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E ora tutti socialisti!

renzi schulztLa votazione dei giorni scorsi della Direzione Nazionale del PD sull’adesione al PSE, “quasi” all’unanimità suscita una qualche riflessione. Infatti quello che sembrava un nodo politico di estrema complessità si é trasformato in un intervento, e voto, solitario di Fioroni, ma come é ancora in Direzione?, che più che una rivendicazione é suonata come una patetica difesa di una perduta identità. Certo un passaggio così delicato avrebbe richiesto un minimo di condivisione dei territori e i membri della Direzione più che esprimere il loro personale parere, o meglio accordare il loro indiscusso assenso alla proposta del Segretario, avrebbero potuto aprire un minimo di confronto con i territori che li hanno espressi, anche qui si pagano le conseguenze dell’infelice metodo della nomina. Di fatto il pericoloso Renzi che lasciava presagire una sciagurata deriva “democristiana”, si é trasformato nell’artefice di un passaggio tanto delicato quanto indolore.

Scelta tattica, quale metodo migliore, assieme ad alcuni posti al Governo, per ricucire con la parte più a sinistra del Partito?, o convinta adesione? Lo scopriremo presto alla prova di alcuni temi, tra tutti quello dei diritti civili. Di certo anche la battuta di D’Alema “….importante non morire….”, ma come anche Lui ancora in Direzione?, lascia trasparire l’ammissione che il PSE ha oramai da tempo sposato in vari campi le tesi del popolarismo, prima di tutto attorno all’idea di Europa stessa, ed é qui che è si vero che qualcuno ha dovuto scegliere una nuova sigla, ma che altri hanno dovuto aderire a ben altre idee. Piuttosto ho trovato particolarmente interessante il richiamo di Richetti, si é astenuto al momento del voto, che ha sottolineato come questa scelta abbia azzerato una delle ambizioni originarie del PD, dare vita in Europa ad una formazione politica che rappresentasse  una vera novità, la sintesi migliore fra le due grandi idee che si sono confrontate in questi anni. La prospettiva rimane bella, ma se non siamo riusciti a concretizzarla veramente nemmeno in Italia, come possiamo pretendere di farlo a Bruxelles? Deve rimanere però l’aspirazione a raggiungere questo traguardo. Da questo dipende il consolidamento del PD come forza affidabile di Governo, togliendolo dalla precarietà del momento,  da qui dipende la reale possibilità della costruzione di un reale cambiamento del modello sociopolitico del nostro Paese. Ecco perché, pur non nascondendo una certa delusione per l’occasione mancata, un grande  PD europeo, non credo che sia manifestando inutili resistenze, o sbandierando vittorie inesistenti che va affrontato il tema, ma più semplicemente dando concretezza all’azione politica di un Partito che deve rimanere ad essere un nuovo punto di incontro fra idee, progetti e, perché no?, grandi speranze.

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Agfa: fondamentale la salvaguardia dei posti di lavoro e la massima trasparenza nella comunicazione

Abbiamo chiesto in Aula all’Assessore alle Attività produttive Melazzini maggiore chiarezza sulla situazione di crisi aziendale dello stabilimento Agfa Graphics di Manerbio. Il progetto di re industrializzazione Agfa Ziletti, come ha confermato l’Assessore, è stato ritenuto impraticabile sia da parte del presidente di Agfa Graphics che da parte di Regione Lombardia, cui era stato chiesto un finanziamento di 15 milioni di euro a fondo perduto. Tramontata l’ipotesi Ziletti è ora al vaglio quella della società lussemburghese Optimize che verrà ricevuta da Melazzini a breve. La dichiarazione dell’Assessore fa chiarezza su una situazione ingarbugliata. E’ importante l’impegno che Regione Lombardia sta profondendo nella soluzione di questa crisi aziendale. Per noi resta fondamentale la salvaguardia dei posti di lavoro e la massima trasparenza nella comunicazione e spiegazione di quanto sta avvenendo, per questo ho proposto di tenere periodicamente dei tavoli territoriali, in casi come questo, che informino giorno dopo giorno sulle trattative in corso. E’ questo a mio avviso il metodo giusto per affrontare la gestione delle crisi aziendali.

