Archivi categoria: Cultura e sport

Olimpiche responsabilità

Monti ha detto no! Alle Olimpiadi si intende. Ma allora è veramente cambiato parecchio in questo Paese, c’è chi non ha paura a dire che in questo momento abbiamo altro a cui pensare che organizzare le Olimpiadi. Non perché non siano importanti, semplicemente perché per quanto ci riguarda da un lato dobbiamo prima modificare e molto il modo di finanziare, appaltare e costruire, dall’altro dovremmo investire risorse che non abbiamo. Non vengano a dire che perdiamo un’ importante occasione, la storia, a partire da Italia 90, dimostra che non è mai finita particolarmente bene. Non lo faccia soprattutto il Sindaco di Roma che deve prima dimostrare come si spala, avendo spero capito che non basta mettersi il pile! Dimostrare di essere seri, evitare situazioni imbarazzanti come Expo, significa rilanciare l’ immagine del nostro Paese, significa dire a tutti che stiamo cercando di fare sul serio.

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Chiesa dei Morti di Barbaine, 9 ottobre 2011

Voglio invitarvi a leggere l’intervento di una cara amica, Enrica, tenuto a Barbaine di Livemmo in occasione della ricorrenza partigiana del 9 ottobre. Con grande chiarezza ha voluto ricordare facendo riflettere. Non aggiungo altro, potrei solo “rovinare” quanto detto da Enrica:

Non bisogna piangere per loro.
Ma che dobbiamo fare?
Dobbiamo imparare da loro.
Imparare dai morti?
Cosa possono insegnarci i morti?
Quello per cui sono morti.
(Elio Vittorini)

È con queste parole tratte da una poesia sulla Resistenza che vorrei iniziare la mia riflessione qui, a Barbaine, davanti ai cippi di marmo in ricordo dei partigiani della Brigata Perlasca.

Questo monumento, per la sua semplicità, mi ricorda quello di un altro luogo simbolo della resistenza italiana: Sant’Anna di Stazzema, dove nell’agosto del 1944 vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte donne, bambini e anziani.

Il monumento posto davanti al sagrato di quella piccola chiesa ha una particolarità: le pietre, all’apparenza squadrate, che lo formano sono scavate: se le si guarda dall’alto, si intravedono dei volti malformati. Sembrano proprio volti di persone che urlano di dolore. Ma non solo: con quell’urlo, sembrano dirci qualcosa. Ma che cosa?

Proprio come queste pietre, ci chiedono di ricordare i loro sacrifici, i valori per cui hanno combattuto o semplicemente il sogno che hanno inseguito. Ci chiedono di continuare a testimoniare nella nostra vita, ogni giorno, in famiglia, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nel sociale, in politica, continuare a testimoniare questi valori perchè sia chiaro a tutti l’importanza che il sacrificio di queste persone ha avuto per noi oggi nella nostra vita di tutti i giorni.

Con il passare del tempo si riduce sempre più il numero di chi ha vissuto da protagonista la Resistenza, donne e uomini che hanno lottato, hanno fatto scelte difficili, preso decisioni coraggiose, hanno vissuto successi ed insuccessi per liberare l’Italia dall’oppressione della dittatura; con il loro impegno hanno contribuito a ridare agli italiani la dignità che era stata loro negata.

La nostra società, sempre più distratta e frenetica, rischia di dimenticare la storia di questi uomini e donne: ma questa storia non può restare solo materia per gli studiosi o per qualche nostalgico.

Si minaccia di cancellare il 25 aprile: un modo come un altro per banalizzare il sacrificio di chi ha saputo dare tutto per il bene di tutti. E allora, dobbiamo essere capaci di risvegliare in noi quegli ideali, quei valori di Patria, Libertà ed Unità più volte riascoltati nelle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia.

Noi siamo gli eredi di ispirazioni nobili; come tali, abbiamo una grande responsabilità: dobbiamo tramandare costantemente quelle esperienze per non sbiadire l’immagine del movimento di liberazione.

Diceva un grande politico che ci ha recentemente lasciato: “i giovani non hanno bisogno di grandi discorsi, ma di testimonianze”.

Non stanchiamoci di ricordare ai giovani, ai nostri figli o ai nostri nipoti, che Libertà e Democrazia vanno difese ogni giorno; che la Costituzione, che nacque dallo spirito che animò la Resistenza, con i suoi principi e valori è la base della convivenza civile dell’Italia ed ha permesso un sistema di equilibri tra i poteri che ha garantito e garantisce la libertà e i diritti di tutti i cittadini italiani.

