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La Befana

Molto si é detto sulla festa della Befana, personaggio entrato a pieno titolo nella tradizione popolare e sul quale non si contano novelle, cartoons, film disneylandiani.
Di fatto un po’ alla volta si é sovrapposta all’Epifania, ricorrenza di particolare importanza per la Chiesa.
Di tutte le leggende quella che preferisco è questa. Penso rifletta, in modo laico, la concretezza del fare che dovrebbe accompagnare i buoni propositi del periodo natalizio.
“Una sera di un inverno freddissimo, bussarono alla porticina della casa della Befana tre personaggi elegantemente vestiti: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al Bambino Gesù.
Le chiesero dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta indicmed_befanaó loro il cammino, ma, nonostante le loro insistenze, lei non si unì a loro perché aveva troppe faccende da sbrigare.
Dopo che i Re Magi se ne furono andati sentì  che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli.
Uscì a cercarli, ma non riusciva a trovarli.
Così bussò ad ogni porta lasciando un dono ad ogni bambino nella speranza che uno di loro fosse Gesù.
Così, da allora ha continuato per millenni, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio a cavallo della sua scopa …”.
Già ogni bambino…

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“Il Moralista dice no agli altri, l’uomo morale solo a se stesso”

pasolini1Pier Paolo PASOLINI veniva barbaramente massacrato il 2 novembre 1975. Sono trascorsi 40 anni.  Molto si é detto sulla sua morte, mai interamente chiarita. Molto si é discusso sulla sua produzione, letteraria, poetica, giornalistica e cinematografica, sulle sue analisi, sui sui anticonformismi, sulle sue provocazioni, sulle sue esagerazioni.

Di certo difficile disconoscere la sua visione profetica dell’involuzione della società italiana, così come il rigore etico morale con il quale guardava al mondo intellettuale, spesso falsamente progressista, in realtà fortemente ancorato a vecchi pregiudizi, schemi predefiniti, antichi privilegi.

Non tutto quanto prodotto da Pasolini mi piace, di alcune sue esasperazioni, specie se contestualizzate a quel periodo, non ne comprendo l’obiettivo e l’utilità.

Ma del suo pensiero, della sua onestà intellettuale, della sua visione profondamente democratica e solidale della società, continuo ad essere profondamente affascinato.

Viviamo in un tempo dove spesso il pensiero manca. E con esso la visione del futuro. Rileggiamo le pagine di Pasolini, anche con la necessaria prospettiva critica, riscopriremo la voglia di approfondire, conoscere, analizzare, pensare insomma.

E per chi, come me, si occupa anche di politica voglio ricordare questo suo pensiero, mai da dimenticare, sempre da tenere come riferimento:

“QUAL É LA VERA VITTORIA, QUELLA CHE FA BATTERE LE MANI O BATTERE I CUORI?”

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E STASERA SI FA IL TIFO: FORZA ITALIA!!!!

EURO 2012: ITALY NATIONAL TEAMPopolo di poeti, santi e navigatori, una volta si diceva di noi italiani. Poi si é aggiunto di C.T. della Nazionale, ultimamente anche di Presidenti del Consiglio. Popolo latino d’altronde, portato a vivere con passionalità le vicende della vita, anche al nord, un po’ più freddino, ma pur sempre animato da quello spirito “vivo” che é un poco la bella caratteristica della nostra Nazione.
Vi è però la necessità di indirizzare tutta questa partecipazione in modo corretto, farla diventare “tifo” intelligente, non lasciarla degenerare in disfattismo o critica assoluta.
Vale per ogni situazione. Stasera gioca la nazionale di calcio, avversario é l’Uruguay. Nel giro di qualche giorno si é passati dall’eccessiva esaltazione della vittoria con gli inglesi, ad un giudizio completamente negativo, dopo la sconfitta con il Costa Rica. Domani, a secondo del risultato, avremo titoli e commenti completamente diversi. Prandelli, e i suoi, bravi e “quasi” eroi, oppure incapaci e disastrosi. Certo é evidente che anche nello sport, specie ai massimi livelli, ci vuole preparazione e competenza, ma, proprio perché di gioco si tratta, anche di grande affetto, di sano tifo insomma. Può non piacerci la formazione, possiamo preferire un giocatore ad un altro, non comprendere alcune scelte tattiche, ma non può scomparire il sostegno, l’emozione, il calore che ogni sostenitore può e deve esprimere.
Badate bene, sia pur in modo diverso, questo vale anche in altri campi, come per esempio la politica. Dove, sia chiaro, ognuno ha le proprie idee, sostiene il proprio partito, individua il leader di riferimento, ma non deve mai venire meno la speranza che il Paese vada bene, l’apporto perché questo avvenga, un profondo senso di appartenenza.
Su questo molto abbiamo da migliorare, caduti come siamo in un persistente corto circuito dove tutti sono contro tutti.
Non sempre arriva la vittoria a far facilmente cadere le difficoltà, a volte bisogna fare i conti con l’insoddisfazione o la sconfitta.
Quindi stasera facciamo il tifo, facciamolo con intensità, con serenità, con sincero attaccamento alla correttezza umana di Prandelli, alle caratteristiche, a volta “molto” particolari, dei giocatori.
E facciamo il tifo anche per l’Italia, non calcistica, perché possa uscire dalla crisi socioeconomica che la attraversa, con caparbietà, attenzione e INSIEME, già perché se i convocati per la sfida calcistica con l’Uruguay li decide l’unico vero C.T., nella partita della quotidianità siamo tutti in campo, anzi dobbiamo assolutamente impedire che qualcuno si senta in panchina o, peggio ancora, in tribuna!
FORZA ITALIA, allora!!!

