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Caregiver: finalmente il riconoscimento, la tutela e il sostegno

ball-2585603_1920Sono soddisfatto per l’approvazione della risoluzione per il riconoscimento, la tutela e il sostegno della figura del caregiver, ossia di coloro che prestano cure e assistenza a familiari non autosufficienti.

Confermando il voto favorevole del Pd, ho colto con soddisfazione l’approdo in Aula di questa risoluzione così importante per legittimare finalmente il compito di chi, con fatica, rinunciando spesso a sonno, lavoro e vita sociale, si dedica alla cura delle persone non autosufficienti. Ora però Regione Lombardia deve capire cosa fare a sua volta per facilitare la vita alle persone che ogni giorno vivono questo problema, non basta delegare al Parlamento la tutela del caregiver familiare invitando la Giunta a esercitare azioni utili per la formazione di una norma nazionale per il pieno e uniforme riconoscimento.

Faccio riferimento infatti ad altri esempi proattivi in questo senso. L’Emilia Romagna a questo proposito ha riconosciuto (come diversi altri Paesi europei) la figura del caregiver familiare con una legge regionale del 2014.

La necessità di sostenere e valorizzare la figura del caregiver è oggi fondamentale, anche a fronte del fatto che il suo prezioso lavoro si inserisce in diversi percorsi di presa in carico di pazienti cronici ed è utile a garantire la continuità delle cure tra ospedale e territorio.

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Referendum: “Dico sì per aprire un tavolo, ma il voto certifica la sconfitta leghista”

In vista del voto del 22 ottobre sul referendum su maggiore autonomia in Lombardia, vi propongo la mia intervista al Giornale di Brescia: “Dico sì per aprire un tavolo, ma il voto certifica la sconfitta leghista“.

Spero possa essere un interessante spunto di riflessione del dibattito. Buona lettura.

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Caserma Serini, mozione strumentale: da vicesindaco di Brescia Rolfi era favorevole

caserma serini-2La caserma Serini era stata identificata dall’allora vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi come luogo adatto per un Cie, il centro di identificazione ed espulsione degli immigrati irregolari. Oggi il  consigliere regionale Fabio Rolfi oggi la ritiene inadeguata per farci un CPR, ovvero un centro permanente per i rimpatri.

È una questione nominalistica o forse è solo furbizia politica? Sono colpito da tanta incoerenza e da tanto cinismo. È ormai evidente che la Lega non fa altro che dire di no a qualsiasi politica riguardante i migranti per pra speculazione politica e per trarre vantaggio dalle situazioni di incertezza. Più immigrati sono in strada e più la Lega trova terreno fertile per la sua propaganda. Noi abbiamo un’idea differente, perché per noi i problemi vanno governati e risolti.

Il Pd al momento del voto sulla mozione è uscito dall’Aula del Consiglio regionale per protestare contro la strumentalità della mozione.

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Il mio intervento a “Bella Calabria”

Vi propongo il mio intervento a “Bella Calabria“, la prima festa contro la ‘ndrangheta che si è svolta a Milano il 30 settembre. Davvero complimenti agli organizzatori.

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‘Ndrangheta in Lombardia, in gioco c’è la tenuta del nostro modello socioeconomico

mafiaGli ultimi accadimenti, con gli arresti del 26 settembre in varie province, ci rimettono di fronte all’urgenza di affrontare il tema della penetrazione della ‘Ndrangheta sul territorio lombardo.

Dobbiamo uscire dalla fase della semplice consapevolezza, che ha sostituito quella della negazione, per entrare nella fase della ferma risposta. Agire in maniera preventiva da parte della politica e delle istituzioni diventa una necessità, tanto più che la Lombardia è diventata luogo d’azione di nuovi modelli mafiosi.

In gioco c’è la tenuta del nostro modello socioeconomico in termini di competitività, trasparenza e rispetto delle regole, ma anche la credibilità del nostro sistema istituzionale e politico che non può subire ulteriori delegittimazioni. Non spetta a noi giudicare, lo faranno le autorità deputate, ma spetta alla politica e alle istituzioni agire con fermezza.

 

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Sares Green, ho chiesto chiarimenti e aggiornamenti all’assessore Terzi

terziL’assessore regionale all’Ambiente Terzi ha risposto alla mia interrogazione sulla procedura di Valutazione di impatto ambientale per la realizzazione di un impianto di conversione catalitica di sostanze polimeriche da rifiuti speciali della ditta Sares Green srl.

Abbiamo chiesto all’assessore “qual è lo stato di avanzamento della procedura di Via e se vi siano delle novità in merito”, ma anche “se corrisponde al vero quanto riportato dagli organi di stampa in merito alle dichiarazioni dell’assessore Terzi stesso rispetto a un disimpegno delle amministrazioni locali su tutta la vicenda e come può eventualmente spiegarle tenuto conto della mole di documentazione puntuale predisposta dal Comune di Sarezzo”.