Il video del mio intervento e la risposta di Melazzini

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Lo sciopero in banca apre una riflessione sul sistema bancario e finanziario

bancaE oggi sciopero in banca! A scioperare sono i dipendenti che si sono visti disdettare il contratto nazionale con largo anticipo rispetto la sua scadenza. Lontani i tempi in cui il lavoro “in banca” era un punto di arrivo non indifferente, una vera e propria conquista sociale. Ora tra inserimenti “precari”, stipendi non più sopra la media, budget “imposti” è da un po’ che questo lavoro è meno attrattivo.
L’occasione stimola una riflessione sul sistema bancario e finanziario del nostro Paese. Sistema che mostra da tempo la sua inadeguatezza rispetto al cambiamento dei tempi, ma ancor di più ad essere lo strumento di difesa e rilancio del tessuto socio economico italiano. Se infatti le vicende oltre oceano lo hanno ampiamente dimostrato (non possiamo permetterci di “far fallire” il sistema bancario), è altrettanto vero che possiamo e dobbiamo cambiarne impostazione e presenza sul territorio. Lo possono fare le Istituzioni per la semplice, ma fondamentale, ragione che il sistema creditizio è alla politica che ha chiesto un sostanziale aiuto per uscire dalle enormi difficoltà dove era finita. Cambiare significa togliere ogni conflitto di interesse tra amministratori degli Istituti e i “clienti”, significa rinnovare il management (il ricambio è peggio di quello politico), significa modificare il modo di porsi sul mercato. Ma soprattutto significa diventare lo strumento a servizio del tessuto economico. Siamo passati  dall’eccesso di affidamenti al diniego di finanziamenti più che “normali”. A farne le spese sono soprattutto piccole e medie imprese, trattate senza considerarne la storia e la credibilità, classificate su fredde e superficiali letture dei bilanci, e le famiglie dove l’idea di un vero microcredito e ben lungi dall’essere attivato. A continuare a beneficiare di attenzioni, spesso  immeritate,  sono grossi gruppi, specie finanziari, che sono talmente esposti che risulta “quasi impossibile” intervenire in modo drastico. Ora è necessario intervenire e fare in modo che l’esame delle pratiche sia fatta con competenza, investendo sulla capacità, sulla conoscenza, sulla voglia di chi vuole mettersi in gioco a contribuire al rilancio del nostro sistema economico. Così come intervenire come parte attiva in alcune vere e proprie emergenze sociali a favore di famiglie e nuove povertà.
Lo sciopero di oggi idealmente é quindi condiviso da tanti imprenditori, da tanti lavoratori, da tanti cittadini che vedono le banche come le descriveva Mark Twain, ovvero il posto dove “… ti prestano l’ombrello quando fuori c’è bel tempo e te lo chiedono indietro quando fuori comincia a piovere …”!

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La competitività passa dalla lotta alla corruzione

Conto salato quello che ci presenta il fenomeno della corruzione e dell’infiltrazione malavitosa in Lombardia. Se a patirne le conseguenze é stato innanzi tutto il Consiglio Regionale, costretto a “dimettersi” dopo la vicenda delle infiltrazioni della ‘ndrangheta  direttamente in Giunta, ora la ricaduta è pesante su tutto il sistema socio economico lombardo. Essere retrocessi al 128 posto come realtà territoriale per competitività è un fatto particolarmente grave che evidenzia la crisi che stiamo attraversando, ma soprattutto la difficoltà ad individuare vie di uscita credibili e praticabili. Certo sulla vicenda pesa in parte la politica nazionale, vorrei ricordare chi ha governato

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negli ultimi anni, prima dei Governi di “emergenza” per intenderci, ma non poco  incidono comportamenti e responsabilità molto lombarde. Il fenomeno di una corruzione  diffusa, non dimentichiamo il rosario di arresti e denunce dello scorso anno, come indice di inaffidabilità è inaccettabile. Va fortemente combattuto e smantellato il prima possibile.

Questo implica una maggior trasparenza in ogni atto della pubblica amministrazione, un’ iniziativa  legislativa più incisiva nel contrasto e nella prevenzione, un allontanamento di tutto quel personale politico e tecnico coinvolto a vari livelli in fenomeni malavitosi. Un cambio di passo, un convinto sforzo nel mettere i piedi nel piatto con l’obiettivo di voler dare concretezza all’azione politica e di trasmettere agli operatori economici, ai possibili investitori che la Lombardia, l’Italia, possono e vogliono tornare ad essere luoghi di legalità diffusa, di garanzia, di trasparenza e di pari opportunità, insomma di democrazia vera e matura!


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Non solo profitto: per chi fa impresa esiste un dovere sociale

lavoroIl freddo comunicato della struttura regionale è la spia di una situazione difficile. Non è tollerabile che le multinazionali vengano a fare shopping delle nostre  imprese e poi spostino altrove la produzione, essendo interessate solo al portafoglio clienti. C’è una storia di tante persone e famiglie, una capacità professionale, una speranza per il futuro da rispettare. Per chi “fa” impresa esiste un dovere sociale pari a quello di produrre profitto. Esiste il diritto di Regione Lombardia di far valer il proprio ruolo di Istituzione e di Committente nei confronti di Afga in rappresentanza di tutte/i le/i lombarde/i. Non abbassiamo la pressione e la forza della richiesta, manteniamo unito il fronte! Il confronto è molto difficile, ma in qualche modo possibile.

