare la ricerca tesa a poter il più presto superare artificialmente l’utilizzo di cavie nella ricerca.

Proposte che mi piacerebbe poter confrontare in sede istituzionale e, perché no, trovare superata da dati scientificamente reali.
Voglio infatti fin da ora sottolineare che il giorno che potrà essere con chiarezza affermato che la medicina e la salvezza di alcune vite potrà fare a meno di cavie, sarà un bel giorno che va ritenuto e “ricercato” come obiettivo.

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    Inaugurata la nuova PET

    Questa mattina all’ospedale civile di Brescia è stata inaugurata la nuova PET donata dalla fondazione Berlucchi.

    Molti e autorevoli gli interventi, dal Direttore Generale dell’ Azienda, alla Presidente della Commissione III Sanità regionale, ad alcune già ministro al Magnifico Rettore dell’ Università.

    Peccato che nell’ entusiasmo diffuso, del resto più che giustificato vista l’importanza della donazione, nessuno, dico nessuno, si sia preoccupato di ricordare i tagli subiti dall’ ospedale stesso sulla struttura pari a quasi 60 milioni di euro. Meglio parlare della sensibilità privata che del disastro pubblico che per quanto riguarda Brescia e la Lombardia ci sta consegnando solo tagli e mortificazioni.

    Ora il Governo è cambiato, speriamo anche la capacità di fare risparmi intelligenti che certo dovranno incontrare anche un governo regionale un po’ più attento e capace di rappresentere i bisogni dei lombardi. Sono convinto che su queste questioni pur mantenendo un corretto profilo istituzionale sia ora di alzare i toni e far conoscere a tutti che sotto un paludato “va tutto bene” esiste un serio problema di tenuta di un sistema sanitario di qualità e garantito a tutti.

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    Riflettendo sul convegno sull’autismo

    Stefania che ci ha parlato di Andrea, Giovanna che ci ha parlato di Albero e Cinzia che ci ha parlato di Alice hanno dato il senso al convegno di sabato sull’autismo. Voleva essere una ulteriore presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità. Certo, sentire parlare i genitori è un colpo allo stomaco non indifferente, comprendere come ha fatto capire la dottoressa Francesca degli Espinosa che si può fare molto dal punto di vista scientifico, prendere atto del poco e disorganico che è stato fatto dalle istituzioni…. persino imbarazzante. Penso sia stato un punto di partenza importante su cui “presto” lavorare.

    P.s. Grazie a Mario Barboni e Francesco Bova per aver fortemente voluto che il tema autismo fosse un tema da trattare con la giusta rilevanza e impegno. Ottima poi l’intera organizzazione

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    Alcune idee e considerazioni

    Domani c’è consiglio regionale.

    Al 1° punto vi è il dibattito concernente la manovra finanziaria e i suoi impatti sulla realtà lombarda.

    Mi augurano emergano forti due aspetti:

    1. Alla faccia del “federalismo” ci troviamo di fronte ad un rinnovato ed esasperato “centralismo” dove si tagliano i trasferimenti a regioni e comuni “limitando” i sacrifici del livello centrale.       Lega se ci sei batti un colpo!
    2. Sanità e sociale unitamente ai trasporti sono e saranno i settori più colpiti dalla manovra. Settori che hanno iniziato e dovrebbero caratterizzare una forte responsabilità regionale. Di fatto rischiando di snaturare la natura legislativa del nostro ente riducendolo ad una mansione “amministrativa”.
    3. Noi, PD, chiediamo che sanità, sociale, trasporti e innovazione siano settori che non possono essere messi in discussione. Altri campi di azione, se pur importanti, possono subire tagli. Ne va della tenuta sociale del nostro territorio, ne va della modernizzazione di alcuni settori strategici, ne va della funzione di traino innovativa che la Lombardia ha da sempre rappresentato per il nostro paese.
    4. Come abbiamo difeso la sopravvivenza dei piccoli comuni, dobbiamo investire nel “mettere insieme” gli enti locali e lavorare per la crescita di un modello di federalismo solidale che è il nostro riferimento.

    Qualche provocazione e qualche idea forte da contrapporre a Formigoni, alla lega, ad una maggioranza che ha retto regione Lombardia in questi anni, che ha dimostrato di arrabattarsi quando le cose vanno, ma non hanno alcuna capacità di fronte alle difficoltà, specie se straordinariamente serie come quelle che stiamo vivendo.

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    Farmaci&Sanità: nuovo salasso?

    Centotrentacinque milioni di euro, a tanto ammonta l’introito previsto dal superticket su visite ed esami introdotto a luglio dal Governo e subito applicato dalla Regione Lombardia seppure sia ancora in corso il confronto tra Stato e Regioni finalizzato all’azzeramento di questa misura, almeno per l’anno in corso.