Volevamo sapere se la ditta ha presentato una nuova istanza, ma l’assessore ha confermato che a oggi non risulta a Regione Lombardia che la Sares Green ne abbia depositata un’altra.

La giustificazione della Terzi a proposito delle dichiarazioni, riportate dalla stampa, sul ruolo del Comune di Sarezzo è stata politicamente poco convincente. L’assessore ha genericamente riferito di non aver incontrato di persona l’amministrazione comunale, dimenticando quanto fatto da sindaco e giunta di Sarezzo, che hanno prodotto l’effetto desiderato di impedire l’apertura di un impianto particolarmente impattante sul territorio.

Gli esponenti politici della Lega confondono l’interlocuzione personale con i doveri e i compiti della pubblica amministrazione che sono di produrre atti, assumere delibere e agire formalmente nell’affrontare le varie situazioni. Di fatto, l’amministrazione di Sarezzo ha affrontato e governato tutto il processo, attuando azioni che vanno addirittura al di là del mero rapporto istituzionale, come ad esempio l’incarico dato all’Università di Brescia di valutare i dati oggettivi in merito al progetto presentato dalla ditta.

Rimane una forte perplessità nell’osservare come rappresentanze istituzionali si prestino a speculazioni politiche di parte su temi che, come l’ambiente, hanno necessità della massima sinergia e unità d’intenti e non certo di strumentalizzazioni politiche.

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Il PD deve tornare ad essere il partito del coinvolgimento e del coraggio di cambiare

elezioni_comunali-442x200Legge elettorale che “salta” sulla buccia di banana volontariamente gettata da Grillo, elezioni qua e là per l’Europa di cui molti, disperatamente, cercano di appropriarsi o allontanarsi a secondo della convenienza, rinnovo amministrativo che al primo turno offre non pochi motivi di seria e profonda analisi.

Mi permetto di premettere due considerazioni e aggiungere qualche riflessione di prospettiva. Il cosiddetto “populismo”, termine che probabilmente sarebbe meglio eliminare dal nostro linguaggio politico, vive un momento di stallo, anzi sembra perdere quota in parte per la delusione dei cittadini verso chi se ne fa interprete, in parte perché la protesta torna a scegliere l’astensionismo. Ne sono dimostrazione le elezioni francesi, in parte quelle britanniche, certamente le nostre amministrative. Con la consapevolezza però che ogni riferimento diretto tra il voto di altri Paesi, Olanda un po’ di tempo fa, Francia ed Inghilterra in questi giorni, e la situazione italiana è perlomeno forzato. Come catalogare Macron, Corbyn o altri nei nostri contenitori? Come parametrare categorie come destra, sinistra, conservatori, progressisti, in culture politiche tanto diverse per origine, carta dei valori, storia?

Forse, più semplicemente, può essere utile cogliere alcuni messaggi provenienti dall’Europa e coniugarli in chiave italiana. La crisi del M5S alle amministrative, oltretutto il più delle volte in territori per loro non facili, non possiamo definirla come la crisi, o addirittura la fine, di quel movimento. In passato più volte si è commesso questo errore, pensiamo ai primi anni della Lega.

Saranno le future elezioni politiche a farci comprendere la loro tenuta e prospettiva di medio e lungo termine, la loro capacità di superare l’evidente e a tratti imbarazzante incapacità di dare rappresentanza in termini di persone e proposte, ad un sentire comunque ancora, se non ancor di più, presente nei cittadini. Non è attaccandoli che si risolve il problema, ma dando risposta alle domande di chi li vota.

Il centro destra dà prova di capacità e di ripresa. Dove si presenta unito, nascondendo sotto il tappeto tutte le tensioni e macroevidenti diversità di opinioni, raccoglie un inaspettato consenso. Questo lo porterà presto a riflettere su come dare consistenza a questa potenzialità, su quale leader, diverso dal passato – oramai superato – di Arcore e dallo scalmanato estremismo di Salvini. Di certo non ci si può continuamente cullare sulla mancanza di un loro leader davvero carismatico per pensare di sconfiggerli elettoralmente. La sinistra, o meglio il variegato mondo della sinistra italiana, dovrà pur uscire dal tentativo di appropriarsi di perlomeno stiracchiati riferimenti Esteri e costruire una proposta italiana, fondata su alcuni temi portanti che non siano il rancore, il risentimento e la voglia di “punire” il PD.

Già il PD, perché rimane questo il tema che più mi appassiona. Ha superato il profilo_pdmomento di disorientamento del risultato referendario con un congresso in due fasi che, al di là di ogni possibile sottolineatura critica, ha restituito in termini di partecipazione un risultato inaspettato, in termini di consenso al Matteo Renzi un poco più previsto, ma non scontato. Si trova di fronte all’impossibilità di aprire in Parlamento un confronto perlomeno rispettoso, se non condiviso, su riforme necessarie, come quella della Legge elettorale. Deve comprendere come costruire una proposta di Governo e verificare le possibili alleanze per le imminenti elezioni politiche.