Il presidente Napolitano ci ha ricordato che la Costituzione va amata e rafforzata ogni giorno: prendiamoci quest’impegno, facciamo in modo che ogni giorno si faccia memoria, per migliorare la nostra società.

“Facci limpidi e diritti”; “moltiplica le nostre forze”, perchè non ci siano più prevaricazione, violenza e guerra; perchè l’esempio per le giovani generazioni non sia quello di persone di basso profilo, che sempre più fanno notizia, ma sia quello vero, di persone autentiche, che hanno a cuore il bene comune, disponibili ai sacrifici, come lo furono i “Ribelli per amore”.

Enrica Peli

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Cronaca di un altro consiglio… o no?

Leggendo i quotidiani questa mattina, temo di aver partecipato ad un consiglio diverso rispetto a quello descritto.

Sembra infatti che il risultato sia stato l’ennesimo trionfo della lega che ottiene festa e bandiera regionale con in sottofondo una “leggina” legata al 150° dell’Italia Unita.

Di fatto, invece, su un tema così importante come l’unità nazionale, si è consumato uno scontro feroce tra P.D.L. e Lega, come sempre con la “disattenzione” del governatore la lega ha snaturato il provvedimento in questione e ha mediaticamente trasmesso il loro messaggio.

Resta un mistero il perchè non si sia registrato il continuo “andar sotto” sulle votazioni dei singoli articoli da parte dei lumbard, come resta un mistero perchè non si cominci a “scavare” sulla crescente difficoltà di tenuta di una maggioranza che sembra sempre più incapace di proposte forti e condivise, speriamo che il PD sappia con forza far emergere questo.

In modo unitario, come l’Italia che vogliamo.

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sul libro di Giulio Cavalli

Davvero interessante la presentazione del libro “Nomi, cognomi e infami” di Giulio Cavalli tenutasi Lunedì sera. E’ stato un po’ come uscire dal solito approccio che abbiamo di affrontare il tema mafia, paludato timido e soprattutto distante, quasi che si tratti di un qualcosa che non ci riguardi, o meglio riguardi “altri”. Cavalli ci ha spiegato, con dati ed esempi che così “non è”. Anche gli altri relatori, il Sen Galperti, componente della commissione giustizia e Giuseppe Giuffrida di “Libera” hanno voluto dare un taglio concreto ai loro interventi, così come aveva fatto l’On De Magistris nella sua introduzione.
Ne consiglio la lettura con un duplice intento: conoscere quanto “di mafia” ci sia anche al nord; capire che il “dovere” di difendere la giustizia e combattere la mafia non è relegato ad altri: magistrati, forze dell’ordine o giornalisti che siano, ma a tutti noi.
Buona lettura e complimenti Giulio.

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Immigrati&Lega demagogia pura

La delicata situazione di Brescia è un segnale chiaro e inequivocabile: è necessario che la politica si decida ad affrontare con serietà le emergenze sociali presenti suinostri territori. E deve essere presa una presa di posizione chiara, ma pacata.
Se, come ha ben fatto il Pd bresciano attraverso le parole del segretario provinciale Bisinella, va ribadita la contrarietà a ogni forma di protesta non autorizzata e a un qualsivoglia avvallo di questi comportamenti, risulta evidente che, di fronte a certe drammatiche emergenze, l’autorevolezza delle istituzioni deve emergere. Essa deve mostrarsi ferma e al contempo capace di ascoltare e quindi risolvere. La posizione del presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni, non va però in questa direzione, anzi. Essa introduce ulteriore motivo di tensione e di complicazioni per le autorità impegnate nella soluzione della vicenda. Così come è pura e inutile demagogia accostare e assimilare il panorama bresciano alla drammatica situazione veneta, che crea un clima di scontro da Far West. Non è necessario fare la voce grossa per farsi ascoltare: è invece chiara la necessità di creare e alimentare un clima di rispetto delle regole, che va strenuamente difeso e reintrodotto, attraverso lavoro e competenza, senza sottovalutare la necessita del silenzio, che, proprio in queste situazioni, diventa la scelta più opportuna da parte della presidenza del Consiglio regionale.

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