    Una spesa in più per i cittadini lombardi a cui si aggiungono cinquanta milioni di euro per i “sovrapprezzi” applicati all’acquisto sui farmaci generici.  Un conto salato, che porta i lombardi, a sborsare per la tutela della propria salute poco meno di duecento milioni l’anno in più rispetto a pochi mesi fa. Un salasso ingiustificato, secondo il PD, che vuole anche veder chiaro rispetto alle dichiarazioni rilasciate dal direttore generale della sanità al Meeting di Rimini secondo le quali starebbe per arrivare una modifica in senso restrittivo delle esenzioni. Anche perché, a causa delle differenti scelte fatte dalla Lombardia e dalla confinante Emilia Romagna, molti lombardi avrebbero già tutte le ragioni di “emigrare” per farsi curare a costo minore.

    Il Governo toglie alla Lombardia 135 milioni di euro, ed è quanto la Regione mira ad ottenere dall’introduzione del “superticket”, peraltro modulato sul valore delle prestazioni e non su un principio di equità. Altre regioni , al contrario, hanno deciso di applicare un meccanismo progressivo legato al reddito. Di conseguenza , mentre in Lombardia un esame come la tac o la risonanza magnetica oggi costa 66 euro a tutti i cittadini non esenti, a pochi chilometri di distanza, ad esempio a Castel San Giovanni o a Piacenza,  lo stesso esame ne costa 36 per chi ha un reddito familiare sotto i 36mila euro, e 50 per chi guadagna fino a 100mila euro.

    A questi aggravi di spesa per i lombardi  si aggiungono le conseguenze della delibera di fine luglio con cui la Giunta, senza alcuna concertazione, ha deciso di rivedere in corso d’opera le regole di gestione del sistema sanitario. La revisione dei contratti al ribasso con le strutture sanitarie comporterà inevitabilmente per gli utenti maggiori tempi di attesa e una qualità di cura più bassa poiché, per la prima volta, sono sottoposti a tetti di spesa anche prestazioni come la dialisi e la radioterapia oltre all’erogazione di farmaci oncologici o per la cura delle malattie rare.

    Sui contenuti di questo provvedimento e sulle ultime esternazioni del Direttore Generale Lucchina circa l’imminente stretta sui criteri di esenzione, il PD ha chiesto un incontro in Commissione Sanità al dirigente e all’assessore: Pensiamo infatti che temi che hanno ricadute così importanti sui cittadini  andrebbero discussi  nella opportuna sede istituzionale. Non si possono modificare a cuor leggero regole così importanti, nè si possono ridurre i diritti dei malati solo per fare cassa.

    E a questo ci opporremo, chiedendo tutti i chiarimenti e le modifiche del caso.

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    Sempre connessi con Brescia, un grazie a tutti

    Interessante il tour del gruppo regionale in quel di Brescia.

    Grazie ai colleghi che sono stati da noi, un “doppio” grazie a Luca Gaffuri, il nostro capogruppo che ha partecipato a tutte le iniziative mostrando da un lato competenza, dall’altro una grande disponibilità al dialogo e al contatto con le persone, la caratteristica che più piace di lui. E’ emersa una grande attenzione verso i PD, ma sopratutto un sincero apprezzamento verso l’approccio di ascolto con il quale si è pensato all’appuntamento. Si è infatti troppo abituati ad una politica che sa solo parlare senza avere la pazienza di “stare” a sentire. Sarà nostra cura rafforzare i rapporti aperti, di più lavorare per predisporre proposte alle tante domande che ci sono state poste.

    Mondo economico e del lavoro, sanità e università, enti locali e territorio chiedono alla politica un salto di qualità, si sono stancati di facili slogan, promesse non mantenute e tanta tanta demagogia, ci stanno aspettando!!!

    Preseguiamo quindi in una grande campagna di ascolto e di proposta, proseguiamo quindi a ridare “dignità” alla politica e speranza al paese.

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    Carceri, enti locali e sistema di welfare: un piano per un’approccio d’insieme

    Nonostante diversi protocolli firmati con il Ministero di Giustizia per l’adozione di un Piano sulle carceri, il problema del welfare legato ai detenuti e alle loro famiglie continua a manifestarsi in tutta la sua gravità e fa notizia soltanto in alcuni periodi dell’anno, particolarmente quello estivo.

    Dati alla mano, sono 8094 i detenuti nelle carceri lombarde (fonte DAP 2010) a fronte di 5652 posti, dei quali 4137 stranieri. Le strutture penitenziarie sono 27: 19 istituti, 7 uffici di esecuzione penale esterna e 1 ospedale psichiatrico giudiziario. Le strutture minorili sono 5. Per far fronte ai numerosi aspetti connessi con la gestione dei detenuti, la loro formazione, la reintroduzione sociale, il problema dei minori, il cattivo stato dell’edilizia, occorre agire su diversi piani. Di questo si è parlato oggi nel convegno “Carcere, enti locali e sistema di welfare” organizzato dal gruppo regionale del Pd presso la sede del Consiglio regionale, a cui hanno preso parte esperti e responsabili di strutture e associazioni legate al mondo carcerario, oltre che esponenti politici.

