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Affrontare il problema “Casa” rende migliore la comunità.

 

casa

La casa è e rimane il luogo dove le persone, le famiglie, trovano un riferimento, custodiscono le loro speranze, guardano con fiducia  al futuro. Per molti é un bene consolidato, per altri motivo di oculati investimenti.

 

Per alcuni rimane però un dramma. Soprattutto di questi é giusto che la politica si occupi, perché é chi é in difficoltà, chi vive il disagio che va aiutato. Farlo risolve  non solo un loro problema, rende tutta la  comunità migliore!

Ecco la mia intervista a Teletutto sulla questione casa

Il testo della legge regionale sulla casa.

 

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Maroni (e la sua maggioranza)

maroni_maggioranzaInevitabile che l’avviso di garanzia recapitato nei giorni scorsi al Presidente Maroni diventasse oggetto di discussione in aula. Maroni stesso, a differenza di chi lo ha preceduto, ha ritenuto di relazionare immediatamente in Consiglio. Lo ha fatto in modo stringato (in molte parti elusivo) per rispetto delle indagini in corso ci ha detto. Lo ha fatto richiamandosi al dovere da parte di chi é nelle Istituzioni di rispettare la legge, sempre e comunque. Voglio sperare sia vero, che possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati e di poter tornare a fare un confronto su scelte politico-amministrative. Ho fiducia, come sempre, nella Magistratura e nella sua capacità di fare chiarezza in merito.
Desolante invece lo spettacolo offerto dalla maggioranza. Vedere i loro Consiglieri, per lo meno almeno una volta presenti numerosi ai lavori, tutti in piedi attorno al Presidente, mi ha ricordato chi si aggrappa al salvagente (questo é stato per loro Maroni) in Lombardia, timorosi di essere spazzati via. Il solo pensare a elezioni anticipate, ad alleanze da riscrivere, al confronto con un consenso che non c’è più, li rende consapevoli del pericolo. Forse per questo in alcuni casi la paura li ha resi, o meglio “rese”, persino istericamente euforici/che.
Ma ancor di più impressionanti sono stati alcuni interventi di esponenti della maggioranza. Non hanno ribadito lo stringato, ma chiaro messaggio di Maroni. No, addirittura hanno “urlato” l’esaltazione della violazione della legge, se fatta nell’interesse del “popolo padano”. Senza farsi mancare il solito attacco alla Magistratura, pensando ovviamente più ad Arcore che al Pirelli. Concetti vergognosi che dimostrano quanta strada debba ancora fare la cultura della legalità nelle nostre Istituzioni. Concetti dai quali lo stesso Maroni deve avere il coraggio e la forza di prendere le distanze. Non sono fra quelli che delegittimano i ruoli istituzionali, le elezioni servono per democraticamente sceglierli. Ecco perché chiedo al Presidente di Regione Lombardia, augurandogli di chiarire le sue situazioni giudiziarie, di saper prendere le distanze da un rigurgito secessionista e da una deriva politica che caratterizza parte della sua maggioranza. Non può permetterselo la Regione, l’Italia viaggia in altra direzione e la Lombardia non può rimanere ferma e far mancare il proprio apporto. Non può permetterselo lui vincitore di una difficile tornata elettorale in virtù dell’immagine di chi aveva saputo liberarsi di tante cattive abitudini e inutili slogan, che rischiano invece di tornare particolarmente in auge nei palazzi di Regione Lombardia.

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Qualcosa sta cambiando nel modo di affrontare la lotta alla mafia