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Un Paese di Ultrà

ocarognagrilloQuanto avvenuto sabato a Roma prima e durante la  finale di Coppa Italia é desolante. Ancora una volta un gruppo di esagitati, che nulla hanno a che fare con i tifosi, hanno inscenato, per le vie della capitale, una vera e proprio guerriglia, con spari e feriti. Ancora una volta, all’interno di uno  stadio, si é vista l’esaltazione di un presunto leader che “tratta” in nome dei tifosi la possibilità di giocare o meno la partita. Infine emerge, senza suscitare alcuna sorpresa, che i protagonisti della vicenda non sono certo nuovi ad iniziative giudiziarie. Da quanto avviene questo condizionamento nei confronti del calcio? Da quanto ogni domenica in molti stadi é necessario mobilitare ingentissime forze dell’ordine per tutelare l’ordine pubblico ed evitare veri e propri scontri? Quanto é il conseguente costo sociale, ed economico? Quando ci si deciderà ad intervenire seriamente non solo punendo i colpevoli, ma smantellando quelle organizzazioni che nulla hanno a che fare con la passione sportiva, ma che sono vere e proprie sacche di violenza e illegalità? Serve una diversa mobilitazione da parte delle Istituzioni, ma anche da parte delle società calcistiche, che spero abbiano finalmente imparato che “usare” certe frange organizzate é un vero e proprio boomerang. Così come é altrettanto importante smantellare definitivamente l’alone di corruzione e falsificazione che troppe volte getta un’ombra sulla regolarità dei campionati.  Si deve far tornare gli stadi luoghi dove si pratica sport e si fa il tifo vero, che é sostegno alla propria squadra, non attacco violento a quelle avversarie.
Ma purtroppo anche la politica, che dovrebbe risolvere il problema, a volte sembra in balia della stessa sindrome. I toni usati, da arringa folle, la denigrazione e demolizione verbale degli avversari, il dileggio delle istituzioni, il fatto stesso che alcuni esponenti siano protagonisti di vicende giudiziarie, rende il quadro tristemente simile. Ascoltate certi interventi, osservate certi atteggiamenti e diventa davvero impressionante la rassomiglianza. Anche qui, in politica, é altrettanto necessario sconfiggere chi usa toni violenti, dileggia le massime cariche istituzionali, incita in modo più o meno grottesco, alla rivolta popolare. Così come va smascherato chi “falsa” la comunicazione con vere e proprie fandonie o promesse impossibili, a proposito qualcuno sa a che punto é arrivata la quotazione delle pensioni alla borsa “clandestina” di Arcore?
Riportare serietà e rispetto nel confronto é necessario, sia per permettere ai cittadini di scegliere tra programmi trasparenti e reali, sia per trovare quel clima di “sforzo comune” necessario per uscire dalle attuali difficoltà.
Smettiamo di essere un Paese di ultras, torniamo ad essere, o meglio cominciamo finalmente ad essere un Paese NORMALE.

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Liberiamo “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore. Insieme

