L’ammissibilità del referendum sull’acqua riconferma l’inopportunità e l’inadeguatezza della legge regionale che PDL e Lega hanno voluto approvare a tutti i costi a fine dicembre. Inadeguata perché non contribuisce in alcun modo a migliorare il servizio idrico per i cittadini lombardi, un servizio che fino ad oggi è stato tra i più economici e qualitativi di tutta Europa, e perché sciogliendo consorzi e società e archiviando una gestione che aveva funzionato per decenni di fatto produce solo costi e ritardi. Inopportuna perché sarebbe bastato un po’ di buon senso per attendere pochi mesi fino ai due passaggi fondamentali – il pronunciamento della Corte costituzionale sul ricorso promosso dal Veneto e la celebrazione del referendum abrogativo – per decidere quale legge adottare. La cancellazione totale o parziale della legge nazionale porrebbe la Lombardia in una condizione imbarazzante, quella di dover profondamente cambiare una legge appena approvata.
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