Cosa fare. Smettere di farsi dettare l’agenda politica dagli altri. A volte si ha l’impressione che chi ha responsabilità il mattino legga la rassegna stampa e poi prenda posizione. Mi piacerebbe si iniziasse a prendere posizione e determinare la rassegna stampa del giorno dopo, non come controllo, ma come temi affrontati.

Tornare ad essere il partito che sa trasmettere coinvolgimento e coraggio di cambiare. Tra tutte le possibili analisi di quanto avvenuto nel nostro Paese negli ultimi anni, un dato emerge in modo evidente: come la conservazione si sia manifestata in modo forte, e in alcuni casi determinante, sotto varie forme e abbia saputo bloccare ogni vero tentativo di innovazione. A volte travestita della più dirompente delle novità. Tornare, o iniziare in modo diverso, ad affrontare la necessità di alcuni cambiamenti strutturali è fondamentale anche rispetto l’assetto istituzionale, bocciato dal referendum, ma non per questo meno bisognoso di essere rivisto. Farlo tenendo conto dell’esperienza, e degli errori commessi, è indispensabile.

Non possiamo permettere ad altri di interpretare il ruolo del Partito inclusivo, non possiamo rassegnarci a non riuscire a far sentire ai giovani – non solo quelli “dell’Università” -, ma anche quelli senza lavoro o che lavorano in fabbrica (si esistono ancora!) che ci occupiamo di loro, non possiamo non parlare al mondo produttivo parlando di innovazione, difesa della competitività, recupero delle tante peculiarità italiane che hanno determinato il nostro storico successo economico. Farlo significa selezionare una classe dirigente capace, propositiva, non semplicemente accondiscendente. Significa saper trasmettere la forza di una ritrovata unità interna, dove il dialogo dialettico si esaurisce in una proposta di sintesi, significa costruire alleanze. La prima con i cittadini, poi con le forze politiche che hanno l’ambizione di rappresentarli, ricordandoci e conservando quelle che sono le nostre idealità, le nostre linee guida, i nostri obiettivi.

Con questo spirito dobbiamo vivere i passaggi che abbiamo davanti, la scelta dei candidati, la stesura dei programmi, dal livello nazionale a quello regionale. Avendo a cuore il bene complessivo, la qualità della proposta, non certo il destino di questo o quel candidato.

Infine, se proprio si deve mutuare qualcosa dall’estero, mi permetto di suggerire al PD di appropriarsi del motto dei Labour inglesi, avere l’obiettivo di far diventare l’Italia “A country for the many, not the few”, un Paese per la gran parte, non per pochi (fortunati). Perché questa sì dovrebbe essere la visione del mondo che accumula tutte le forze popolari e progressiste d’Europa e del Mondo.

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Danni dopo la tromba d’aria, presentata una mozione urgente in Consiglio regionale

brescia-tromba-ariaDopo la tromba d’aria che si è abbattuta l’altro giorno su una parte del territorio bresciano, ho presentato una mozione urgente da discutere nella seduta del Consiglio regionale di martedì 13 giugno.

L’atto impegna la Giunta a richiedere al Governo, una volta ultimata la stima dei danni subiti dal settore agricolo (dalle infrastrutture pubbliche e dalle abitazioni civili), la dichiarazione dello stato di calamità naturale, oltre all’impegno a finanziare adeguatamente tutti gli interventi utili necessari. Inoltre, si chiede di verificare la possibilità di individuare, anche in occasione dell’assestamento di bilancio, eventuali risorse regionali aggiuntive da rendere disponibili per le province più colpite, allo scopo di sostenere gli interventi previsti dal Testo unico delle leggi regionali in materia di agricoltura per tutte le aziende agricole che hanno subito danni irreversibili.

Nella mozione si spiega, infatti, chiaramente quanto successo solo poche ore fa in una zona della provincia di Brescia. Il territorio della Pianura padana, con particolare riferimento ai comuni di Leno e Montichiari, sono stati colpiti da eccezionali fenomeni temporaleschi, con trombe d’aria che hanno provocato gravi danni alle infrastrutture pubbliche e private, alle attività agricole e anche alle strutture religiose come nel caso di Milzanello. Ingenti danni si segnalano alle stalle e ai fabbricati a uso zootecnico per il ricovero per il fieno, ai campi di mais e orzo. Solo nel comune di Leno la prima conta, per il solo settore agricolo, ammonta a circa 2 milioni di euro.