oppidoSi dice che la più arrabbiata di tutti sia proprio lei, la Madonna. Sì, sì quella del Vangelo, del Santo Natale, non la cantante. La storia dell’inchino durante la processione di Oppido proprio non Le é andata giù. Quell’inchino lo hanno fatto dei portatori indegni, con la benevolenza di un Parroco eticamente davvero poco “robusto” e di un Sindaco diciamo ……..perlomeno inadeguato. Non certo Lei che piuttosto ha contribuito ad ispirare Papa Francesco nel suo discorso DURISSIMO contro la mafia e i mafiosi.
Già perché l’impressione che ho è che qualcosa stia cambiando nel modo di affrontare la lotta alla mafia. Mi sembra che si stia passando da una certa antimafia di nicchia – a volte troppo intellettuale per essere veramente efficace e coinvolgente - ad un diffuso senso di ribellione, ad una reazione più decisa. Riprendendo il ragionamento di prima con serietà, vogliamo dire con chiarezza che quanto avvenuto ad Oppido non è una novità. Chissà in quante occasioni é avvenuto lo stesso gesto, chissà in quante occasione per paura o opportunità, “pecunia non olet” viene applicato in troppe sagrestie, si é rimasti in silenzio. Il fatto nuovo è la reazione che c’è stata, da quella dei Carabinieri, come sempre in prima fila, ma anche della Chiesa che ha promesso provvedimenti duri ed indagini approfondite su ogni possibile collusione, mossa, anzi fortemente strattonata, da un Papa che ha saputo usare parole chiare, non interpretabili o adattabili contro mafia e mafiosi. Ora è necessario che tutto il mondo cattolico dica, urli, che è con il suo Vescovo, che il contrasto alla malavita è un dovere, non un’opzione, per chi intende interpretare un corretto spirito evangelico. Certo aspettiamoci delle reazioni, come lo “sciopero della Messa” dei mafiosi detenuti. Stigmatizziamole per quello che sono: comportamenti delinquenziali messi in atto da detenuti che non hanno alcun pentimento, ma che si sentono più che mai affiliati ai loro riferimenti mafiosi.
Il cambio di marcia deve però essere collettivo, riguardare il mondo dell’impresa, della finanza, del lavoro. Troppe sono state le connivenze in questi anni, per giungere a quello della politica. È il momento di una forte assunzione di responsabilità. Anche, e oserei dire soprattutto, al Nord, nuovo territorio d’azione soprattutto dell’ ‘ndrangheta. Dalla consapevolezza, finalmente!, bisogna passare alla mobilitazione, ferma, decisa, puntuale. Nessun sconto, nessuna disattenzione, una reazione attiva, non solo il rispetto formale della prassi. Amministratori preparati e capaci, funzionari pubblici formati e onesti, sistemi di controllo e di gestione trasparenti, sono gli “strumenti” da mettere in campo. Regione Lombardia può, deve, per quanto ci riguarda VUOLE essere protagonista di questa stagione. Deve essere il motore di questo processo, in modo coeso, positivamente trasversale, perché certe battaglie non sono di qualcuno devono davvero diventare di tutti.
In gioco c’è la credibilità del nostro Paese, il tasso di vera libertà che intendiamo garantire a tutti i nostri cittadini, la capacità di essere realmente competitivi in modo onesto, libero da ogni forma di corruzione e di mafia.

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Lotta alle mafie, promuoviamo un Expo della legalità che riunisca tutte le Commissioni Antimafia d’Italia

bindiIeri la commissione Parlamentare Antimafia si è riunita presso la Prefettura di Milano.
Le dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia in merito alla crescente infiltrazione mafiosa nel territorio lombardo, quarto in Italia con Milano e Brescia che si contendono il primato negativo, dimostra ancora una volta quanto sia necessario tenere alta la guardia sulle infiltrazioni della criminalità organizzata, capace davvero di penetrare i gangli della vita civile della nostra regione.
Dispiace, inutile nasconderlo, constatare la disattenzione da parte della Commissione parlamentare verso il Consiglio regionale, che da questa legislatura si è dotata di una propria commissione. Riconoscere l’importanza di un livello territoriale è fondamentale per dare efficacia ad ogni azione.
E’ importante promuovere un Expo della legalità proprio in Lombardia a Milano in preparazione dell’appuntamento 2015. Non sarebbe banale infatti fare incontrare tutte le Commissioni Antimafia delle Regioni Italiane. Sarebbe l’occasione per uno scambio di esperienze, di condivisione di azioni legislative, di coordinamento di ogni attività di effettivo contrasto alla malavita organizzata. Ancor di più sarebbe importante che a livello parlamentare si normasse uno specifico ruolo delle regioni al riguardo. La lotta alla mafia deve infatti diventare uno dei principali impegni istituzionali anche per le Regioni, in particolare quando come nel caso lombardo si parla di un territorio paragonabile ad una nazione. Non mi interessano le polemiche di queste ore, non riguardano l’attività della Commissione Regionale, mi interessa che maturi una maggior considerazione delle potenzialità delle regioni nel contrasto alla mafia.
In particolare in territori come il nord dove deve crescere al più presto la necessaria consapevolezza della situazione e una forte risposta di contrasto. Già in occasione della chiusura del Nucleo informativo della Dia presso l’aeroporto di Malpensa sei mesi fa, avevo ribadito fortemente l’importanza di tale presidio che allora come oggi, soprattutto alla luce delle indicazioni date dal procuratore, richiede di raddoppiare gli sforzi e dotare anche Brescia con un presidio investigativo ad hoc.  È necessario mandare un segnale di massimo impegno verso il contrasto di ogni forma di attività mafiosa

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La competitività passa dalla lotta alla corruzione