È la stagione dei sondaggi! Quasi quotidianamente ci raccontano chi è in vantaggio. Ora Maroni, ora Ambrosoli. Dipende dalla notizia del giorno. Berlusconi toglie l’IMU, Maroni promette di mantenere il 75% delle tasse in Lombardia? Ecco che il centro destra va in vantaggio! Vengono candidati Cosentino, cosa poi non avvenuta,  Scilipoti, cosa poi avvenuta? Ecco che si torna alla pari, anzi il centro sinistra si porta leggermente avanti. Penso sia tempo di rompere questo schema e soprattutto riportare la giusta attenzione anche sulla vicenda regionale che rischia di essere fortemente oscurata da quella nazionale.
In sanità, welfare, ambiente, trasporti, istruzione, solo per fare gli esempi più evidenti, il ruolo della regione è pari se non superiore a quello del governo. L’impatto di questi settori sulla vita di famiglie e persone è decisamente importante. Richiamiamo l’attenzione su questo, facciamo riflettere su cosa è avvenuto con Pdl e Lega Nord: anni tra scandali, corruzione, infiltrazioni malavitose. Rilanciamo la proposta del centro sinistra. A cominciare da una candidatura come quella di Umberto Ambrosoli, nata non da un ricatto politico come quella di Maroni, ma da primarie aperte che hanno consegnato ad un’espressione civica il massimo della responsabilità.
Parliamo delle nostre proposte in tema di lavoro, scuola, giovani, famiglia, invecchiamento attivo, sanità, welfare, territorio, ambiente. Contrapponiamo idee valide e realizzabili ai falsi slogan, come il famoso 75%. Rivendichiamo con forza  parole come ONESTÀ, TRASPARENZA, INNOVAZIONE, MERITO, SOLIDARIETÀ accompagnate dalle proposte chiare e concrete del nostro programma che sono  tutt’altro che timide. Si pensi ad esempio alla proposta di riunire sanità e welfare in un unico assessorato o alla  creazione di uno strumento finanziario “lombardo” per aiutare l’impresa.
Ma soprattutto movimentiamo tutta la potenzialità del centro sinistra in una campagna elettorale che non deve farci dimenticare nulla: utilizziamo tutti gli strumenti per comunicare con i cittadini, intercettare il loro sconforto,  la loro distanza. Interessarli e poi convincerli a  sceglierci. Attraverso i mezzi di comunicazione,  i mezzi  informatici, il porta a porta (quello vero, non quello televisivo!), dobbiamo cercare il contatto diretto con le lombarde e i lombardi, per dire loro che conosciamo quello che pensano e quello che sperano e che è di loro, dei loro problemi, delle loro speranze che vogliamo occuparci. E vogliamo farlo insieme a loro. Va  liberata “l’altra faccia della Lombardia”, quella migliore, quella che in questi anni è stata colpevolmente mortificata.

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Costruiamo insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa

Carissime e Carissimi,
come sapete la Direzione provinciale del PD mi ha confermato la propria fiducia inserendomi nella lista di Brescia per l’elezione del nuovo Consiglio Regionale Lombardo in qualità di capolista.
Lo ritengo un onore, un impegno da intraprendere con la massima determinazione e la giusta tensione etica. Non si tratta, infatti, solo di cercare di conquistare il Governo regionale, si tratta di porre fine ad un lungo periodo di gestione molto “personale” che accanto ad alcune scelte condivisibili ha premesso il proliferare di corruzione e malcostume. Non a caso la legislatura ha dovuto interrompersi prima della naturale scadenza.
In questi anni, dove mi sono occupato in particolare di sanità, welfare, agricoltura, territorio e servizi, ho maturato  alcune convinzioni. Vi è la necessità di restituire al Consiglio un ruolo di indirizzo, tornare ad avere un Presidente di Regione, smettere di avere un Governatore. Vi è la necessità di riscoprire il ruolo originario delle Regioni, motori delle energie di un territorio, capaci di valorizzare e far crescere il proprio tessuto sociale. Smettere di essere un insieme di pesante burocrazia. Vi è la necessità di saper guardare con intelligenza e coraggio al futuro puntando su innovazione,  cambiamento, affrontando le difficili sfide del futuro con la consapevolezza della propria capacità. Vi è la necessità di investire sulla fiducia da restituire alle lombarde e ai  lombardi, in particolare ai giovani. In tema di lavoro, di impresa, di scuola, di cultura, di servizi, ritrovare la voglia di crescere, di inventare, di essere protagonisti della propria storia. Vi è la necessità di rimettere in moto i nostri Comuni e la loro grande storia di efficienza e di capacità gestionale. Vi è la necessità di mantenere la grande tradizione solidale delle nostre comunità, dove premiare e valorizzare il merito non significa perdere per strada chi è in difficoltà, ma mettere in condizione tutti di “potercela fare”. Vi è infine la necessità  di tornare ad una politica concepita come rapporto di fiducia tra eletto ed elettore, capace di stare fra le persone, coglierne le esigenze, le aspettative, i problemi e cercare di costruire soluzioni.
Una sfida entusiasmante mi aspetta nel concorrere, insieme alle amiche e agli amici della lista del PD, ad eleggere Umberto Ambrosoli nostro presidente. Ho consapevolezza dell’importanza e dell’impegno, ma ancora di più del limite della mia persona, soprattutto se non sarà in grado di smuovere le cittadine e i cittadini della nostra provincia a mettersi in gioco e diventare protagonisti di un vero cambiamento.
Ecco perché vi invito a votare Umberto Ambrosoli, a votare PD e se riterrete anche ad indicare il mio nome sulla scheda: costruire insieme una Lombardia più giusta, più solidale, più innovativa, più . . .

Grazie per quello che avete fatto e che farete!