Agfa ha deciso: lo stabilimento di Manerbio (Bs) verrà chiuso. Lo hanno ribadito questa mattina, in occasione dell’audizione nella Commissione Attività produttive, i vertici della multinazionale belga-tedesca rappresentati da Johan Buelens, manager di riferimento degli stabilimenti Agfa, e Marc Deutschmann responsabile risorse umane del comparto europeo.
Il board era stato convocato dal presidente della Commissione, Angelo Ciocca (Lega Nord) dopo un precedente incontro con le rappresentanze sindacali.
Grafici e numeri alla mano, i manager hanno indicato nel fatturato e nei costi di produzione le principali ragioni che porteranno alla dismissione dell’unità di Manerbio, mettendo a rischio ben 126 posti di lavoro (123 secondo il comunicato diramato il 9 luglio dall’azienda). Una posizione parsa irrevocabile e ribadita più volte durante le quasi tre ore di serrato confronto con la politica.
“Naturalmente non fermiamo qui la nostra azione di sensibilizzazione e pressing – ha spiegato il presidente Ciocca – La Lombardia offre grandi possibilità per fare impresa, a partire dalle azioni di supporto alla piccola editoria che intendiamo promuovere a breve e che potrebbero interessare anche ad Agfa. La nostra è una mano tesa, spero che l’azienda non si lasci sfuggire l’occasione. Resta il rammarico perché la scelta di dismettere non è stata certo presa in cinque minuti, probabilmente i vertici europei avevano deciso da tempo di far gravare sull’Italia e sulla Lombardia il peso di questo taglio”.
(Qui il comunicato in forma integrale)

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L’AGFA di Manerbio non deve chiudere

L’azienda AGFA, la multinazionale delle lastre per il settore fotografico e il settore medicale con 12mila dipendenti nel mondo, vuole cessare l’ attività nello stabilimento di Manerbio. Come Pd avevamo chiesto qualche giorno fa un’audizione urgente con le parti sociali e gli amministratori locali per salvaguardare l’occupazione e vagliare ipotesi alternative alla chiusura.
La multinazionale con casa madre belga, tra l’altro, vanta commesse per oltre 20 milioni l’anno proprio da parte della Regione per forniture ai principali ospedali lombardi. Questa è una leva che consentirebbe a Regione Lombardia di avere più peso
nelle trattative e nella richiesta di riapertura della vertenza. Saputa la situazione ci siamo subito attivati come Pd e abbiamo chiesto un’audizione per capire meglio i dettagli di una vicenda abbastanza inspiegabile, considerato che l’azienda in questione non manca di commesse e che qui si corre il rischio di disperdere ancora una volta il know how maturato negli anni da oltre un centinaio di addetti. Regione Lombardia si deve dunque attivare al più presto non solo per difendere i posti di lavoro e attivare gli ammortizzatori sociali necessari ma anche per difendere questa attività permettendo il verificarsi di un ennesimo caso di depauperamento del suo tessuto industriale.

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Quello che chiedono i cittadini, anche a chi organizza la protesta

sindacatiDopo dicei anni i tre principali sindacati  si sono ritrovati unitariamente in piazza per chiedere al Governo maggior impegno e soluzioni per il lavoro. L’accusa è di fare solo annunci e mancare di concretezza.  Richiesta più che legittima, però…
Però mi chiedo, negli ultimi dieci anni in questo Paese non è successo nulla che giustificasse una  ritrovata unità? A quanto pare no, anzi ricordo una certa stagione del dialogo di alcune sigle, di “equidistanza” dalle parti politiche. Quello che in realtà stava avvenendo ora tutti lo sappiamo.
Ora tutti a protestare – industriali, commercianti, sindacati – dimenticando che anche loro hanno attraversato anni di incapacità e cecità pari a quelle della politica. Ai tempi delle “Tremonti”,  delle bolle finanziarie, delle speculazioni, dei finanziamenti inutili ad attività oramai superate,  dove erano i gridi di allarme? Negli ultimi dieci anni di forte rallentamento della crescita economica dove sono state le denuncie? Quando c’è stato bisogno di innovazione e ricerca, quali sono state le proposte?
Il Governo Letta si trova a fronteggiare un’eredità non facile, ogni giorno emerge la pochezza del Governo Monti e i disastri di quello precedente, con alleati non certo “responsabili”. Lasciamogli un minimo di tempo per dare attuazione a quanto promesso. Poi giudicheremo.
Ma nello stesso tempo tempo tutte le categorie e associazioni di rappresentanza riflettano sul salto di qualità che sono a loro volta chiamate a fare, ai privilegi a cui dovrebbero rinunciare, alle innovazioni che dovrebbero promuovere, agli interessi generali che dovrebbero perseguire e non solo a quelli “particolari”di categoria. Alla politica, ai partiti, spetta il compito più complicato. Mettere finalmente a punto idee e programmi seri, capaci di rispondere alle difficili sfide che abbiamo di fronte. Per il PD e il centrosinistra è forse l’ultima occasione.
È questo che chiedono cittadine e cittadini, anche a chi organizza la protesta.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Costruiamo insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa

Carissime e Carissimi,
come sapete la Direzione provinciale del PD mi ha confermato la propria fiducia inserendomi nella lista di Brescia per l’elezione del nuovo Consiglio Regionale Lombardo in qualità di capolista.
Lo ritengo un onore, un impegno da intraprendere con la massima determinazione e la giusta tensione etica. Non si tratta, infatti, solo di cercare di conquistare il Governo regionale, si tratta di porre fine ad un lungo periodo di gestione molto “personale” che accanto ad alcune scelte condivisibili ha premesso il proliferare di corruzione e malcostume. Non a caso la legislatura ha dovuto interrompersi prima della naturale scadenza.
In questi anni, dove mi sono occupato in particolare di sanità, welfare, agricoltura, territorio e servizi, ho maturato  alcune convinzioni. Vi è la necessità di restituire al Consiglio un ruolo di indirizzo, tornare ad avere un Presidente di Regione, smettere di avere un Governatore. Vi è la necessità di riscoprire il ruolo originario delle Regioni, motori delle energie di un territorio, capaci di valorizzare e far crescere il proprio tessuto sociale. Smettere di essere un insieme di pesante burocrazia. Vi è la necessità di saper guardare con intelligenza e coraggio al futuro puntando su innovazione,  cambiamento, affrontando le difficili sfide del futuro con la consapevolezza della propria capacità. Vi è la necessità di investire sulla fiducia da restituire alle lombarde e ai  lombardi, in particolare ai giovani. In tema di lavoro, di impresa, di scuola, di cultura, di servizi, ritrovare la voglia di crescere, di inventare, di essere protagonisti della propria storia. Vi è la necessità di rimettere in moto i nostri Comuni e la loro grande storia di efficienza e di capacità gestionale. Vi è la necessità di mantenere la grande tradizione solidale delle nostre comunità, dove premiare e valorizzare il merito non significa perdere per strada chi è in difficoltà, ma mettere in condizione tutti di “potercela fare”. Vi è infine la necessità  di tornare ad una politica concepita come rapporto di fiducia tra eletto ed elettore, capace di stare fra le persone, coglierne le esigenze, le aspettative, i problemi e cercare di costruire soluzioni.
Una sfida entusiasmante mi aspetta nel concorrere, insieme alle amiche e agli amici della lista del PD, ad eleggere Umberto Ambrosoli nostro presidente. Ho consapevolezza dell’importanza e dell’impegno, ma ancora di più del limite della mia persona, soprattutto se non sarà in grado di smuovere le cittadine e i cittadini della nostra provincia a mettersi in gioco e diventare protagonisti di un vero cambiamento.
Ecco perché vi invito a votare Umberto Ambrosoli, a votare PD e se riterrete anche ad indicare il mio nome sulla scheda: costruire insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa, più . . .

Grazie per quello che avete fatto e che farete!

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Parliamo di lavoro

È necessario parlare di lavoro in modo diverso. Accanto alla difesa del lavoro per chi è occupato, bisogna offrire opportunità a chi il lavoro lo sta cercando o purtroppo lo ha perso.  Investire su fiscalità agevolata per le imprese che assumono, su formazione professionale, su ricerca per rendere competitive le nostre aziende, sui mercati internazionali per difendere i prodotti italiani ed europei, su “nuovi” lavori che il nostro territorio offre. Penso al turismo, sulla riscoperta di “antichi” lavori, come il comparto agricolo.
Parlare di lavoro per la politica significa mettere insieme le necessità dell’imprenditore con quella del lavoratore, coniugare l’industrializzazione con la difesa dell’ambiente, creare entusiasmo e voglia di fare, premiare il merito ma non perdere per strada nessuno!
Ecco perchè  bisogna partire da chi non ha il lavoro, da chi in nome della flessibilità si trova nella precarietà assoluta, da chi è semplicemente inoccupata/o perchè non ci prova neanche più, da chi ha voglia di mettersi in gioco nelle professioni, da chi vuol continuare a fare piccola e media impresa avendo a cuore la propria famiglia e quella di chi lavora per e con lui.
Cambiare approccio, cambiare linee di finanziamento, mettere in moto anche Regione Lombardia non come erogatore di prebende clientelari, ma come stimolo e aiuto per crescere tutti e insieme!
Le lombarde e i lombari, le italiane e gli italiani hanno sempre dimostrato di essere generosi, solidali, laboriosi, persone per bene insomma. È ora che a rappresentarle ci siano persone altrettanto per bene: ecco perchè sostengo Umberto Ambrosoli Presidente di Regione Lombardia!!!

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