    Da poco in Lombardia è stata definita la figura del difensore, la quale assommerebbe in sé anche le funzioni del garante delle carceri. Tra le proposte del gruppo regionale del Pd vi è anzitutto quella di disciplinare meglio la figura del garante (che in questo momento è affidata appunto al difensore civico) e di delinearne precisamente funzioni e compiti.

    Per noi non servono nuove leggi ma far funzionare al meglio quelle che esistono, perché se da un lato Regione Lombardia ha un buon impianto nel suo complesso, dall’altra spesso non vengono messe in campo le risorse necessarie a farlo funzionare e soprattutto non viene messa a sistema una vera rete di enti e associazioni.

    Esce dal convegno infatti la proposta di realizzare un tavolo interassessorile per dare il via ad un piano che sappia generare una visione d’insieme sul carcerato e sulla sua famiglia e tarare di conseguenza gli strumenti più adeguati per rispondere alle problematiche relative alla detenzione e al reinserimento sociale del carcerato.

    Infine grande attenzione va al mondo dell’infanzia, ai bambini che restano prigionieri di relazioni affettive interrotte a causa della permanenza dei genitori in strutture di detenzione. Anche nei confronti di questo target si stanno approntando proposte e attivando momenti di monitoraggio per dar vita a una rete che sappia concretamente rispondere ai bisogni.

    Il tema dei figli di genitori di detenuti – ha ricordato Lia Sacerdote, presidente “Associazione bambini senza sbarre” – è un tema di salute pubblica, per questo va superato lo scollamento tra carceri e servizi esterni e va fatto un cambiamento culturale da parte degli operatori del mondo carcerario per favorire, nel modo meno traumatico possibile, l’accostamento bambino-carcere.

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    Tagli: no a quelli al sociale

    Centinaia di disabili hanno riempito ieri Piazza Duca d’Aosta davanti alla stazione di Milano per chiedere di non vedere cancellati i loro diritti a causa dei tagli sul sociale avviati dall’ultima Finanziaria.

    Il presidio così come l’incontro che è seguito in Commissione Sanità hanno avuto il merito di mettere all’ordine del giorno il tema, con particolare riferimento al Fondo per la non autosufficienza azzerato dal Governo a partire dal 2012.

    Come Commissione dobbiamo farci carico della questione affinché il Governo torni indietro sulle scelte appena fatte che si tradurranno altrimenti in immediate ricadute negative sui servizi e quindi sui diritti delle persone.

    Formigoni faccia per primo seguire alle sue parole di oggi in piazza dei fatti concreti, a partire dalla Conferenza Stato Regioni. Poi la Regione intervenga sulle variazioni di bilancio trovando i soldi che mancano e definendo la ripartizione del Fondo Sociale Regionale”.

    Mi piacerebbe poi che la Regione trovasse il modo di finanziare il Fondo Regionale per la non Autosufficienza, la cui istituzione si è rivelata per ora soltanto una scatola vuota. Per questo abbiamo  appena depositato un progetto di legge che chiede proprio l’implementazione e la disciplina del fondo.

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    Farmaci generici:finalmente le riduzioni?

    Dalla metà di aprile come conseguenza della Finanziaria di Tremonti i cittadini si trovano a dover pagare ancora di più per i farmaci generici anche se acquistati con la ricetta. Infatti l’Agenzia italiana per il Farmaco ha abbassato i rimborsi per i farmaci equivalenti così da far risparmiare il sistema complessivo 600 milioni di euro l’anno e a questo provvedimento non sono seguite immediatamente le previste riduzioni di prezzo da parte delle industrie farmaceutiche e a pagarne le spese sono stati, come sempre, gli utenti. Da domani, l’Aifa fa sapere che al fine di eliminare i “brevi disagi” causati ai cittadini, la maggior parte delle case farmaceutiche allineerà il prezzo di riferimento facendo cessare ogni difficoltà. E senza bisogno di alcun intervento da parte pubblica.

    In Lombardia l’assessore Colozzi si era limitato a dare la colpa a una legge scritta male (del Governo di cui è rappresentante sul territorio), senza peraltro proporre soluzioni sulla scorta dell’esempio di regioni virtuose come la Toscana che hanno scelto di compensare immediatamente con risorse proprie la differenza.

    Mi aspetto ora che i disagi cessino effettivamente come annunciato da Aifa.

    Come gruppo vigileremo a partire dai prossimi giorni affinché l’allineamento sia concreto da parte delle case farmaceutiche. Resta il fatto che la direttiva di Aifa ha un valore discrezionale e che il Governo deve colmare questo vuoto normativo a tutela degli utenti, soprattutto i malati cronici che in questi giorni, pur in presenza di esenzioni totali, si sono trovati a dover pagare costi aggiuntivi.

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