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Insieme per una nuova Lombardia

Mi candido con il Partito Democratico a sostegno di Ambrosoli Presidente. Lavorerò per un partito unito, innovativo, pronto alle sfide del futuro e capace di costruire una Lombardia diversa, più onesta, più solidale, più inclusiva, insomma una Lombardia più BELLA!

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Schizzofrenia mediatica

Più che mai la lettura dei giornali, e di certi titoli, in questi giorni ci mostra quanto ci sia da cambiare nel nostro Paese. Parto dagli Europei per finire al PD. Vedere  titoli enormi che irridono alla cancellerà tedesca con definizioni che qui non voglio ripetere, deve far pensare come quel modo sguaiato, volgare e irrispettoso che ha caratterizzato una certa politica in questi anni non è debellato. Certo si potrebbe obiettare che certi direttori poco hanno a che fare con il giornalismo, è vero in altre realtà probabilmente sarebbero gli addetti al magazzino, ma di fatto ci piaccia o no sono lo specchio di una parte di paese. Altrettanto incredibile è la vicenda Balotelli. Premesso la grande prova data, che domani desideriamo tanto vedere replicata, così come l’importanza simbolica che trascina con sé riguardo il tema dei diritti, vedere grandi firme che in prima pagina quasi lo descrivono come un esempio mi sembra esagerato. Anzi spero proprio che questa meritata investitura di responsabilità porti il nostro Mario alla consapevolezza del messaggio che può trasmettere a tanti e che può essere non propriamente positivo come fino ad ora fatto o particolarmente educativo, come è nelle sue possibilità di fare. Resta l’imbarazzo verso chi a distanza di poco tempo scrive l’esatto contrario rispetto a prima.
Ma a proposito di giornalismo è altrettanto incredibile il modo con il quale guarda al PD e all’avvicinarsi alle elezioni. Mai preoccupato di descrivere le ragioni, le proposte, le diversità che questo partito rappresenta. No, sempre teso a scovare le divisioni, gli scontri, le difficoltà del cambiamento. Certo alcuni dirigenti, o presunti tali, sia nazionali che locali, a volte aiutano, ma un autorevole notista politico dovrebbe parlarne e andare oltre non fermarsi e approfittarne. Ovviamente il tutto condito da una buona dose di anti politica e di rincorsa alle “stelle” del momento. A quando una seria riflessione sulla casta dell’informazione con trasparenza sulle proprietà, sui finanziamenti pubblici, sui controlli politici? Mah una volta Montanelli se ne andava sbattendo la porta ora i maggiordomi diventano direttori, pronti ovviamente all’assoluta infedeltà.

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Quello che ci chiedono i nostri ragazzi: essere seri e fare del nostro meglio

Queste riflessioni sono precedenti ai tragici fatti di Brindisi. Stringe il cuore pensare a  Melissa e alle sue compagne, pensare a un odio talmente grande. Ma alla fine sono convinto che alla violenza si deve rispondere con fermezza e speranza nel futuro, guardando ai nostri ragazzi con grande capacità di ascolto e interesse.

Bella la visita della 5a elementare di Barghe venerdì a Palazzo Pirelli sede del Consiglio Regionale Lombardo. Far conoscere ai ragazzi le nostre istituzioni, i riti e le forme del nostro sistema democratico penso sia un fatto importante.
Complimenti alle insegnanti
per come hanno preparato i loro studenti che si sono dimostrati attenti, culturalmente vivaci e capaci di domande e proposte non solo simpatiche e intelligenti, ma anche “provocanti”.
Certo vederli seduti fra i banchi del consiglio con un senso di orgoglio e di spensierata serietà mi ha fatto molto pensare. Vederli simulare il voto su loro proposte estemporanee mi ha fatto necessariamente ripensare a come viene vissuta l’aula realmente. Mah! C’è da cambiare e parecchio in modi e contenuti. Lo dobbiamo a questi ragazzi che  si vede vogliono bene al loro paese (Barghe è bellissimo), alla loro Regone, all’Italia e al mondo intero. E in fondo ci chiedono solo di essere seri, di fare del nostro meglio per loro, i loro fratelli, i loro genitori, i loro nonni, le nostre comunità insomma!
Grazie per la visita e per l’esplicito richiamo all’impegno!

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“Non solo per me”. La lezione di Don Colmegna

Una serata con Don Virginio Colmegna dedicata ai nuovi bisogni e alle nuove povertà. Appuntamento mercoledì 23 maggio. Si parte alle 18 alla Feltrinelli di Corso Zanardelli con la presentazione del suo libro “Non solo per me. Vita di un uomo al servizio degli altri“.
Segue alle 20.30 in sala Pia Marta (via San Faustino 74) il dibattito “Vecchi e nuovi bisogni, tra vecchie e nuove povertà“.

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