Conto salato quello che ci presenta il fenomeno della corruzione e dell’infiltrazione malavitosa in Lombardia. Se a patirne le conseguenze é stato innanzi tutto il Consiglio Regionale, costretto a “dimettersi” dopo la vicenda delle infiltrazioni della ‘ndrangheta  direttamente in Giunta, ora la ricaduta è pesante su tutto il sistema socio economico lombardo. Essere retrocessi al 128 posto come realtà territoriale per competitività è un fatto particolarmente grave che evidenzia la crisi che stiamo attraversando, ma soprattutto la difficoltà ad individuare vie di uscita credibili e praticabili. Certo sulla vicenda pesa in parte la politica nazionale, vorrei ricordare chi ha governato

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negli ultimi anni, prima dei Governi di “emergenza” per intenderci, ma non poco  incidono comportamenti e responsabilità molto lombarde. Il fenomeno di una corruzione  diffusa, non dimentichiamo il rosario di arresti e denunce dello scorso anno, come indice di inaffidabilità è inaccettabile. Va fortemente combattuto e smantellato il prima possibile.

Questo implica una maggior trasparenza in ogni atto della pubblica amministrazione, un’ iniziativa  legislativa più incisiva nel contrasto e nella prevenzione, un allontanamento di tutto quel personale politico e tecnico coinvolto a vari livelli in fenomeni malavitosi. Un cambio di passo, un convinto sforzo nel mettere i piedi nel piatto con l’obiettivo di voler dare concretezza all’azione politica e di trasmettere agli operatori economici, ai possibili investitori che la Lombardia, l’Italia, possono e vogliono tornare ad essere luoghi di legalità diffusa, di garanzia, di trasparenza e di pari opportunità, insomma di democrazia vera e matura!


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Costruiamo insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa

Carissime e Carissimi,
come sapete la Direzione provinciale del PD mi ha confermato la propria fiducia inserendomi nella lista di Brescia per l’elezione del nuovo Consiglio Regionale Lombardo in qualità di capolista.
Lo ritengo un onore, un impegno da intraprendere con la massima determinazione e la giusta tensione etica. Non si tratta, infatti, solo di cercare di conquistare il Governo regionale, si tratta di porre fine ad un lungo periodo di gestione molto “personale” che accanto ad alcune scelte condivisibili ha premesso il proliferare di corruzione e malcostume. Non a caso la legislatura ha dovuto interrompersi prima della naturale scadenza.
In questi anni, dove mi sono occupato in particolare di sanità, welfare, agricoltura, territorio e servizi, ho maturato  alcune convinzioni. Vi è la necessità di restituire al Consiglio un ruolo di indirizzo, tornare ad avere un Presidente di Regione, smettere di avere un Governatore. Vi è la necessità di riscoprire il ruolo originario delle Regioni, motori delle energie di un territorio, capaci di valorizzare e far crescere il proprio tessuto sociale. Smettere di essere un insieme di pesante burocrazia. Vi è la necessità di saper guardare con intelligenza e coraggio al futuro puntando su innovazione,  cambiamento, affrontando le difficili sfide del futuro con la consapevolezza della propria capacità. Vi è la necessità di investire sulla fiducia da restituire alle lombarde e ai  lombardi, in particolare ai giovani. In tema di lavoro, di impresa, di scuola, di cultura, di servizi, ritrovare la voglia di crescere, di inventare, di essere protagonisti della propria storia. Vi è la necessità di rimettere in moto i nostri Comuni e la loro grande storia di efficienza e di capacità gestionale. Vi è la necessità di mantenere la grande tradizione solidale delle nostre comunità, dove premiare e valorizzare il merito non significa perdere per strada chi è in difficoltà, ma mettere in condizione tutti di “potercela fare”. Vi è infine la necessità  di tornare ad una politica concepita come rapporto di fiducia tra eletto ed elettore, capace di stare fra le persone, coglierne le esigenze, le aspettative, i problemi e cercare di costruire soluzioni.
Una sfida entusiasmante mi aspetta nel concorrere, insieme alle amiche e agli amici della lista del PD, ad eleggere Umberto Ambrosoli nostro presidente. Ho consapevolezza dell’importanza e dell’impegno, ma ancora di più del limite della mia persona, soprattutto se non sarà in grado di smuovere le cittadine e i cittadini della nostra provincia a mettersi in gioco e diventare protagonisti di un vero cambiamento.
Ecco perché vi invito a votare Umberto Ambrosoli, a votare PD e se riterrete anche ad indicare il mio nome sulla scheda: costruire insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa, più . . .

Grazie per quello che avete fatto e che farete!

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Insieme per una nuova Lombardia

Mi candido con il Partito Democratico a sostegno di Ambrosoli Presidente. Lavorerò per un partito unito, innovativo, pronto alle sfide del futuro e capace di costruire una Lombardia diversa, più onesta, più solidale, più inclusiva, insomma una Lombardia più BELLA!