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25 anni fa la strage di Capaci. Qualcosa è stato fatto, molto rimane da fare

Vi propongo il mio intervento dedicato al ricordo di Falcone e Borsellino nell’Aula del Consiglio regionale in occasione del 25esimo anniversario della strage di Capaci. 

falcone borsellinoSono 25 anni da quel 23 maggio 1992, quando con un attentato senza precedenti nel mondo, cosa nostra assassinava Giovanni Falcone e sua moglie Francesca, Rocco, Vito e Antonio, la sua scorta. Veniva colpito uno dei simboli della lotta alla mafia, il magistrato che con paolo borsellino, assassinato meno di due mesi dopo, il 19 luglio, rappresentava la speranza di riscatto e di vittoria della Sicilia onesta. Veniva assassinato con la stessa manifestazione di forza con la quale quasi dieci anni prima veniva trucidato Rocco Chinnici, ideatore del pool antimafia.

Grande fu il senso di sconforto che seguì quel giorno. Una Palermo attonita, una regione sconvolta, un paese, l’Italia, forse per la prima volta messo duramente di fronte alla forza della mafia. Gli echi internazionali non furono da meno, dando una chiara lettura di una sconfitta dello stato. Non è un  caso che nella sede dell’Fbi, a New York, vi sia un busto di Falcone.

In questi 25 anni tante cose sono mutate, lo sconforto ha saputo trasformarsi in sdegno, lo sdegno in reazione. Molto è cambiato nella magistratura, dove il metodo del pool antimafia, a suo tempo fortemente avversato, è diventato il modo sistemico di combattere la mafia. Molto è cambiato nella società dove dal mondo della scuola, a quello delle associazioni, dal mondo dell’impresa a quello del lavoro è cresciuta la voglia di conoscere, approfondire, contrastare. Qualcosa è mutato nella politica dove la sottovalutazione, più o meno consapevole, se non la negazione, della mafia, ha lasciato il posto ad una crescente presa di coscienza e attività di contrasto.

Anche da noi, al nord, in Lombardia. Come sia presente la mafia ci è oramai dimostrato dalla storia degli ultimi 70 anni, dai sequestri di persona alla presenza nella grande distribuzione, per citare una delle prime e una delle  ultime attività investigative e in mezzo ci sta molto altro.

Qualcosa è stato fatto, molto rimane da fare. E va fatto in fretta, in modo scientifico, determinato, con la capacità  di prevenire, di leggere quali sono e saranno gli scenari futuri dell’attività mafiosa. Il reinvestimento di capitale illecito, la penetrazione nel tessuto socio-economico sono la nuova frontiera sulla quale misurarci. Seguire il flusso dei soldi, come il pool ci ha insegnato rimane il metodo da seguire,

Con un avvertimento, falcone ricordava che “….si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perchè si è privi di sostegno.”

Il giornalista Mario Pirani paragonava Giovanni Falcone all’eroe di cent’anni di solitudine, Aureliano Buendia, che “..dette trentadue battaglie e le perdette tutte…”.

Ma a perderle non è stato Falcone, come non lo è stato chi venne ammazzato prima, assieme  e dopo di lui. Ha perderle siamo stati tutti noi. È tempo di rimediare e definitivamente a quelle sconfitte, di restituire a Falcone il senso non della sua morte, ma della sua vita. A ciascuno il proprio compito, la propria responsabilità, la propria scelta. Il ricordo di Falcone, di Francesca, di Vito, di Antonio, di Rocco non sia per noi i dieci minuti  di inizio seduta di una data della triste storia recente d’Italia, sia sempre di più  un modo di fare leggi e regolamenti, di scegliere, di interpretare la politica e il ruolo istituzionale che ci è stato consegnato. Con quello “spirito di servizio” che evocava falcone quando   gli veniva chiesto chi glielo faceva fare.

Quel servizio richiamato dall’art. 54 della nostra costituzione, quel servizio che altro non è che amore per la libertà, la democrazia, la giustizia.

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Caserma Serini: serve collaborazione, non becera propaganda

caserma serini-2L’accordo siglato mercoledì sull’utilizzo della caserma Serini ha l’obiettivo di sfruttare bene le caratteristiche di quella struttura, in modo ben diverso da quanto una becera propaganda ha cercato di far passare.

Da un lato Regione Lombardia ha condiviso una soluzione con il presidente Maroni – che tra l’altro a suo tempo aveva voluto da ministro dell’Interno – dall’altro, per bocca del suo assessore Bordonali, ha preferito utilizzare il tema per suscitare paure e tentare di raccogliere facili consensi.

La serietà del ministro Minniti ha ricondotto il confronto ad un corretto dialogo istituzionale.

La strada che è necessario percorrere su temi tanto delicati è quella della collaborazione di tutti i livelli istituzionali. Ciò è avvenuto tra l’amministrazione comunale e il ministero degli Interni, speriamo che d’ora in poi valga anche per gli altri livelli istituzionali.

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