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L’addio di Silvio?

Mentre nel centro sinistra si discute sul candidato premier, con toni e modi a volte di molto sopra le righe, nel PDL è avvenuto qualcosa di importante che rischia di mutare il quadro politico più di quanto possiamo immaginare. Non hanno individuato un leader, anzi su questo si aprirà presto un confronto che prevedo piuttosto cruento, ma hanno rimosso il loro principale problema.
L’addio di Berlusconi alla politica attiva, pur ricordando che l’uomo non è un esempio di affidabilità, rappresenta per il centrodestra uno snodo. Se ne va chi ha rappresentato per loro gioie e dolori, li ha portati a momenti di indiscutibile consenso e consegnati a periodi di diffusa contestazione. Di fatto nel giro di breve tempo PDL, FLI, lo stesso UDC e i vari e crescenti “malpancisti”,  compresi Montezemolo e Giannino, potrebbe trovare per volontà o disperazione una sintesi e proporsi come forza di cambiamento della politica italiana. Rimosso il simbolo del fallimento e della loro caduta del consenso, Berlusconi, possono tentare di recuperare credibilità, anzi rappresentare addirittura la soluzione a “loro stessi”. Sullo sfondo il voler rappresentare la continuità di quel che c’è di buono nel Governo Monti e prendere le distanze dalle scelte più impopolari. Film già visto, il 1994, purtroppo con esito da tutti conosciuto, un quasi ventennio di involuzione politica e sociale.

Nel centro sinistra, e nel PD in particolare,  bisogna rispondere e subito. Innanzi  tutto chiedendo a vecchi e giovani nostalgici della “gioiosa macchina da guerra” di rimessare definitivamente quell’idea. Che vinca Bersani o che vinca Renzi la necessita è mettere in campo una proposta politica fortemente innovativa che sappia parlare ai giovani, sappia affrontare le conseguenze del perdurare di una crisi economica infinita, torni ad avere la piccola e media impresa come interlocutrice, tracci la prospettiva di un Paese innovativo in tema  di trasporti, mobilità, energia e ambiente. Idee forti, persone affidabili e innovative sono il punto di partenza dal quale costruire un’alleanza con i cittadini rappresentando un elemento di cambiamento, togliendo al centro destra questo copione e scompaginando il loro tentativo di aggregazione dei moderati.
Anche in Lombardia potrebbe avvenire il medesimo scenario, curioso il destino simile di Silvio e Roberto apparentemente diversi è in realtà “molto” uguali, ed è necessario agire tempestivamente. Il rischio, vero e pericoloso, è che quello che da molti viene descritto come un passo indietro di Berlusconi non sia invece l’unico passo in avanti che poteva fare, farsi da parte per continuare a far governare il “berlusconismo” vero pericolo per il nostro Paese.

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Tra bilancio, ritardi e assenze eccellenti

Consiglio Regionale Lombardia

Consiglio Regionale Lombardia

In treno verso Milano.

Questa mattina si vota il bilancio di previsione 2012. Bilancio di un anno difficile che a detta di molti rappresenta un punto di svolta per il nostro Paese o si inizia a uscire dalla crisi o si va verso un periodo di depressione. Ovviamente nella discussione di ieri il Presidente Formigoni non si è visto non so se ci sarà oggi.

D’altra parte ci sono cose più importanti che condividere con il consiglio cosa intende fare realmente per la Lombardia e i lombardi.  Intanto noi li a preoccuparci dei nuovi ticket, dei rincari dei biglietti dei treni che a loro volta aumentano i ritardi, delle situazioni del lavoro, o meglio del non lavoro che ci angoscia, il tutto senza incontrare l’attenzione e la volontà del confronto o nemmeno la voglia di mandarci a quel paese da parte di chi ci governa.

Con un’eccezione, la Lega, che a quel paese tra un dito medio, alzato un grugnito padano e una legislazione “calderola” a quel paese ha rischiato di mandarci l’ Italia e gli italiani, padani compresi. Non sono un super fan del governo Monti, su alcune cose mi aspettavo una maggiore attenzione e un di più di coraggio, ma la considero l’ unica medicina che sullo scaffale di una scalcagnata farmacia nonno Napolitano ha trovato. Ma noi siamo in laboratorio a provare le formule non dico dell’elisir di lunga vita, ma perlomeno di un buon ricostituente da offrire agli italiani? Mi auguro di si vero? Perché se si viene a sapere che c’è ancora in giro gente che in nome di vecchie o nuove appartenenze, di voglie di egemonie culturali, che poi sono sedie su cui sedersi, ci fa perdere tempo e credibilità beh è ora di dire basta.

Poi vi faccio sapere come è andato il bilancio per ora buona giornata.

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